sabato 18 maggio 2013

SIETE SOPRAVVISSUTI A VENERDI' 17?




Ieri, per chi non se ne fosse accorto, era Venerdì 17. Io sono quel tipo di esoterista che detesta le superstizioni. Non credo che Venerdì 17 sia un giorno sfortunato, così come non credo che i gatti neri portino sfortuna (il mio Famiglio, ricordate?), così come non credo che passare sotto le scale e vestirsi di viola porti tigna.
Mi rendo però conto che alcuni dei miei clienti sono un po’ prevenuti in tal senso. Per anni ho fatto le carte ad un uomo, sui 40, che ogni volta che mi vedeva estrarre dal mazzo di carte il Diavolo o la Morte, senza farselo ripetere due volte si alzava in piedi, faceva due cornetti con le mani e li scagliava contro le mie carte, accompagnando il tutto con un sentito “Tiè! Tiè!”. Poi si ricomponeva come se nulla fosse successo e mi chiedeva di andare avanti a predire il futuro. Dato che io leggo solo gli Arcani Maggiori, che sono 22,  queste 2 carte infauste uscivano molto, molto spesso. Insomma, potete immaginare che razza di consulto venisse fuori. Quando terminava, mi chiedevo sempre se le mie carte necessitassero di una semplice purificazione o dell’esorcismo di un prete per riprendersi da tutti quei cornini puntati contro.
Dato che ho perso ogni speranza di redimere il mio cliente dalle sue feroci superstizioni, ma voi mi sembrate molto più accondiscendenti, oggi vi illustrerò perché il numero 17 ed il colore viola non portano sfortuna.
Il numero 17, in caratteri romani si scrive XVII. Se noi lo anagrammiamo, può diventare “VIXI”, ovvero “ho vissuto”, ovvero “sono morto”. Quindi, vi sembra un motivo sufficiente per temerlo? La numerazione romana è alquanto obsoleta, e gli anagrammi ormai si usano solo per Ruzzle.
Sfatiamo ora il colore viola. All’epoca dei teatranti e dei giullari di corte, era abitudine per loro vagare di castello in castello per intrattenere i signorotti feudali e la loro cerchia. Nel periodo di Quaresima, però, non venivano ricevuti da nessuno e facevano la fame, perché la Chiesa proibiva, in quel periodo dell’anno, ogni sorta di festeggiamento. Vediamo se siete bravi in catechismo: di che colore sono i paramenti, ovvero gli abiti dei preti, durante la Quaresima? Viola. Ecco perché, tuttora, il Viola è un colore che sembra portare sfortuna soprattutto alla gente di spettacolo. Ma a meno che voi non vogliate partecipare a Uomini e Donne o al Grande Fratello (e in questo caso vi bandisco dal blog!), il Viola non vi porterà la minima sfiga.
Ora che vi ho convinti, devo però confessarvi che, un pochetto, inizio a temere che Venerdì 17 porti tigna. Perché ieri mi è davvero successo di tutto.
