venerdì 13 febbraio 2015

S. VALENTINO

Lo so, dite di odiare questa festa.
Dite che è ipocrita, smielosa, commerciale, che bisognerebbe dimostrare di amarsi tutti i giorni e non solo in una data del calendario.
Ricordo ancora un terribile S. Valentino di parecchi anni fa. Io e mio marito, stipati in un ristorante giapponese, allineati a tavoli e tavoli pieni (ovviamente) solo di altre coppie. D'un tratto mi sono sentita formicolare la schiena, come se qualcuno mi stesse pugnalando con lo sguardo. Mi sono voltata, cercando di comprendere da dove arrivasse tale nefasta negatività, e ho incrociato lo sguardo risentito di almeno una decina di coppie, lì, ferme in piedi all'ingresso, che guardavano con odio le coppie sedute al tavolo augurando che quello fosse il loro ultimo boccone, morissero strangolate e liberassero in fretta il posto.
Da quel momento, ho giurato a me stessa che non avrei messo mai più piede in un ristorante nel giorno di S. Valentino. Troppe negatività.
Comunque, sia che voi siate sfegatati fans di questa festività, sia che voi siate single accaniti e la viviate alla stregua dei festeggiamenti per la fine delle pestilenze, oggi si parla, per restare in tema, delle Magie d'Amore.
Argomento nobile e purissimo.
Intanto, sfatiamo qualche mito.
Le mie clienti spesso quando si accingono a effettuare un rituale di avvicinamento, un legamento, un richiamo, insomma chiamatelo come volete, un pò intimorite mi rivolgono questa domanda:
"...ma non è che poi lui torna da me contro la sua volontà?".
Immagino questi poveri ex mariti, ex fidanzati, amanti occasionali e libertini, che a causa della magia si trasformano in Zombie lobotomizzati e zoppicando lentamente si trascinano fino alla porta di casa della mia cliente, biascicando "Ti amoo" allo stesso modo in cui il famoso regista horror Romero avrebbe fatto esclamare "Cervellooo"...



Il fatto è che la Magia non funziona esattamente così. E se conoscete qualche magonzolo che scrive o vi dice: "Successo infallibile! Faccio tornare la persona amata entro tre giorni! Niente per me è impossibile, richiami d'amore che funzionano entro un mese!" sappiate che è un impostore, e i soldi che volevate dare a lui fareste meglio a darli al vostro ex amante: pagandogli una crociera di sette giorni nel Mediterraneo o le rate della moto avrete più chance di farlo ritornare da voi, rispetto al magonzolo di prima.
Perchè la Magia rispetta il Libero Arbitrio. Quella cosuccia che ci è stata donata da Dio, ricordate? Libera scelta, libero arbitrio, su ogni cosa. Compreso, su chi decidere di amare a questo mondo.
Quindi, direte voi, allora la Magia d'Amore non funziona?
Certo che lo fa, ma non come comunemente si crede. Un avvicinamento magico AMPLIFICA un sentimento che almeno in parte deve esistere. Che esso sia una semplice simpatia, un'attrazione fisica, un affetto generico, un'amicizia. Altrimenti saremmo pieni di adolescenti che sparano riti d'amore su Jessica Alba e Belen Rodriguez.
Seconda cosa, il rituale di avvicinamento crea una risonanza nell'ambiente circostante alla coppia, creando un ambiente favorevole, adatto al ritrovarsi e ricongiungersi dei due amanti.
Un pò come se il cameriere al tavolo accendesse le candele, mettesse rose rosse nei vasi e iniziasse a suonare il piano.
Ricordo ancora un lavoro svolto tanti anni fa per una mia cliente. Amava una persona ma era troppo timida per farsi avanti, e così si erano persi di vista da un paio di mesi. Dopo il mio lavoro magico, lei decise di andare a teatro. Provate a immaginare chi era il suo vicino di posto? Ovviamente lui, l'uomo che le aveva fatto battere il cuore al punto di decidere di entrare in un negozio esoterico e commissionare un rito d'amore.
Il destino aveva creato l'incontro perfetto.
Che poi finì alle ortiche, perchè la mia cliente, colta da timidezza estrema, non spiaccicò praticamente parola al suo grande amore tutta la sera. Lui fraintese la situazione e pensò che lei non fosse interessata a lui.
Perchè non è che basti fare un rituale d'amore perchè vada tutto in porto. Occorre anche fare qualche piccolo passetto noi. Qualche telefonata, qualche incontro, qualche sguardo, qualche sorriso.
La Magia dà una spinta, il resto dobbiamo farlo noi...
Come sempre dicevano le nostre nonne, "Aiutati che il ciel t'aiuta".
Ah, dimenticavo, domani non andate al ristorante. Troppe negatività. 

lunedì 2 febbraio 2015

QUANDO MI FANNO MALE


Marco Donatiello Ph.

