martedì 28 maggio 2013

LUOGO DI SVAGO PER CARTOMANTI

Sandokan




C’è un luogo, dove le povere cartomanti esoteriste vanno a svagarsi nel fine settimana.

Quel luogo porta il nome di Padiglione 14. E’ la vecchia sede dell’ex manicomio di Collegno.
Luoghi normali, io mai.
Negli anni passati, ho organizzato anche qualche seminario ed evento, di giorno, complice l’amicizia con il gestore, Tommy, e la sua bellissima ragazza Jessica. Tra i due, non ho ancora capito chi abbia i capelli più lunghi.
Penserete: ma come? Proprio in un ex manicomio devi organizzare i tuoi eventi? In realtà era anche per affinare la sensibilità dei partecipanti, giuro che più di una persona ha visto o sentito qualcosa…
È normale, in un luogo che ha vissuto tanto dolore, ed in cui le forme pensiero sono così intrise di delirio e follia, percepire qualcosa. Persino i più scettici e razionalisti sono tornati a casa con un brivido sulla schiena.
Percorrendo il lungo salone centrale si viene pervasi da una strana agitazione, come se un mondo parallelo elettrico e nefasto fosse compenetrato al nostro. Ed in effetti, proprio lì si svolgevano gli elettroshock.
La cosa più curiosa è che spesso, anche di giorno, il luogo attira personaggi un po’ strani. Come dice sempre Jessica, vengono come attratti da qualche forza misteriosa, forse, chissà, si sentono un po’ a casa. A volte mi chiedo se anch’io vengo attirata da quel posto nelle vesti della psicologa razionale o dell’esoterista irrazionale. Probabilmente un po’ tutte e due.
Ma l’attrazione principale del Padiglione 14 non sono i capelli lunghi 1 metro di Tommy o l’energia nefasta. L’attrazione principale risponde al nome di Sandokan. Immaginatevi un vecchio di 70 anni, a torso nudo, con una fascetta da hippie tra i capelli bianchi, che balla, si scatena, rotea, salta come un incrocio tra un novello Nureyev e un provetto di rock acrobatico. Una sera, giuro, è saltato sulle inferriate della finestra, ha bloccato le gambe tra le sbarre e ha iniziato a fare gli addominali lì sospeso, nel vuoto, ad una altezza di circa due metri.
Vi chiederete quale strana sostanza possa assumere per fare queste cose. L’ho chiesto, a Tommy. Niente. Non beve neanche un sorso d’acqua.
Una sera Sandokan mi ha fatto ballare con lui, sul palco. In quel momento pensavo che mi sarebbe davvero piaciuto, avere un nonno come lui.
Al Padiglione 14 faccio sempre strani incontri. Una sera c’era uno strano tizio con un impermeabile chiaro che insidiava, senza successo, una mia amica. Poi, è toccato ad un ragazzo che volteggiava con una strana mantella da spaventapasseri (e puzzava un po’ di aglio) e chiedeva insistentemente se io e la mia amica stavamo insieme. (?).
Ma la vera rivelazione mi è stata data da Giga. Giga, diminutivo di Gigante, è un ragazzone alto più di 2 metri che ha trascorso gran parte della sua adolescenza nel nostro negozio di esoterismo. Interessato all’odinismo e a diecimila altre cose, l’avevo perso un po’ di vista ultimamente.
E me lo ritrovo lì, sul palco. Totalmente irriconoscibile. Con una bellissima voce profonda, un’ottima presenza scenica, una cresta e un trucco verde fosforescente che illuminava a giorno il palco. Ho scoperto che ora suona nei Shade of Red.
Insomma, riassumendo, se non sapete dove andare a ballare nel weekend, abitate a Torino e non volete correre il rischio di annoiarvi, un salto al Padiglione 14 fatelo.








