mercoledì 3 settembre 2014

ADDESTRAMENTO


Marco Donatiello Photographer

Tornata dalle vacanze. Quì si lavora a ritmo sostenuto. Temevate, dopo due mesi di latitanza da blog, che una tromba d'aria marina mi avesse annientato. Che una torpedine mi avesse avvolto tra le sue spire elettriche. Invece niente. Sono tornata, ritemprata nello spirito e nel corpo.
In questi mesi estivi mi è capitata una cosa curiosa.
Alcuni ragazzi e ragazze mi hanno rivolto, chattando, la stessa domanda.
Ovvero, se io dovessi addestrare un neofita, una persona che si affaccia per la prima volta alla Magia, da dove inizierei?
Mi sono sentita molto maestrina di Hogwarts. Premetto che io tengo presso la libreria Esotericamente numerosi corsi, tra cui quello di Magia, livello base. In cui mescolo nozioni di Teurgia, Magia dei Salmi, Candomblè, Stregoneria popolare italiana, Ermetismo.
Di modo che l'allievo capisca il tipo di Magia verso cui è più portato, che sente più affine a sè.
In questo corso di magia, affronto però gli aspetti più pratici ed esterni, tecnici, ritualistici.
Non affronto invece eccessivamente la preparazione interiore del Magus. Che è importante quanto l'utilizzo delle giuste invocazioni, della ritualistica corretta.
Allora. se io decidessi di mettere alla prova un neofita che vuole diventare un Magus, come lo addestrerei?
Iniziamo dalle quattro Azioni Magiche di millenaria memoria. Acqua, Aria, Terra, Fuoco, i quattro elementi della materia, che il Magus deve saper padroneggiare perfettamente.
Si traducono nelle quattro Azioni Magiche del Volere, Sapere, Osare e Tacere.
Cominciamo dalla prima, dalla Volontà.
Adepto, sorprendimi con l'utilizzo della tua Volontà. Astieniti da tutto quello da cui attualmente dipendi. Prova a non nutrirti di carne e pesce per una settimana. Non bere alcool. Non fumare. Non avere rapporti. Per una settimana. Ti sembrerà strano quello che ti chiedo? E' il primo passo per comprendere quanto è forte la tua forza di volontà. Non ti chiedo di continuare questo regime da santone per tutta la vita, ovvio. Serve per comprendere quanto sei determinato.
Seconda azione magica: Sapere.
A volte qualcuno mi dice: "tutto quello che so me l'hanno insegnato gli spiriti, non ho bisogno di leggere, di aprire alcun libro". Adepto, per favore, vai in una bella libreria esoterica (un nome a caso? Esotericamente, Via Garibaldi 18, Torino). Possibilmente evita di comprare online tipo da Ibs, Amazon e affini. Perchè? Perchè risparmierai anche un paio di euro, ma impoverirai l'editoria e l'imprenditoria libraria italiana. Fine spazio pubblicitario ed etico.
Dicevo. Adepto, vai in una libreria esoterica, oppure se sei in ristrettezze in una bella e fornita biblioteca.
E leggi. Impara, apprendi, confronta. Cammina sulle teste degli Esoteristi che hanno fatto la storia.
Terza azione magica. Osare.
Adepto, supera le tue paure, i tuoi timori. Temi il mondo dell'Oltretomba? Obbligati a trascorrere una serata oltre il muro di cinta di un cimitero, dal crepuscolo in poi. Se hai invece un'anima gotica puoi evitare... :-)
Non tocchi i Tarocchi da quando avevi predetto la morte di qualcuno, puntualmente avvenuta? Riprendi il tuo mazzo ed esercitati. Affronta ciò che più temi dell'esoterismo. Nulla di questo settore deve sembrarti alieno. (sacrifici animali a parte, magari... Quì emerge la mia vena fortemente animalista).
Ultima ma non meno importante azione magica: Tacere.
Comunicazioni lavorative a parte, prova ad entrare nel regno del silenzio per una settimana. Astieniti da Facebook, Whatsapp, Instagram, Messenger, Twitter. Rispondi brevemente anche al telefono.
Isolati dal mondo per sette giorni. Fai una sorta di ritiro spirituale. In quei sette giorni evita feste, incontri con amici, locali chiassosi. Ritrova la tua essenza nel silenzio del cuore.
Se riuscirai a compiere queste quattro Azioni Magiche, tutte e quattro, sarò fiera di te, e saprò che un nuovo Adepto si avvicina, seriamente, al percorso magico.