Non capita spesso. Anzi, è molto raro.
Ma ogni tanto, più o meno consapevolmente, qualcuno mi fa male. Mi ferisce, mi pesta i piedi, mi nuoce.
Solitamente, per farmi davvero, davvero male, più che toccare me occorre toccare qualcuno a cui voglio bene.
A chi di noi non è mai successo. Possono insultarci, mentire, fare le peggio cattiverie contro di noi ed è come acqua fresca. Ma appena qualcuno ci tocca il coniuge, il figlio, il genitore, li sbraniamo.
Ecco, io sono un pò così.
Poi però c'è un problema. Ovvero che sono un'esoterista. Ed in teoria, noi esoteristi, ovvero gente un pò più spirituale della media (che non è poi così scontato ed automatico) dovremmo riflettere prima di concederci ad una salutare, feroce, infuocata ira.
Perchè siamo tutti un pò collegati a livello sottile, ed arrabbiarmi con te vuol dire arrabbiarmi anche con me stessa.
Perchè i difetti che tanto mi fanno arrabbiare in te, in teoria sono gli stessi che non accetto neanche in me.
Perchè magari c'è un karma che ha voluto che tu in questa esistenza mi nuocessi, e magari è perchè avevo un debito con te e ora siamo pari.
Perchè è bello, superiore, illuminato, pregare per i miei nemici.
Ma io li prego, davvero.
Dal mio profondo del cuore.
Accendo una candela nera, quando il sole tramonta.
Prendo il libro dei Salmi, alcune delle chiavi più pure e magiche di cui l'universo ci abbia dotato.
Non mi sporco neanche le mani, davvero.
Chiedo solo Giustizia ai piani divini.
E fino ad ora, devo dire, mi hanno sempre ascoltata.

