Conosco questo ragazzo da qualche tempo. Volto affilato, sorriso aperto, voce profonda.
Un giorno si è seduto davanti a me e mi ha confessato una cosa. Ovvero, che lui sa esattamente il momento in cui morirà. E' una cosa che conosce con vivida certezza da quando era poco più che adolescente.
Questo ragazzo sa che morirà a quarant'anni. Conosce anche i dettagli. Sa che sarà in un parco, o in un luogo in cui c'è molto verde, un prato, degli alberi. Sa che sarà da solo in quel momento, senza nessuna persona amica ad aiutarlo.
Detta da lui, è una cosa che stupisce. E' un ragazzo, anzi un uomo di trentanove anni, molto razionale, intelligente, per niente preda di fantasticherie e voli pindarici della mente.
A sedici anni fece questo sogno, così reale da sembrare vero, quasi una visione, in cui lui moriva.
Il cuore man mano rallentava fino a fermarsi, lui si accasciava sull'erba verde del prato, tutto finiva così.
Sarà stato solo un sogno, gli ho detto per sdrammatizzare.
Lui, uno degli esseri più razionali al mondo, ha la certezza che sia una premonizione.
Così gli ho preso le mani. L'antica chiromanzia studiava anche la lunghezza della vita di un uomo.
Mio padre era bravissimo a indovinare la morte di una persona guardando la sua mano, smise di farlo dopo la morte di un suo amico, predetta e puntualmente verificatasi. Premetto, non leggo la mano al pubblico, tengo però delle lezioni di chiromanzia moderna della durata di tre ore.
La mano sinistra rappresenta il destino che, in latenza e per predisposizione, siamo portati a vivere.
La mano destra invece rappresenta il destino che ci creiamo noi, giorno dopo giorno, con il nostro libero arbitrio.
Proprio ieri un mio allievo mi ha chiesto se tutto è già scritto nel libro del destino. Gli ho risposto che non siamo i semplici burattini di un destino incontrovertibile e non modificabile, una parte di scelta e di responsabilità spetta anche a noi.
Comunque, tornando alla chiromanzia, ho guardato la linea della vita della mano sinistra di questo ragazzo. Si interrompe in effetti bruscamente, nella parte alta del palmo. Gli ho preso la mano destra, e quì la sua linea della vita rivela una cosa interessante. La linea si interrompe sempre, bruscamente, ma c'è un margine di attesa, una interruzione simile ad una scelta, dopo la quale la linea si riprende e scorre profonda fino al polso.
E in quella curiosa pausa sulla pelle c'è lui, lì sulla panchina, ad aspettare il suo inesorabile destino. A sentire i battiti del suo cuore, stanco di vivere, che rallentano. Con gli schiamazzi dei bambini al parco sempre più distanti, col verde accecante dell'erba del prato sempre più vicino al viso.
Lui che sa cosa sta succedendo, ne ha una crudele premonizione da quando era adolescente.
Lui che ha tutto il tempo del mondo, racchiuso in quei pochi secondi, per chiamare un'ambulanza. Ed è lì, col cellulare ad un soffio, e riflette.
Si chiede se sia giusto andare contro ad un destino già scritto, programmato, definito. Si chiede se lui realmente abbia voglia di vivere altri quarant'anni, o è meglio uscire di scena così, come aveva sempre pensato.
Non ha una moglie o dei figli a radicarlo quì e a farlo tornare indietro. Ha avuto solo una folle e spensierata giovinezza, un riuscire a vivere sempre al presente senza fare troppi programmi. Che colpo al cuore tremendo sarebbe per lui vedersi invecchiare, consumarsi lentamente negli anni in un triste declino.
Che poi, io mi chiedo, adilà della premonizione, che essa sia vera o sia solo il sogno di una notte agitata di un adolescente, cosa può accadere ad un uomo che, per ventiquattro anni, ha coltivato nel cuore la certezza, giorno dopo giorno, di morire in una certa data? Inconsciamente, ha programmato la sua mente, il suo corpo, forse anche il suo spirito, a portare a termine questa ineluttabile premonizione.
Tra un anno o poco più saprò, e sapremo, se in quei pochi millimetri di scelta che la pelle del suo palmo gli ha concesso, egli ha deciso di restare o di andarsene per sempre.
