giovedì 28 novembre 2013

UN NUOVO INCONTRO



Voi siete lì, sedute sulla panchina delle attese. La vostra vita sentimentale è piatta, solitaria, senza uscite. La vostra cartomante di fiducia vi ha predetto che avreste fatto un nuovo incontro. Voi vi siete guardate intorno per qualche giorno, guardando con occhio diverso il collega d’ufficio e il giornalaio dietro l’angolo, ma niente.
Così, un po’ stanche e tediate, con i piedi gonfi di chi non ha più voglia di correre dietro a nessuno, vi sedete sulla panchina.
Sentite un passo leggero alle vostre spalle, pensate all’immancabile vecchina che si siederà a fianco a voi per lamentarsi della gotta e del freddo.
Invece, arriva un ragazzo dai modi gentili. Vi chiede se la panchina è libera e se può sedersi, per almeno un attimo, vicino a voi.
L’aria diventa tiepida e quella voragine di vuoto che sentite al posto del cuore si acquieta per un istante.
Si apre l’universo delle possibilità.
Magari il ragazzo inizierà a giocherellare con la sua fede, e capirete che seguire quel futuro vi renderà infelici.
Magari il ragazzo vi offrirà un caffè per combattere quel freddo, e vorrete seguire quel tepore anche in capo al mondo.
Magari il ragazzo si alzerà subito dopo, per rispondere ad una telefonata urgente, si allontanerà dalla panchina accennando un saluto con passo veloce, e mai più saprete niente di lui.
Il mondo è pieno di possibilità, le mie carte ne estraggono alcune. Siete in tante a venire da me stremate, sfinite, disilluse eppure, allo stesso tempo, pronte a rimettersi in gioco. Fatelo, ma con grazia, leggerezza, allegria.
La vita è piena di possibilità. Il mio mazzo ha 22 carte. Coglietene una.


Marco Donatiello Photographer

venerdì 22 novembre 2013

IL PENDAGLIONE

Ecco, ogni Maga che si rispetti ne indossa uno.
Uno cosa? Un Pendaglione. Esatto. Cos'è? Un arcano sincretismo che riunisce in sè il termine "Pendaglio" "Pentacolo", "Medaglione". Se leggete tra le righe, troverete anche "Paccottiglia", "Cianfrusaglia" e "Kitsch".
Perchè il Pendaglione è tremendamente kitsch. Anzi, sospetto che più sia volgarmente enorme e brutto, più svolga un effetto scenico e teatrale.
Non aspettatevi che stia parlando di un potente talismano, giammai! Un vero Magus, i suoi talismani li conserva ben celati, nascosti alla vista e al tatto altrui.
Troppe volte ho dovuto buttare via Scudi di Saint Benoit, medaglie talismaniche di Marte, del Sole, di Giove, perchè qualche scriteriato si avvicinava e, prendendoli tra le mani, diceva "Carino, cos'è?".
Per chi non lo sapesse, i talismani che vengono venduti presso il negozio di Magia Esotericamente vengono sconsacrati al tatto di qualunque estraneo che non sia il diretto proprietario.
Tempo fa avevo una bellissima tovaglietta di stoffa, su cui era disegnato un complicato sigillo di tradizione salomonica che serviva per potenziare la veggenza.