venerdì 21 novembre 2014

THE BEGINNING - Come tutto ebbe inizio


Quando andai via di casa avevo da poco compiuto ventun anni. Pur avendo il trambusto nel cuore, sentivo che quella era l'unica cosa giusta da fare. Lo penso tutt'ora. All'epoca avevo appena iniziato gli studi all'università di Psicologia, fioccavano i 30 sul libretto e adoravo le materie. Non avevo la minima intenzione di mollare. Così, dopo aver trovato un dignitoso appartamentino in affitto e un lavoro part-time, continuai la mia vita. Ero sempre giusta con le spese, e le tasse universitarie di inizio autunno cominciavano ad essere difficili da pagare.
Un pomeriggio di Giugno in cui pioveva così tanto da non vedere oltre il proprio naso, conobbi lei. Mi venne presentata da un'amica che conosceva la nostra passione in comune: la Cartomanzia. Io all'epoca facevo le carte già da anni, avevo cominciato a 16 anni, però non le avevo mai fatte ad altri che non fossero amici. Lei era una cartomante al pubblico da decenni.
Quella ragazza aveva la risata più solare dell'universo, e da ogni suo piccolo gesto si sprigionavano un'energia e una forza spaventose. Mi propose da subito di affiancarla per un festival estivo che durava un mese, di mettere un banchetto insieme al suo e dividere le spese. Prendemmo l'ombrello e uscimmo a cercare l'organizzatore del festival. Pioveva così tanto che spesso dovevamo fermarci e ripararci, eravamo a piedi e il parco dell'evento era vicino a casa nostra. Arrivammo zuppe e fradicie come gattini bagnati al cospetto dell'organizzatore, un armadio di uomo con la barba arruffata e il sigaro in bocca, che rispondeva al nome di "Patrito". Appena ci vide scoppiò in una risata e, non so se per pietà o per altro, ci prenotò uno degli stand di maggiore passaggio.
Così trascorsi le serate e le domeniche d'estate, per molti anni di seguito. Arrivavo e lei era già lì, disponevamo i tavoli, le tovaglie, le carte, accendevamo le candele e gli incensi, ci raccontavamo quello che ci era capitato durante la giornata, e andavamo avanti a predire il futuro fino a tardi, spesso alle 2 di notte arrivava ancora qualcuno a chiedere alle carte.
Ricordo quelle serate come luminose, leggere, allegre.
I primi ad accorrere furono i maniaci di ogni tipo e sorta, che però quando capirono che stavamo davvero facendo solo le carte, senza secondi fini, si arresero in fretta. (Da cosa riconoscere a primo impatto un maiale? Ti chiede subito se leggi la mano piuttosto che le carte, cerca un immediato contatto fisico...).
Spesso quando il festival finiva, era un pò come se fossero finite le mie vacanze estive. Con il primo vento d'autunno, che faceva cadere le foglie nel parco, contavo i guadagni della stagione e sapevo che sarei riuscita senza problemi a pagarmi le tasse universitarie di Ottobre.
D'inverno poi io e lei avevamo preso l'abitudine di andare in un pub vicino a casa ogni tanto, anche lì accendevamo le nostre candele e facevamo qualche giro di carte. Anche se in realtà quella era solo una scusa per stare un pò insieme e farci offrire le consumazioni da qualche cliente soddisfatta.
Poi io conobbi mio marito e mi trasferii, lei divenne l'amante del titolare di quel pub, e lentamente ci perdemmo di vista.
Una settimana fa l'ho incontrata per caso vicino alla metropolitana. Erano passati quindici anni, ma in lei era presente la stessa forza, la stessa energia di allora. Lei è la classica cartomante che si getta d'impulso, prende le tue parti fino alla fine. Una volta ha convinto una cliente dal cuore infranto ad accompagnarla nel garage dove il suo ex aveva parcheggiato, ed insieme sono rimaste lì appostate fino a che lui non si è presentato e la cliente gli ha gridato addosso tutto il suo odio e la sua tristezza. Ecco, lei è una cartomante così. Minuta, guizzante, muscolosa, credo avrebbe avuto uguale successo se fosse diventata una investigatrice privata.
Era lì davanti a me, e sembrava che non fosse passato un solo giorno da quelle serate d'estate rischiarate dalle candele.
Poi lei mi parlò, e mi disse che il suo amante, il proprietario del pub dove andavamo d'inverno, era morto a causa di un incidente stradale un anno fa. Nel momento in cui i soccorsi tentavano di rianimarlo, lei lo aveva sentito entrare in casa sbattendo la porta, come sempre. Lo aveva chiamato e non lo aveva visto. Il giorno dopo aveva saputo. La famiglia di lui ovviamente le aveva impedito di partecipare al funerale, ma lei per mesi aveva sentito la presenza del suo amante vicino a sè.
Poi mi disse che anche l'organizzatore del nostro festival, Patrito, era venuto a mancare improvvisamente, all'incirca nello stesso periodo.
E io mi sentii come se quelle serate estive con le carte rischiarate a lume di candela fossero scomparse per sempre, e con esse la mia selvaggia età dei vent'anni.
Non provai tristezza, solo una specie di attutita nostalgia.