Quali sono i reconditi pensieri di una scrittrice esoterica, moglie del titolare di Esotericamente, libreria e negozio di articoli per magia? Ma quante cose buffe, strane, bizzarre le sono capitate e non aveva mai osato scriverle da nessuna parte? Ecco il Diario semi-serio di una donna sentimentale che ha a che fare con l'occulto in ogni sua forma... Ogni riferimento a persone o cose realmente esistenti è puramente casuale.
mercoledì 8 aprile 2015
venerdì 13 febbraio 2015
S. VALENTINO
Lo so, dite di odiare questa festa.
Dite che è ipocrita, smielosa, commerciale, che bisognerebbe dimostrare di amarsi tutti i giorni e non solo in una data del calendario.
Ricordo ancora un terribile S. Valentino di parecchi anni fa. Io e mio marito, stipati in un ristorante giapponese, allineati a tavoli e tavoli pieni (ovviamente) solo di altre coppie. D'un tratto mi sono sentita formicolare la schiena, come se qualcuno mi stesse pugnalando con lo sguardo. Mi sono voltata, cercando di comprendere da dove arrivasse tale nefasta negatività, e ho incrociato lo sguardo risentito di almeno una decina di coppie, lì, ferme in piedi all'ingresso, che guardavano con odio le coppie sedute al tavolo augurando che quello fosse il loro ultimo boccone, morissero strangolate e liberassero in fretta il posto.
Da quel momento, ho giurato a me stessa che non avrei messo mai più piede in un ristorante nel giorno di S. Valentino. Troppe negatività.
Comunque, sia che voi siate sfegatati fans di questa festività, sia che voi siate single accaniti e la viviate alla stregua dei festeggiamenti per la fine delle pestilenze, oggi si parla, per restare in tema, delle Magie d'Amore.
Argomento nobile e purissimo.
Intanto, sfatiamo qualche mito.
Le mie clienti spesso quando si accingono a effettuare un rituale di avvicinamento, un legamento, un richiamo, insomma chiamatelo come volete, un pò intimorite mi rivolgono questa domanda:
"...ma non è che poi lui torna da me contro la sua volontà?".
Immagino questi poveri ex mariti, ex fidanzati, amanti occasionali e libertini, che a causa della magia si trasformano in Zombie lobotomizzati e zoppicando lentamente si trascinano fino alla porta di casa della mia cliente, biascicando "Ti amoo" allo stesso modo in cui il famoso regista horror Romero avrebbe fatto esclamare "Cervellooo"...
Il fatto è che la Magia non funziona esattamente così. E se conoscete qualche magonzolo che scrive o vi dice: "Successo infallibile! Faccio tornare la persona amata entro tre giorni! Niente per me è impossibile, richiami d'amore che funzionano entro un mese!" sappiate che è un impostore, e i soldi che volevate dare a lui fareste meglio a darli al vostro ex amante: pagandogli una crociera di sette giorni nel Mediterraneo o le rate della moto avrete più chance di farlo ritornare da voi, rispetto al magonzolo di prima.
Perchè la Magia rispetta il Libero Arbitrio. Quella cosuccia che ci è stata donata da Dio, ricordate? Libera scelta, libero arbitrio, su ogni cosa. Compreso, su chi decidere di amare a questo mondo.
Quindi, direte voi, allora la Magia d'Amore non funziona?
Certo che lo fa, ma non come comunemente si crede. Un avvicinamento magico AMPLIFICA un sentimento che almeno in parte deve esistere. Che esso sia una semplice simpatia, un'attrazione fisica, un affetto generico, un'amicizia. Altrimenti saremmo pieni di adolescenti che sparano riti d'amore su Jessica Alba e Belen Rodriguez.
Seconda cosa, il rituale di avvicinamento crea una risonanza nell'ambiente circostante alla coppia, creando un ambiente favorevole, adatto al ritrovarsi e ricongiungersi dei due amanti.
Un pò come se il cameriere al tavolo accendesse le candele, mettesse rose rosse nei vasi e iniziasse a suonare il piano.
Ricordo ancora un lavoro svolto tanti anni fa per una mia cliente. Amava una persona ma era troppo timida per farsi avanti, e così si erano persi di vista da un paio di mesi. Dopo il mio lavoro magico, lei decise di andare a teatro. Provate a immaginare chi era il suo vicino di posto? Ovviamente lui, l'uomo che le aveva fatto battere il cuore al punto di decidere di entrare in un negozio esoterico e commissionare un rito d'amore.
Il destino aveva creato l'incontro perfetto.