lunedì 27 maggio 2013

IL RITORNO DELLE ANIME



Una notte di tanti anni fà ho fatto un sogno.
Era così particolare. Cavalcavo su una radura dalla terra scura. Non ero sola. Al mio fianco mio marito, e, vicino a lui, un altro uomo che conosco e che, in qualche modo, fà parte della mia vita. Galoppavamo sulle colline dalla rada vegetazione. Nel sogno, sapevo che entrambi erano i miei fratelli. Eravamo nati in Mongolia, stavamo tornando a casa. Ci fermavamo davanti ad una bassa e larga tenda, più simile ad una casa. Il suo nome, l'ho scoperto ieri, è Yurta. Mio fratello mi spingeva avanti, dicedomi di andare da lei. Io scostavo una tenda di pelle e me la trovavo davanti. Mia madre. Che non era la mia madre reale, quella biologica che mi ha messo al mondo. Era un'altra donna. Mai conosciuta nella realtà. Di una dolcezza sconvolgente. E quando, nel sogno, i nostri occhi si sono incrociati, ho riconosciuto il suo eterno affetto per me, mi sono messa a piangere e mi sono svegliata inondata di lacrime.
Io stessa, psicanalizzandomi, riconosco che quel sogno era compensatore, per la mia odierna difficoltà con le figure materne.
Però, non so come spiegarlo, quello non era un sogno normale. E io per prima non saprei come altro dirlo. Era come il frammento perduto di un'altra vita. Era troppo intenso, coinvolgente, vero, per poterlo relegare ad un semplice evento onirico compensatore. Mi ha lasciato nel cuore una speranza, quasi più simile ad una certezza, di avere davvero vissuto prima di questa vita.
Premetto, io credo fermamente nella reincarnazione. Credo nella legge del Karma, credo in un ritorno delle anime ad una dimora terrena, dopo aver oltrepassato il fiume dell’oblio e aver deciso di tornare indietro, su questa brutale e scura terra.
Praticamente tutte le religioni credono nella reincarnazione. Compreso il Cristianesimo, prima del concilio di Nicea.  Chi abolì il concetto di reincarnazione dal Cristianesimo originale non fu un sacerdote o un Papa, fu un imperatore romano.  E lo fece per esigenze di potere. Ecco un assaggio di storia.
Agli inizi del quarto secolo le più potenti fazioni cristiane erano in lotta le une contro le altre per motivi di influenza e potere, mentre contemporaneamente l'Impero Romano si stava sgretolando. Nell'anno 325 d.C., in un nuovo tentativo di rinnovare l'unità dell'impero, il dittatore assoluto, l’Imperatore Costantino, convocò i leader delle fazioni cristiane in lotta al Concilio di Nicea. Egli offrì loro tutto il suo potere imperiale a beneficio dei cristiani se essi avessero risolto le loro differenze ed avessero adottato un unico credo. Le decisioni che ne seguirono durante questo Concilio gettarono le basi per la fondazione della Chiesa Cattolica Romana. Successivamente i libri della Bibbia sarebbero stati pubblicati e “corretti”. Per promuovere l'unità, tutte le teorie in conflitto con il nuovo credo sarebbero state scartate. Durante il processo le fazioni e gli scritti che supportavano la reincarnazione furono rifiutati. 
Alcuni cristiani continuarono a credere ancora nella reincarnazione dopo il Concilio di Nicea, perché nell'anno 553 D.C. la Chiesa si trovò ad affrontare di nuovo questa teoria della reincarnazione e a condannarla esplicitamente. Nel Secondo Concilio di Costantinopoli il concetto della reincarnazione, insieme ad altre idee contenute nell’espressione "preesistenza dell'anima”, fu decretato crimine meritevole della scomunica e dannazione (anatema).
 Torniamo nel ventesimo secolo. Qualche anno fa ho avuto una cliente che, come me, aveva fatto un sogno simile. Solo che il suo sogno si ripeteva molto spesso, di notte in notte. Lei era su una grossa scalinata, con una veste bianca, era notte. La sua era una ricca abitazione, lei era rimasta sola. La guerra era alle porte. Poi, d’improvviso un rumore. Come se qualcuno fosse entrato per aggredirla e depredarla.  Poi, più niente. Il fiume scuro dell’oblio.
Esiste una branca dell’astrologia che mi appassiona terribilmente. È l’astrologia karmica (anche se mio marito, giustamente, controbatte che tutta l’astrologia è karmica).