lunedì 20 ottobre 2014

LA SECONDA REGOLA DI TOMMY






Ho un amico che snocciola perle di saggezza. Davvero.
Già in passato pubblicai un post intitolato "la regola di Tommy". Andatevelo a spulciare se volete approfondire le dinamiche dei figli di papà Vs. disadattati genetici.
Qualche tempo fa Tommy mi mise al corrente di un nuovo, inconfutabile, perfettissimo assioma che serpeggiava, silenzioso, nella generazione dei maschi 30-40enni. Che veniva trasmesso a bassa voce di padre in figlio al termine dell'adolescenza, per garantire una pronta sopravvivenza nei rapporti con l'intricato e nebuloso universo femminile.
Confrontandomi con alcuni clienti di sesso maschile del negozio, scoprii che tale regola era ampiamente conosciuta dai più scaltri.
Parliamo del parrucchiere da donna. La petnoira, il coiffeur, l'acconciatrice, la sciampista, l'hair stylist. Innumerevoli termini per descrivere colui o colei che decreterà, con l'agile arguzia manuale, se noi donne nel trimestre successivo riusciremo a guardarci allo specchio senza imprecare oppure no.
La mia precedente parrucchiera aveva una pazienza esemplare. Quando io, vittima di qualche sconsiderata rivista femminile, entravo nel suo salone chiedendole se sarei stata bene con una ciocca rosa oppure leopardata come le nuove mode inneggiavano, prendeva le sue mani tra le mie sorridendo e con fare materno scuoteva la testa. Credo che abbia impedito un mio calo d'immagine in almeno una decina di casi diversi.
Ma torniamo alla regola di Tommy. Ero con lui in negozio quando infranse il giuramento maschile di non divulgare questa preziosa regola ad una donna. Ed io subito non la capii. Fu tutto un "Ma dai, Tommy, figurati!". "Ma noi donne mica siamo così!".
Poi ripensai ad alcuni tragici episodi del mio passato. E mi accorsi che la seconda regola di Tommy funzionava, eccome!
Eccola in tutta la sua limpida e inconfutabile perfezione:
"Quando una femmina cambia pettinatura, tu uomo sei nei guai".
Che sembra una cretinata, ma non lo è. Attenzione, non parlo della spuntatina alle doppie punte, del colore sulla ricrescita, del provare il frisè con la piastra, dello shatush di un tono più chiaro che manco si nota la differenza.
Quando una donna  da mogano diventa platino, da Morticia Addams diventa Miley Cyrus, qualunque uomo a lei collegato sentimentalmente dovrebbe richiedere, preventivamente, l'estrema unzione per la sua prossima e imminente dipartita. Oppure dovrebbe prendere un last minute per Kathmandu. (Notizia dell'ultimo minuto, Tommy in effetti a breve dovrà partire realmente per Kathmandu. Non scherzo).
Perchè quando una donna cambia la sua testa, rivoluziona tutta la sua vita.
Ripenso all'ultima volta che chiesi al parrucchiere un taglio deciso. Un carrè altissimo dietro la nuca, alla Valentina di Crepax per intenderci. Ero ad un passo dal mandare all'aria tutta la mia vita, per come la conoscevo.
Ed il mio partner era davvero ad un passo dall'essere mandato all'aria pure lui.
Poi, cosa volete, i capelli piano piano sono cresciuti, ed i problemi rientrati.
Comunque, sappiate che l'universo maschile è molto più attento di quello che credete, ai cambiamenti di acconciatura.




giovedì 9 ottobre 2014

L'ALTARE DI YEMANJA'



A marzo sono andata a New Orleans, la patria del Voodoo. Le strade erano lastricate di negozi esoterici, cartomanti e chiromanti. In ogni Magic Shop era presente sempre almeno un altare con una divinità del Pantheon Voodoo. I turisti e le persone del luogo sostavano davanti a questi altari dei Loah, lasciavano offerte, leggevano l'invocazione o pregavano bisbigliando, spesso deponevano anche una loro piccola fotografia, per permettere agli Dei di agire nei loro riguardi.
Sono tornata a Torino con New Orleans nel cuore, e ho deciso di preparare un altare simile nel luogo più nascosto e sotterraneo della libreria Esotericamente.
Ho scelto di riservare un altare a Yemanjà, la Regina dei Mari, Signora delle acque salate, dei pesci, Grande Madre, protettrice dei bambini e di ogni uomo, dal momento del parto in poi. La leggenda narra, citando il mio libro "Voodoo e Candomblè" - Aradia edizioni, che:

"la Dea delle acque salate aveva tre figli: Oshossi, Ogum ed Eshù. Eshù (il più burrascoso, spesso identificato come trickster, o come un mezzo demone) si comportava male e rispondeva con insolenza a sua madre, motivo per cui lei lo mise alla porta. Gli altri due figli erano molto più responsabili: Ogun andava a lavorare nei campi e Oshossi cacciava nella foresta; la casa era in tal modo sempre provvista di prodotti agricoli e cacciagione. Yèmanja era tuttavia inquieta e andò a consultare un “babalawo”, un indovino.

