venerdì 10 maggio 2013

NON SONO STRANIERA!



Premetto di non essere razzista. Di adorare, almeno in parte, il guazzabuglio colorato che la multi-etnicità stà recando all’Italia.
Ciò che adoro, decisamente meno, è di essere sempre, sempre, dall’adolescenza in poi,  scambiata per straniera.
Ebbene sì, sono italiana. Ammetto che il mio nome, “Stella”, non aiuta. Perché non è un nome d’arte, è davvero un mio nome di battesimo. Quindi qualcuno sospetta che il mio vero nome sia, tipo, “Svietlana”, ed io per comodità l’abbia tradotto in “Stella”.
Un’altra cosa che non aiuta è che sono davvero, davvero alta. Che culo, penseranno le mie lettrici donne. Ma per niente, provate voi a trascorrere la vita ad uscire con uomini leggermente più bassi di voi (e che non lo ammetteranno neanche sotto tortura).
Tacchi alti banditi. Contando che detesto le ballerine, passo metà dell’anno con lo stivale stile “cow girl” e l’altra metà dell’anno con sandali rasoterra aperti. Per mia fortuna, le mezze stagioni stanno scomparendo.
Altro fastidio dell’uscire con uomini più bassi di me (ovvero dal metroeottanta in giù) è che dovevo inerpicarmi e contorcermi in varie strategie per apparire più bassa. Ottimo l’escamotage della gamba piegata, almeno tre centimetri scompaiono. Altrimenti, appoggiarsi ad ogni muro – ringhiera – pianta si trovi in circolazione.
Un giorno stavo per perdere la vita per colpa di un ballatoio traballante e di un ragazzo troppo basso.
Senza andare fuori tema, è imbarazzante che io sia sempre scambiata per straniera.
Quando a 21 anni sono andata a vivere da sola (prestissimo, per qualunque ragazza italiana dotata di senno), mi era appena scaduta la carta d’identità. Porgendo, un po’ titubante, il passaporto al mio nuovo amministratore, egli, con piglio deciso, iniziò a chiedermi se io, in quanto rumena, avessi ottenuto il permesso di soggiorno.
Ancora peggio, un giorno stavo aspettando un mio amico ai giardinetti davanti a Porta Nuova, seduta su una panchina. Subito mi si pararono davanti tre carabinieri. Iniziarono a chiedermi i documenti. Fortunatamente li avevo, ancora oggi detesto uscire con la borsa e spesso giro senza documenti d’identità. Sono furba, eh.
I carabinieri, non soddisfatti della mia carta d’identità, da cui si evinceva chiaramente che sono italiana, di razza toscana per giunta (avranno pensato ad un falso) mi chiesero di tirare fuori, lentamente, dalla borsa, tutto il suo contenuto pronunciandone il nome in italiano.
Chiavi. Mela. Fazzoletti. Mascara. Portafogli. Caramelle.
Per fortuna si sono arresi prima che arrivassi all’assorbente e alla Voodoo Doll.
In spiaggia, una signora con cui ho amabilmente conversato per circa mezz’ora, nel salutarmi si è complimentata: “certo che tu parli davvero bene l’italiano, brava!”. Ho dovuto trattenermi per non seppellirla tra le alghe.
Per non parlare di quando porto mio figlio al parco (che, accidenti, ha preso tutto da mio marito, il classico mediterraneo) e vengo immancabilmente scambiata per la tata straniera.
Poi ci sono i tenaci, i testardi. “Ma come, non sei straniera? Beh, allora avrai i genitori stranieri.” Ebbene no. “Ma qualche zio, cugino, bisnonno, arcitrisavolo?” No.
A quel punto, proprio perché un po’ mi fanno tenerezza, fantastico insieme a loro di come, probabilmente, mia nonna piemontese si sia lasciata sedurre da qualche tedesco durante la seconda guerra mondiale… Allora li vedo rasserenarsi. “Eh, sì, sarà andata sicuramente così”. Ho raccontato questa ipotesi giustificatoria così tante volte che inizio a temere il fantasma di mia nonna (e di mio nonno, che si rivolterà nella tomba per tutte le corna che io, innocentemente, gli ho attribuito). Una di queste notti sento che me li ritroverò ai piedi del letto.
Per fortuna ho scritto un libro in cui espongo chiaramente i metodi di difesa da entità disincarnate. Mi sa che me ne andrò a rileggere qualche pagina prima di andare a nanna stasera….