In pratica, in base ad alcuni nostri aspetti del tema natale, calcolato grazie alla data, ora e luogo di nascita, è possibile effettuare alcune ipotesi sulle nostre, o la nostra, vita passata. Incuriosita dal sogno della mia cliente, le ho proposto un consulto di astrologia karmica. Da alcuni aspetti astrologici si evinceva che lei realmente, in una vita passata, era stata agiata e benestante. Io credo che quello fosse il suo ultimo ricordo in vita.
Non sono qui per convincere nessuno. Però perché a volte pensiamo di conoscere una persona da sempre? Perché certi luoghi ci sono familiari, o siamo estremamente portati per lavori, hobby o sport a noi totalmente nuovi? Perché nasciamo con delle inspiegabili fobie? Perché sembra che certi episodi, o situazioni, tornino sempre nella nostra vita, cambiando nomi e luoghi ma restando invariati nella sostanza?
Non voglio arrivare a disquisire su quei bimbi piccoli che parlano lingue a loro sconosciute (e la cosa mi fa anche un po’ rabbrividire). Però, personalmente, la legge del Karma è l’unica in grado di spiegarmi perché, in questo momento, un bambino in Africa sta morendo di fame, mentre mio figlio dice che il minestrone gli fa schifo.
Se non avessi qualche sorta di spiegazione esoterica legata alla legge del karma, probabilmente le ingiustizie, la violenza e la brutalità del nostro mondo mi sarebbero insopportabili.
E mentre sto scrivendo questo post, un po’ della mia anima è rimasta lì, in quel ricordo di una bella galoppata nella tundra, insieme ai miei affetti più cari.



sabato 25 maggio 2013

UNA STORIA TRISTE


In un ameno pomeriggio, di circa nove anni fa, io e mio marito eravamo placidamente intenti a prenderci un caffè in negozio, quando squillò il telefono.
Era fine Ottobre.
“Esotericamente, buongiorno” rispose mio marito.
“Tu lo sai chi sono io?” Voce di donna.
“Mh.” Mio marito, quando è colto alla sprovvista, mugugna con tono indecifrabile.
“Io sono Lilith, the Scarlett Moon”
“Mh”
“Lo sai cosa succede ad Halloween?”
“Mh, no.”
“Sacrificano i gatti neri e i bambini. Noi dobbiamo fermarli.”
“Mh”
“Aspettami, sto arrivando.” Click.
Orrore e raccapriccio dipinti sul volto di mio marito. Non sapeva se chiudere il negozio per il resto del pomeriggio o armarsi di santa pazienza per fronteggiare l’incontro con tale Lilith.
Col nostro lavoro, purtroppo non abbiamo a che fare solo con persone savie, sagge, lungimiranti e lucide. Ogni tanto entrano anche soggetti che, più che di noi, avrebbero bisogno di un serio sostegno psichiatrico. E anche la mia laurea in Psicologia più di tanto non può fare miracoli.
Ovviamente, mi sono seduta comoda, non potevo perdermela.
Dopo una mezz’ora, vedo arrivare una donna di mezz’età, bruna, formosa e piacente, vestita di nero e con un mantello rosso. Sì avete capito bene. Non era la classica mantella da signora di mezza età. Era un mantello rosso stile Wonder Woman.
Lei entra trionfale, esclamando “Io sono Lilith, The Scarlett Moon!”. Fortunatamente, in quel momento non avevamo clienti.
Avanza di un passo verso mio marito, brandisce il lembo di tessuto della maglietta, e con abile gesto tira fuori mezza tetta. Giuro. Su cui era stato tatuato una specie di folletto a cavallo di una mezza luna. Insomma, dopo aver visto il suo tatuaggio non avremmo più potuto dubitare della sua vera identità. Immagino fosse quello il motivo di tale pubblica ostentazione, e che non fosse un poco velato tentativo di seduzione nei confronti di mio marito.
Sorvolo sulla mezz’ora successiva.
Dopo averla rassicurata sulla nostra ferma intenzione di scoraggiare chiunque dal sacrificare gatti e bambini per Halloween (e anche per il resto dell’anno!) Lilith è tornata a casa.
Fino a qui vi ho fatto ridere. Ora però non riderete più.
A distanza di qualche anno Lilith è tornata. Senza mantello, in tono dimesso. Era disperata. Gli assistenti sociali le avevano portato via i suoi due figli. Ci ha chiesto un aiuto magico per farli tornare a lei. Non aveva soldi, li aveva spesi tutti per i processi. Lentamente si è sfilata tutti i suoi anelli d’argento e ce li ha porti come pagamento. Glieli abbiamo rimessi in mano.
Ci siamo seduti e, con dolcezza, le abbiamo fatto capire che il modo migliore per riavere i suoi figli era di accettare le cure che i medici le avevano proposto. Se avesse accettato la terapia psichiatrica che il Tribunale le consigliava, sicuramente tutto sarebbe andato per il meglio. Lilith ha pianto tanto, lì seduta insieme a noi. Poi si è rialzata annuendo, sembrava aver capito.
Sono passati tanti anni da allora. Mi piacerebbe concludere questo post con un lieto fine, ma purtroppo non ce l’ho. Non ho mai più rivisto Lilith.
Mi piace però pensare che Lilith stia meglio, abbia ritirato il mantello in un cassetto e abbia deciso di evitare il nostro negozio perché fonte di ricordi spiacevoli.
Mi piace immaginare Lilith lucida e serena, abbracciata ai suoi due figli, bruni e belli quanto lei, in una casa colma di calore e di felicità.