Lui predisse che non doveva più lasciare andare Oshossi a caccia perché Ossanyin, Signore delle piante medicinali che vive nel folto della foresta, stava per fargli un sortilegio per obbligarlo a rimanere con lui.
Yemanja, colma di terrore, impedì a suo figlio di andare a caccia, ma Oshossi aveva un carattere indipendente e continuò ad addentrarsi nella boscaglia e nella foresta. Partiva con gli altri cacciatori al mattino e, come era loro abitudine, una volta arrivati ai piedi di un grande albero, si separavano per andare a cacciare ognuno per conto suo, per ritrovarsi, a fine giornata, tutti nello stesso posto. Una sera Oshossi non si presentò al solito appuntamento e non rispose neppure ai richiami degli altri cacciatori.
Aveva incontrato Ossanyin che gli aveva fatto bere una pozione in cui aveva macerato le foglie di una pianta chiamata “amùnimuye”, il cui nome significa: “prende una persona e la sua memoria”. Come aveva predetto l’indovino, Oshossi piombò in una totale amnesia, in cui non ricordava più niente di sé, né chi fosse, né dove abitasse o chi fosse sua madre. Così rimase a vivere presso Ossanyin.
Ogum, preoccupato per l’assenza del fratello, si mise alla sua ricerca e lo trovò in fondo alla foresta. Lo riportò a casa, ma Yemanja, furiosa, non volle più accogliere il figlio disobbediente. Ogum, arrabbiato per l’intransigenza della madre, rifiutò di vivere in casa con lei.
Oshossi ritornò da Ossanyin nella foresta e Yemanja, disperata per aver perduto i suoi figli, si sciolse in lacrime fino a trasformarsi in un fiume." 

Spesso sincretizzata con la Vergine, in Africa è conosciuta prevalentemente come "Mami Wata", ovvero "Madre Acqua". Dona protezione ai suoi figli, che consola quando le lacrime ne hanno bagnato le guance.
Si prega Yemanjà per migliorare il clima e la coesione familiare. Che si tratti di migliorare il rapporto con i propri figli, o con i propri genitori, o con ciò che reputiamo essere la nostra famiglia,  tutto ciò che preserva e migliora i rapporti tra parenti, consanguinei o meno, ricade nella sfera di competenza di Yemanjà. Questo perchè le lacrime salate che la Regina del Mare ha versato per la perdita dei propri figli hanno lo stesso sapore delle nostre. Solo questa Dea può pienamente comprendere la nostra afflizione per un problema familiare, o sentimentale, che ci tormenta. 
Portate a Yemanjà delle rose bianche, oppure uno specchietto da borsetta, boccette di profumo dolce, pettini, gioielli d’argento, monete. Accendete per lei candele azzurre o bianche, chiedetele protezione e felicità. 
Il negozio Esotericamente da oggi ha aggiunto questa piccola novità gratuita, un luogo riservato e segreto in cui potrete entrare in contatto con questa grande Dea, lasciando offerte e piccole fotografie, pregandola di aiutarvi nelle questioni della vita.
La Madre delle acque salate non aspetta altro che questo, per abbracciare i vostri problemi, il vostro dolore, e farli scomparire come un'onda che si adagia tra i flutti. 


giovedì 2 ottobre 2014

UNA BAMBINA

C'era una volta una bambina.
Guance di porcellana, capelli di seta, occhi di mare e cielo.
Aveva la tempesta tra le mura domestiche, e spesso i suoi occhi, presi dalla tristezza, diventavano spenti e grigi. Vedeva litigare i suoi genitori, non capiva. Alla fine divorziarono, la sorella più grande rimase col padre, lei che era più piccola con la madre.
E con questa tempesta negli occhi e nel cuore, un giorno questa bambina varcò la porta del negozio.
Era una libreria esoterica nel cuore di Torino, non ne aveva mai vista una. Era grande, dai misteriosi soffitti a volta con i mattoni a vista, con i folletti in cima agli scaffali, che la scrutavano curiosi.
C'erano candele, ciondoli, incensieri, stelle di pietra, carte e tarocchi come non ne aveva mai visti, erbe e spezie. Ed un profumo buonissimo, di pura cera d'api, che impregnava i vestiti.
Tornò lì più volte, con una sua amica. Si avvicinarono a questo mondo, comprarono mazzi di tarocchi e di sibille per farsi le carte l'una con l'altra, prima per gioco, poi sul serio.
Anche sua mamma a volte entrava in quel negozio, scompariva dietro una porta da cui partivano scale profonde, andava a farsi fare le carte. Domandava prevalentemente per la sua felicità, parlava a lungo di lei, di questa bellissima figlia che aveva, che era la sua gioia, la sua luce, tutto ciò che aveva sempre chiesto al cielo. Ma questo la bambina non lo sapeva.
La bambina dagli occhi di mare e di cielo un giorno acquistò in quel negozio il suo primo libro sulla Magia. Era un libro che spiegava di come esistano forze, sette in particolare, che governano l'universo intero e si intrecciano in ogni tradizione esoterica. Sette poteri da cui attingere, per migliorare la propria esistenza.
Aveva undici anni, quella bambina, quando si immerse nella lettura del primo libro che avevo scritto.
E se li lesse poi tutti, sempre più avida di informazioni e di sapere. A tredici anni, aveva terminato anche "Voodoo e Candomblè" e "Vampiri". Quest'ultimo rimane il suo preferito.
Io sapevo della sua esistenza, ma per una strana serie di coincidenze non riuscivo mai a conoscerla.
Lei passava davanti al ristorante dove cenavo con mio marito, il titolare della libreria Esotericamente. Ci guardava dalla vetrina e poi passava oltre sorridendo.
Io entravo nel negozio gestito dalla madre, e magari lei era dietro al bancone.
Una settimana fa finalmente l'ho conosciuta. La mia più giovane lettrice.
La dolce, bellissima, arguta, sensibile piccola M.
E più la guardavo e più mi chiedevo, ma se a tredici anni è già così tremendamente avanti, cosa diventerà da grande?


