lunedì 7 aprile 2014

MARINUZZA E I LIMONI

Marco Donatiello Photographer

Sono una splendida esoterista, sono una pessima donna di casa. Anche se nel mio libro "Feng Shui" inneggio all'ordine e alla pulizia della casa come primo veicolo di ordine e di pulizia dell'anima, io personalmente sono ancora lontana da questa perfezione orientale.
Da qualche anno, in compenso, ho avuto la fortuna di conoscere una santa donna di nome Marinuzza, che è diventata, per tre ore alla settimana, la mia signora delle pulizie, la mia colf, la mia ancora di salvezza contro il disordine domestico.
Marinuzza è una energica donna del sud, sui 65, è un folletto dai capelli neri e con la forza di un caterpillar.
Ha una peculiarità che la rende inoltre unica, preziosa, magica. E non è quando mi lava i colorati a mano a 70 gradi, facendo diventare lilla o rosa qualunque canottiera di mio marito. Non è neanche il suo spasmodico amore per la candeggina, che trasforma le mie amate gonnellone nere in zebrate juventine.
Marinuzza è magica perchè non fa mai, MAI, domande. Nè strane occhiate. Nè gesti timorosi. E non è poco. Non per una famiglia di esoteristi.
Perchè Marinuzza sa che sotto il letto ci sono delle scatole misteriose che non devono essere toccate neppure con la scopa. Sa che nei quattro angoli della casa sono appesi quattro sacchettini con materiale non identificato, e tali devono rimanere. Sa che a volte porto a casa delle confezioni con su scritto "Materiale VOODOO" grosso come una casa. Vabbeh che Marinuzza non sa leggere nè scrivere molto bene, e "compra la candeggina" diventa "copra candegina", ma suppongo che il termine Voodoo sia di facile comprensione.
Marinuzza sa che, nel retro della casa, c'è un tavolino con i Tarocchi perennemente appoggiati in ordine sparso, e statue africane appese ai muri, con corna e sguardi poco benevoli.
Sabato scorso Marinuzza mi ha stupito.
Dovete sapere che svolgo spesso un lavoro di stregoneria popolare, unito alla tradizione cabalistica, il cui principale ingrediente è costituito dai limoni. E' un lavoro magico che mi piace molto, serve a rilevare e annientare onde negative, fatture e malocchi delle mie clienti.
Ogni sabato mattina, Marinuzza mi vedeva tornare dal mercato con grandi quantità di limoni. Quando apriva il frigo, era tutto un fiorire di limoni come manco in Sicilia.
Una mattina Marinuzza ha preso il coraggio a due mani e, vedendo due kg. di limoni sul tavolo di cucina, mi ha chiesto se poteva prenderli e ritirarli in frigo. Timidamente ho risposto:"Eh, no, mi servono per un'altra cosa, devo portarli in negozio...." (La libreria Esotericamente di Torino, per chi ancora fosse all'oscuro).
Marinuzza mi ha guardato con un'occhiata furba, mi ha sorriso col suo sorriso senza denti e mi ha detto:
"Mi raccomando, Stella, non spendere tanto per questi limoni allora, non prenderli biologici che costano di più, tanto per quello che servono a te l'importante è che siano limoni e basta".
Adoro la complicità tra donne, anche se di generazioni e di livelli culturali diversi.
Adoro il fatto che la mia donna delle pulizie mi dia consigli anche sui limoni, e che sappia per cosa mi servono.
Penso che quando Marinuzza deciderà di andare in pensione entrerò in un profondo stato di sconforto.


