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lunedì 25 gennaio 2016

QUELLO CHE DAVVERO VOGLIAMO



Marco Donatiello Ph.

Ultimamente mi sono accorta di una cosa.
Per farla affiorare alla soglia della consapevolezza ho avuto bisogno di un caso in particolare.
Si è seduta in studio davanti a me una bella donna, capelli biondi e occhi azzurri, di circa cinquant'anni.
Chiamiamola per comodità Marina, nome di fantasia, anche perchè mi sono sempre immaginata le Marine come donne dalla bellezza nordica (Dylan Dog docet).
Comunque, Marina si siede davanti a me e mi racconta di questo uomo. Che l'aveva lasciata per un'altra. Lei ha aquistato in negozio i materiali necessari e ha fatto partire un rituale di allontanamento prima, un rituale di avvicinamento poi.
E l'uomo in questione ha lasciato la rivale ed è tornato da Marina.
Liscio come l'olio. A questo punto, vorrei tanto concludere con un "E vissero per sempre felici e contenti". Ho un debole per il lieto fine.
Invece quest'uomo, chiamiamolo Pinotto che fa fine e non impegna, ha fatto dei passi falsi.
Voleva stare con Marina, vederla spesso, magari anche dormire da lei un sabato sì e uno no.
Un giorno è tornato dal mercato con dei funghi porcini chiedendole se aveva voglia di preparare il pranzo per loro due.
Un'altra volta, la aspettava sotto casa e dato che tardava le ha citofonato per capire a che punto era.
Parlava di volerla pure sposare, Marina.
Ecco, queste cose, che a me sembrano normali, carine e pure commoventi (sai quante cinquantenni si sdilinquirebbero davanti a una proposta di matrimonio? O davanti a un cesto di porcini?), ecco, a Marina invece queste cose facevano venire l'itterizia, lo scorbuto e vari tic nervosi.
Perchè? Perchè Marina aveva passato gli ultimi trent'anni a vivere da sola.
E un Pinotto che ti dorme in casa due sabati al mese, vuole mangiare con te, ti citofona, ti telefona e prospetta aneliti di futura felicità matrimoniale non poteva sopravvivere.
Conclusioni: Pinotto è stato lasciato da Marina il giorno di Natale.
Che sarà anche vero che a Natale siamo tutti più buoni, ma probabilmente è un proverbio che non si addice alle Marine.
Fosse finita lì, l'avrei catalogato come un generico errore di valutazione femminile. Anch'io ne faccio a decine, figurati. Il fatto è che Marina era lì, in studio davanti a me, con le lacrime agli occhi, e mi chiedeva cosa poteva fare per riconquistare Pinotto, se era il caso di sparare altri rituali di avvicinamento.
Povero Pinotto, ammetto di aver avuto pena per lui. Ho avuto un flash di me che vendevo un nuovo rituale a Marina, Pinotto che immancabilmente tornava, e un mio personale debito karmico legato all'infelicità sentimentale di Pinotto.
Così, al posto di vendere materiali a Marina, ho cercato di farla riflettere. Amava Pinotto? Probabilmente no. Ma fosse anche stato vero il contrario, avevano due modi di concepire l'amore totalmente diversi. Due progetti di vita, due abitudini inconciliabili. A cinquant'anni le persone non cambiano, non così tanto almeno. E Pinotto sarebbe tornato col cestino di funghi, e Marina lo avrebbe accolto col suo desiderio di spazi e di solitudine.

C'è una carta dei Tarocchi che amo molto: la carta degli Amanti.


"Questa lama rappresenta l'incrocio di due strade, che si dipartono dai piedi di un giovane.
Al di sopra di lui, un Cupido bendato tende la sua freccia, che contiene la volontà del giovane. Se il giovane non disperderà la sua volontà, ma riuscirà ad economizzarla, il suo volere ed il suo atto d’amore saranno potenti. Questa metafora è importante soprattutto per un discorso magico: se il Magus sarà capace di indirizzare e convogliare il suo pensiero come puro atto di volontà, e di scagliarlo come una freccia verso il suo obiettivo, con mano ferma che non teme l'insuccesso e con un valido arco, realizzerà ciò che desidera, sempre all’interno dei piani divini."
(Tratto dal mio penultimo libro pubblicato, Il Linguaggio Magico dei Tarocchi, Psiche2).
Questo per dire cosa, a Marina, a me stessa e a tutti voi?
Che dobbiamo capire quello che davvero vogliamo. Se è una cosa che fa per noi. Se è una cosa che ci fa stare bene, che ci arricchisce, che ci completa. Perchè poi, dal Volere all'Avere, il passo non è così lungo. Davvero.
La cosa difficile è la scelta, è capire se quel determinato compagno, lavoro, sport, se quella abitudine, ci starà bene addosso. E' un pò come provare un vestito dentro il camerino.
Pinotto sta bene indosso a Marina? Sicuramente no.
E a noi, cosa sta bene indosso?
Non facciamo l'errore di dover sempre tornare coi resi per i cambi.


mercoledì 4 novembre 2015

QUANDO LE CARTE SONO BRUTTE


Marco Donatiello ph.