Che poi finì alle ortiche, perchè la mia cliente, colta da timidezza estrema, non spiaccicò praticamente parola al suo grande amore tutta la sera. Lui fraintese la situazione e pensò che lei non fosse interessata a lui.
Perchè non è che basti fare un rituale d'amore perchè vada tutto in porto. Occorre anche fare qualche piccolo passetto noi. Qualche telefonata, qualche incontro, qualche sguardo, qualche sorriso.
La Magia dà una spinta, il resto dobbiamo farlo noi...
Come sempre dicevano le nostre nonne, "Aiutati che il ciel t'aiuta".
Ah, dimenticavo, domani non andate al ristorante. Troppe negatività.
Dite che è ipocrita, smielosa, commerciale, che bisognerebbe dimostrare di amarsi tutti i giorni e non solo in una data del calendario.
Ricordo ancora un terribile S. Valentino di parecchi anni fa. Io e mio marito, stipati in un ristorante giapponese, allineati a tavoli e tavoli pieni (ovviamente) solo di altre coppie. D'un tratto mi sono sentita formicolare la schiena, come se qualcuno mi stesse pugnalando con lo sguardo. Mi sono voltata, cercando di comprendere da dove arrivasse tale nefasta negatività, e ho incrociato lo sguardo risentito di almeno una decina di coppie, lì, ferme in piedi all'ingresso, che guardavano con odio le coppie sedute al tavolo augurando che quello fosse il loro ultimo boccone, morissero strangolate e liberassero in fretta il posto.
Da quel momento, ho giurato a me stessa che non avrei messo mai più piede in un ristorante nel giorno di S. Valentino. Troppe negatività.
Comunque, sia che voi siate sfegatati fans di questa festività, sia che voi siate single accaniti e la viviate alla stregua dei festeggiamenti per la fine delle pestilenze, oggi si parla, per restare in tema, delle Magie d'Amore.
Argomento nobile e purissimo.
Intanto, sfatiamo qualche mito.
Le mie clienti spesso quando si accingono a effettuare un rituale di avvicinamento, un legamento, un richiamo, insomma chiamatelo come volete, un pò intimorite mi rivolgono questa domanda:
"...ma non è che poi lui torna da me contro la sua volontà?".
Immagino questi poveri ex mariti, ex fidanzati, amanti occasionali e libertini, che a causa della magia si trasformano in Zombie lobotomizzati e zoppicando lentamente si trascinano fino alla porta di casa della mia cliente, biascicando "Ti amoo" allo stesso modo in cui il famoso regista horror Romero avrebbe fatto esclamare "Cervellooo"...
Il fatto è che la Magia non funziona esattamente così. E se conoscete qualche magonzolo che scrive o vi dice: "Successo infallibile! Faccio tornare la persona amata entro tre giorni! Niente per me è impossibile, richiami d'amore che funzionano entro un mese!" sappiate che è un impostore, e i soldi che volevate dare a lui fareste meglio a darli al vostro ex amante: pagandogli una crociera di sette giorni nel Mediterraneo o le rate della moto avrete più chance di farlo ritornare da voi, rispetto al magonzolo di prima.
Perchè la Magia rispetta il Libero Arbitrio. Quella cosuccia che ci è stata donata da Dio, ricordate? Libera scelta, libero arbitrio, su ogni cosa. Compreso, su chi decidere di amare a questo mondo.
Quindi, direte voi, allora la Magia d'Amore non funziona?
Certo che lo fa, ma non come comunemente si crede. Un avvicinamento magico AMPLIFICA un sentimento che almeno in parte deve esistere. Che esso sia una semplice simpatia, un'attrazione fisica, un affetto generico, un'amicizia. Altrimenti saremmo pieni di adolescenti che sparano riti d'amore su Jessica Alba e Belen Rodriguez.
Seconda cosa, il rituale di avvicinamento crea una risonanza nell'ambiente circostante alla coppia, creando un ambiente favorevole, adatto al ritrovarsi e ricongiungersi dei due amanti.
Un pò come se il cameriere al tavolo accendesse le candele, mettesse rose rosse nei vasi e iniziasse a suonare il piano.
Ricordo ancora un lavoro svolto tanti anni fa per una mia cliente. Amava una persona ma era troppo timida per farsi avanti, e così si erano persi di vista da un paio di mesi. Dopo il mio lavoro magico, lei decise di andare a teatro. Provate a immaginare chi era il suo vicino di posto? Ovviamente lui, l'uomo che le aveva fatto battere il cuore al punto di decidere di entrare in un negozio esoterico e commissionare un rito d'amore.