giovedì 9 maggio 2013

L'ANIMA GEMELLA





È un classico, lo so. Sto facendo le carte ad una ragazza / donna / signora affascinante che, per quasi un’ora di consulto, ha elencato tutte le possibili malefatte maschili racchiuse in un unico individuo.
Lui che non la chiama, lui che ha il crampo dello scrittore quindi non le manda neanche una mail o un sms in due settimane, lui che ha 25 “mi piace” su una sua foto a torso nudo di Facebook, di cui almeno 15 sono strani nomi incomprensibili di giovani bionde dell’Est.
Lui che la cerca d’improvviso, tipo alle due di notte, e si offende se lei non si dimostra immediatamente disponibile all’amplesso.
Lui che in ogni benedetto weekend che Dio manda sulla terra è inspiegabilmente impegnato in ogni sorta di faccenda tranne il vedere la mia cliente. E passa sabato e domenica col cellulare staccato, ma dice di vivere da solo. 
Lui che ribadisce (anche un po’ risentito!) di vivere da solo ma in cinque mesi di relazione non ha mai mostrato il suo appartamento alla mia cliente.
Lui che non manda neanche un telegramma di condoglianze alla morte del padre della mia cliente, ma sembra precipitare nel baratro della disperazione se gli graffiano la portiera del nuovo Coupè. (e in tali casi vorrei, vorrei davvero che a rovinargliela fosse stata la mia cliente, ma questo non accade quasi mai).
Insomma, lui lo stronzo. Lui il mostro. L’evento inspiegabile di cui scrivo non è però trovarmi a parlare di uno stronzo, il mondo ne è pieno, anzi mi risveglio stupefatta dal torpore della veggenza quando sento qualche donna chiedermi, finalmente, di un bravo ragazzo, un’anima pia, di un uomo sensibile.
È così raro.
Devo capire se gli stronzi sono la maggioranza, oppure se solo donne che hanno a che fare con gli stronzi divengono mie clienti.
Preferisco credere nella seconda opzione, è più confortante.
Dicevo, l’evento curioso delle mie sedute di cartomanzia non è il parlare di uno stronzo. È quello che succede, a consulto quasi concluso. È una domanda che mi viene rivolta con un tono di voce improvvisamente timido, flebile, quasi imbarazzato. La domanda è: “Ma secondo te è Lui l’uomo della mia vita? È Lui la mia anima gemella?”.
Allora. Io credo nella predestinazione degli incontri, nelle anime unite da un percorso karmico da cui entrambe emergeranno cresciute, maturate, consapevoli. Sono fermamente convinta che per ognuna di noi esista almeno una anima gemella capace di completarci, l’altra metà perduta della mela.
“All'inizio eravamo una cosa sola, un unico essere. Poi per qualche motivo questo essere fu diviso in due, e le due metà vennero chiamate: uomo e donna. Da allora l'uomo e la donna vivono la vita cercando di trovare la metà opposta e ritornare ad essere un unica entità.” (Platone)
Tutto ciò è bellissimo, spirituale, romantico. Però. Possibile che la tua anima gemella debba proprio essere lo stronzo? Ma tra tutti, proprio lui? Certo che dovevi volerti proprio male se, prima di incarnarti, hai deciso che la tua anima gemella sarebbe stato un uomo incapace di renderti felice. Oppure, dai piani divini, chi ha deciso del tuo destino ha pensato che il modo migliore per farti bruciare un bel po’ di karma fosse proprio l’incontro con lo stronzo?
Io credo nel karma, nella predestinazione, nell’invisibile filo rosso che unisce due persone.
Ma credo anche, e ben più fermamente, nel libero arbitrio e nell’istinto di sopravvivenza.
Quindi, se lo stronzo, com’è nella sua implicita natura, ti stà facendo dannare, ti rovina l’esistenza, ti porta all’attività compulsiva di ingurgitare kili di nutella aspettando una sua telefonata, o al contrario ti attorciglia lo stomaco al punto che non possa entrarvi neanche uno spicchio di mela… Ecco, secondo me lo stronzo NON E’ la tua anima gemella.
Ovvero, sì, potrebbe anche esserlo, chi sono io per dirti il contrario? Inoltre a questa domanda spesso mi escono carte che più karmiche non si può, da cui perfino io devo desumere che l’entrata dello stronzo non sia stata casuale nella tua vita.
L’entrata, no. L’uscita, sì. Noi siamo esseri dotati di libero arbitrio, come quando Adamo decise di mangiare il frutto della conoscenza, come quando quotidianamente decidiamo se uscire a buttare l’immondizia sotto la pioggia o tenercela ancora in casa a puzzare.
Ecco, ma buttiamola via questa immondizia. Che ci può capitare di peggio? La solitudine? E che tipo di vita predestinata era, quella in cui a riempirci un vuoto doveva essere un’immondizia di uomo?
A me piace pensare che i Signori del karma, dall’alto dei cieli, chiunque essi siano, si congratulino quando vedono una mia cliente che manda definitivamente a quel paese uno stronzo e decide di provare ad essere felice.
Anzi, secondo una mia teoria, tali Signori del karma ne rimangono talmente stupefatti ed estasiati da inviare immediatamente, alla mia cliente, qualche sorta di premio fortunato. Che si tratti di un venti euro per terra o di una borsa di Vuitton super scontata, poco importa. E quando sono davvero, davvero soddisfatti, le mandano pure un uomo migliore.
Tanto, nella peggiore delle ipotesi, se proprio scoprite che la vita da voi programmata grazie al libero arbitrio è una ciofeca, e lo stronzo davvero vi manca perché vi faceva anche sorridere… vi rivelerò un segreto.
Ritornano. Sempre. Non riescono a stare a lungo senza di voi. Quindi, cosa succederà al prossimo giro di ruota?
Siamo i detentori della nostra vita, scegliamocela noi, l’anima gemella.