venerdì 24 maggio 2013

APPARENZA

Marco Donatiello Photographer

E' un classico. Ho una nuova cliente come cartomante, che ha prenotato il consulto per telefono. Parlando con mio marito. È la prassi abituale. Quel santo uomo che risponde al nome di Andrea è una specie di jolly, oltre ad essere il titolare della libreria che mi ospita, è anche il mio “segretario personale”. È lui che risponde al telefono al posto mio, lui che filtra le chiamate e che fissa gli appuntamenti.
Non è perché io non voglia rispondere al telefono, è che ho proprio un rapporto problematico con il cellulare. Fosse per me, girerei con una specie di piccione viaggiatore appollaiato sulla spalla e manderei tramite lui le mie comunicazioni. Oppure affinerei maggiormente la mia telepatia.
Insomma, tutto, tutto, pur di non usare il cellulare. Che poi, mi rifiuto di acquistare una di quelle diavolerie tipo I-pad, I-phone, etc. Il mio cellulare non fà le foto, non si connette a Internet, non usa Instgram, non manda MMS. È così antiquato che non riconosce neanche le faccine dei messaggi. Lo so che prima o poi dovrò soccombere a questa consumistica esigenza, e acquistare un I-phone,  ma tiro la corda finchè posso. Il mio cellulare, se và bene e ho fortuna, mi fa conversare con qualcuno. Che poi ho un contratto Wind, e la Wind non prende mai, mai, da nessuna parte. Appena entro in negozio la linea scompare. (Saranno i muri spessi o strane entità ectoplasmiche a fare da scudo? Meglio non approfondire la cosa…).
Poi un’altra cosa orrenda, è che le rare volte in cui sono di buon umore e quindi decido di voler rispondere al telefono, egli viene misteriosamente inghiottito negli oscuri e tenebrosi recessi della mia borsa. E lo sento, da lì, che mi chiama, impaurito e flebile, finchè non si scaricano le batterie e soccombe al suo destino, oppure fino a che la persona che tenta di raggiungermi non si rompe le scatole e riattacca. Poi c’è una specie di legge di Murphy: perché quando, al tatto, cerco di prendere il cellulare, mi ritrovo tra le mani il portabiglietti da visita, il rossetto, lo specchio da borsetta, uno scontrino dimenticato, il pacchetto di fazzoletti e una confezione di caramelle Leone che ha deciso di aprirsi e organizzare una spedizione esplorativa. Se non altro, presa dallo sconforto per non essere riuscita, per l’ennesima volta, a rispondere al telefono, mi consolo con le caramelle che mi finiscono tra le dita.
Probabilmente le mie clienti over 70 hanno più dimestichezza con la tecnologia di me. Mi congratulo mentalmente ogni giorno per essere riuscita a capire come funziona ‘sto blog e come riuscire a scriverci sopra.
Insomma, tornando a noi, le mie nuove clienti parlano con mio marito, quindi non hanno sentito la mia voce giovane; e difficilmente mi hanno visto in foto da qualche parte. Arrivano in negozio, belle come il sole, mi vedono, capiscono che sarò io a far loro le carte e… In alcune di loro noto una strana forma di delusione. Appena accennata. Le più schiette e sincere si confessano.
“Ma no, sai, è che io mi aspettavo che tu fossi più vecchia, più brutta…”
Insomma, nell’immaginario comune, chi ti fa le carte dev’essere una vecchia strega ingobbita con un porro sul naso.  :-)
Gli unici ad essere contenti sono i miei rarissimi clienti uomini ed etero.
Per ovviare a questo inconveniente, mio marito stà iniziando a mentire sulla mia età. (E’ un fetente, lo so). Quando la mia futura nuova cliente chiede al telefono quanti anni ho, lui risponde candidamente “è sui quaranta”. È sui quarantaaa??? E io tutte le creme antirughe, antiocchiaie, antidecadimento fisico che me le spennello a fare allora? Per la cronaca, ho 5 anni di meno. E ne dimostro diciotto. Non contradditemi.
Immancabilmente, le mie nuove clienti mi vedono, aspettandosi, nuovamente, la quarantenne avviata, e mi dicono ingenuamente “Certo che li porti proprio bene gli anni! Dev’essere questo lavoro che ti mantiene giovane.” Io sorrido amabilmente e chiudo l'argomento.
Sto progettando, per vendicarmi, un filtro di eterna giovinezza di cui l’ingrediente principale saranno le unghie di mio marito, ma strappate una ad una, con lentezza e sadismo.