lunedì 31 marzo 2014

NEW ORLEANS



Era il mio compleanno. Era un regalo promesso da tempo. Era l'occasione di toccare con mano quanto avevo scritto nel mio secondo libro pubblicato, "Voodoo e Candomblè". L'alibi ufficiale era prendere più materiale magico possibile, ottenere maggiori conoscenze esoteriche per aprire una nuova linea di prodotti.
Quando siamo arrivati all'aeroporto coi biglietti in mano, non avevamo più scuse. Partenza per NEW ORLEANS.
The Big Easy,  la terra in cui i Loah ancora camminano, la città in cui prosperano decine di negozi esoterici, in cui esistono tante veggenti e cartomanti da lastricarne una via intera. Tra ombrose paludi cariche di storie raccapriccianti sul cannibalismo, cariche di cimiteri, croci e alligatori, per bar affollati dove i neri suonano il jazz piu' nostalgico del mondo, a contatto con le migliori sacerdotesse voodoo che adornano i loro altari.
New Orleans, tappezzata ovunque di teschi, su magliette, opere d'arte, insegne, bottiglie di rhum, portachiavi, souvenir. 
Perchè il patrono di New Orleans  è Baron Samedi, uno degli dei più popolari del pantheon Voodoo. Signore dei cimiteri, insieme alla sua spettrale sposa Maman Brigitte, lui è l'immancabile scheletro con cilindro, giacca nera e occhiali scuri.
Baron Samedi controlla i crocevia tra la terra e i morti. E'  anche il Loah della resurrezione e per questa sua capacità è spesso chiamato per la guarigione da parte di coloro che sono vicini alla morte. Solo lui può accettare un individuo nel regno dei morti, e spesso restituisce alla vita i bambini, le cui guance rosee non tollera di veder ghermite dal buio eterno.
Camminavo finalmente nella terra in cui il Voodoo non è bandito, in cui viene visto per ciò che è, ovvero una religione, e non Magia Nera.  Senza alcuna forma di paura, fanatismo, superstizione. Ero nella terra in cui, nel mercato centrale, insieme alla frutta ed ai panini di polpette di granchio (spettacolari), vendevano bamboline voodoo con estrema nonchalance.
Sono andata nella casa in cui viveva Marie Levau, la più famosa sacerdotessa Voodoo del luogo, colma di altari ai vari Loah, con ogni tipo di offerte. Monetine, collane, bracciali, profumi, rhum, sacchettini, ossa...
Poi sono andata a pregarla, sulla sua tomba nuovamente piena di  monetine, collane, bracciali, profumi, rhum, sacchettini. Le pareti erano state incise con una tripla X praticamente ovunque. Esse sono come un omaggio, un saluto, un modo per dire: io ci sono, quì davanti a te, e il passaggio tra i mondi non è mai stato tanto sottile. Ascoltami, busso tre volte alla tua bara, benedicimi, proteggimi, donami il tuo favore.
Ho visitato decine di negozi esoterici, che lì pullulano e sono frequenti quanto i bar e i ristoranti. Con la complicità di mio marito, mio compagno di viaggio, li abbiamo letteralmente svaligiati. A breve, sappiatelo, aprirà una piccola linea di prodotti dedicati alla magia di New Orleans, dall'Acqua di Florida alle saponette legate ai Loah (che a noi possono sembrare una cosa buffa, ma lì si usano parecchio).
Ho conosciuto, e conversato ampiamente, con la più popolare sacerdotessa Voodoo ancora in vita: Miriam. Una simpatica e allegra donna nera sui cinquant'anni, dotata di un calore senza uguali, fondatrice dello Spiritual Temple Voodoo, luogo di culto pieno di altari e di serpenti, in cui lei officia giornalmente, nonostante l'invadenza dei turisti.


Ho visitato le paludi Bayu, in particolare le Munchac, teatro passato di orrori quali il cannibalismo, lastricate di croci per colpa di una inondazione di parecchi anni fa.
Ho visto una delle vie più centrali della città lastricata di cartomanti e veggenti. Ogni metro ce n'era una, col suo banchetto, le sue carte, sfere, conchiglie, incensi e pietre.
Ho visto ossa di orso, lupo, coyote, cervo; denti, zampe e teste imbalsamate di alligatore, vendute insieme a cristalli e pietre burattate.
Ho ammirato la placida tranquillità del Mississippi, solcato dai battelli in una giornata di sole; e il misterioso silenzio del Mississippi, in un giorno in cui la nebbia saliva dalle acque e sembrava volesse inghiottire nuovamente la città intera.


Ogni notte e ogni mattina ero svegliata dai terremoti. Le falde acquifere sottostanti la città sono state da tempo svuotate, creando una serie quotidiana di piccoli terremoti di assestamento, a cui gli abitanti non fanno neanche caso (bellissima la conversazione con la ragazza della reception dopo la prima notte: "Ma stanotte c'è stato un terremoto!!!". Sua risposta: "Un terremoto? Che terremoto?").
C'è una cosa che però, girando per la città, mi ha fatto riflettere. Sono entrata una sera in uno dei ristoranti locali più carini del centro. Vado alla toilette per incipriarmi il naso, e noto che tutti i muri del bagno sono tappezzati di Vevè. I Vevè,  per chi ancora si fosse perso il mio libro "Voodoo e Candomblè" in cui lo spiego esaustivamente, sono i disegni rituali che permettono agli Dei del pantheon Voodoo di discendere tra di voi. Sono sigilli magici, potenti e vibranti, insomma, non sono una cosa da prendere alla leggera. Mi immagino quegli sfortunati Loah quando si sono sentiti richiamati dalla toilette di un ristorante. Mi stupisce che il locale, e l'edificio intero, siano ancora in piedi.