lunedì 30 giugno 2014

TECNICHE DI SEDUZIONE FACILE

L'estate è arrivata, con la sua voglia di leggerezza, trasgressione, voglia di divertirsi.
Molte mie clienti mi chiedono se avranno qualche piacevole flirt estivo, se cambiando aria incontreranno l'uomo giusto, o almeno qualcuno in grado di far loro trascorrere ameni e piacevoli momenti.
Così, voglio dare anch'io qualche consiglio di seduzione facile facile, scimmiottando quelli che compaiono a caratteri cubitali nelle varie riviste femminili. Già quello è imbarazzante in effetti, io sono lì magari al parco con mio figlio, e leggo una rivista tipo Cosmopolitan o Glamour che riporta a caratteri fluo "10 mosse hot per farlo impazzire a letto", oppure "lei lui e l'altra". Devo ricordarmi di andare al parco con riviste tipo "Mamma e bimbo", dove l'articolo più allettante è "pupù e pannolini, come salvarsi". Sappiatelo, da quelli non ci si salva mai, ma questo è un altro discorso. Tecniche di seduzione facile, oggi voglio svagarmi.
Intanto, io sono una fedelissima fautrice e propagandista dell'efficacia del linguaggio corporeo e delle microespressioni del volto. Ci sono alcuni segnali chiarissimi di interesse. Perchè il corpo, a differenza delle parole, è raro che menta.
Situazione classica, primo appuntamento informale, tipo un caffè insieme al bar con un tizio che ti piace.
Per sapere se anche lui è attratto, comincia a guardare se il suo corpo effettua dei segnali di chiusura. Ovvero: ha le braccia incrociate, il busto lievemente ruotato rispetto alla tua traiettoria, una gamba sull'altra, lo sguardo che si sposta spesso dai tuoi occhi per guardarsi attorno? Non è a suo agio, o forse non è interessato a te (in questo caso è sicuramente gay, valido baluardo giustificativo che noi donne mettiamo in campo in questi casi).


Se, al contrario, il ragazzo con cui stai uscendo ha braccia e gambe aperte rispetto alla tua traiettoria, lo sguardo e il busto frontale, è un buon inizio. Se tiene almeno una gamba con il piede e il ginocchio rivolti verso di te, è indice di attrazione. Ovvio, non puoi dirgli "scusa, devo controllare una cosa" e guardare sotto il tavolo verso le sue gambe. Potrebbe fraintenderti... :-)
Ottimo se ogni tanto si accarezza le braccia (segnale implicito del tipo "guarda che bicipiti che mi ritrovo!"), oppure se, alzato in piedi, infila le mani in tasca tenendo i pollici esterni (equivale ad indicare i preziosi gioielli di famiglia). Per uomini e donne, inoltre, un segnale di interesse è rappresentato dal toccarsi spesso i capelli e umettarsi le labbra (quindi, evitate di farlo se state uscendo con un ragazzo a cui volete dare una negativa... potrebbe restare interdetto!). Occhio anche alle pupille, se una persona è attratta, si ingrandiscono. Ma non siate tristi se lui vi guarda con pupille grosse come uno spillo, magari avete una grossa finestra luminosa alle spalle. Ovviamente questa regola non vale se siete ad un rave-party e state fumando erba...
Ok, ora sappiamo che il vostro lui è attratto e interessato a voi. Ma è sincero? Tranne in rari casi di mentitori seriali e professionisti, un ottimo indice di bugia rimane lo sfregarsi il naso, come un Pinocchio a cui sta crescendo un tronco d'albero tra gli occhi, tanto grosse le sta sparando. Utile anche guardare le mani. Mentre lui parla e gesticola vi mostra i palmi? E' un indice di sincerità. Guardare le mani è sempre utile, altrimenti potrebbe sfuggirvi il cerchietto di pelle bianca all'altezza dell'anulare sinistro, indice da allarme rosso di uomo sposato che si è appena nascosto la fede nel taschino.
Il gesto che però vi permette, mentalmente, di esclamare "Bingo!"è rappresentato dalla gestualità "a specchio". Ovvero, lui tiene le stesse pose che fate voi? Mettete una mano sotto il mento e lui fa lo stesso? Avete un braccio appoggiato al tavolo e uno sulle gambe, e lui tiene lo stesso assetto? Significa che avete rotto il ghiaccio, c'è feeling... Se volete mettere il vostro partner a suo agio, imitate voi la sua postura (a meno che non abbia segnali di chiusura, in questo caso imitatelo, ad esempio incrociando le braccia, e poi apritele, magari con un bel sorriso, sperando che lui a sua volta vi imiti...).
Questo è l'ABC della seduzione con il linguaggio del corpo, che in realtà ogni mia cliente single conosce a memoria, molto meglio di me...
E ora buona estate, buoni incontri sotto l'ombrellone, buon aperitivo col bel tenebroso di turno, buon caffettino al bar per conoscervi meglio...
Io vi aspetto in studio coi resoconti post-appuntamento!