giovedì 23 maggio 2013

LA SECONDA AZIONE MAGICA



Qualche tempo fa ho scritto della prima, importante azione magica, senza la quale nessun rito funzionerà mai: il Volere.
La seconda azione che qualunque Magus dovrebbe conoscere e applicare è il Sapere.
Viviamo in un’epoca di sovrabbondanza e superficialità dell’informazione. Attraverso Internet è possibile ottenere un’infarinatura di tutto. Posso, in poco meno di tre minuti, conoscere la ricetta del Guacamole per il Bimby, la biografia del cartomante Etteilla, i fondamenti dello Shintoismo. Però.
Come se li avessi sorvolati dall’alto, con la leggerezza di una piuma.
Per conoscere, per sapere, ho bisogno di profondità e raccoglimento. Ho bisogno di confronti, ho bisogno di conoscere pareri contrari, critiche, punti di vista differenti.
Ho bisogno di sfogliare libri antichi che profumano di vissuto, ho bisogno di perdere la vista con i caratteri minuscoli delle note a margine.
Ho bisogno di fermarmi e riflettere per assimilare.
Ho, a volte, persino bisogno di conoscere il nome di battesimo, il volto e la firma dell'autore di cui sto leggendo. Questa è una mia fissa, mi rendo conto. Con un fondamento di verità, se credete nella grafologia e nella morfopsicologia (l’antica fisiognomica).
Il punto è un altro. Nel nostro settore, nell’esoterismo, dove tutti nascono imparati e avere poteri caduti dal cielo senza muovere un dito sono cose all’ordine del giorno, applicare la seconda azione magica è fondamentale.
È il primo metro di giudizio per capire la differenza tra una Vanna Marchi e un Eliphas Levi.
A volte arrivano da me clienti che si sono fatte bellamente infinocchiare da qualche sedicente mago, anche per svariate migliaia di euro. La prima cosa che chiedo sui lavori precedentemente svolti da altri operatori, è a quale tradizione magica appartenevano.
Irrimediabilmente cala il silenzio. Le mie clienti non lo sanno.
Ma cacchio, è Magia Salomonica, Tzigana, Egizia, è Voodoo, Candomblè, Santeria, Stregoneria quella per cui hai pagato quanto un mese di crociera? Che studi aveva fatto la persona a cui ti sei rivolta?
A malapena, le mie clienti più fortunate sapevano che si trattava di Magia Bianca, o di Magia Nera (andate a rileggervi il mio omonimo post, se volete sapere come la penso a riguardo dei colori…).
Insomma, queste sedicenti maghe prendevano il malloppo senza minimamente rivelare che cosa mai avrebbero fatto di pratico.
Seconda azione magica: Sapere. Conoscere. Imparare. Fare domande.
Un giorno di tanti anni fa, ho visto una maga con fedeli al seguito chiedere materiali in negozio per il Dio Salomone. Il. Dio. Salomone. Ma neanche a catechismo da piccola era andata!
Allora, ci sono le vecchie baguie, sgrammaticate, che non hanno superato la terza media, che solitamente vivono in remoti paesini e a cui una parente ha “passato la mano”. Hanno i loro trucchi, i loro mezzi, e sono brave, per carità. Ma stanno morendo, appartengono al passato. Le nuove generazioni sono composte da persone fameliche di sapere. A cui non basta sapere che c’è bisogno di un limone e di qualche spillo per fatturare qualcuno, hanno anche bisogno di sapere perché funziona così.
Volete smascherare uno pseudo - Guru che gioca a fare il santone per approfittarsi delle sue adepte? Leggete qualche libro e tempestatelo di domande.
I libri vi doneranno libertà e ampiezza di pensiero. In ogni settore, a maggior ragione in questo.
Per diventare grandi, per capire le leggi sottili dell’universo, dovrete donare notti insonni alla sapienza. Niente vi verrà regalato.
Più studierete, più capirete di non conoscere (come disse Socrate, tanto tempo fa…).
Non demoralizzatevi, continuate. Camminate sulle teste dei giganti, degli esoteristi che, nei secoli, hanno fatto la storia.
E se proprio non sapete da dove iniziare, ricordatevi che ho scritto ben sei libri…