Il destino aveva creato l'incontro perfetto.
Che poi finì alle ortiche, perchè la mia cliente, colta da timidezza estrema, non spiaccicò praticamente parola al suo grande amore tutta la sera. Lui fraintese la situazione e pensò che lei non fosse interessata a lui.
Perchè non è che basti fare un rituale d'amore perchè vada tutto in porto. Occorre anche fare qualche piccolo passetto noi. Qualche telefonata, qualche incontro, qualche sguardo, qualche sorriso.
La Magia dà una spinta, il resto dobbiamo farlo noi...
Come sempre dicevano le nostre nonne, "Aiutati che il ciel t'aiuta".
Ah, dimenticavo, domani non andate al ristorante. Troppe negatività.
lunedì 2 febbraio 2015
QUANDO MI FANNO MALE
Marco Donatiello Ph.
Non capita spesso. Anzi, è molto raro.
Ma ogni tanto, più o meno consapevolmente, qualcuno mi fa male. Mi ferisce, mi pesta i piedi, mi nuoce.
Solitamente, per farmi davvero, davvero male, più che toccare me occorre toccare qualcuno a cui voglio bene.
A chi di noi non è mai successo. Possono insultarci, mentire, fare le peggio cattiverie contro di noi ed è come acqua fresca. Ma appena qualcuno ci tocca il coniuge, il figlio, il genitore, li sbraniamo.
Ecco, io sono un pò così.
Poi però c'è un problema. Ovvero che sono un'esoterista. Ed in teoria, noi esoteristi, ovvero gente un pò più spirituale della media (che non è poi così scontato ed automatico) dovremmo riflettere prima di concederci ad una salutare, feroce, infuocata ira.
Perchè siamo tutti un pò collegati a livello sottile, ed arrabbiarmi con te vuol dire arrabbiarmi anche con me stessa.
Perchè i difetti che tanto mi fanno arrabbiare in te, in teoria sono gli stessi che non accetto neanche in me.
Perchè magari c'è un karma che ha voluto che tu in questa esistenza mi nuocessi, e magari è perchè avevo un debito con te e ora siamo pari.
Perchè è bello, superiore, illuminato, pregare per i miei nemici.
Ma io li prego, davvero.
Dal mio profondo del cuore.
Accendo una candela nera, quando il sole tramonta.
Prendo il libro dei Salmi, alcune delle chiavi più pure e magiche di cui l'universo ci abbia dotato.
Non mi sporco neanche le mani, davvero.
Chiedo solo Giustizia ai piani divini.
E fino ad ora, devo dire, mi hanno sempre ascoltata.
venerdì 21 novembre 2014
THE BEGINNING - Come tutto ebbe inizio
Quando andai via di casa avevo da poco compiuto ventun anni. Pur avendo il trambusto nel cuore, sentivo che quella era l'unica cosa giusta da fare. Lo penso tutt'ora. All'epoca avevo appena iniziato gli studi all'università di Psicologia, fioccavano i 30 sul libretto e adoravo le materie. Non avevo la minima intenzione di mollare. Così, dopo aver trovato un dignitoso appartamentino in affitto e un lavoro part-time, continuai la mia vita. Ero sempre giusta con le spese, e le tasse universitarie di inizio autunno cominciavano ad essere difficili da pagare.
Un pomeriggio di Giugno in cui pioveva così tanto da non vedere oltre il proprio naso, conobbi lei. Mi venne presentata da un'amica che conosceva la nostra passione in comune: la Cartomanzia. Io all'epoca facevo le carte già da anni, avevo cominciato a 16 anni, però non le avevo mai fatte ad altri che non fossero amici. Lei era una cartomante al pubblico da decenni.
Quella ragazza aveva la risata più solare dell'universo, e da ogni suo piccolo gesto si sprigionavano un'energia e una forza spaventose. Mi propose da subito di affiancarla per un festival estivo che durava un mese, di mettere un banchetto insieme al suo e dividere le spese. Prendemmo l'ombrello e uscimmo a cercare l'organizzatore del festival. Pioveva così tanto che spesso dovevamo fermarci e ripararci, eravamo a piedi e il parco dell'evento era vicino a casa nostra. Arrivammo zuppe e fradicie come gattini bagnati al cospetto dell'organizzatore, un armadio di uomo con la barba arruffata e il sigaro in bocca, che rispondeva al nome di "Patrito". Appena ci vide scoppiò in una risata e, non so se per pietà o per altro, ci prenotò uno degli stand di maggiore passaggio.