Perchè è proprio lì che volevo arrivare. New Orleans è bellissima, magica, lascia senza fiato. Però forse ha fatto un errore. Forse ha reso certe cose troppo commerciali. Per ogni maglietta con il Vevè di Baron Samedi che viene venduta ad un sorridente, pacioccone e ignorante turista americano; per ogni portachiavi, vino, o salsa di tabasco con il glifo di Samedi con teschio e tuba, e l'immancabile scritta "Voodoo", ovunque, che si tratti di pubblicizzare un ketchup piccante o un cocktail estremamente alcolico.

E poi, con gli occhi della mente, ho immaginato il Barone dei cimiteri rialzarsi dalla terra, stanco di farla tremare senza essere nemmeno più percepito, stanco di dover far finta di non vedere, attraverso i suoi occhiali da sole con una lente sola. L'ho visto alzare il suo cilindro fino al cielo, l'ho visto allearsi con le forze del vento e dell'acqua, nella terribile data del 29 agosto 2005, quando la forza della natura, a cui era stato dato un curioso nome di donna, Katrina, fece inginocchiare la superbia di uomini che volevano giocare a vendere gli Dei.
Cito nuovamente "Voodoo e Candomblè":


"Nel Voodoo, i Loah abitano le acque sotterranee.
Questo significa che le entità afroamericane sono estremamente legate alla Terra e ai suoi bisogni. Gli Dei sono vicino a noi. Non sono arroccati in un lontano Olimpo, non ci osservano dall’alto di un iperboreo cielo. Al contrario, percepiscono il rumore dei nostri passi, conoscono le strade che percorriamo, respirano la scia di emozioni che ci portiamo dietro.
Sono presenti, veloci, terreni. "

Dopo oltre dodici ore di volo, sono tornata a casa, nella terra in cui i Loah non sono ancora così forti da far tremare la terra e decidere del destino dei suoi abitanti. Ne sono stata in parte sollevata... e in parte ho provato nostalgia.









sabato 8 marzo 2014

TI AUGURO

Ti auguro di trovare in te la dolce stabilità di Parvati, Dea indiana, figlia della stabilità delle montagne,
paziente e benevola consorte di Shiva.
Ti auguro di percepire nell'anima anche la battagliera ed inquieta Morrigan, la triplice Dea celtica che compare, nera come un corvo e profonda come la morte, sui campi di battaglia.
Ti auguro la caparbietà e la costanza di Iside, che, accecata di lacrime per aver perso il suo sposo, raccolse i suoi pezzi sparsi per tutto l'Egitto e con la Magia dell'amore più grande riuscì a concepire da lui un figlio divino.
Ti auguro la candida ingenuità di Persefone, la Dea - fanciulla dalle guance pallide come alabastro, che imparò a governare un regno sotterraneo.
Ti auguro inoltre la materna pazienza di sua madre Demetra, che per sei mesi all'anno vive con l'assenza della figlia nel cuore.
Ti auguro di trovare in te la furba civetteria di Oshum, la brasiliana Dea dell'amore, ricoperta di oro e miele, Signora dei dolci inganni.
Ti auguro la furia combattiva di Sekhmet, Colei che è potente, Dea egizia dal volto di leone che spande, negli aridi deserti, il suo alito di fuoco per punire i nemici che non si assoggettano al volere divino.
Ti auguro la saggezza della romana Minerva, arguta e limpida di pensiero, capace di guarire e ferire allo stesso tempo.
Perchè ogni donna è anche una Dea. Anzi, è tutte le Dee che nei secoli l'hanno guidata e protetta.
Ogni donna che conosco ha nel suo cuore e nel suo grembo la luce brillante del Divino.
Auguro a tutte voi, oltre che a me stessa, di vivere sempre senza nascondere o rinnegare l'arcaico mistero dell'essere Donna, e di far discendere in questo mondo terreno le antiche Dee.