"Alone in the Library" by Elena Shumilova

mercoledì 24 settembre 2014

IL PRIMO AMORE



Oggi voglio raccontare la storia di una mia cliente, allieva, amica.
So che leggerà le mie righe, spero che farlo la aiuti, almeno un pò.
Diamole un nome di fantasia, alla mia amica, chiamiamola Maria. Anche se potrebbe avere il nome di ognuna di noi, perchè ci siamo passate un pò tutte, da quì.
Maria è una donna del sud, arriva da un paese di mare e di sole. Le hanno insegnato, come hanno fatto a molte di noi, che l'amore è per sempre, e quando troverà l'uomo giusto, il suo primo, grande e vero amore, e si concederà a lui, lui sarà suo per tutta la vita.
Anch'io ho avuto una educazione simile. Mia madre, da estremista cattolica, mi mandò in una associazione religiosa dove insegnavano alle bambine a rimanere vergini fino al matrimonio. Quindi, anch'io credevo che mi sarei concessa soltanto a quello che sarebbe diventato mio marito. Che scelta controcorrente, in una società sessuomane in cui le ragazzine vedono la verginità come un impiccio di cui liberarsi al più presto.
Ma torniamo alla mia amica Maria. Capelli neri lunghi, sguardo profondo, sorriso contagioso.
Mi piace immaginare che in un giorno di afa estiva, sdraiata sulla spiaggia con le sorelle, abbia incrociato lo sguardo di Carmelo, il suo compaesano, appena uscito dall'acqua, col torso luccicante di goccioline, e che da lì sia scoccata la scintilla.
Maria, dopo un lungo corteggiamento in cui Carmelo non le dà tregua, cede e, dopo una relazione di sei mesi, si concede.
Carmelo è il suo primo ragazzo, il suo primo, grande amore. Il cuore le scoppia in petto, non ha mai provato una sensazione simile. Ridono, scherzano, fanno progetti, crescono insieme.
Poi, dopo qualche anno, qualcosa cambia. Carmelo diventa irritabile, distaccato, distante. A volte tratta Maria con sufficienza, come se gli pesasse averla vicino a sè.
Si prendono, si lasciano parecchie volte. Anche se è sempre Carmelo a tenere la situazione in pugno. Poi, un brutto giorno, Carmelo conosce un'altra ragazza del sud, più giovane di Maria. La mia amica non si arrende, tenta di riconquistarlo in ogni modo, acconsente che Carmelo la frequenti anche se è già impegnato con un'altra.
In una fredda e piovosa mattina autunnale, Maria chiede, con fare leggero, se lui ha intenzione di sposarsela, quell'altra. "Ma no, certo, che domande mi fai! Tu sei molto meglio di lei!". Bene, una settimana dopo Maria, scorrendo il profilo di Carmelo su Facebook, se lo ritrova in completo nero di Pignatelli, davanti all'altare con la sua rivale in abito da sposa.
Ecco, quì si dipartono le strade. Perchè molte donne, me compresa, avrebbero iniziato una sequela di macumbe, maledizioni in aramaico antico, vitalizzazioni di bamboline voodoo con le sembianze dei novelli sposi, da spillonare a dovere. Alcune di voi, più disinibite, si sarebbero pagate una serata a base di spogliarellista figo e tequila bum bum. Altre, più morigerate, si sarebbero distratte con lo shopping selvaggio.
Tutto, tutto pur di lasciarsi presto alle spalle quel tragico primo amore.
E dopo qualche mese, timidamente, goffamente, col cuore sanguinante ma la voglia, più forte, di ricominciare, vi sareste affacciate di nuovo al mondo sentimentale.