Voi siete lì, sedute davanti a me. La domanda vi preme sulla punta della lingua, non vedete l'ora di sapere. Io vi sto sorridendo e con gesti decisi prendo le quattro carte che risponderanno al vostro dubbio, alla vostra indecisione, alla nebbia che nasconde ancora il futuro che deve mostrarsi.
Guardate il tavolo macchiato di cera, con le lune e le stelle disegnate, gialle su sfondo blu.
Guardate le mie mani inanellate che voltano le carte.
E, sia che voi conosciate i Tarocchi, sia che siate alla vostra prima seduta di cartomanzia, vi rendete conto che sono uscite carte brutte.
Magari c'è una Torre, che col suo fulmine a ciel sereno fa precipitare e morire due uomini.
Magari è uscita la Morte, col suo macabro scheletro dinanzi alla brulla radura cosparsa di membra umane.
Oppure è comparso anche l'Appeso, l'uomo capovolto e impiccato per i piedi, immobilizzato in uno scomodo destino che richiede un sacrificio.
La paura vi assale. Quelle carte, pensate, parleranno di un tragico destino senza via di scampo, ogni speranza verrà soffocata da un triste ed ineluttabile responso.
Tempo fa lessi un bellissimo libro, "la Via dei Tarocchi" di Jodorowski. Che ha un approccio al simbolismo dei Tarocchi prevalentemente psicologico, non particolarmente divinatorio. Per lui, anche le carte più brutte sono in realtà una bellissima opportunità di crescita, di maturazione, di evoluzione personale.
Eccerto. Caro Alejandro, diglielo tu alla mia cliente che la Torre è una carta di festa e di meravigliosa trasformazione interiore.
Credo che questo valga per ogni disciplina divinatoria o collegata, almeno in parte, ad una predizione del futuro. Che si tratti di astrologia, I ching, rune, fondi di caffè e quant'altro.
Quando esce qualcosa di brutto, è facile dire che questa è un'ottima opportunità di maturazione psicologica. Ed è sicuramente vero, quello che non ci uccide ci fortifica. Ma in quei momenti, le mie clienti sbatterebbero la testa contro il muro pur di vedere uscire carte più belle, e della trasformazione interiore non gliene frega una benemerita mazza (ultimamente mi fanno notare che ho acquisito una scrittura più sintetica e volgare, scusatemi).
Ho due riflessioni da porvi. La prima, è che io non sono una esoterista da fiorellini e cuoricini. Quindi, se vedo carte brutte, non voglio indorarvi la pillola ma dirvi esattamente quello che è. Se l'uomo di cui mi chiedete si avvicina pericolosamente a Jack lo Squartatore, non ve lo descriverò come Mr. Grey. Se la relazione in cui vi state infilando è un Vicolo Stretto, non ve ne parlerò come se entraste in Parco della Vittoria (Monopoli docet). Un Halloween di tanti anni fa presi accordi con uno splendido negozio di accessori e venni messa su una vetrina di Via Garibaldi a fare le carte alle clienti, con una sola raccomandazione: di prevedere solo cose belle, e far alzare le signore dai cuscini con un sorriso, non con le lacrime (a livello commerciale, è un ragionamento che non fa una piega. Pensa che calo nelle vendite altrimenti!). Quando l'anno successivo mi riproposero l'evento, rifiutai.
Non si può fare le carte togliendo dal mazzo quelle brutte.
Come non si può prevedere meraviglie quando arrivano transiti di pianeti malefici (Marte e Saturno vengono anche definiti allegramente così, sapevate?).
Ogni tanto qualche cliente alle prime armi esordisce dicendomi, con aria spaventata: "Ma dimmi solo le cose belle, eh?".
La vita è fatta di luce e ombra, di vittorie e sconfitte, di salite e discese. Come posso descrivere il futuro parlando solo dei colori e non del buio?
La seconda riflessione riguarda il fatto che quando escono carte brutte, esse sono un avviso, non un destino ineluttabile. Come scrivo nelle dispense del mio Corso di Cartomanzia:

La funzione del consulto, e dei tarocchi, è di dare indicazioni sul futuro, segnalando i possibili problemi come un “campanello d’allarme". Il futuro, però, porta ad incroci di strade complicate, legate alla volontà di ogni singolo individuo che, per un tratto del percorso, decide di condividere il suo cammino con il consultante. I Tarocchi esaminano possibilità future, l’intreccio di più variabili, non qualcosa di inevitabile. Il destino è costruito anche dalla volontà dell’uomo, il libero arbitrio di cui è fornito gli consente di modificare i piani futuri. Quindi le carte sono un avviso, un consiglio, la visione di un futuro possibile, probabile, ma mai completamente certo. Se il consultante saprà trarre vantaggio ed insegnamento dalle raccomandazioni degli Arcani, avrà una maggiore consapevolezza e dominio sul suo futuro.