lunedì 23 giugno 2014

BASSO PROFILO


Stamattina ero assorta in profonde riflessioni.
Perchè mentre la gente normale al lunedì mattina vaga strisciando per la casa e per il posto di lavoro alla ricerca di un caffè, di un'aspirina o di uno Xanax, io per non mostrarmi da meno mi pongo domande esistenziali.
Così, riflettevo su quella cosa inafferrabile, veloce come un treno ad alta velocità e ambigua come il sorriso della Gioconda, che la gente definisce "Felicità".
Non riflettevo tanto sulla felicità fine a se stessa, quanto su come alcune persone, me compresa, la vivano, in quei fugaci attimi in cui siamo su quel treno, su quella giostra, davanti a quel quadro di felicità immensa e incommensurabile.
Perchè c'è chi la felicità la esterna, sale su un grattacielo di cinquanta piani e dall'attico più alto la grida ai quattro venti, compra un megafono e assorda di entusiasmo i suoi amici e conoscenti.
E poi esiste chi, la felicità, quasi la teme. Ne ha paura, ne parla a bassa voce. La bisbiglia come se fosse una frase sconcia sussurrata in chiesa al proprio vicino di banco.
Ecco, io appartengo alla seconda categoria.
Alla categoria di quelli che tengono un basso profilo, che si alzano il bavero dell'impermeabile per nascondere il proprio sorriso di impagabile felicità, mica uguale ai sorrisi di circostanza che ogni giorno sforniamo al mondo.
Probabilmente ho paura degli Dei.
Temo la Nemesi, la collera divina, la giustizia implacabile, la figlia di Zeus e Notte, che si aggira alata, armata di spada e clessidra, il cui unico compito è quello di ripristinare l'equilibrio, l'armonia interrotta da uno stadio di eccessiva, ineguagliabile, assoluta felicità.
Temo anche la Hybris, la punizione inflitta dagli Dei a chi si macchia di tracotanza ed è superbamente ed oltraggiosamente felice.
Temo inoltre Ananke, l'inflessibile Dea dal cuore di pietra, sovrana della necessità, dell'inflessibilità del destino, attorno a cui il mondo ruota e continuamente si trasforma.
Del mondo umano, invece, temo l'invidia, la gelosia, la malignità di chi vorrebbe veder scomparire il sorriso dal volto altrui. Temo la grettezza d'animo di chi biascica: "Eh, goditi questi momenti, che tanto mica durano per sempre", di chi, davanti alla felicità altrui, inizia a snocciolare disgrazie e sciagure finchè non è riuscito a cancellare ogni ombra di allegria dal volto del suo interlocutore. Perchè, a livello sottile, questi soggetti nefasti possono davvero modificare, in negativo, il mondo materiale (detto un pò grezzo, portano una tigna micidiale).
Insomma, chiedetemi se sono felice, in questo lunedì mattina.
Mai una gioia. Profonda depressione. Passatemi uno Xanax.

mercoledì 11 giugno 2014

TRACCE

Qualche mese fa sono entrata da Norman per un caffè veloce.
Mi aspettavano degli amici, volevano presentarmi una persona. Io adoro il bar Norman. E' in una via centrale di Torino, e ha alcuni tra i più strepitosi lampadari di cristallo al soffitto.
Io quei lampadari li conosco a memoria. Diecimila anni fa, quando ero una giovane studentessa che lavorava per pagarsi Psicologia, a volte facevo la commessa in un negozio che restaurava lampadari di cristallo. Le due vetrine erano completamente invase dai due lampadari di Norman da restaurare, bellissimi nella loro algida e pura lucentezza. Quando arrivava la sera e li accendevo, il cristallo sfaccettato nei colori dell'arcobaleno mi teneva compagnia, nelle lunghe serate invernali in cui rimanevo in negozio da sola.
Così, entrare nel bar e  ritrovare i miei amici di cristallo a salutarmi, dopo averli persi di vista per circa dieci anni, mi ha scaldato il cuore.