mercoledì 8 maggio 2013

IL MIO FAMIGLIO




Per chi non lo sapesse, il termine “Famiglio” indica l'animale scelto dal Magus perchè gli sia d'aiuto nello studio della magia, donandogli un maggior punto di contatto con il mondo della natura. 
Quindi oggi voglio parlarvi un po’ del mio Famiglio, ovvero il mio gattino di casa.
Lo vidi nella foto di un’associazione che assiste i gatti randagi. Era nera, con uno sguardo penetrante, si chiamava Priscilla. Faceva rima con “Sibilla”, era un ottimo inizio, pensai.
Ho convinto il mio santo marito (che all’epoca non voleva sentirne di prendere un gatto) di scarrozzarmi fino a Piossasco, sede della gatteria in questione, per adottare e portare a casa il mio futuro Famiglio.
Mio marito non si è neppure scomposto quando si è scoperto che Priscilla era in realtà Priscillo, e aveva due piccoli attributi maschili con cui amava pisciare in giro per casa con grande gioia e soddisfazione. (Soprattutto nel letto matrimoniale, soprattutto dalla parte di mio marito).
La parte davvero difficile di questa adozione, è stata convincere gli addetti dell’associazione che, anche se volevamo un gattino nero, e lavoravamo nell’esoterismo, non avevamo nessuna intenzione di sacrificarlo a qualche oscura divinità maligna.
Mi ero portata dietro anche una copia del mio libro “Voodoo e Candomblè”.