Quindi, ricapitolando. Sono uscite carte tragiche, orrendamente brutte. Ora ci rimbocchiamo le maniche e cerchiamo di modificare in meglio il nostro futuro.




mercoledì 20 maggio 2015

LE MIE CREATURE




Oggi non vi parlerò di pupù, pannolini, bimbi al parco che stazionano su un formicaio (il mio), giovani e promettenti virgulti che ossessivamente chiedono lo stesso dvd di "Giuseppe il re dei sogni" per dieci volte di seguito (il mio), paffute creature che indicano un signore anziano gridando "mamma, perché da vecchi si diventa brutti?"(sempre il mio).
Oggi per "creature" mi riferisco ai miei libri, le mie cartacee creazioni che danno, effettivamente, molto meno lavoro di mio figlio.
Dato che iniziano ad essere un po' 'sti libri che ho scritto, e che per la gioia dei miei editori mi sono ripromessa di sfornarne e pubblicarne almeno uno all'anno, oggi ve li elenco a mò di consigli per gli acquisti.

"I Sette Poteri - le Forze segrete della Magia" (Aradia Edizioni) da me scherzosamente ribattezzato il Minestrone. Perché dentro c'è proprio di tutto,come cito:

"Ho scritto questo libro con un solo intento: far comprendere quanto l’esoterismo abbracci tradizioni diverse, che non si escludono a vicenda.
Ho spaziato tra concetti molto distanti: archetipi di matrice psicologica, invocazioni in latino, raggruppamenti di piante, profumi e quant'altro, paganesimo, voodoo, cabala, tarocchi, astrologia, alchimia….
Questo per far comprendere come, nell'esoterismo, tutto sia strettamente connesso e un argomento non ne escluda un altro.
Le religioni sono tante, la magia è una."

Fondamentalmente, I Sette Poteri danno una prima infarinatura, teorica e soprattutto pratica, di Magia Salomonica. Spiegano inoltre i fondamenti della Magia in generale. Ma dentro, oltre a questo, c'è davvero di tutto, come quando mangi il minestrone e ti stupisci di trovarci il prezzemolo.

Seconda creatura sfornata, perché mi giravano le scatole di essere sempre vista come una satanista appena parlavo di Voodoo, e dato che la gente sospettava che trascorressi la domenica a sgozzare galline in nome di Danballah Wedò, nasce nella gloriosa annata del 2012 "Voodoo e Candomblè - Riti Magici, Poteri, Spiriti e Misteri". Un ABC delle tradizioni magiche di oltreoceano. Anche perché, lo sapete? E' il primo (e che io sappia  unico) libro in italiano che parla di Voodoo da un punto di vista magico e pratico, e non antropologico - culturale da piazzare agli studenti universitari.

Poi c'è stato, nello stesso anno, un intermezzo autoprodotto, "Feng Shui - Architettura dell'anima". Qui sono andata in Oriente, cercando di sfatare un altro pregiudizio. Quello che voleva il Feng Shui merce privilegiata di casalinghe frustrate che devono riarredare casa. Lo slogan era questo:

"Per voi, che credevate che il Voodoo fosse Magia Nera, ma avete avuto il coraggio di comprare il mio secondo libro.
Per voi, che credete che il Feng Shui sia un modo di arredare la casa per annoiate casalinghe frustrate.
Per voi, che praticate seriamente l'Alta Magia e volete conoscere il luogo esatto del portale con il mondo sottile, nascosto tra le vostre mura. Per voi, che sentite l'occulto scorrervi dentro le vene a ancora non sapete di essere nati sotto l'influsso dell'unico elemento orientale, solo tra cinque, che dona Potere magico. Per voi."


Poi, nel 2013, prima di scoprire una intolleranza alimentare (mannaggia a lei) ero dimagrita tantissimo e mi aggiravo, pallida, emaciata e malaticcia come un Nosferatu tra i meandri sotterranei della libreria Esotericamente. Come non scrivere, per restare in tema, "Vampiri - il segreto degli Homines Nocturni", in cui affronto vari episodi di Vampirismo energetico, da creature viventi e da entità disincarnate ma, soprattutto, propongo una valida difesa magica da chiunque tenti di prosciugarci energeticamente.