Al tavolo mi è stata presentata una osteopata sui cinquant'anni, dall'aria serena, il volto sorridente, il corpo minuto e asciutto.
Tra un caffè e un dolce, non so neanch'io come mai, a un certo punto, anche un pò bruscamente, mi sono fermata, l'ho guardata negli occhi e le ho detto:
"Sai che c'è una cosa che ancora non ho capito del corpo umano? E' una cosa che mi sfugge. A volte i miei clienti mi chiedono di dare un'occhiata anche alla loro salute, con le carte. Ovvio, la prima cosa che consiglio è un accertamento medico, a mio parere la cartomanzia non può sostituirsi all'analisi medica. Così, giusto per dare un'occhiata ai punti di forza e debolezza del loro organismo, prendo alcune carte. E ho scoperto una cosa bizzarra. Esistono alcuni malesseri che lasciano il segno.
Possono essere passati vent'anni, ma loro hanno lasciato una traccia indelebile, come le striscie di un 4X4 sulla neve immacolata, come una cicatrice, come una grossa X tracciata con un pennarello rosso. Con le mie carte, questi malesseri mi compariranno come attuali, anche se sono trascorsi decenni e la persona, per prima, sembra averli dimenticati. Forse la mente dimentica, mentre il corpo no. E quel segno sottile viene rilevato dalla veggenza, o dal tocco esperto di una mano."
Anche l'osteopata annuiva.
Non so per quale motivo sia così, ma a me capita spessissimo con due malesseri in particolare. Ed è raro che mi sfuggano. Il primo, è il male del secolo. Spesso ho difficoltà anche a nominarlo. La proliferazione di cellule impazzite, il cancro silenzioso e strisciante. Possono essere passati vent'anni, la mia cliente può esserne totalmente guarita, con un intervento chirurgico e con le terapie, ma le mie carte lo rileveranno come se fosse ancora lì, come se avesse lasciato un marchio in quel corpo. Forse è davvero così, si rimane segnati da questa esperienza, nulla tornerà più come prima. Sopravvivere reca con sè un dono prezioso: il valore della vita. Che prima si dava quasi per scontata.
Il secondo malessere che, ho riscontrato, rimane per sempre, è l'aborto. Quando una donna ha abortito, anche se tantissimi anni prima, ed anche se in seguito ha avuto altri dieci figli, a livello sottile resterà una traccia. Nuovamente indelebile. Senza addentrarmi in giudizi etici e morali, vorrei capire perchè questi due pesanti avvenimenti lasciano una traccia. Forse quando si ha a che fare, in maniera così vivida e vicina, con la morte, se ne rimane in parte macchiati. Segnati, diversi. Anche se indosseremo i vestiti più colorati e il sorriso più allegro, qualcosa di noi non tornerà più uguale a prima. Come aver varcato una porta che si è chiusa alle nostre spalle. Non saprei come altrimenti interpretare il fatto che se una mia cliente mi chiede della sua fertilità, e anni fa ha abortito, quella cosa mi comparirà dalle carte come se fosse appena successa.
E se una sopravvissuta da un tumore mi chiederà genericamente della sua salute, senza avermi accennato a niente, a me quell'orrenda malattia comparirà come se non fosse ancora stata sradicata.
Come si può tornare ad essere nuovamente puliti come cristalli luminosi e sfaccettati?
Senza tracce di sofferenza sul corpo? Chissà, forse sarebbe come chiedere ad un veterano di guerra di cancellarsi i segni dei proiettili con la chirurgia plastica.
In questo mondo dove solo il bello, il perfetto, l'incontaminato sembrano esistere, imparare ad accettare le tracce del proprio dolore è una delle principali conquiste spirituali.