Pag. 18:
Premetto di essere personalmente contraria, in magia, all’uccisione di qualunque animale, ed ho impostato la parte pratica di questo testo con l’intenzione di “occidentalizzare” il culto originario, senza nulla togliere alla sua efficacia, ma inserendo esclusivamente rituali che non comportassero l’uccisione diretta di animali da parte dell’officiante.
Inoltre, la legislazione italiana proibisce i sacrifici animali, in quanto
l’uccisione senza stordimento preventivo è consentita solo in alcuni macelli specificatamente riconosciuti.

Dopo aver regalato la copia, con tanto di autografo, alla socia dell’associazione, sperando che averle letto il passo che avevo scritto la tranquillizzasse in merito, sono tornata a casa col mio bellissimo Famiglio nero.
Ecco, il mio gatto ha qualcosa di esoterico, ma sicuramente nel suo lato più ombroso. Per carità, è nero, e l’ho chiamato pure Sirius, in onore a Sirius Black di potteriana memoria.
Di oscuramente esoterico per ora il mio gatto predilige:

1 – mangiare le foglie di mandragora, che sono pure un po’ tossiche, e la mia veterinaria preoccupata insiste affinché gli facciamo perdere questa brutta abitudine;

2 -  se devo fare le carte a casa, si frappone tra me e la mia cliente, e cerca in tutti i modi di morderla e graffiarla, soprattutto quando la poverina ha già le lacrime agli occhi per qualche dispiacere. Persino le mie clienti più animaliste, con cortesia ma fermezza mi chiedono di mettere Sirius in un’altra stanza perché egli tira fuori il loro lato peggiore.

3 – miagolare ininterrotto all’alba di ogni giorno, festivi compresi. Sarà la prima ora magica a scatenarlo, non so. Per ora, non se ne è persa una.

Ogni sua altra attività ha ben poco di esoterico. Giusto una settimana fa è saltato giù dalla finestra (abitiamo al primo piano) e, stupefatto per la sua immensa, ritrovata libertà ha pensato bene di andarsi a infrattare in cantina, dove tra polvere, ragnatele e calcinacci è diventato grigio. Mio marito, accorso alla sua ricerca, stava per lasciarlo lì,  non riconoscendolo e pensando si trattasse di un certosino di qualche vicina di casa.
Riassumendo, li volete due consigli?
Il primo, non fate sacrifici animali in magia. Anche vi servisse a realizzare i vostri desideri (cosa di cui dubito fortemente), che trionfi sarebbero quelli ottenuti tramite la sofferenza di un animale innocente?
Secondo consiglio, prendetevelo un Famiglio, se ancora non lo possedete. Nella peggiore delle ipotesi, non vi porterà grandi soddisfazioni esoteriche, ma sicuramente riempirà la vostra vita di Magia.

martedì 7 maggio 2013

GURU OR NOT GURU?