Intanto, mi sono svegliata alle 3 di notte, mio figlio aveva la febbre. Di lì in poi, tra termometri, bicchieri d’acqua, ghiaccio e antipiretici, non son più riuscita a dormire. Al momento di fare colazione scopriamo che i tubi del lavandino, della lavatrice e della lavastoviglie sono terribilmente e irrimediabilmente intasati. Non c’è soda caustica, idraulico liquido, stura cessi che funzioni. Chiamiamo un idraulico.
Arriva un Bocia, che a stento faresti passare per maggiorenne, capello lungo e vestito di nero. Sembrava uscito da qualche Gothic band maledetta. È Venerdì 17, d’altronde, inizio a riflettere. Quale altro tipo di idraulico poteva presentarsi oggi?
Il Bocia (significa “apprendista” in piemontese) inizia a fare un gran lavoro tra tubi, sgorghi, manovelle e acidi corrosivi. Ma qualcosa gli và storto. Immaginate il tubo della lavatrice che improvvisamente si stacca, esplode, e, animato di vita propria, inizia a dimenarsi come un boa constrictor sputando acqua e acido corrosivo per tutta la stanza. Di lì a poco, il tubo del lavandino di cucina, non volendo sembrare da meno, lo imita, danzando come una feroce anaconda che, oltre ad acqua e acido corrosivo, sputa anche sabbia, sassi e qualche strano materiale organico non meglio identificato. (Ah, c’era anche una saponetta).
Io abbandono la cucina per andare da mio figlio, che, sotto l’influsso della febbre, degli strani rumori provenienti dalla cucina e dai nostri commenti inizia a delirare di strani draghi, mostri, serpenti e rettili che persino Chtulu temerebbe.
Nel frattempo il mio gatto (quell’intelligente esemplare di Famiglio) decide che è arrivato il momento di pisciare nel lavandino otturato, per la gioia dell’idraulico. A cui tra l’altro, povero Bocia, cade il pacchetto di sigarette appena aperto nel secchio dell’acido. Sorridendo gli dico: “Eh, oggi è Venerdì 17, d'altronde”. Lo vedo voltarsi di spalle e fare un inequivocabile gesto maschile di toccata di p…
Ma non è finita. L’idraulico, visibilmente scosso dal mio commento, con la scusa di cercare una ferramenta, ci abbandona al nostro triste destino per circa un’ora.
Decido di aprire la porta della cucina per tentare un esorcismo (in realtà avevo fame…) e vengo inondata da un puzzo di acido e zolfo tale che mi sembra di essere precipitata in un girone infernale di dannati. Da un momento all’altro, mi aspettavo che dal frigorifero uscisse fuori qualche demone corrosivo a ingiungermi di pentirmi dei miei peccati.
Non voglio dilungarmi oltre, sappiate che la giornata di ieri è stata davvero luuunga. Ora però i lavandini funzionano e il Bocia è tornato a suonare nel suo gruppo Gothic - Metal.
Io nonostante tutto continuo a ripetermi che il venerdì 17 è un giorno come tutti gli altri.
E a voi, com’è andata? Siete sopravvissuti?