venerdì 16 maggio 2014

RETROSCENA



Conosco una coppia di anziani. Ve la descrivo, come appaiono, visti dall'esterno.
Hanno sui settant'anni, lei formosa matrona con capello rosso, lui magro, scavato e lento nei movimenti.
Abitano di fronte a me, li incrocio praticamente ovunque.
 Li incontro al supermercato, in farmacia, per strada. Lei sembra il bastone della vecchiaia di lui, lo sorregge con fare amorevole, un passetto alla volta, nelle pazienti e lente camminate dai passi malfermi.
Quando vado in chiesa (ebbene sì, appartengo a quella categoria di esoteriste che vanno in Chiesa... Come riuscirei a trafugare l'acqua santa per i miei lavori di purificazione, altrimenti?).
Dicevo, quando vado in chiesa lei è sempre presente al rosario delle sei di sera, in prima fila. E anche lei si stupisce della mia presenza in chiesa, in effetti.
Perchè lei tempo fa è stata mia cliente.
Quando poi l'impervia scalinata per accedere al mio studio è diventata troppo pericolosa, non ho più potuto farle consulti.
Però, però, mi ricordo bene tutto.
Visti dall'esterno loro erano per me la coppia di anziani perfetta, che sta insieme tutta la vita con amore, devozione, dedizione. Erano l'esempio che io portavo agli occhi del mondo, su come avrei voluto la mia vecchiaia, accanto alla persona amata.
Poi, lei un giorno si è seduta davanti a me nello studio, per farsi le carte, e la sua prima domanda mi ha ghiacciato.
"Quando muore mio marito?".
Credevo fosse preoccupata per la sua condizione di salute. Anche se di solito, la domanda di circostanza é : "Come starà mio marito?". Pensando di farle cosa gradita, davanti ad un tripudio di carte positive l'ho rassicurata sulla lunga resistenza fisica del suo amato consorte. Lei, indispettita e con le lacrime agli occhi, mi ha rivelato sbottando che la vita con lui era un inferno, lo era sempre stata, e lei non vedeva l'ora di rimanere vedova per rifarsi una vita.
Rifarsi una vita. A settant'anni suonati. Danzando allegra sulla tomba del marito.
Dovevo capire da dove arrivasse tutto questo astio covato e, devo ammetterlo, perfettamente nascosto.
Immaginavo scene inaudite di violenza domestica, un marito infedele e ubriaco. Anche se, da quello che sapevo, il marito era stato un medico rispettabilissimo prima della pensione, ligio al dovere, dotato di grande etica e moralità.
Lei mi rivelò che il suo matrimonio era stato infernale perchè il marito era geloso e quindi non le aveva mai permesso di intrattenere amicizie maschili. 
Probabilmente a questa rivelazione devo aver assunto la faccia di un punto interrogativo. Per carità, io non sono qui per giudicare, ma suppongo che i matrimoni infernali siano fatti di un'altra pasta. Come pure i mariti che si meritano mogli che di nascosto vanno dalla cartomante per contare con gioia quanti mesi di vita mancano al trapasso.
Come sono diverse le cose, viste dall'esterno. Persone insospettabili dalla doppia vita, con i vizi, i difetti e le perversioni più bizzarre. Siamo tutti angeli al pubblico, con un mostro nascosto sotto al letto, che di sera coccoliamo e nutriamo. Siamo tutti Dorian Grey con un dipinto nascosto in soffitta, siamo tutti Dottor Jekill con un antidoto nel cassetto.
Jung giustamente diceva che quanto più siamo luminosi e apollinei alla luce del sole, tanto più l'Ombra si allungherà ai nostri piedi.
Poi ripenso a una persona che conobbi, qualche tempo fa. Un ragazzone simpatico, affabile, allegro. Faceva il promotore finanziario per una illustre società. Di buona famiglia, cattolico, coi santini nel portafogli. Non che sia un grande indice di affidabilità questo, direte voi. Per la presentazione del mio secondo libro "Voodoo e Candomblè", dato che non poteva essere presente, si scusò regalandomi un vaso di cristallo, con un mazzo di fiori alto un metroemezzo.
Una persona squisita. Ecco, questa persona squisita sembra abbia appena ripulito un grosso industriale per l'importo di 5 milioni di euro.
Chissà, forse sono sempre i più insospettabili quelli che ci fregano. Oppure, scatta qualcosa dentro di loro e improvvisamente passano al Lato Oscuro.
Ci sto ancora lavorando sopra per capirci qualcosa.
Per ora, so solo che guarderò con sospetto chi mi porge il braccetto mentre incespico, o chi mi regala dei fiori senza motivo.