Quindi, dopo aver ripreso i miei 10 kg. persi, per festeggiare ho scritto il libro più ciccione che potevo:
"Il Linguaggio Magico dei Tarocchi" (ediz. Psiche2).
Una mappazza di libro che, oltre a funzionare benissimo se dovete uccidere uno scarrafone, vi permetterà di apprendere l'Antica Arte della Cartomanzia e forgiare la vostra identità di Magus. Ecco lo slogan da consigli per gli acquisti:
"La Cartomanzia è un portale spalancato sui confini del Tempo; ed è anche il primo, fondamentale, oggetto di studio di ogni Mago o esoterista. Perché è questo che è andato perduto, nella massificazione
della cartomanzia: il linguaggio occulto dei Tarocchi.
Questo trattato svolge due funzioni:
la prima, permettere a chiunque, neofita o studioso, dotato di maggiore o minore veggenza, di utilizzare
i Tarocchi come strumento divinatorio, per prevedere il futuro ed indagare sul passato, riuscendo
a rispondere ad ogni domanda; la seconda, fornire il fondamento magico celato
dietro il simbolismo alchemico e cabalistico delle carte.
Perché lo studio dei Tarocchi non consiste solo nell'appoggiare un mazzo di carte sul tavolo e comprendere cosa accadrà in futuro.
I Tarocchi creano un esoterista, un conoscitore delle leggi umane e divine. I Tarocchi creano il Mago."


Insomma, fondamentalmente l'ho scritto perché ero stufa di vedere che la Cartomanzia era percepita come una roba da matrona napoletana attaccata all'899. Echeccacchio. 

Poi è arrivato il mio ultimo creaturo, sfornato fresco fresco un mesetto fa (e non sperate di sfuggire alla sua presentazione presso la libreria Esotericamente: sto solo decidendo la data...).

Ecco, quest'ultimo libro l'ho scritto dopo aver asciugato le lacrime di centinaia di clienti dal cuore infranto. "Rimedi Cabalistici per l'Amore". (Psiche2). Non ce la facevo più a vedervi piangere e soffrire, ragazze.
"La Cabala cela in sè la chiave per risolvere i problemi della vita affettiva.
Questo trattato svolge due funzioni:
la prima, permettere di riconoscere e comprendere le sette forze di matrice cabalista che determinano il proprio modo di amare, affondando inoltre a piene mani nelle radici dei miti che illustrano quanto queste energie, portate all'eccesso, possano nuocere;
la seconda, ripristinare l'equilibrio affettivo infranto, sia all'interno di un rapporto di coppia che nel corso della difficile ricerca dell'Anima Gemella.
Tutto ciò grazie ad una elaborazione psicologica della mitologia ellenica e ad una antica e semplice ritualistica cabalistica e angeologica".

Bom, con questo ho finito. Ovviamente, anatema immediato a chi non se li compra tutti, li legge con intensa passione e diffonde il verbo.

venerdì 24 gennaio 2014

LA CARTOMANTE MI HA MALEDETTO!!!