Bellissima, utile, pratica, euro 15. Un solo difetto: veniva sconsacrata nel momento in cui un estraneo la toccava. Ovviamente, doveva fungere da tovaglietta di base nel corso delle mie sedute di cartomanzia al pubblico.
Era tutto un "Aspetta, ha una pieghetta, te la sistemo io!", oppure "Ma questa carta, la carta del Diavolo!" e al posto di indicare la carta beccavano in pieno il sigillo centrale della tovaglietta. Per quanto ad inizio consulto specificassi quanto la tovaglietta fosse intoccabile, e venisse immediatamente guardata con rispetto e reverenza, nel pieno del pathos del consulto, tra lacrime, risa e stridor di denti immancabilmente la mia tovaglietta per la veggenza veniva sconsacrata.
Una volta, ho il sospetto che una cliente l'abbia scambiata per un fazzoletto che mettevo a disposizione per asciugarsi le lacrime. Solo che ero troppo intenta a consolarla per rendermi pienamente conto di quanto stava capitando alla tovaglietta. Notare una successiva strisciata di mascara sull'angolo destro diede definitiva conferma ai miei sospetti.
Tutto ciò solo per sottolineare quanto talismani e tovagliette per veggenza temano il tocco altrui. Il Pendaglione, invece, no. Così, ogni maga che si rispetti ne indosserà almeno uno. Ne ho visti di ogni forma e tipo. Da quelli orientaleggianti, con argento indiano e pietre semi-preziose, a quelli New-Age, enormi campanelloni chiama-angeli (e mi aspettavo l'arrivo svolazzante di un puttino, anzi,  di un puttone da 50 kili). Il mio Pendaglione preferito però resta "La Mano". Immaginatevi un ciondolo tondo di 10 cm. di diametro, dorato, con disegnata dentro una mano aperta e qualche simbolo astrologico a muzzu. Era terribilmente orrendo. Persino mio marito si rifiutò di indossarlo durante una serata di astrologia al pubblico, ogni mia insistenza fu vana.
Però, ricordatevi della mia teoria, non sarete veri occultisti senza un Pendaglione, che oscillando ipnotizzerà magicamente i vostri clienti, ed impedirà loro di sconsacrare la vostra nuova tovaglietta per veggenza.

venerdì 15 novembre 2013

IL KARMA DELLE NUVOLE

Qualche giorno fa, un mio nuovo e acuto lettore, che si accingeva ad addentrarsi nel mio primo libro, "I sette poteri", mi ha rivolto una domanda intelligente.
Nel libro scrivo:
"Gli orientali ritengono queste prove alla base della Legge del karma. Con la magia possiamo allontanare queste difficoltà solo momentaneamente".
Il mio lettore mi chiedeva: "Solo momentaneamente?" Una sua guaritrice gli aveva detto che si poteva cambiare il karma per sempre. E in un libro che tempo prima lui stesso aveva letto si diceva che per cambiare il karma si doveva pulire l'inconscio. 
Cambiare il Karma. Che enorme lavoro. Eppure noi cambiamo il Karma, in meglio o in peggio, ad ogni azione, buona o malvagia, che quotidianamente eseguiamo. Una bellissima citazione, di un ancor più bel film, dice: " La nostra vita non è nostra. Da grembo a tomba, siamo legati ad altri, passati e presenti... E da ogni crimine, e da ogni gentilezza, generiamo il nostro futuro." (Cloud Atlas)

Quindi, il nostro Karma si modifica in continuazione. Mentre noi camminiamo su questa scura terra, sopra le nostre teste le nuvole di un destino sconosciuto si modificano, diventando soffici come piumoni o cariche di tempesta.
La Magia non può cancellare il nostro Karma. Può migliorarlo momentaneamente (o peggiorarlo, se cerchiamo di punire un nostro avversario), può posticipare l'avvento di dolorose incombenze o anticipare un incontro particolarmente fortunato. La Magia però non può eliminare il nostro Karma. Tantomeno un lavoro di introspezione, neanche lo scendere nelle tetre profondità del nostro inconscio. Conoscerci dentro può aiutarci a comprendere il nostro Karma, quello sì. Non certo a risolverlo. 
Se il nostro Karma venisse cancellato o esaurito, suppongo che non avremmo più motivo di rimanere qui. Oppure, resteremmo qui solo nei panni di illuminati, di anime luminose che dispongono la loro vita al servizio degli altri, per avvicinare anche loro alla condizione di esseri liberi dalla legge dell'Eterno Ritorno.
Lo dico sempre, noi siamo qui per sporcarci le mani e per risolvere, agendo, i nostri conflitti irrisolti, le prove che sempre a noi ritornano, i nodi karmici, chiamiamoli come vogliamo.
Non esiste candela, incenso o invocazione che possa sostituire questo faticoso lavoro personale. Non sarebbe neanche giusto, suppongo. A me personalmente, sembrerebbe quasi di barare.
Viviamola, questa vita, bella o brutta che ci sembri. Ridiamoci anche un pò sopra, a queste prove che sempre a noi ritornano. E' il modo migliore per trasformare dei nuvoloni carichi di pioggia in soffici nuvolette in cui riconoscere, a testa in sù e sdraiati su un prato, profili umani e animali da zoo.



lunedì 11 novembre 2013

SONO IN RITARDO!