venerdì 17 maggio 2013

L'ARTIGIANO DI BUSSANA

C'è una cosa che mi commuove, mi sconcerta, mi lascia esterrefatta e priva di parole (cosa rara quest'ultima): la generosità.
Perchè di questi tempi, tempi di lupi travestiti da agnelli, se qualcuno ti regala qualcosa il primo pensiero è: "Cosa vuole in cambio? Mica mi infinocchia così."
Però un giorno d'estate di quasi otto anni fà, in un ridente paesino sopra al mare, un uomo davvero mi stupì.
Era l'artigiano di Bussana.  
Immaginate me e mio marito a sciabattare per un paesino della riviera ligure, coi nostri copricostume, arruffati e felici. Bussana è il paese per eccellenza degli artisti e degli artigiani. E' un paese che, a fine '800, ha vissuto un forte terremoto, che ha fatto crollare le mura e reso inagibili le abitazioni. Tutti erano evacuati e si erano spostati più sotto. Era diventato un paese fantasma, pieno di case abbandonate, macerie, rovine. Fino a che un gruppo di artisti, italiani e stranieri, ha deciso di ridare vita a quel borgo. Ha tirato sù le vecchie abitazioni e senza grandi contratti di compravendita si è impossessato di quei vecchi terreni abbandonati.
Adoro questa storia, nella mia mente di cartomante gitana ho sempre sognato di andare in un paese abbandonato dopo il terremoto e rendere mia qualche fatiscente proprietà, per trasformarla nel mio antro segreto. Ma torniamo a noi. 
Ero lì, felice, a sciabattare per il borgo immaginando di accaparrarmi qualche ripostiglio abbandonato, quando improvvisamente mi trovai davanti al negozio di Clemente. Una sorta di lunga e scura bottega, piena zeppa di gioielli etnici di pietre e metallo, statue, candelabri, nel disordine più totale. E dietro quel meraviglioso pandemonio, si ergeva un uomo sui cinquanta, alto, capelli brizzolati, occhi azzurri, vestito di bianco e scalzo. Era circondato da uno stuolo di ragazzini, travestiti da baccanti, con foglie d'uva tra i riccioli. Tutti perdutamente incantati ad ascoltare le sue storie provenienti da mezzo mondo. Il più assorto di tutti, ancora oggi sospetto fosse il suo giovane amante.
Non facciamo in tempo a mettere piede nel suo negozio, che lui si volta, ci squadra e ci indica gridando "Voi!". Io, ammetto, non sono fisionomista, ma un tipo così difficilmente me lo sarei dimenticato. Dalla ritrosia di mio marito, capisco che anche lui è la prima volta  che lo vede. 
Il tizio avanza verso di noi, prende al volo una Bibbia emersa dai suoi gioielli, la apre a caso e legge un passo. Quindi ripete, "Sì, siete proprio Voi! Vi ho sognato stanotte!"
Ammetto che, col nostro lavoro, di situazioni strane ce ne sono capitate tante, ma questa mai. Ci presentiamo, lui si chiama Clemente. Appena capisce che abbiamo un negozio di magia a Torino gli brillano gli occhi.
Non sto scherzando: era la prima volta che ci vedeva, eravamo due sconosciuti ai suoi occhi, e ha deciso, così, su due piedi, di lasciarci tanti dei suoi gioielli e creazioni da poterci riempire uno scrigno. Da vendere nel nostro negozio, senza impegno, senza avergli anticipato un solo centesimo. Con un semplice foglio scritto a mano da lui. Così.
Ero allibita. Quest'uomo, con l'ingenuità di un bambino e le mani esperte di un artigiano, ci stava lasciando merce per un valore superiore allo stipendio di un mese. Senza che glielo avessimo chiesto. Senza sapere se ci avrebbe mai più rivisto o saremmo scomparsi dalla faccia della terra con i suoi magnifici gioielli.
I suoi preziosi sono creazioni sottili: sono realizzati con una particolare lega alchemica, composta di oro, argento e rame. Indossandoli, è possibile persino prevedere il proprio stato energetico: se il rame rilascia una leggera sfumatura verde sulla pelle, significa che si possiede una sudorazione alcalina e probabilmente il fisico è affaticato nella digestione e nello smaltimento delle tossine. Insomma, sono gioielli intelligenti.
Sono passati otto anni da allora. Clemente ci contatta dai posti più disparati sulla faccia della terra, da Bali, dal Cairo, dalla Thailandia. Di solito ci chiede, coi soldi guadagnati dalla vendita dei suoi gioielli, di pagargli l'albergo in qualche remota parte del mondo. 
Ogni tanto torna a Bussana, ma sempre più raramente, solo d'estate è facile trovarlo.
Io me lo immagino, in questo momento, su qualche spiaggia sconosciuta, vestito di bianco, i piedi scalzi, attorniato da decine di giovani baccanti affascinati dai suoi racconti.
Grazie per aver portato la tua arte nella nostra vita, Clemente. Grazie per averci dimostrato che  nella vita, davvero, è bello fidarsi di qualcuno.