Così trascorsi le serate e le domeniche d'estate, per molti anni di seguito. Arrivavo e lei era già lì, disponevamo i tavoli, le tovaglie, le carte, accendevamo le candele e gli incensi, ci raccontavamo quello che ci era capitato durante la giornata, e andavamo avanti a predire il futuro fino a tardi, spesso alle 2 di notte arrivava ancora qualcuno a chiedere alle carte.
Ricordo quelle serate come luminose, leggere, allegre.
I primi ad accorrere furono i maniaci di ogni tipo e sorta, che però quando capirono che stavamo davvero facendo solo le carte, senza secondi fini, si arresero in fretta. (Da cosa riconoscere a primo impatto un maiale? Ti chiede subito se leggi la mano piuttosto che le carte, cerca un immediato contatto fisico...).
Spesso quando il festival finiva, era un pò come se fossero finite le mie vacanze estive. Con il primo vento d'autunno, che faceva cadere le foglie nel parco, contavo i guadagni della stagione e sapevo che sarei riuscita senza problemi a pagarmi le tasse universitarie di Ottobre.
D'inverno poi io e lei avevamo preso l'abitudine di andare in un pub vicino a casa ogni tanto, anche lì accendevamo le nostre candele e facevamo qualche giro di carte. Anche se in realtà quella era solo una scusa per stare un pò insieme e farci offrire le consumazioni da qualche cliente soddisfatta.
Poi io conobbi mio marito e mi trasferii, lei divenne l'amante del titolare di quel pub, e lentamente ci perdemmo di vista.
Una settimana fa l'ho incontrata per caso vicino alla metropolitana. Erano passati quindici anni, ma in lei era presente la stessa forza, la stessa energia di allora. Lei è la classica cartomante che si getta d'impulso, prende le tue parti fino alla fine. Una volta ha convinto una cliente dal cuore infranto ad accompagnarla nel garage dove il suo ex aveva parcheggiato, ed insieme sono rimaste lì appostate fino a che lui non si è presentato e la cliente gli ha gridato addosso tutto il suo odio e la sua tristezza. Ecco, lei è una cartomante così. Minuta, guizzante, muscolosa, credo avrebbe avuto uguale successo se fosse diventata una investigatrice privata.
Era lì davanti a me, e sembrava che non fosse passato un solo giorno da quelle serate d'estate rischiarate dalle candele.
Poi lei mi parlò, e mi disse che il suo amante, il proprietario del pub dove andavamo d'inverno, era morto a causa di un incidente stradale un anno fa. Nel momento in cui i soccorsi tentavano di rianimarlo, lei lo aveva sentito entrare in casa sbattendo la porta, come sempre. Lo aveva chiamato e non lo aveva visto. Il giorno dopo aveva saputo. La famiglia di lui ovviamente le aveva impedito di partecipare al funerale, ma lei per mesi aveva sentito la presenza del suo amante vicino a sè.
Poi mi disse che anche l'organizzatore del nostro festival, Patrito, era venuto a mancare improvvisamente, all'incirca nello stesso periodo.
E io mi sentii come se quelle serate estive con le carte rischiarate a lume di candela fossero scomparse per sempre, e con esse la mia selvaggia età dei vent'anni.
Non provai tristezza, solo una specie di attutita nostalgia.
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lunedì 20 ottobre 2014
LA SECONDA REGOLA DI TOMMY
Ho un amico che snocciola perle di saggezza. Davvero.
Già in passato pubblicai un post intitolato "la regola di Tommy". Andatevelo a spulciare se volete approfondire le dinamiche dei figli di papà Vs. disadattati genetici.
Qualche tempo fa Tommy mi mise al corrente di un nuovo, inconfutabile, perfettissimo assioma che serpeggiava, silenzioso, nella generazione dei maschi 30-40enni. Che veniva trasmesso a bassa voce di padre in figlio al termine dell'adolescenza, per garantire una pronta sopravvivenza nei rapporti con l'intricato e nebuloso universo femminile.
Confrontandomi con alcuni clienti di sesso maschile del negozio, scoprii che tale regola era ampiamente conosciuta dai più scaltri.