Marco Donatiello Photographer

Esiste una leggera forma di psicosi, che ogni tanto attanaglia le mie clienti, oppure le persone di passaggio dal negozio.
Non è una cosa che emerge all'inizio del consulto, ma, una volta scaldata sulle domande principali, la mia cliente timidamente confida il suo cruccio.
A volte, io sono la prima cartomante/maga/consulente esoterica/psicologa con cui chi varca la porta del negozio ha a che fare.
A volte no.
In questi secondi casi, la mia cliente inizia a confidarsi dicendomi che prima si faceva seguire dalla Maga Tal dei Tali. Già solo per capire a chi si riferisca ci vuole un notevole sforzo. Noi operatori dell'occulto amiamo i nomi strani, è tutto un fiorire di divinità dell'epoca romana, costellazioni e altri termini difficilmente pronunciabili. Da una che si fa chiamare "maga Lilith", ti aspetti una sorta di giovane ed affascinante donna, di origini ebree, coi capelli rossi e lo sguardo perfido.
Invece scopri che la maga Lilith è una sorta di matrona napoletana ultrasessantenne col porro sulla guancia in stile Blavatsky. Magari è la sua reincarnazione, va a sapere. (Magari! in tal caso, mi rivolgerei pure io alla Maga Lilith!).
Che poi, lo so, io gioco in casa, perchè Stella è davvero una parte del mio nome.
Comunque, la mia cliente mi confida di essersi precedentemente rivolta ad un'altra cartomante. I casi sono quattro. O le due sono rimaste in buoni rapporti di amicizia, e io devo solamente confermare, o dissentire, dai pareri dell'altra cartomante.
Oppure, la cartomante ha "spennato" la mia cliente, e lei al quarto stipendio dilapidato in tal modo, senza vedere il risultato ottenuto, ha deciso di cambiare aria.
Oppure ancora, la cartomante è in ospedale, inferma e dolorante (è la vecchia guardia, d'altronde), e scruta con astio profondo le clienti che giungono al suo cappezzale coi fiori, sperando in cambio in un giro di carte tra una flebo e un pappagallo.
L'ultima opzione, quella che voglio approfondire oggi, riguarda un dubbio lacerante. Che la vecchia cartomante/maga/porrosulnaso abbia maledetto la mia cliente.
Per carità, magari i mezzi per farlo ce li aveva pure: dalle fotografie, alla data di nascita, ai peli delle orecchie della mia cliente, non manca niente. Anzi, forse una cosa sì, una cosa manca: il Movente.
Perchè una consulente che passa già il suo tempo tra bamboline, spilloni, limoni, candele e incensi deve pure prendersi la briga di macchiarsi il karma e spendere soldi in materiali magici per maledire qualcuno nel tempo libero?
E se proprio decide di maledire qualcuno aggratis, perchè quel qualcuno dev'essere la mia cliente? Suppongo che ogni maga abbia già le sue antipatie personali, dalla suocera pettegola, alla maestra che ha sospeso suo figlio, al commerciale di Pagine Gialle, a cui deve dei soldi. E' vero, non ve l'ho mai detto. Sapete perchè le inserzioni su Pagine Gialle costano molto di più ad una maga piuttosto che ad un salumiere o un idraulico? Perchè le maghe appartengono alla categoria che maggiormente scompare senza aver saldato la fattura. Quindi, le rare maghe che pagano l'inserzione, la trovano a prezzo maggiorato per colmare le lacune delle colleghe latitanti. Me lo confidava, con sguardo risentito, proprio un commerciale di Pagine Gialle, qualche anno fa.
Comunque, dicevo, una maga, se proprio deve maledire qualcuno, punta ai suoi nemici, non alle sue clienti.
Quindi, se qualche mia cliente  ha mai nutrito questo dubbio su di me, ora può dormire sonni tranquilli. La vostra cartomante di fiducia non ha intenzione di maledirvi, nè oggi nè mai.


giovedì 28 novembre 2013

UN NUOVO INCONTRO



Voi siete lì, sedute sulla panchina delle attese. La vostra vita sentimentale è piatta, solitaria, senza uscite. La vostra cartomante di fiducia vi ha predetto che avreste fatto un nuovo incontro. Voi vi siete guardate intorno per qualche giorno, guardando con occhio diverso il collega d’ufficio e il giornalaio dietro l’angolo, ma niente.
Così, un po’ stanche e tediate, con i piedi gonfi di chi non ha più voglia di correre dietro a nessuno, vi sedete sulla panchina.
Sentite un passo leggero alle vostre spalle, pensate all’immancabile vecchina che si siederà a fianco a voi per lamentarsi della gotta e del freddo.
Invece, arriva un ragazzo dai modi gentili. Vi chiede se la panchina è libera e se può sedersi, per almeno un attimo, vicino a voi.
L’aria diventa tiepida e quella voragine di vuoto che sentite al posto del cuore si acquieta per un istante.
Si apre l’universo delle possibilità.
Magari il ragazzo inizierà a giocherellare con la sua fede, e capirete che seguire quel futuro vi renderà infelici.
Magari il ragazzo vi offrirà un caffè per combattere quel freddo, e vorrete seguire quel tepore anche in capo al mondo.
Magari il ragazzo si alzerà subito dopo, per rispondere ad una telefonata urgente, si allontanerà dalla panchina accennando un saluto con passo veloce, e mai più saprete niente di lui.
Il mondo è pieno di possibilità, le mie carte ne estraggono alcune. Siete in tante a venire da me stremate, sfinite, disilluse eppure, allo stesso tempo, pronte a rimettersi in gioco. Fatelo, ma con grazia, leggerezza, allegria.
La vita è piena di possibilità. Il mio mazzo ha 22 carte. Coglietene una.