Scorcio di Bussana Vecchia

giovedì 16 maggio 2013

LA PRIMA AZIONE MAGICA


Un giorno un mio amico disse (o scrisse, non ricordo):
“Non esistono imprese troppo ardue, esistono solo motivazioni troppo piccole”.
Credo avesse pienamente ragione.
Oggi parliamo della prima tra le quattro azioni magiche, che ogni bravo esoterista dovrebbe tatuare sottopelle: il Volere.
Per chi volesse un ripasso, le altre tre azioni sono: Sapere, Osare, Tacere.
Torniamo a parlare della Volontà. Io credo, fermamente, che nella vita possiamo ottenere quasi tutto quello che realmente desideriamo. Sempre restando all’interno dei piani divini, della legge del karma, della botta di culo del destino, insomma chiamiamola come vogliamo.
Se c’è una cosa che, al contrario, mi fa incartapecorire la pelle, è quando sento qualcuno lamentarsi per il fatto di non avere qualcosa, e scopro che, quel qualcosa, non ha mai neanche provato lontanamente a prenderselo.
Facciamo un esempio attuale, dato che l’Italia è da tempo in ginocchio: state cercando lavoro. Sappiate che cercare lavoro è anch’esso un lavoro. Vi voglio vedere, mente arguta e già carburata da un caffè forte, alle sette del mattino, con un Seconda Mano e un Cerca Lavoro davanti, un evidenziatore per sottolineare, un telefono e una cartellina piena di Curriculum Vitae formato europeo. (Per chi non lo sapesse, il formato europeo, a differenza del vecchio C.V. presuppone l’aggiunta di una foto e di un’impaginazione assurda che vi farà perdere ore su Word).
Vi voglio vedere agili e scattanti, fare la spola verso ogni agenzia interinale. Vi voglio immaginare, brillanti e spiritosi, allacciare vecchie e nuove amicizie su Fb, Linkedin, e soprattutto di persona. Parlate, parlate, ditelo, spargete la voce, diffondetelo ai quattro venti che state cercando lavoro. Dal macellaio sotto casa (non il mio, per carità, vedi post precedente) alla badante rumena di vostra suocera, tutti devono sapere che avete bisogno di un impiego. Ecco, solo a quel punto vi consiglierò di fare, eventualmente, un rito magico per propiziare le vostre entrate economiche. Non prima. Non dovete pensare che vi basti accendere quattro candele dorate, bruciare un po’ di incenso, invocare le entità dei piani alti e poi aspettare comodamente stravaccate in poltrona davanti a Cento Vetrine per ottenere lavoro. Ammetto, guardare stravaccate in poltrona Cento Vetrine è sempre una bella cosa (e qui perderò metà dei miei lettori nel rivelarlo).
Discorso simile quando qualcuno mi dice: “non incontro la persona giusta con cui stare insieme”. Ok. Ma la state cercando? State uscendo, andando a ballare, a teatro, al parco, al museo, alle associazioni per cuori solitari (anche no, va bene), alle riunioni di condominio? Cercate di conoscere gente nuova? Oppure alle nove di sera andate a letto come le galline?
Vi voglio vedere MOTIVATI. In ogni cosa che davvero vi interessa. Le nostre nonne dicevano “Aiutati, che il ciel ti aiuta”. I nostri vecchi, reduci dalla guerra, che aveva lasciato le loro guance scavate dal ricordo della fame, andavano a messa la domenica, poi tornavano a casa e si rimboccavano le maniche per il resto della settimana. Per carità, non voglio diventare come quei vecchi borbottoni seduti sulla panchina a biascicare “Si stava meglio quando si stava peggio”. Però agite.
La Magia vi impone di lottare per ottenere ciò che volete. Muovete le chiappe ed agite. Nessuno, dall’alto, lo farà per voi, finchè non avrà visto il vostro sforzo, il vostro sacrificio, finchè non avrà capito che davvero quella cosa la volete. La Volontà, ricordate?
Che si tratti del vostro vecchio amore, di un nuovo posto di lavoro,  di una vita che volete diversa.
Sappiate che, come gli Angeli e gli Spiriti dall’alto, anche voi, dal basso, dovreste giudicare le persone che vi si avvicinano in base alla loro motivazione. Un uomo svogliato, assente, poco comunicativo, non è innamorato di voi, e sempre poco vi darà.
Un datore di lavoro che vi promette una brillante carriera e dopo tre anni continua a pagarvi come una stagista per fare fotocopie, difficilmente sarà il promoter del vostro successo.
Come in alto così in basso, se possediamo sufficiente motivazione e Volontà, niente ci verrà negato. Se non la possediamo, non saremo mai padroni di questo mondo.