mercoledì 23 aprile 2014

PERCHE' LA CASA E' LA NOSTRA ANIMA



A Pasqua mi trovavo al tavolo coi parenti di mio marito, in un ristorante che, per servirci tutto il pranzo, ha iniziato alle 12.30 ed ha finito alle 16. Per non morire di tedio nelle lunghe attese, ho iniziato ad ascoltare una interessante conversazione di mia suocera (ebbene sì, sappiatelo, ogni tanto anche le suocere possono insegnarci qualcosa!).
Parlavamo entrambe delle case della nostra infanzia, e lei mi disse, con certezza, che la casa in cui siamo nati ci rispecchierà fino alla morte. Attenzione, però, non tanto e non solo il tipo di casa, quanto COME NEGLI ANNI ESSA SI TRASFORMA.
Che teoria affascinante, pensavo. Che il primo luogo in cui noi apriamo gli occhi al mondo, il primo pavimento che accoglie i nostri passi, le prime mura in cui eccheggiano i nostri vagiti porti con sè un segreto, un profondo mistero. Che una parte della nostra scintilla venga intrappolata tra le fessure, i mattoni e gli angoli, e lì rimanga per sempre. E per quante case cambieremo in seguito, per quanto gireremo i continenti e diverremo cittadini del mondo, per quanto saremo zingari, inquieti, scomodi gitani senza radici, la nostra prima casa sarà sempre lì, come un utero materno di calce e mattoni, arcate e giardini, pronta a rappresentare la nostra luminosa essenza.
Sembrerà una teoria azzardata, ma l'assunto di base del Feng Shui orientale è proprio questa forte corrispondenza tra l'uomo e la sua abitazione. E come scrisse magnificamente il noto filosofo libanese, più di un secolo fa:

"Prima di costruire dentro le mura cittadine, immaginate una dimora nel deserto.
Poiché come voi rincasate al crepuscolo, così fa il vagabondo che è in voi, sempre lontano e solitario.
La casa è il vostro corpo più grande.
Vive nel sole e si addormenta nella quiete della notte; e non è senza sogni."
(Khalil Gibran)

Così, ho chiuso gli occhi (l'abbuffata pasquale conciliava molto questo tipo di placide riflessioni), e ho ripensato alla casa che ha accolto la mia nascita ed i miei primi anni di vita.
E' una casa immersa nella verde Toscana, tra ulivi e cipressi, scossa dalla fredda tramontana d'inverno, e coccolata da vermigli papaveri d'estate. Io sono stata illuminata dalla luce delle candele, nei miei primi quattro anni di vita. Per una scelta esistenziale, i miei genitori decisero di vivere senza corrente elettrica (poi vi stupite che io sia originale).
Uno dei miei primi ricordi di vita è proprio il mio soffitto di legno, rischiarato dalla tremula e fioca luce delle candele. Forse anche per questo le amo così tanto. E' un pò come tornare a casa.
A cinque anni, per una serie di dolorose vicende familiari, la casa venne messa in vendita e mi trasferii a Torino.
Quello che successe in seguito alla casa, a ben riflettere, mi rappresenta davvero tanto.
La casa della mia infanzia venne acquistata da un signore tedesco, che probabilmente si portava nell'animo tanti fantasmi.
Per prima cosa, fece togliere quasi tutte le finestre, murando la casa e trasformandola in un bunker inespugnabile. E quello divenni anch'io, nella grigia Torino. Chiusa, timida, introversa, senza più la luce del sole di giorno e la luce delle candele di notte.
Passavo giornate intere a leggere, disegnare o fantasticare in solitudine. Avevo ben poche finestre che mi mettessero in contatto col mondo esterno.
Sono tornata a vedere la casa della mia infanzia dopo trent'anni. C'era un enorme aquila imperiale tedesca  in bronzo, affissa sul muro del cancello d'ingresso. Nessuno mi aprì la porta (ma come, non ricordavo quanto è difficile per gli altri accedere a me stessa?).
Testarda come solo un'aquila imperiale sa essere, piantonai la zona fino a che non feci conoscenza con dei gentilissimi vicini di casa, che ancora si ricordavano di me bambina.
Mi spiegarono che il nuovo padrone di casa era molto diffidente, e difficilmente faceva entrare gli estranei a vedere la casa, fossero anche stati i vecchi proprietari dell'immobile.
Eccomi, sono proprio io. Posso sembrarvi affabile, socievole, allegra, ma è davvero difficile per me aprirvi del tutto la mia casa interiore.
Chissà, magari quando saranno passati tanti tanti anni, e sarò anziana e vorrò ritirarmi tranquilla da qualche parte, andrò dal tedesco o da chi sarà in quella casa allora. La acquisterò e rimetterò tutte le finestre.
Farò rifiorire il pergolato, inviterò per una grande festa tutti i vicini di casa, e finalmente potrò coricarmi e chiudere gli occhi sentendo di nuovo la luce nel cuore.