Parliamo del parrucchiere da donna. La petnoira, il coiffeur, l'acconciatrice, la sciampista, l'hair stylist. Innumerevoli termini per descrivere colui o colei che decreterà, con l'agile arguzia manuale, se noi donne nel trimestre successivo riusciremo a guardarci allo specchio senza imprecare oppure no.
La mia precedente parrucchiera aveva una pazienza esemplare. Quando io, vittima di qualche sconsiderata rivista femminile, entravo nel suo salone chiedendole se sarei stata bene con una ciocca rosa oppure leopardata come le nuove mode inneggiavano, prendeva le sue mani tra le mie sorridendo e con fare materno scuoteva la testa. Credo che abbia impedito un mio calo d'immagine in almeno una decina di casi diversi.
Ma torniamo alla regola di Tommy. Ero con lui in negozio quando infranse il giuramento maschile di non divulgare questa preziosa regola ad una donna. Ed io subito non la capii. Fu tutto un "Ma dai, Tommy, figurati!". "Ma noi donne mica siamo così!".
Poi ripensai ad alcuni tragici episodi del mio passato. E mi accorsi che la seconda regola di Tommy funzionava, eccome!
Eccola in tutta la sua limpida e inconfutabile perfezione:
"Quando una femmina cambia pettinatura, tu uomo sei nei guai".
Che sembra una cretinata, ma non lo è. Attenzione, non parlo della spuntatina alle doppie punte, del colore sulla ricrescita, del provare il frisè con la piastra, dello shatush di un tono più chiaro che manco si nota la differenza.
Quando una donna da mogano diventa platino, da Morticia Addams diventa Miley Cyrus, qualunque uomo a lei collegato sentimentalmente dovrebbe richiedere, preventivamente, l'estrema unzione per la sua prossima e imminente dipartita. Oppure dovrebbe prendere un last minute per Kathmandu. (Notizia dell'ultimo minuto, Tommy in effetti a breve dovrà partire realmente per Kathmandu. Non scherzo).
Perchè quando una donna cambia la sua testa, rivoluziona tutta la sua vita.
Ripenso all'ultima volta che chiesi al parrucchiere un taglio deciso. Un carrè altissimo dietro la nuca, alla Valentina di Crepax per intenderci. Ero ad un passo dal mandare all'aria tutta la mia vita, per come la conoscevo.
Ed il mio partner era davvero ad un passo dall'essere mandato all'aria pure lui.
Poi, cosa volete, i capelli piano piano sono cresciuti, ed i problemi rientrati.
Comunque, sappiate che l'universo maschile è molto più attento di quello che credete, ai cambiamenti di acconciatura.
giovedì 9 ottobre 2014
L'ALTARE DI YEMANJA'
A marzo sono andata a New Orleans, la patria del Voodoo. Le strade erano lastricate di negozi esoterici, cartomanti e chiromanti. In ogni Magic Shop era presente sempre almeno un altare con una divinità del Pantheon Voodoo. I turisti e le persone del luogo sostavano davanti a questi altari dei Loah, lasciavano offerte, leggevano l'invocazione o pregavano bisbigliando, spesso deponevano anche una loro piccola fotografia, per permettere agli Dei di agire nei loro riguardi.
Sono tornata a Torino con New Orleans nel cuore, e ho deciso di preparare un altare simile nel luogo più nascosto e sotterraneo della libreria Esotericamente.
Ho scelto di riservare un altare a Yemanjà, la Regina dei Mari, Signora delle acque salate, dei pesci, Grande Madre, protettrice dei bambini e di ogni uomo, dal momento del parto in poi. La leggenda narra, citando il mio libro "Voodoo e Candomblè" - Aradia edizioni, che:
"la Dea delle acque salate aveva tre figli: Oshossi, Ogum ed Eshù. Eshù (il più burrascoso, spesso identificato come trickster, o come un mezzo demone) si comportava male e rispondeva con insolenza a sua madre, motivo per cui lei lo mise alla porta. Gli altri due figli erano molto più responsabili: Ogun andava a lavorare nei campi e Oshossi cacciava nella foresta; la casa era in tal modo sempre provvista di prodotti agricoli e cacciagione. Yèmanja era tuttavia inquieta e andò a consultare un “babalawo”, un indovino.
Lui predisse che non doveva più lasciare
andare Oshossi a caccia perché Ossanyin, Signore delle piante medicinali che
vive nel folto della foresta, stava per fargli un sortilegio per obbligarlo a rimanere
con lui.