Spesso chi lavora, da anni, nel settore dell’esoterismo, della magia e dell’occulto viene visto come un Maestro,o un Guru, da chi usufruisce dei suoi servizi.
Questa è una cosa che ho sempre odiato.
Il fatto che io ti stia tenendo un corso di magia, oppure che io divenga, in un consulto, un messaggero tra un mondo divino e un mondo inferiore, per aiutarti nelle tue scelte personali, non mi autorizza a pormi nei tuoi confronti come un Guru.
Ci sono persone che si avvicinano prima di altre all’esoterismo. Ci sono persone che hanno più o meno fortuna e costanza, predisposizione e conoscenza.
Eppure, anche se in questo momento magari conosco più cose, a livello esoterico, di te; e ho fatto più esperienze nel mondo occulto di te, questo non mi autorizza a diventare il tuo Guru.
Negli arguti e intricati piani del destino e del karma, per quello che ne so tu potresti essere un’anima molto più antica ed evoluta di me.
Io non sono superiore a te, in niente. Quindi, io non sono il tuo Guru.
La magia è, secondo me, un bellissimo percorso personale, capace di aiutarci ad ottenere dall’universo quanto maggiormente desideriamo. È un percorso di libertà, da norme morali e regole sociali. Nessuno, in un percorso magico, può interporsi tra il Magus e il divino.
Altrimenti, sarebbe un culto, una religione, una fede che necessita di un sacerdote che si ponga tra l’uomo e gli Dei.
Nella magia, è diretto il rapporto tra l’uomo e il Dio.
Quindi, a mio parere, non esiste per forza la necessità di un Guru, o di un Maestro.
Per carità, conoscere qualcuno che le cose le ha fatte prima di noi, e può darci qualche consiglio, è molto utile. Ma non indispensabile. Io preferisco parlare di compagni di viaggio, di amici, piuttosto che di Guru da cui dipendere totalmente e supinamente.
Conosco troppe, troppe storie di pseudo - Guru che hanno circuito, sedotto, truffato delle giovani ragazze alla ricerca di un Maestro.
Siate voi il Maestro di voi stessi.
Io per voi sarò un’amica, se lo vorrete.
Ogni storia che ascolto, ogni persona che conosco, ogni vostro problema che affronto, lo vivo come se ci fossi stata io, nei vostri vestiti. Mi arrabbio come vi arrabbiereste voi, mi porto a casa, triste, le vostre sconfitte, e spesso, all’ora di cena, le condivido con mio marito (evitando ovviamente di legarle alla vostra persona). Se voi piangete, anch’io in un angolino, dentro, lo sto facendo. Se voi ridete, e avete successo in qualcosa, è come se quel trionfo fosse anche un po’ mio. Se vi batte forte il cuore, sono emozionata insieme a voi, e mi chiedo, come voi, se lui è davvero quello giusto.
Se vi sto insegnando qualcosa, adoro farvi ridere per legare ad un argomento magari un po’ noioso qualcosa di buffo. Così non ve lo dimenticherete mai.
Se io fossi la vostra Guru, tutte queste cose non potrei permettermele.
Dovrei guardarvi, dal gradino della mia superiorità, con sufficienza, distacco e freddezza.
Voi magari mi temereste anche un po’ (e magari mi ascoltereste un po’ di più, soprattutto quando vi consiglio di non mandare 10 sms in 20 minuti al vostro ex…).
Ma tutto il calore, il colore, l’empatia di questo lavoro andrebbero, irrimediabilmente, buttate nel cesso.
Io non sono la vostra Guru, non lo sarò mai. Sono la vostra amica, se lo vorrete.
E da amica, vi consiglio di non cercare nessun Guru, da nessuna parte. C’è già, davanti a voi, quando vi guardate allo specchio nella luce del mattino.