Marco Donatiello Photographer

mercoledì 2 ottobre 2013

MADEMOISELLE LENORMAND


C'era una volta, tanto tanto tempo fa, una piccola bambina coi lunghi boccoli neri. Viveva in un piccola cittadina francese, di nome Alençon.
Aveva occhi scuri profondi come la notte, a causa di un giovane dolore. A cinque anni, aveva perso entrambi i genitori, e viveva in un orfanotrofio gestito da suore benedettine.
Ogni sera alzava gli occhi al cielo e chiedeva a qualche stella lontana di realizzare i suoi desideri. Chiedeva indipendenza, ricchezza, riscatto, fama, onore e potere.
Era la seconda metà del 1700, e appena divenne abbastanza grande da poter decidere del suo destino, decise di tentare la sorte nella capitale, Parigi.
Non aveva nessuno che si potesse prendere cura di lei, nè un amore, nè un amico, così andò a Parigi e trovò lavoro presso un'umile lavanderia. Era stancante, tornava a casa con le mani screpolate e le braccia doloranti; ma nello stesso tempo era divertente, aveva a che fare con tante donne nella sua stessa condizione, che come lei cercavano, in un modo o nell'altro, di andare avanti.
Tra un rammendo e una stoffa, c'era sempre il modo di fare due risate con qualcuno. Era una compagnia allegra, era facile fare amicizia e parlare un pò di tutto, un clima molto più aperto di quello in cui era cresciuta, nel rigore dell'orfanotrofio.
Quella ragazza dagli occhi scuri non dimenticava, però, la richiesta di riscatto che aveva chiesto al Cielo, per innumerevoli notti.
Un giorno nella lavanderia entrò una cliente particolare. Le sue colleghe si affollavano, dietro le fessure del retro del negozio, per osservare quella imponente signora che aveva sporto il suo lungo abito color blu pavone alla titolare. "Eccola, è lei!" "Guardala, guardala!". Anche la ragazza si avvicinò per osservarla di nascosto. Era una signora alta, formosa, di mezza età. Aveva lo sguardo di una donna che dalla vita ha visto, e ascoltato, tutto, e che ha saputo accogliere dentro di sè anche i più terrificanti segreti mai rivelati prima ad anima viva. La ragazza rimase rapita da quello sguardo. Dentro di sè, sentiva che quella donna avrebbe cambiato tutta la sua vita. Le dissero che si chiamava Madame Gilbert, che era un'indovina. Una donna che prevedeva il futuro con l'uso delle carte.
La ragazza era curiosa di sapere se il Cielo le avrebbe mai dato un'opportunità di riscatto, così, un pò timidamente, raccogliendo la sua paga settimanale, andò a casa dell'indovina per conoscere il suo avvenire.
Tornò tante volte in quella casa, quando, sfinita dopo la lavanderia, saltava la cena per andare a nutrire il suo spirito. Le carte le parlavano, parlavano alla sua anima. Le parlavano di potere, fama, successo, ricchezza e riscatto. La ragazza voleva capire come l'indovina riuscisse a vedere tutto questo. Così, Madame Gilbert, con pazienza e attenzione, le insegnò ad utilizzare i Tarocchi di Etteilla, il famoso parrucchiere e cartomante francese.
La ragazza dagli occhi scuri divenne una donna, una donna col nome di Marie Anne Adelaide Lenormand. Era a Parigi da neanche un anno, e aprì il suo studio di cartomanzia, in Roue de Tournon, una via stretta e riservata. Sull'entrata mise una semplice targhetta "Mademoiselle Lenormand, libraire". Questa riservatezza non le impedì di finire sotto lo sguardo delle autorità giudiziarie, che la fecero condurre davanti a un giudice, che decretò un breve periodo di carcere. Riguardo alla sua detenzione, Mademoiselle Lenormand raccontò, molti anni più tardi, che essa avvenne perché aveva predetto la morte del re Luigi XVI.
Nuovamente fuori dalla prigione, più determinata e testarda di prima, continuò la sua attività di indovina. Divenne sempre più famosa e importante, molte voci, più o meno accreditate, asserivano che Mad. lle Lenormand fosse diventata la confidente personale di Napoleone e della sua consorte Giuseppina.
Lavorò tutta la vita, accumulando numerose ricchezze, fama, successo e popolarità; le stesse che tanti anni prima aveva domandato al Cielo. Non si sposò mai, non aveva tempo per l'amore, o forse, chissà, le bastava conoscere i più nascosti tormenti del sentimento, che quotidianamente ascoltava per lavoro, per decidere di fuggire dall'amore il più lontano possibile.
Rimase tutta la vita Mademoiselle, non diventò mai Madame. In un giorno tiepido di fine Giugno, una brezza leggera entrò dalle eleganti vetrate del suo studio. Aveva le carte davanti, che per un attimo si offuscarono, come se una nuvola veloce fosse passata sopra il sole. Decise di salire un attimo sopra, di sdraiarsi nel letto. Congedò in fretta la sua cliente, che uscì dallo studio ancora piena di sospetti sull'infedeltà del marito.
Mademoiselle Lenormand salì le scale di marmo, si sdraiò sul letto tirandosi su le coperte rosso porpora. Sapeva cosa stava capitando. Qualsiasi cosa le avesse chiesto, quella mattina, la sua giovane e sospettosa cliente, usciva sempre la stessa carta. La Morte. Ancora e ancora. Era tempo di accogliere la Nera Signora, col suo teschio e la sua falce.
Alla sua morte, avvenuta all'età di 75 anni, numerosi fabbricanti di carte dedicarono in suo onore svariati mazzi di Sibille, il più celebre rimane il Petit Lenormand.
Più di dieci anni fa, quando ero una ancor più giovane cartomante, anch'io andai a Parigi per incontrare Mademoiselle Lenormand. Era distesa lì, al Cimitero di Père-Lachaise, circondata da fiori e fogli scritti. Le ho lasciato un piccolo vaso di violette.
Addio, coraggiosa, determinata, paziente Mademoiselle Lenormand.