Yemanja, colma di terrore, impedì a suo
figlio di andare a caccia, ma Oshossi aveva un carattere indipendente e
continuò ad addentrarsi nella boscaglia e nella foresta. Partiva con gli altri
cacciatori al mattino e, come era loro abitudine, una volta arrivati ai piedi
di un grande albero, si separavano per andare a cacciare ognuno per conto suo,
per ritrovarsi, a fine giornata, tutti nello stesso posto. Una sera Oshossi non
si presentò al solito appuntamento e non rispose neppure ai richiami degli
altri cacciatori.
Aveva incontrato Ossanyin che gli aveva
fatto bere una pozione in cui aveva macerato le foglie di una pianta chiamata
“amùnimuye”, il cui nome significa: “prende una persona e la sua memoria”. Come
aveva predetto l’indovino, Oshossi piombò in una totale amnesia, in cui non
ricordava più niente di sé, né chi fosse, né dove abitasse o chi fosse sua madre.
Così rimase a vivere presso Ossanyin.
Ogum, preoccupato per l’assenza del
fratello, si mise alla sua ricerca e lo trovò in fondo alla foresta. Lo riportò
a casa, ma Yemanja, furiosa, non volle più accogliere il figlio disobbediente.
Ogum, arrabbiato per l’intransigenza della madre, rifiutò di vivere in casa con
lei.
Oshossi ritornò
da Ossanyin nella foresta e Yemanja, disperata per aver perduto i suoi figli,
si sciolse in lacrime fino a trasformarsi in un fiume."
Spesso sincretizzata con la Vergine, in Africa è conosciuta prevalentemente come "Mami Wata", ovvero "Madre Acqua". Dona protezione ai suoi figli, che consola quando le lacrime ne hanno bagnato le guance.
Si prega Yemanjà per migliorare il clima e la coesione familiare. Che si
tratti di migliorare il rapporto con
i propri figli, o con i propri genitori, o con ciò che reputiamo essere la nostra famiglia, tutto ciò che preserva e migliora i rapporti
tra parenti, consanguinei o meno, ricade nella sfera di competenza di Yemanjà. Questo perchè le lacrime salate che la Regina del Mare ha versato per
la perdita dei propri figli hanno lo stesso sapore delle nostre. Solo questa Dea può pienamente comprendere la nostra afflizione per un problema
familiare, o sentimentale, che ci tormenta.
Portate a Yemanjà delle rose bianche, oppure uno specchietto da
borsetta, boccette di profumo dolce, pettini, gioielli d’argento, monete. Accendete per lei candele azzurre o bianche, chiedetele protezione e felicità.
Il negozio Esotericamente da oggi ha aggiunto questa piccola novità gratuita, un luogo riservato e segreto in cui potrete entrare in contatto con questa grande Dea, lasciando offerte e piccole fotografie, pregandola di aiutarvi nelle questioni della vita.
Il negozio Esotericamente da oggi ha aggiunto questa piccola novità gratuita, un luogo riservato e segreto in cui potrete entrare in contatto con questa grande Dea, lasciando offerte e piccole fotografie, pregandola di aiutarvi nelle questioni della vita.
La Madre delle acque salate non aspetta altro che questo, per abbracciare i vostri problemi, il vostro dolore, e farli scomparire come un'onda che si adagia tra i flutti.
giovedì 2 ottobre 2014
UNA BAMBINA
C'era una volta una bambina.
Guance di porcellana, capelli di seta, occhi di mare e cielo.
Aveva la tempesta tra le mura domestiche, e spesso i suoi occhi, presi dalla tristezza, diventavano spenti e grigi. Vedeva litigare i suoi genitori, non capiva. Alla fine divorziarono, la sorella più grande rimase col padre, lei che era più piccola con la madre.
E con questa tempesta negli occhi e nel cuore, un giorno questa bambina varcò la porta del negozio.
Era una libreria esoterica nel cuore di Torino, non ne aveva mai vista una. Era grande, dai misteriosi soffitti a volta con i mattoni a vista, con i folletti in cima agli scaffali, che la scrutavano curiosi.
C'erano candele, ciondoli, incensieri, stelle di pietra, carte e tarocchi come non ne aveva mai visti, erbe e spezie. Ed un profumo buonissimo, di pura cera d'api, che impregnava i vestiti.
Tornò lì più volte, con una sua amica. Si avvicinarono a questo mondo, comprarono mazzi di tarocchi e di sibille per farsi le carte l'una con l'altra, prima per gioco, poi sul serio.