venerdì 7 febbraio 2014

L'ACQUARIO MALEDETTO



Qualche tempo fa ho preso una stoica decisione. Comprare un acquario. Sarà che, mentre scrivevo "Feng Shui - Architettura dell'Anima", decantavo ampiamente le qualità sottili dell'acquario, che nei Paesi d'Oriente sembra apportare fortuna e ricchezza, in quanto potenzia l'elemento Acqua.
Così, portafogli alla mano, ho acquistato una vasca con un bellissimo pesce combattente maschio, due femmine combattenti (ammiccando, il commesso dell'acquario mi confessava quanto i combattenti maschi amino l'harem,ed entrino in profonda depressione se non hanno almeno un paio di partner a disposizione).
Poi nel regno del combattente maschio occorrevano i servitori, ovvero i pesci pulitori dell'acquario, di due specie diverse. La sabbia doveva essere scura, e necessitava anche di alghe e anfore per premettergli di nascondersi e fare agguati, grandi e nobili passatempi del pesce combattente.
Ripescai dal cassetto un'anfora regalatami dalla suocera, che nel nuovo acquario pareva un bijoux.
Tutto perfetto.
Tranne per il fatto che il mio acquario si rivelò, nell'immediato, essere stato maledetto da qualche antica divinità pre-poseidonica.
Il maschio combattente, che era la star dell'acquario, attorno a cui tutto ruotava, perse tragicamente la vita dopo poche ore. Il giorno dopo, uno dei pesci pulitori decise di suicidarsi saltando fuori dall'acquario.
Il terzo giorno, un altro pesce decise di passare a miglior vita, e lo vidi tristemente galleggiare a pancia all'aria.
Dentro di me serpeggiava un silenzioso presentimento. Non so se avete presente la scena iniziale del film horror "Poltergeist" (che mi traumatizzò nell'infanzia). La scena iniziale mostrava un pesce rosso che moriva nel suo acquario e veniva gettato nel water. Io, che l'acqua del water l'avevo già tirata tre volte, cominciavo a immaginare strane negatività. Una mia amica sul web, il giorno dopo se ne uscì scrivendo una roba del tipo: "In questi giorni tutte le donne a me spiritualmente collegate e affini stanno subendo un lutto. Chissà cosa sta succedendo?".
Ripensavo alle dinamiche della magia popolare, secondo cui quando una maga, o una strega, è sotto attacco magico, i primi ad ammalarsi e a morire sono i suoi famigli, ovvero i suoi animali domestici.
Già stavo aprendo il libro nero dei miei nemici e presunti tali, per iniziare un ciclo distruttivo di ritorno delle fatture al mittente, quando decisi di fare un salto anche dal rivenditore dell'acquario, giusto per escludere ogni causa razionale. Il negoziante analizzò l'acqua dell'acquario e mi rivelò, senza ausilio di carte o pendoli, chi aveva procurato la morte dei miei pesci. Mia suocera. Ebbene sì. Quell'anfora, da lei regalata, aveva una letale concentrazione calcarea, che avrebbe ucciso persino piranha, torpedini, scolopendre e squali.
L'anfora maledetta della suocera.
Ci sto ancora ridendo sopra. Ho tolto l'anfora, cambiato l'acqua, sostituito i pesci, disposto uno scaramantico teschio nell'acquario, dentro cui il mio nuovo maschio combattente ama andare ad infrattarsi, anche con le sue due mogli, ogni tanto. Eros e Thanatos.
Tutto ciò fa molto acquario maledetto.