lunedì 23 settembre 2013

CHI RISPONDE DALL'ALTRA PARTE?


 Marco Donatiello Photographer

Un giorno di tanti anni fa ero seduta in un ufficio, davanti a me un uomo che da tempo gestiva gli investimenti di famiglia. Lui sapeva esattamente il mio lavoro, io sapevo di lui che si interessicchiava di esoterismo. La sua domanda, nondimeno, mi spiazzò. E' una domanda che raramente mi fanno anche le clienti più abituali, quindi sentirmela rivolgere da un uomo razionale, abituato a maneggiare assegni e ad osservare il mercato azionario, mi spiazzò.
Mi guardò dritto negli occhi e mi chiese, con semplicità: "Ma chi è che risponde dall'altra parte, quando fai le carte?"
Io gli sorrisi e con altrettanta semplicità gli risposi: "Non lo so."
Così, al posto di parlare di fondi e investimenti, trascorsi una buona mezz'ora, in quell'ufficio asettico come un ospedale, a enumerare le numerose ipotesi.
Io non so perchè funzioni, scegliere alcune carte e da lì tracciare le linee del prossimo futuro. Con me, funziona. Posso pensare che, dall'altra parte, una luminosa entità angelica guidi la mia mano e i miei pensieri. Posso pensare che sia un antenato di famiglia, seduto di fianco a me a sussurrarmi l'avvenire. Mio padre, che ha visitato più luoghi di mare di quanti io ne vedrò mai, era un bravo chiromante. Dopo aver predetto la morte di un suo amico, poi puntualmente verificatasi, decise di non leggere mai più la mano, a nessuno.
Quindi, posso pensare che il suo sangue scorra nelle mie vene, quando sollevo le carte e le interpreto.
Oppure, posso pensare che questa sia solo una remota, nascosta capacità assopita nel mio cervello, nell'area del terzo occhio, e che io la stia sfruttando solo un pò di più degli altri.
Non so come funzioni, in effetti. Una cosa di cui sono sicura, però, è che non provenga dal Maligno, dall'Oscuro, dal Diavolo della tradizione cristiana.
Perchè quando prendo le carte e le interpreto, cerco di fare qualcosa di buono. Di avvisare su eventuali problemi e pericoli, di consigliare strategie e scappatoie per rendere il futuro un luogo più piacevole.
Quindi, non so chi risponde dall'altra parte. Chiunque sia, però, spero che continui a rispondere ancora per molto, molto tempo.

venerdì 28 giugno 2013

COME VI IMMAGINATE DA VECCHI?