Marco Donatiello photographer

lunedì 6 maggio 2013

IL MIO PRIMO RITO - NESSUNO NASCE IMPARATO


Mi capita spesso che qualche cliente mi domandi, intimorita, se sarà in grado di svolgere il primo rito da sola. È vero, il negozio di articoli per magia in cui collaboro fornisce una pratica confezione semplicissima, completa di tutto, candele, incensi, pergamene, talismano e istruzioni.
Ma alcune persone non credono di esserne capaci, non credono che scorra abbastanza magia nelle loro vene da permetter loro di compiere un lavoro magico.
Nessuno nasce imparato. La Magia è essenzialmente tecnica, dedizione e… pratica.
Che noi possediamo nell’albero genealogico stuoli di trisavole e bisnonne capaci di parlare coi morti ed evocare i demoni, o che siamo semplici figli di “babbani” (Harry Potter docet), poco cambia.
Come ripete sempre mio marito (il titolare di tale negozio di magia), “c’è chi ha le gambe più lunghe, ma tutti, con un po’ di esercizio, possono correre”.
Voglio svelare la mia macchia vergognosa sul curriculum della maga perfetta. Ovvero, come sono andate davvero le cose nel corso del mio primo rito magico.
Avevo come cliente una famosa maga torinese. Vi chiederete, che ci faceva mai da me una maga col doppio dei miei anni e della mia esperienza? Curiosamente, non se la sentiva di operare per se stessa, e aveva dato fiducia a me, all’epoca poco più che ventenne cartomante con lo studio arredato da poco.
Dovevo svolgere un rito per propiziare il suo successo economico e lavorativo. Ok.
Convivevo già con quello che sarebbe diventato mio marito (Andrea, il titolare del negozio Esotericamente, per quei rari individui che ancora non lo conoscessero).
La casa era sua, i mobili pure (piccola premessa che pare indegna di nota, ma che in seguito si scoprirà essere importante…).
È una domenica mattina di luna crescente di oltre 10 anni fà, all’alba, quella in cui mi appresto a fare il mio primo rito. Non sono molto agitata, per il semplice fatto che sono circa le 5 del mattino e sono ancora un po’ assonnata.
Accendo le candele, brucio l’incenso, inizio le invocazioni… Tutto semplice insomma.
Fino a che non brucio, a metà del rito, la pergamena con i sigilli. Le istruzioni riportano
“avvicinare alla fiamma della candela un angolo della pergamena”. Ecco, la mia pergamena sembra essersi fatta, a mia insaputa, un bidet nel kerosene.  (Con rispetto parlando). Insomma, mi parte una fiammata degna de L’incendiaria. Prima di riportare ustioni di terzo grado alla mano, appoggio la pergamena piromane al resto del rito e…
Il rito prende fuoco.
Iniziando ovviamente dal tappetino in stoffa, che probabilmente pure lui non disdegnava i lavaggiuoli nel kerosene. A quel punto, presa dal panico, prendo il foglio di istruzioni e lo agito sulle fiamme… il che giustamente le espande ancora di più. Inoltre rischia di prendere fuoco pure il foglio delle istruzioni.
Di colpo mi torna in mente una lezione di Primo Soccorso, in cui consigliavano di spegnere l’incendio soffocando la fiamma con delle coperte. Prendo il lembo di tessuto ancora intatto del rito e lo premo sulle fiamme. Funziona. Il fuoco si spegne.
Passato lo spavento, mi ritrovo in una stanza con dei sottili e persistenti strati di fumo. Inizio a tossire e lacrimare. Ecco, penso che quasi tutti a quel punto, presi da estrema disperazione,  avrebbero lasciato la stanza e deciso di darsi all’ikebana, alla ceramica su mattonella, al tiro al piattello.
Io no. Stoicamente, con le lacrime agli occhi per colpa dell’aria quasi irrespirabile, ho aperto la finestra e ho continuato il rito fino alla fine.
Una volta terminato, timidamente ho sollevato il tessuto bruciacchiato, e mi sono resa conto che le fiamme avevano attaccato anche la scrivania di legno massello sottostante, lasciando un cratere di circa una spanna.
A quel punto, dovevo svegliare mio marito.
Le prime cose che il poveretto ha notato, aperti gli occhi, sono stati i miei occhi lucidi, il tono dimesso (rarissimo), i capelli e la veste puzzolente di fumo.
Io: “Ehm… è successa una cosa…”
Mio marito: “Che cosa?”
“Ho dato fuoco al tavolo…”
Sguardo suo allibito – preoccupato – incredulo  - arrabbiato – rassegnato (in questo preciso ordine).
Sono passati tanti anni da allora. Decine e decine di riti eseguiti magistralmente. Per non sminuire il mio ego, continuo a pensare che l’incendio fosse causato da un un colpo di ritorno per chissà quale nefandezza occulta eseguita dalla mia cliente maga. C’è sempre un motivo se una maga non si svolge un rito da sola, sappiatelo.  Probabilmente temeva di morire incenerita dalla collera divina. Curiosamente, non ha fatto domande quando si è vista recapitare il pacchetto con il rito mezzo bruciato.
Da allora, mio marito, anche se la prima ora magica comincia alle 5 del mattino, quando sa che devo “operare” si sveglia insieme a me. Quando mi vede tornare dall’Athanor (un piccolo tempio per la Magia Salomonica, posto sotto il negozio) mi chiede sempre, con curiosa sollecitudine, com’è andato il mio rito. E sempre, sempre, con sorriso sardonico, aggiunge: “Non hai bruciato niente, stavolta?”.
Insomma, vale come per Einstein, suppongo, che venne bocciato in matematica.
Non  lasciatevi demoralizzare da un primo insuccesso.
Non pensiate che le maghe abbiano l’Antica Scienza infusa nelle vene. Hanno iniziato, da qualche parte, un po’ timidamente, proprio come tutte voi.