Questo passo, Maria non riesce a farlo. Crede che non amerà più, che non riuscirà più a provare quell'intensità, quelle farfalle nello stomaco, quel cuore che batte all'impazzata. Crede che tutto morirà così, dentro di lei, con la fine del suo primo amore.
E chi di noi non l'ha pensato, quando ha visto sgretolarsi la sua prima storia che ambiva al "per sempre"? Perchè sono davvero poche le mie clienti che arrivano all'altare con il loro primo amore. Con il primo uomo che hanno conosciuto, anche in senso "biblico". Per carità, a qualcuna capita, ma non sono così sicura che sia un bene.
Se il primo ragazzo che il destino ti ha messo davanti sarà quello con cui passerai la vita, cosa ti fa pensare che in giro per il mondo non ne esisteva un altro più affine, più congeniale a te? Sei sicura che la scelta che hai fatto nella tua adolescenza ti premierà fino alla fine dei tuoi giorni? Non dico di cambiare ragazzo ogni weekand, ma di guardarsi un pò intorno per capire se hai scelto proprio quello giusto, o se hai avuto paura della solitudine e hai preferito adagiarti nel rassicurante conosciuto, per quanto imperfetto.
Comunque, tutte, o quasi, hanno passato la fase di Maria, in cui hanno visto morire il primo amore.
Il mio primo amore, pensate, quello con cui progettavo già una convivenza dopo quattro anni di relazione, ebbe la brillante idea di tradirmi con la mia migliore amica. Sbirciandolo quasi 15 anni dopo su facebook, ho tirato un prolungato sospiro di sollievo per non aver continuato la relazione con uno che a 35 anni suonati posta le foto di se stesso mentre si sballa di canne ai Murazzi, giocando a calcio balilla.
Il vero problema di Maria, tornando a palla, non è il fatto che non crede più di innamorarsi. L'abbiamo passata tutte quella fase. Il vero problema è che quella fase dovrebbe durare qualche mese, non di più. Il tempo di elaborare questo lutto metaforico, di bruciare i trudini regalati per i S. Valentino, le foto insieme e le lettere d'amore.
Maria invece va avanti così da un anno. Un anno è tanto, un anno è troppo. Per colmare questo cratere che si ritrova all'altezza del cuore, Maria è inoltre caduta nel circolo vizioso della bulimia. Dopo averle consigliato di rivolgersi ad uno specialista, ciò che davvero le ripeto, senza tregua, ogni volta che la incontro, è di riprovarci. Di darsi un'altra chance. Che sì, è vero, le emozioni legate al primo amore difficilmente si dimenticano, o si riprovano di nuovo con la stessa intensità.

"I ragazzi che si amano non ci sono per nessuno
Essi sono altrove molto più lontano della notte
Molto più in alto del giorno
Nell'abbagliante splendore del loro primo amore"

E se ce lo dice Prevert, possiamo credergli. Però poi si va oltre. Esiste anche un secondo amore, e magari un terzo, e poi chissà. Fino a che sentiamo di poter fermare questa folle maratona e sederci su una panchina, con la persona giusta.
Maria, davvero, alzati, esci fuori, prova a correre. Accanto a te hai già due nuovi corridori, due maratoneti che ti seguono ovunque tu vada. E se non vuoi dare una possibilità a loro, almeno dalla a te stessa.
Che nella vita, non muoriamo con la morte del nostro primo amore. Non veniamo calate nella tomba insieme al nostro consorte defunto, come nell'antica India.
Ci rialziamo, camminiamo, lavoriamo, piangiamo, dimentichiamo e, finalmente, nuovamente, ci innamoriamo.