martedì 21 maggio 2013

I SOLITI SOSPETTI


Oggi voglio raccontarvi di un curioso evento che mi è successo qualche mese fa.
Sì, perché oggi parliamo di un tema scottante: il sospetto di una infedeltà.
Per me, abituata a fare consulti su questioni sentimentali, è una domanda all’ordine del giorno. “Ma lui mi è fedele?” “Vero che non mi tradisce?” “C’è una strana tizia su Facebook che mette Mi piace ad ogni cosa scritta da lui, devo preoccuparmi?” “La tabaccaia sotto casa lo invita sempre a prendere un caffè insieme, dobbiamo maledirli?” e amenità di questo genere.
Insomma, modestamente, è il mio pane quotidiano. Anche se a volte i compagni, più o meno fedeli, delle mie clienti, mi danno del filo da torcere. Sì, perché con le carte, come con qualunque sistema divinatorio, è possibile comprendere quello che una persona desidera. Una sorta di radiografia dell’anima. Ma è molto più difficile comprendere come quella persona agirà. Siamo dotati di libero arbitrio mica per niente. Io posso maledire mentalmente il mio vicino di casa che spara a palla Gigi d’Alessio la domenica mattina, e questo malessere le mie carte lo percepiranno. Ma anche se io poi decido di non accoltellarlo nell’androne, le carte resteranno brutte ugualmente. Perché la divinazione rileva più facilmente un pensiero interiore, piuttosto che la sua azione successiva.
Quindi, quando si tratta di uomini e di infedeltà per me è un casino. Ciò non significa che io non dia risposte attendibili, ma solo che devo sudare sette camicie per capire dove finisce il desiderio e dove comincia la mano morta.
Perché se la mia cliente sta con un uomo che ha, davanti alla finestra dell’ufficio, un cartellone pubblicitario di Intimissimi o Tezenis, il poveretto farà una sfilza di pensieri sconci uno dietro l’altro per tutta la giornata. Quanti uomini impegnati girano la testa di quasi 360 gradi, a mò di Esorcista, quando una bella ragazza, anzi, quando una ragazza scosciata cammina per strada? Quello è tradimento?
Il metal-detector delle mie carte entra in agitazione già per queste sciocchezzuole, quindi figuriamoci che Allarme Rosso quando il tizio dà un buffetto sul sedere alla cameriera del bar.
Che poi, nove su dieci, quando una cliente mi chiede, come prima domanda, se il suo partner è fedele, nove su dieci non lo è, e lei già da tempo ha un sospetto molto simile alla verità. Le donne certe cose le capiscono per istinto. Poi magari non vogliono vederle, o ammetterle a se stesse, ma dentro di loro le sanno.
Quando un uomo è infedele cambia, poche palle. O inizia a prendersi terribilmente cura del suo fisico, facendo jogging alle 5 del mattino e shopping alle 5 del pomeriggio, mentre prima era un irriducibile ciabattaro. Oppure diventa assente, irraggiungibile, come su un altro pianeta, e risponde solo a monosillabi. Oppure, il caso più carino, si sente orrendamente in colpa e quindi ricopre la sua compagna ufficiale di mille attenzioni.
C’è un detto che dice: “Quando un uomo ti regala dei fiori (o cioccolatini, gioielli, pelouche) senza un motivo, un motivo c’è”…
Insomma, sono un metal-detector delle infedeltà altrui. Finchè un giorno non sono tornata a casa e dalla giacca di mio marito è caduto qualcosa. L’ho raccolto. Era il biglietto da visita di una bellissima giornalista russa. C’era la foto nel bigliettino da visita, che ho subito conservato da usare come testimone magico. Il numero di telefono era pure sottolineato.
Piccolo consiglio per le mie clienti: vi capitano sotto mano foto, capelli, scritte della vostra rivale in amore? Conservateli. Voi non sapete cosa farci, io sì.
Tornando a noi, ciò che ha salvato mio marito è che abbiamo un tacito accordo: in caso di sua infedeltà, non lo incenerirei. Non subito, almeno.
Affronto mio marito con finta calma: hai conosciuto una ragazza russa ultimamente?
“Ah, sì, che sbadato, mi sono dimenticato di dirtelo! È passata dal negozio, vuole farmi un’intervista su una emittente nazionale russa!”
Ecco, chiunque avrebbe pensato a qualche balla colossale. Invece.
Se volete farvi due risate vedendo mio marito parlare di misteri, alieni e sette sataniche, senza capire una parola di quello che dice, vi lascio il link.
Il consiglio per oggi? Prima di maledirli con bamboline voodoo, incenerirli con antiche invocazioni in aramaico, prosciugare il conto bancario cointestato, dategli una possibilità.
In un caso su cento, stanno dicendo la verità.