lunedì 27 gennaio 2014

COSA AMO DEL MIO LAVORO



Cosa amo del mio lavoro, anzi, dei miei innumerevoli lavori riassumibili col generico termine "esoterista".
Amo accendere le candele, e vedere che il mio studio con le pareti azzurre si ammorbidisce, diventa quasi liquido, per contenere e avvolgere le violente maree emotive delle mie clienti.
Amo bruciare l'incenso, e seguire con gli occhi le mutevoli volute. Mi piace chiudere un attimo gli occhi e respirarlo, ho l'impressione di elevarmi anche solo con questo gesto così semplice.
Amo, quando devo svegliarmi alla prima ora magica, ovvero all'alba, per compiere un rituale di Magia Salomonica, vedere la città trasformata. Quella che abitualmente è la via più centrale di Torino, gremita di gente, all'alba è completamente deserta. Solo alcuni baristi stanno spostando il dehor, con le serrande ancora a metà. Il cielo a quell'ora è ancora scuro, e sta decidendo se accogliere la luce del sole, o dormire ancora un pò. Apro la porta del negozio, accendo una sola luce e scendo le scale, al termine delle quali il mio piccolo tempio, un Athanor, è già sveglio come me, e pronto a mettermi in contatto con le entità che invocherò.
Amo quando una cliente di cui non ricordo più il volto, che non vedo da mesi, si siede davanti a me ed esordisce con la frase: "Stella, quello che hai detto si è avverato tutto". Amo un pò meno quando scopro che quello che si è avverato era soprattutto qualche evento spiacevole.
Amo quando mi chiedono di scrivere una dedica sul mio libro appena acquistato, e io inizio a scriverci un tema.
Amo il fatto che questo lavoro non è in grado di annoiarmi, e credo che non mi annoierà per i prossimi cinquant'anni.
Amo il fatto che le persone mi raccontano subito la loro vita più nascosta e segreta, i loro più inconfessabili desideri e pensieri. Spesso, so più cose io su di loro di qualunque altra persona gli sia vicina. Amo, quindi, l'immensa fiducia che mi viene quotidianamente concessa.
Amo il cappuccino schiumante, tra un consulto e l'altro, che mi scalda la gola e mi impedisce di perdere la voce.
Amo l'allegra confidenza che si instaura, durante un giro di carte o un corso di Tarocchi. Amo fare qualche battuta, ridere e far ridere. Perchè secondo me l'esoterismo è luce, gioia, allegria, complicità.
Amo quando un editore decide di pubblicarmi un libro, all'incirca in questo periodo dell'anno, e anche quest'anno è successo.
Amo quando scopro qualcosa di nuovo, parlando con qualcuno che ne sa più di me, o leggendo un libro particolarmente interessante. E mentalmente penso al modo di inserire questa nuova informazione all'interno di un corso, di un seminario o di un libro.
Amo preparare un evento, amo contattare le persone che vorrei che partecipassero, amo preparare la scaletta su come si svolgerà la serata.
Amo gli specchi del negozio, che riflettono la mia immagine vestita di scuro. Amo varcare quella porta, e trovare sempre qualcuno da salutare e con cui scambiare due chiacchiere.
In ultima analisi, amo decisamente tanto il mio lavoro.





venerdì 24 gennaio 2014

LA CARTOMANTE MI HA MALEDETTO!!!

Marco Donatiello Photographer

Esiste una leggera forma di psicosi, che ogni tanto attanaglia le mie clienti, oppure le persone di passaggio dal negozio.
Non è una cosa che emerge all'inizio del consulto, ma, una volta scaldata sulle domande principali, la mia cliente timidamente confida il suo cruccio.
A volte, io sono la prima cartomante/maga/consulente esoterica/psicologa con cui chi varca la porta del negozio ha a che fare.
A volte no.
In questi secondi casi, la mia cliente inizia a confidarsi dicendomi che prima si faceva seguire dalla Maga Tal dei Tali. Già solo per capire a chi si riferisca ci vuole un notevole sforzo. Noi operatori dell'occulto amiamo i nomi strani, è tutto un fiorire di divinità dell'epoca romana, costellazioni e altri termini difficilmente pronunciabili. Da una che si fa chiamare "maga Lilith", ti aspetti una sorta di giovane ed affascinante donna, di origini ebree, coi capelli rossi e lo sguardo perfido.
Invece scopri che la maga Lilith è una sorta di matrona napoletana ultrasessantenne col porro sulla guancia in stile Blavatsky. Magari è la sua reincarnazione, va a sapere. (Magari! in tal caso, mi rivolgerei pure io alla Maga Lilith!).
Che poi, lo so, io gioco in casa, perchè Stella è davvero una parte del mio nome.
Comunque, la mia cliente mi confida di essersi precedentemente rivolta ad un'altra cartomante. I casi sono quattro. O le due sono rimaste in buoni rapporti di amicizia, e io devo solamente confermare, o dissentire, dai pareri dell'altra cartomante.
Oppure, la cartomante ha "spennato" la mia cliente, e lei al quarto stipendio dilapidato in tal modo, senza vedere il risultato ottenuto, ha deciso di cambiare aria.
Oppure ancora, la cartomante è in ospedale, inferma e dolorante (è la vecchia guardia, d'altronde), e scruta con astio profondo le clienti che giungono al suo cappezzale coi fiori, sperando in cambio in un giro di carte tra una flebo e un pappagallo.
L'ultima opzione, quella che voglio approfondire oggi, riguarda un dubbio lacerante. Che la vecchia cartomante/maga/porrosulnaso abbia maledetto la mia cliente.
Per carità, magari i mezzi per farlo ce li aveva pure: dalle fotografie, alla data di nascita, ai peli delle orecchie della mia cliente, non manca niente. Anzi, forse una cosa sì, una cosa manca: il Movente.
Perchè una consulente che passa già il suo tempo tra bamboline, spilloni, limoni, candele e incensi deve pure prendersi la briga di macchiarsi il karma e spendere soldi in materiali magici per maledire qualcuno nel tempo libero?
E se proprio decide di maledire qualcuno aggratis, perchè quel qualcuno dev'essere la mia cliente? Suppongo che ogni maga abbia già le sue antipatie personali, dalla suocera pettegola, alla maestra che ha sospeso suo figlio, al commerciale di Pagine Gialle, a cui deve dei soldi. E' vero, non ve l'ho mai detto. Sapete perchè le inserzioni su Pagine Gialle costano molto di più ad una maga piuttosto che ad un salumiere o un idraulico? Perchè le maghe appartengono alla categoria che maggiormente scompare senza aver saldato la fattura. Quindi, le rare maghe che pagano l'inserzione, la trovano a prezzo maggiorato per colmare le lacune delle colleghe latitanti. Me lo confidava, con sguardo risentito, proprio un commerciale di Pagine Gialle, qualche anno fa.
Comunque, dicevo, una maga, se proprio deve maledire qualcuno, punta ai suoi nemici, non alle sue clienti.
Quindi, se qualche mia cliente  ha mai nutrito questo dubbio su di me, ora può dormire sonni tranquilli. La vostra cartomante di fiducia non ha intenzione di maledirvi, nè oggi nè mai.