Marco Donatiello Photographer

mercoledì 15 maggio 2013

IL MACELLAIO DELL'INTERNO CORTILE



Ad alcune mie fortunate e privilegiate clienti, è capitato l’onore di farsi ricevere nel mio secondo studio, non quello nelle profonde e nascoste oscurità del negozio, ma un altro, sempre lì vicino.
Intanto, ringrazio le mie clienti che sfidano la vita ogni giorno con le terribili scale dello studio in negozio. Neanche Escher, il pittore delle scale sottosopra, riuscirebbe a concepirle nella sua mente. Quando vedo una cliente col tacco 12 oppure over 70 inizio a pregare per lei… Ed effettivamente funziona, in più di dieci anni nessuno è mai scarapicollato giù.
Per sicurezza, mi ripeto mentalmente, io precedo la cliente, così se inciampasse potrei prenderla al volo… Grande utopia. Se inciampasse, mi travolgerebbe e rotoleremmo giù in due. Meglio non pensarci oltre, il pensiero è creazione, si sa.
Comunque, alcune mie fortunate clienti sono state ricevute nella “succursale” del mio studio, sempre vicino al negozio, il cui ingresso si affaccia su un colorato interno cortile.
Colorato non nel senso che ci sia chissà quale coriandolo di asciugamani stesi al vento; colorato per le persone che vi si trovano.
Su quell’interno cortile si affaccia anche un supermercato. Comodissimo se devo fare la spesa. Dal supermercato, una tetra e losca figura si affaccia perennemente sull’interno cortile per fumare, telefonare, e soprattutto osservare. Tale curioso individuo è meglio conosciuto come Pietro il Macellaio.
Sui cinquanta, cappellino bianco sugli occhi, barba sfatta, magrolino. Ha passato cinque anni a non riuscire a capire che fosse quel via vai di donne che ricevevo. Poi un giorno mi sono lasciata sfuggire, salutando una cliente, “fammi poi sapere come và il rito”.  Da quel giorno, una nuova ondata di rispetto lo ha portato a contraccambiare il mio saluto. Sì, perché prima, neanche mi salutava. Ammetto che magari un po’ aveva anche ragione.  Quando andavo al suo banco, chiedevo solo “un euro di macinata per il gatto”. Mio marito, al contrario, quando andava si divertiva a chiedergli le cose più introvabili o ricercate: il cuore di bue (giuro, da mangiare, niente riti…), la trippa di Moncalieri, la gallina vecchia per il brodo, i fegatini di coniglio, il bue di Carrù. Di conseguenza, se incrociava mio marito per strada era tutto un salutare ed elencare gli ultimi arrivi, quando incrociava me era uno sguardo silenzioso del tipo “ma guarda sta disgrasià…”
Comunque, da quando il Macellaio ha capito il mio lavoro, c’è stato un ribaltone. Ancora un po’, ora, mi ferma per mostrarmi la foto della nipotina sul cellulare. Ha pure regalato una campanellina di metallo a mio figlio. Lì probabilmente perché, prima ancora di imparare l’alfabeto, mio figlio diceva “C come cialciccia”. E il cuore del Macellaio lì non ha retto. Tutto mio marito il bimbo, l’ho sempre detto.
Il vero problema del Macellaio è quando il suo sguardo incrocia quello delle mie clienti. Si mette a fissarle, col suo cappellino storto sugli occhi, e le punta come se fossero delle cosce di pollo che camminano, delle tacchinelle ruspanti, delle lonze dalla carne tenerissima.
E le mie clienti, giustamente, si imbarazzano. Qualcuna mi ha pure chiesto chi fosse quel losco individuo col grembiule bianco macchiato di sangue che le stava squadrando stile Shining.
Tutto ciò per dirvi che, se vi capita di farvi fare un consulto da me, e per combinazione vi ricevo nella location dell’interno cortile, e uno strano tizio insanguinato vi punta…
Potete chiedergli lo sconto sul filetto. Non saprà resistere al vostro fascino.