http://www.youtube.com/watch?v=BoFLJ0f17bc&feature=youtu.be



lunedì 20 maggio 2013

THE DAY AFTER




Ieri, come praticamente tutti sapranno, ho organizzato, per la libreria Esotericamente, un evento, di tenore alquanto gotico, sulla falsa riga degli antichi Agonalia di tradizione romana.
Si è riso, ballato, scherzato, parlato di esoterismo, di fotografie e di danza. La sangria scorreva a fiumi (ebbene sì, devo rivelarlo: era proprio sangria), il tempo era bello, voi eravate abbastanza numerosi da riempire tutti i posti a sedere, e non eravate talmente numerosi da impedirmi di interagire e parlare, almeno un po’, con ognuno di voi da sola.
Mi lasciano sempre una strana sensazione, questi eventi che organizzo.
È bellissimo vedervi riempire il negozio, vedere i vostri sguardi, curiosi, che si spostano tra le mura, il portico e il cortile, assorbendo ogni cosa che incontrano.
Adoro condividere con voi l’atmosfera creata dalla musica, dai costumi, dalla presenza scenica delle danzatrici.
E ho trovato ancora più bello ammirare, insieme a voi, le opere di ampio respiro immortale del fotografo.
La cosa che però mi piace di più è farvi gli onori di casa, come una ricca signora dell’800, e versarvi personalmente da bere in una coppa di cristallo, che altro non è che un bicchiere di plastica rosso.
Queste cose mi piacciono a tal punto che poi, quando il sole inizia a tramontare e voi tornate nelle vostre case, alla vostra vita, sento un piccolo vuoto nel cuore.
È come se un po’ fossi anch’io quel negozio che vi ospita, e mi dispiacesse vedervi allontanare da quelle volte in mattone e quegli archi beige.
Mentre si allungano le ombre, dentro di me c’è una bambina che dice: “Ma come, è già finita la festa?” e punta un po’ i piedi perché vuole restare ancora anche se tutti stanno infilando i cappotti.
Allora inizio a sentire un po’ di freddo, un accenno di fame e i piedi stanchi, e il mio corpo comincia a dirmi che sì, è davvero ora di salutare tutti e andare a casa…
Tanto, mi ripeto, non vi ho persi, e in qualche modo tornerete nella mia vita, ed io tornerò nella vostra.
Tornerete a passeggiare attorno al negozio, e il vostro sguardo incuriosito si poserà ancora su qualcosa che vi ha affascinato.
Ci saranno altri eventi, altre occasioni per parlarci, sorridere, spartire qualcosa tutti insieme.
Quindi, per ora vi saluto e vi ringrazio per aver condiviso un pò di vita con me!


Alessandro Sicco Photographer