lunedì 6 gennaio 2014

ATTENTI ALLA BEFANA!

Io vi metto in guardia. Lo so, è già tardi, ed il danno sarà già avvenuto. Prometto, l'anno prossimo, di essere più solerte e di avvisarvi per tempo.
Perché dovete sapere che, nel centro Italia, in Toscana in particolare, i miei antenati in questo giorno avevano una curiosa tradizione.
Era usanza credere che, la persona che avrebbero incontrato per prima, nella mattina del giorno della Befana, avrebbe reso fortunato o infausto tutto l'anno a venire, fino alla vigilia dell'Epifania successiva.
Se, al momento del risveglio o subito dopo, si fosse incontrato un uomo, o un giovane, un ragazzo, l'anno sarebbe stato propizio.
Se, al contrario, si fosse incontrata una donna o una ragazza, l'anno a venire sarebbe stato infausto e sfortunato.
Stessa sorte, se la prima persona che varcava la soglia di casa fosse appartenuta al genere femminile.
Chissà, forse si credeva che, in questa giornata, alle donne e alle fanciulle venisse donato il prezioso potere della magia. Solo per un giorno e una notte, il tempo di volare a cavallo di una scopa, di maledire con lo sguardo qualcuno che se l'era meritato, di sentirsi un pò Strega.
Per poi tornare, al calare delle tenebre, alle proprie dimesse occupazioni domestiche, tra lo strattonare alla gonna di un figlio, e un bollito che cuoce in pentola.
Gli antenati della mia terra erano così ligi a tale tradizione, che chiedevano alle loro compagne ed alle loro figlie di non varcare neanche la porta di casa per uscire all'esterno. Quello era il giorno delle Streghe, dopotutto. Niente di buono poteva capitare ad una donna che usciva per strada a raccogliere quelle voci sussurrate nel forte vento della Tramontana. Ed ogni porta a cui ella avrebbe bussato, difficilmente si sarebbe aperta. Nessuno la avrebbe accolta volentieri, nel giorno in cui uno sguardo femminile è capace di maledire, paralizzare, recare sciagura.
Che cosa buffa, se penso a quello che è diventata oggi la festa della Befana, con calze e calzettoni ripieni di dolci per i bambini.
Una tradizione molto più dolce, piemontese e non solo, fa nascondere dalle mani di una donna una fava all'interno di una focaccia zuccherina. Ogni componente della famiglia ne mangerà una fetta, esprimendo silenziosamente un desiderio. Chi troverà la fava, se saprà conservarla nella propria tasca senza mai perderla, vedrà realizzato il desiderio che aveva chiesto.
A me piace ricordare ed onorare queste antiche tradizioni giunte a noi.
Appena mi sono svegliata, stamattina, ho fatto in modo di incrociare, per primi, gli occhi di mio marito.
E se qualcuno frugasse nelle tasche del mio cappotto, ci troverebbe dentro la fava dell'anno scorso.


Marco Donatiello Photographer