Marco Donatiello
Photographer

domenica 5 maggio 2013

MI PRESENTO



La mia vita è luminosa.
Scrollo via dai capelli i sogni della notte con una tazza fumante di the verde. Indosso i miei abiti, solitamente lunghi e scuri, e cammino per la via più affollata e centrale di Torino.
Le persone sono ovunque, con i loro colori, voci e profumi. Entro nel negozio che da tanti anni mi ospita, la libreria Esotericamente. Dietro il bancone Andrea mi sorride, e scherzosamente mi rimprovera toccandosi l’orologio. La mia cliente mi aspetta già da un po’, ho il difetto di essere sempre un po’ in ritardo…
Tutto è iniziato tanto, tantissimo tempo fa. Avevo sedici anni, ed ero stata invitata ad una festa di paese. Tutti dovevano mascherarsi, era una rievocazione storica organizzata dalla parrocchia. Avevo comprato, qualche tempo prima, un mazzo di carte ed un libretto di istruzioni. Le mie amiche insistevano perché mi travestissi da cartomante, zingara, gitana. Così fu. Che cosa curiosa: il prete mi imprestò il candelabro della chiesa per allestire il mio tavolino. Andai lì e mi sedetti. In un attimo arrivarono folle di persone, signore di varie età, che mi supplicavano di vedere il loro futuro. Io iniziai, così, per gioco quasi. Credevo già da tempo a queste cose, ma non avevo mai pensato di poter aiutare qualcuno. Iniziai a parlare, le carte mi parlavano. Ed era tutto vero. Le mie clienti erano piacevolmente sorprese di come io riuscissi a vedere cose che non conoscevo. Io per prima ne ero profondamente stupita, quasi spaventata. Potevo aiutare gli altri.
Da quel giorno sono passati tanti anni. Mi sono laureata in Psicologia, per avere una visione più razionale di alcuni eventi, e per riuscire a comprendere quando, invece, alcuni eventi proprio non possono avere una spiegazione razionale. Ho approfondito i miei studi, a livello magico, soprattutto riguardo alla Magia Salomonica, al Voodoo, al Candomblè, alla Magia Egizia e a quella Cinese, all’angeologia e demonologia della tradizione ebraica. A livello divinatorio, ho approfondito il simbolismo archetipale dei Tarocchi, l’Astrologia e la Chiromanzia. Per quasi  tutte queste discipline, tengo dei corsi e delle consulenze al pubblico.
Ho pubblicato otto libri sulla magia e l'esoterismo: per Aradia Edizioni “I sette poteri”, “Voodoo e Candomblè”, “Vampiri”, "la magia dell'Hoodoo". “Feng – Shui”, come mio esperimento editoriale. Per Psiche 2, ho pubblicato "Il Linguaggio Magico dei Tarocchi", "Rimedi cabalistici per l'Amore" e "il Gioco dei Tarocchi".
Sono sempre rimasta affascinata dai culti magici provenienti da ogni parte del mondo: ogni terra ha i suoi portali per connettersi con il divino.  Definirei il mio esoterismo “etnologico”, legato alle etnie di differenti paesi. Non sono legata ad alcun gruppo magico, o ad alcuna setta. La Magia, a mio parere, è primariamente una via di libertà e di solitudine.
Ho un solo maestro, che mi ha donato una iniziazione magica, alcuni anni fa. Ed ho un solo compagno di viaggio, mio marito Andrea.
Perché ho deciso di scrivere questo blog?
Perché volevo condividere con voi i pensieri che non ho mai fatto ad alta voce, e le cose buffe, strane, bizzarre, di questo ancor più bizzarro lavoro.
Come se fossimo nel mio salotto di casa, a berci tutti insieme una tazza di the verde…

Riadattato da L’autrice – “Vampiri” di Stella Noctis, Aradia edizioni