martedì 14 maggio 2013

I PIEDI ALL'INFERNO




Sarà la crisi, sarà che gira sempre più disinformazione, ma quotidianamente, in media, ricevo due domande di consulto gratuito.
Sto per scrivere di un argomento spinoso, lo so, ma mi piace inframmezzare post più leggeri e spiritosi con altri più seri. Oggi vi tocca il pippone serio, mi spiace.
Il problema non è la richiesta del consulto gratuito in sé, ma è il tono con cui solitamente la persona risponde, quando scopre che gratuito non è. Per carità, è poco più di due pizze con birra, penso io. La loro risposta solitamente è: “Ma come , così tantooo? Ma io pensavo che per queste cose non ci si facesse pagare!!!”.
Stessa simile sceneggiata quando tali persone si informano sul prezzo di un rito del negozio, su un talismano, etc etc.
A noi tutti, poveri esoteristi, piacerebbe giocare a fare i santoni, i guru illuminati, sulla cima di una montagna, e da lì diffondere, con ascetica sapienza, le nostre perle di saggezza.
Però viviamo in questo mondo materiale. Abbiamo affitti e bollette e tasse da pagare, la spesa per un frigorifero da riempire, abiti che ci riparino dal caldo e dal freddo. (Per carità sugli abiti ammetto di eccedere leggermente nei miei attacchi da shopping compulsivo nel periodo dei saldi).
Per arrivare a conoscere l’occulto, abbiamo frequentato dei corsi spesso molto più costosi di quelli che offriamo noi. Abbiamo letto decine e decine di testi, spesso antichi e quasi introvabili, e certo che costavano quelli! E per il resto del tempo che avevamo ritagliato alla nostra passione, abbiamo dovuto spesso svolgere dei lavori umili, o poco gratificanti, che ci permettessero di sopravvivere. Abbiamo speso soldi per viaggi che ci avvicinassero a persone con cui volevamo confrontarci in ambito esoterico.
Abbiamo chiesto poco più di un caffè per i primi consulti svolti, in modo da prendere dimestichezza e affinare la tecnica, senza approfittare di nessuno.
Per quanto molto giovani, sia io che mio marito non ci siamo messi al pubblico improvvisandoci: avevamo alle spalle anni e anni di gavetta. (Ammetto, abbiamo iniziato a praticare che eravamo ancora minorenni…).
Noi abbiamo pagato, per ottenere quello che possediamo. Abbiamo investito tempo, energie, denaro, per poter essere così bravi da aiutare gli altri in questo settore. Non ci siamo mai pentiti di averlo fatto. Però, è giusto che allo stesso modo le persone che si rivolgono a noi paghino i nostri servizi e la nostra merce.
Niente deve essere dato per niente. Equivarrebbe a svalutarlo.
Persino la tradizione vuole che non ci si presenti ad una cartomante a mani vuote, almeno una moneta dev’esserle lasciata.
Se parliamo di un rito, è bene ricordare che, se chiediamo qualcosa all’universo, qualcosa dobbiamo sacrificare noi. Qualcosa di non troppo dissimile dallo “scambio equivalente” (che Full Metal Alchemist ha cercato di far comprendere alle masse).
Sinceramente, penso che l’importo di una borsa di Armani in cambio della possibilità di ottenere l’appagamento di un proprio desiderio sia uno scambio più che onesto.
Come ripete sempre mio marito:
“Occorre avere i piedi all’Inferno e la testa in Paradiso”.
Per Inferno, qui intendiamo l’Inferno della materia, con le sue insopprimibili e urgenti necessità, che devono essere placate per potersi elevare.
È una teoria anche conosciuta, nelle discipline olistiche, con il termine di “Radicamento”. Siamo come degli alberi, le nostre radici devono essere piantate nella terra per poter protendere le foglie verso le altezze incommensurabili dell’Infinito.
Un buon esoterista non trascura il suo Primo Chakra, non ha il frigo vuoto e le bollette scadute. Un buon Magus sa che il suo primo compito è quello di cavarsela con il mondo della materia. Solo così potrà proseguire verso i piani superiori. Se le sue radici sono fragili, basterà una brezza leggera per spazzarlo via come un debole fuscello. Io sinceramente non ho mai conosciuto un bravo occultista senza la pancia piena, una casa riscaldata e illuminata, e un conto in banca che gli consentisse di acquistare materiali e testi a lui congeniali.
Per carità, sicuramente esisteranno, in ogni parte della Terra.
E con questo non voglio assolutamente giustificare gli esoteristi con la sete di guadagno, al punto da truffare il prossimo e vendere la loro anima per poco più di 30 denari.
Come diceva Bertolucci nel suo “Piccolo Buddha”:



“Se impariamo a meditare nel modo giusto possiamo anche noi raggiungere l’illuminazione. Per sei anni Siddharta e i suoi seguaci vissero in silenzio, senza mai uscire dalla foresta. Per dissetarsi avevano la pioggia. Per sfamarsi un granello di riso. Essi cercavano di dominare la sofferenza rafforzando la mente a tal punto da dimenticare il proprio corpo. Poi un giorno, Siddharta udì un vecchio musico che passando su una zattera diceva al suo discepolo:
- Se tendi la corda oltre misura si spezzerà, se la lasci troppo lenta non suonerà.
Così Siddharta comprese che la strada dell’Illuminazione stà nella via di mezzo, che è la linea tra gli opposti.”
C’è sempre una via di mezzo, tra un Mago che vi chiede lo stipendio di tre mesi per eliminare una presunta e letale fattura di morte che lui vede senza ombra di dubbio, e una cartomante che vi chiede poco più di due pizze per dirvi, con un consulto accurato, che nessuno vi ha fatturati a morte e potete dormire sonni tranquilli.

lunedì 13 maggio 2013

COMUNQUE VADA, SARA' UN SUCCESSO


Eccomi, oggi vi parlo di un evento che si terrà tra una settimana, domenica prossima. Non si tratta di veggenza, è che so già, a grandi linee, cosa accadrà.
Domenica 19 Maggio, per quei poveri tapini che ancora non lo sapessero, la libreria Esotericamente di Torino festeggerà gli antichi Agonalia di tradizione romana. Lo so che praticamente nessuno li conosce, è che a noi basta davvero poco per festeggiare. Basta una domenica in cui non deve piovere, e ci attrezziamo per divertirci, e per farvi divertire.
Oggi però voglio parlarvi dei retroscena dei nostri eventi, tutto quello che sono i preparativi, il dietro le quinte del negozio insomma.
Fateci caso. Il titolare, Andrea, ad ogni evento organizzato soffre di sciatica. Non ci avete mai fatto caso? È perché eravate troppo intenti a sgomitarvi per riuscire ad accaparrarvi un prezioso pezzo di patatina e un bicchiere con uno degli strani intrugli che vi preparo in tali occasioni. Ma se aveste lanciato un euro ai piedi di Andrea, con vostra sorpresa avreste notato gravosi sforzi per raccoglierlo. Forse anche se gli lanciavate una patatina. Non so. A questo giro, provate con la patatina. Dicevo, come mai il titolare arriva all’evento con sciatica e, a volte, evidente zoppia?
Dovete sapere che, nei giorni precedenti, deve far fronte ad un immane sforzo fisico. Per me, l’organizzatrice, gli eventi necessitano di musica dal vivo. La mia carissima amica Cristina (che non ringrazierò mai abbastanza) si presta a suonare il suo pianoforte. Esatto, il pianoforte. Immaginatevi mio marito che si trascina un pianoforte per un piano di scale senza ascensore, lo carica in macchina, lo trascina per via Garibaldi. Un giorno o l’altro lo filmerò e lo metterò su YouTube. Merita, davvero.
Non è finita. Rimangono una cosa come 40 sedie di legno, che, in maniera simile, mio marito e qualche gentile volontario piegano, trasportano, inciampano, barcamenano, sopravvivono, trascinano fino al negozio.
Ma siamo appena agli inizi. La settimana precedente, faccio la spesa e le prove per i cocktail che vi servirò. Provate ad indovinare chi fà da cavia? Esatto, sempre Andrea. Che è pure mezzo astemio e mi lancia occhiate di disgusto manco gli porgessi l’Amaro Calice. Se non altro l’alcool alleggerisce i dolori della sciatica.
Per fortuna, le bravissime danzatrici del Clan Mabon sono super organizzate e l’unica cosa di cui necessitano è un camerino in cui cambiarsi. Devo sempre impedire ad un paio di clienti di scendere per sbirciarle, con la scusa che cercavano la toilette e si sono persi negli oscuri meandri del negozio…
A questo giro, abbiamo pure un nuovo fotografo con una mostra realizzata ad hoc sulla base del mio ultimo libro, Vampiri. Dovete sapere che il nostro incontro non è stato casuale. Lui era un mio vecchissimo compagno delle elementari. Insieme ci divertivamo a fare disegni sconci di nascosto dalle maestre. Non mi soffermerò oltre sulle nostre opere artistiche, è davvero imbarazzante, se volete maggiori dettagli li chiederete a lui…
Ci eravamo persi di vista per quasi 30 anni. Poi ho scoperto che era diventato un fotografo e viveva a Brescia. Ebbene, circa due mesi prima dell’evento, è tornato a vivere a Torino, dopo 8 anni di lontananza dalla sua città natale. Quindi, non aveva più scampo né scuse, aveva ancora gli scatoloni imballati quando una bizzarra ex compagna di classe gli è capitata tra capo e collo, incalzandolo ogni giorno e  chiedendogli fotografie di lapidi, cimiteri, chiesette abbandonate, non morti che ritornano.
Devo riconoscere che stà adempiendo ai suoi impegni con grande zelo e spirito di sacrificio, anzi penso che si stia pure divertendo. Ha solo qualche dubbio sulle bevande che somministrerò, al chè ho fugato i suoi dubbi sul “copioso liquido rosso”, rivelandogli che si tratterà del suo prezioso sangue,  dal momento che durante gli antichi Agonalia era tradizione immolare il fotografo al termine della sua presentazione.
Inoltre, non dovete perdervi i suoi baffi. Sono un’opera d’arte da soli, meritano quanto tutta la mostra fotografica.
Quindi, ricapitolando, si beve, si balla, si espone, si ride e si scherza, ci si veste di nero, si gioca a fare i gotici, si parla di esoterismo…
Comunque vada, sarà un successo!