Ecco, questa immagine ha sempre avuto il suo fascino, per me.
C'è stato un periodo che la cercavo pure come poster da appendere in camera. Perchè?
Perchè rappresenta esattamente come immagino la mia vecchiaia.
L'ho giurato a me stessa. Non sarò una di quelle madamine che organizza le vendite per beneficenza sul sagrato della chiesa. Non sarò una di quelle vecchie matrone sedute sulla panchina, o in posta, o sul pullman, che non aspettano altro che attaccare bottone con giovani sconosciuti per lamentarsi del caldo o del freddo.
Non sarò una di quelle malate immaginarie che trascorre metà del suo tempo in ospedale o dal medico della mutua. Spero che la salute mi sostenga, quello sì. Inoltre, mi chiedo se, per quando io sarò vecchia, esisterà ancora, il medico della mutua.
Non so dove stia andando l'Italia. So che gli italiani, gradualmente, scompariranno. E' una semplice constatazione basata su un calcolo demografico. Ho già messo in conto che probabilmente mio figlio sposerà, sempre che l'istituzione del matrimonio vada ancora di moda tra 30 anni, dicevo, sposerà una ragazza straniera, oppure i cui genitori lo sono.
Se considero il fatto che all'asilo mio figlio è l'unico italiano figlio di italiani, su venti bambini, il calcolo è presto fatto.
Come mi immagino da anziana? Non troppo diversa da ora, in effetti. Con qualche ruga, qualche acciacco, qualche ossessione in più. Con qualche ricordo e qualche nome in meno dentro la testa.
Una cosa la sò con certezza: continuerò a fare l'esoterista.
Non tanto per avere un gruzzolo da parte (anche se nella pensione statale non confido assolutamente...).
Quanto per riempire la vita. Per sentirmi ancora utile. Per mettere in campo l'esperienza di mezzo secolo.
Sarò una vecchina, un pò bisbetica e sorda sicuramente, che farà le carte a stuoli di giovani ragazze dagli occhi umidi e dalla situazione sentimentale incerta.
Cambieranno pure i tempi, ma certe cose non cambieranno mai.
L'amore farà soffrire, ora come allora; il futuro sarà incerto e nebuloso.
Ci sarà sempre bisogno di una voce amica che tenta, con un giro di carte e qualche trucchetto, di conoscere e migliorare l'avvenire.
Non so dove sarò, anche se mi sono sempre immaginata in un paesino di mare. L'aria di mare fa bene ai vecchi, d'altronde.
Non so neanche con chi sarò. Mi auguro di essere ancora circondata dai miei affetti più cari. Spero di essere accompagnata nell'ultimo tratto della vita da tutti loro.
Questa è la mia vecchiaia. Voglio chiudere gli occhi con un mazzo di Tarocchi appoggiato sul comodino, e una brezza marina che entra dalla finestra, agitando lunghe tende bianche.
E la vostra vecchiaia, come la immaginate?

mercoledì 12 giugno 2013

SIMBOLISMO

Riflettevo sul simbolismo alchemico che traspare dagli Arcani Maggiori, nella tradizione occidentale.
Niente termini difficili, tranquilli, qualunque sia il vostro approccio con l'esoterismo, voglio che mi capiate tutti.
I Tarocchi, in particolare quelli della tradizione di Oswald Wirth, contengono un massiccio simbolismo alchemico, in particolare per quello che riguarda la duplicità, la dicotomia dell'energia maschile e femminile.
La carta della Papessa, ad esempio, presenta dietro al trono due alte colonne. Una blu, una rossa. Queste sono le colonne che sorreggono il mondo, i due pilastri, le due forze: maschile, femminile.
In Massoneria ed in altre tradizioni, queste colonne metaforiche si chiamano "Jakin" e "Bohaz".
Sempre la Papessa, la carta più duale dei Tarocchi (corrisponde al numero 2, d'altronde...) tiene tra le mani due chiavi, una d'oro, l'altra d'argento. Con esse potrà aprire il libro della conoscenza del mondo.
Perchè due, perchè questi metalli?
Gli antichi alchimisti utilizzavano spesso le metafore dei metalli, per rappresentare altri concetti spirituali. Grazie a questo loro codice cifrato, si risparmiavano notevoli persecuzioni.
Queste metafore sono giunte sino a noi, i Tarocchi ce ne parlano attraverso immagini da decifrare.
L'Oro, il nobile metallo, è la metafora di una energia solare. Il Sole, anfitrione degli altri pianeti che attorno a lui gravitano, simboleggia le qualità razionali, concrete, maschili.
L'Argento, il duttile metallo, è la metafora di una energia lunare. La Luna governa il flusso delle maree, il ciclo femminile, la gestazione, le emozioni profonde. Non esiste pianeta che meglio rappresenti le mutevoli energie femminili, intuitive e nascoste.
Quindi, perchè la Papessa ha bisogno di queste due chiavi, queste due energie per poter accedere alla conoscenza del mondo?
Perchè un bravo esoterista usa entrambe le colonne, maschile e femminile.
Non fraintendetemi, non sto consigliando alle mie lettrici di farsi crescere i baffetti e bere birra ruttando (alcune di voi già lo faranno, sicuramente, nell'intimità della propria abitazione...).
Un esoterista, uomo o donna che  sia, deve sviluppare qualità maschili e femminili. Deve saper equilibrare i due opposti.
Dalla colonna maschile prenderà la visione razionale, il coraggio, la schiettezza, l'ardore per il compimento di nobili azioni. (Attenzione, non sto dicendo che gli uomini facciano tutte queste cose, magari! A livello esoterico, però, queste virtù ricadono sotto un'energia, per convenzione, denominata "maschile").
Dalla colonna femminile l'esoterista prenderà la visione intuitiva, la comprensione per i moti dell'anima e per le cose nascoste e sottili.
Le esigenze del Genere che la società ci impone possono limitare, tarpare il nostro pieno equilibrio, la nostra identità. Noi nasciamo duplici, Sole e Luna, Luce e Ombra, Maschile e Femminile.