 

lunedì 7 aprile 2014

MARINUZZA E I LIMONI

Marco Donatiello Photographer

Sono una splendida esoterista, sono una pessima donna di casa. Anche se nel mio libro "Feng Shui" inneggio all'ordine e alla pulizia della casa come primo veicolo di ordine e di pulizia dell'anima, io personalmente sono ancora lontana da questa perfezione orientale.
Da qualche anno, in compenso, ho avuto la fortuna di conoscere una santa donna di nome Marinuzza, che è diventata, per tre ore alla settimana, la mia signora delle pulizie, la mia colf, la mia ancora di salvezza contro il disordine domestico.
Marinuzza è una energica donna del sud, sui 65, è un folletto dai capelli neri e con la forza di un caterpillar.
Ha una peculiarità che la rende inoltre unica, preziosa, magica. E non è quando mi lava i colorati a mano a 70 gradi, facendo diventare lilla o rosa qualunque canottiera di mio marito. Non è neanche il suo spasmodico amore per la candeggina, che trasforma le mie amate gonnellone nere in zebrate juventine.
Marinuzza è magica perchè non fa mai, MAI, domande. Nè strane occhiate. Nè gesti timorosi. E non è poco. Non per una famiglia di esoteristi.
Perchè Marinuzza sa che sotto il letto ci sono delle scatole misteriose che non devono essere toccate neppure con la scopa. Sa che nei quattro angoli della casa sono appesi quattro sacchettini con materiale non identificato, e tali devono rimanere. Sa che a volte porto a casa delle confezioni con su scritto "Materiale VOODOO" grosso come una casa. Vabbeh che Marinuzza non sa leggere nè scrivere molto bene, e "compra la candeggina" diventa "copra candegina", ma suppongo che il termine Voodoo sia di facile comprensione.
Marinuzza sa che, nel retro della casa, c'è un tavolino con i Tarocchi perennemente appoggiati in ordine sparso, e statue africane appese ai muri, con corna e sguardi poco benevoli.
Sabato scorso Marinuzza mi ha stupito.
Dovete sapere che svolgo spesso un lavoro di stregoneria popolare, unito alla tradizione cabalistica, il cui principale ingrediente è costituito dai limoni. E' un lavoro magico che mi piace molto, serve a rilevare e annientare onde negative, fatture e malocchi delle mie clienti.
Ogni sabato mattina, Marinuzza mi vedeva tornare dal mercato con grandi quantità di limoni. Quando apriva il frigo, era tutto un fiorire di limoni come manco in Sicilia.
Una mattina Marinuzza ha preso il coraggio a due mani e, vedendo due kg. di limoni sul tavolo di cucina, mi ha chiesto se poteva prenderli e ritirarli in frigo. Timidamente ho risposto:"Eh, no, mi servono per un'altra cosa, devo portarli in negozio...." (La libreria Esotericamente di Torino, per chi ancora fosse all'oscuro).
Marinuzza mi ha guardato con un'occhiata furba, mi ha sorriso col suo sorriso senza denti e mi ha detto:
"Mi raccomando, Stella, non spendere tanto per questi limoni allora, non prenderli biologici che costano di più, tanto per quello che servono a te l'importante è che siano limoni e basta".
Adoro la complicità tra donne, anche se di generazioni e di livelli culturali diversi.
Adoro il fatto che la mia donna delle pulizie mi dia consigli anche sui limoni, e che sappia per cosa mi servono.
Penso che quando Marinuzza deciderà di andare in pensione entrerò in un profondo stato di sconforto.