Anche sua mamma a volte entrava in quel negozio, scompariva dietro una porta da cui partivano scale profonde, andava a farsi fare le carte. Domandava prevalentemente per la sua felicità, parlava a lungo di lei, di questa bellissima figlia che aveva, che era la sua gioia, la sua luce, tutto ciò che aveva sempre chiesto al cielo. Ma questo la bambina non lo sapeva.
La bambina dagli occhi di mare e di cielo un giorno acquistò in quel negozio il suo primo libro sulla Magia. Era un libro che spiegava di come esistano forze, sette in particolare, che governano l'universo intero e si intrecciano in ogni tradizione esoterica. Sette poteri da cui attingere, per migliorare la propria esistenza.
Aveva undici anni, quella bambina, quando si immerse nella lettura del primo libro che avevo scritto.
E se li lesse poi tutti, sempre più avida di informazioni e di sapere. A tredici anni, aveva terminato anche "Voodoo e Candomblè" e "Vampiri". Quest'ultimo rimane il suo preferito.
Io sapevo della sua esistenza, ma per una strana serie di coincidenze non riuscivo mai a conoscerla.
Lei passava davanti al ristorante dove cenavo con mio marito, il titolare della libreria Esotericamente. Ci guardava dalla vetrina e poi passava oltre sorridendo.
Io entravo nel negozio gestito dalla madre, e magari lei era dietro al bancone.
Una settimana fa finalmente l'ho conosciuta. La mia più giovane lettrice.
La dolce, bellissima, arguta, sensibile piccola M.
E più la guardavo e più mi chiedevo, ma se a tredici anni è già così tremendamente avanti, cosa diventerà da grande?
Guance di porcellana, capelli di seta, occhi di mare e cielo.
Aveva la tempesta tra le mura domestiche, e spesso i suoi occhi, presi dalla tristezza, diventavano spenti e grigi. Vedeva litigare i suoi genitori, non capiva. Alla fine divorziarono, la sorella più grande rimase col padre, lei che era più piccola con la madre.
E con questa tempesta negli occhi e nel cuore, un giorno questa bambina varcò la porta del negozio.
Era una libreria esoterica nel cuore di Torino, non ne aveva mai vista una. Era grande, dai misteriosi soffitti a volta con i mattoni a vista, con i folletti in cima agli scaffali, che la scrutavano curiosi.
C'erano candele, ciondoli, incensieri, stelle di pietra, carte e tarocchi come non ne aveva mai visti, erbe e spezie. Ed un profumo buonissimo, di pura cera d'api, che impregnava i vestiti.
Tornò lì più volte, con una sua amica. Si avvicinarono a questo mondo, comprarono mazzi di tarocchi e di sibille per farsi le carte l'una con l'altra, prima per gioco, poi sul serio.
Anche sua mamma a volte entrava in quel negozio, scompariva dietro una porta da cui partivano scale profonde, andava a farsi fare le carte. Domandava prevalentemente per la sua felicità, parlava a lungo di lei, di questa bellissima figlia che aveva, che era la sua gioia, la sua luce, tutto ciò che aveva sempre chiesto al cielo. Ma questo la bambina non lo sapeva.
La bambina dagli occhi di mare e di cielo un giorno acquistò in quel negozio il suo primo libro sulla Magia. Era un libro che spiegava di come esistano forze, sette in particolare, che governano l'universo intero e si intrecciano in ogni tradizione esoterica. Sette poteri da cui attingere, per migliorare la propria esistenza.
Aveva undici anni, quella bambina, quando si immerse nella lettura del primo libro che avevo scritto.
E se li lesse poi tutti, sempre più avida di informazioni e di sapere. A tredici anni, aveva terminato anche "Voodoo e Candomblè" e "Vampiri". Quest'ultimo rimane il suo preferito.
Io sapevo della sua esistenza, ma per una strana serie di coincidenze non riuscivo mai a conoscerla.
Lei passava davanti al ristorante dove cenavo con mio marito, il titolare della libreria Esotericamente. Ci guardava dalla vetrina e poi passava oltre sorridendo.
Io entravo nel negozio gestito dalla madre, e magari lei era dietro al bancone.
Una settimana fa finalmente l'ho conosciuta. La mia più giovane lettrice.
La dolce, bellissima, arguta, sensibile piccola M.
E più la guardavo e più mi chiedevo, ma se a tredici anni è già così tremendamente avanti, cosa diventerà da grande?
"Alone in the Library" by Elena Shumilova
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