sabato 11 maggio 2013

MAGIA BIANCA, MAGIA NERA

Immaginatemi nel mio studio, a fare le carte ad una nuova cliente.
Un po’ impaurita e titubante, improvvisamente mi chiede se io pratico solo Magia Bianca, oppure svolgo anche riti di Magia Nera.
Noto che questa domanda mi viene fatta sempre meno, non so se perché vedendomi spesso di nero vestita mi si releghi automaticamente al satanismo, oppure se, sapendomi l’autrice di “Voodoo e candomblè” e non avendolo letto, mi si immagini intenta a sacrificare galli neri a Cal’fou durante il weekend.
Comunque.
Io, e come me qualunque Magus che si rispetti, non pratichiamo Magia Bianca. E non pratichiamo Magia Nera. (e neppure rossa, verde, violetta o quant'altro. Smettetela!)  J
Pratichiamo la Magia.

I Sette Poteri, pag. 14:
Queste sette forze, come la magia che di esse fruisce, non sono, di per sè, buone o cattive, bianche o nere, benefiche o pericolose.
È l'uso che se ne fa che le rende positive o negative. Di per se stesse, sono neutre, come incolore è la magia, per quanto la si voglia classificare bianca, nera, rossa, grigia o quant'altro.
È l'intenzione di ciò che dalla magia chiediamo che determina il suo colore.

Facciamo qualche esempio pratico.
Devo effettuare per una cliente un rito di avvicinamento. Il suo grande amore sta attraversando un momento di stanchezza emotiva, è meno passionale e coinvolto. Fargli un legamento lo porterà a provare più amore e a sentirsi più attratto dalla mia cliente.
Sto svolgendo un rito di Magia Bianca secondo voi? Perché cerco di migliorare l’amore tra due persone?
E se vi dicessi che la mia cliente è l’amante di un uomo sposato, coniugato con regolare sacramento in Chiesa (ve lo ricordate quel passo: “che l’Uomo non divida ciò che Dio ha unito”?). Magari un marito che è pure padre di due figli piccoli.
Per la mia cliente, questo sarà un rito di purissima Magia Bianca. Per la moglie di lui, sarà un lavoro di Magia Nera.
Prendiamo ora il caso opposto.
Arriva da me una signora cinquantenne che vuole che io assolutamente tenti di dividere la figlia adolescente dal suo ragazzo, il suo primo, grande amore. Il ragazzo a cui lei ha donato la sua verginità e che le fà battere forte il cuore. Devo fare in modo che non si frequentino mai più.
Ecco, penserete, se non è questa Magia Nera! E se vi dicessi che il ragazzo in questione è un tossicomane che ruba nel portafogli della mia cliente per farsi una dose?
Solo con una prospettiva allargata possiamo comprendere.
La Magia non ha colore. È l’uso che di essa si fa (e anche, in parte, delle entità che si invocano a tal fine) a determinare il suo colore.



Marco Donatiello Photographer