Voi siete lì, in negozio, ad aspettarmi per un consulto. Magari avete fatto le corse per arrivare in orario. Siete partite di casa mezz'ora prima per riuscire a trovare parcheggio in centro, e dopo aver volteggiato come avvoltoi attorno a tutte le piazze strapiene, aver trovato un posto dove forse riesce a infilarsi una Smart, aver parcheggiato la macchina di traverso e su due ruote, aver pagato il ticket per l'importo di tre caffè e il marocchino che altrimenti, pensate, vi bucherà le gomme, vi accingete ad arrivare in negozio.
E siete stoiche, lo riconosco, perchè Via Garibaldi è la via dell'abbigliamento. Scarpe, borse, gioielli, magliette, illuminate in modo accattivante e con cifre di sconti impresse sulla vetrina a caratteri cubitali (fosse anche solo il 10% su un acquisto minimo di 100 euro, è pur sempre un affare!). Ma voi, voi donne che avete prenotato un consulto da me di solito con due settimane d'anticipo perchè prima non c'era posto, voi donne eroiche infilate un paraocchi per non farvi distrarre dalle meravigliose vetrine del centro, e correte da me.
Arrivate trafelate, col fiatone e con ancora negli occhi una splendida borsetta scontata che vi siete lasciate sfuggire. Ecco, arrivate lì, nella libreria Esotericamente, ed io non ci sono.
Capisco la vostra delusione e il disappunto, che comunque mascherate benissimo perchè siete persone gentili.
Il mio ritardo oscilla tra i dieci minuti e il quarto d'ora accademico.
Ora vi spiego come mai. Avete presente l'Arcano del Matto? Se siete mie clienti lo conoscete bene. Quel giovanotto che si fà mordere il calcagno da un gatto selvatico.


Ecco, immaginatemi alle prese col mio gatto, che si impiglia nel lungo gonnellone tzigano che fa molto cartomante. Dieci minuti partono solo per farlo riemergere da lì sotto. In più è nero come la gonna, quindi si mimetizza benissimo.
Se riesco a neutralizzare il gatto con le crocchine nella ciotola, solitamente è mio figlio che si abbranca alla gamba come un piccolo di scimpanzè, ed io devo procedere arrancando con lui su Via Garibaldi, schivando  le irriducibili da shopping che mi sfrecciano vicino con passo veloce (e stanno puntando la borsetta su cui avevate lasciato il cuore, sappiatelo).
Solitamente, in questi casi, divento preda delle ambasciatrici della Chiesa Evangelica, dei volontari di Emergency, degli stranieri che si perdono e mi chiedono come raggiungere la stazione o il Museo Egizio. Anzi, una volta mi si è anche parato davanti un tizio che mi ha chiesto se poteva diventare il mio schiavo. Da quel giorno, ho abolito il cappotto lungo in pelle.
Ce lo sto mettendo tutta per essere puntuale.
Arrivo, sto arrivando, sono dietro l'angolo, abbiate fede, che la fede è la virtù dei forti...

giovedì 7 novembre 2013

PARIS

Sono tornata da poco da un viaggio a Parigi.
Qualche ora di treno, immerso nei campi, nei boschi e nelle colline, ed ero già arrivata.
Di Parigi adoro praticamente tutto.
I Gargoyles che dall'alto dei pennacchi, col loro cuore di pietra, scrutano con severità la mia anima.
La Senna, che scorre come un fluido dorato, e sulle cui rive aprono le piccole botteghe di libri antichi.
La vista panoramica dal Sacro Cuore, con i suoi gradini sempre pieni di artisti e bohèmien.
I parigini, questo colorato guazzabuglio di etnie diverse, che non smetterei mai di osservare quando salgo sulla metro.
La metro, sì, che affonda nelle viscere della terra per trasportarmi veloce da un luogo all'altro. Quando salgo sulla metro vengo colta da uno strano torpore, come se fossi nuovamente accolta nel liquido amniotico della grande Parigi, questa mamma gentile e sommessa che mi culla coi suoi dolci scossoni da una fermata all'altra.
Le catacombe di Parigi, piene di ombra, teschi, femori e memorie.
La Cattedrale di Notre Dame. Sono entrata insieme al sole del tramonto, che illuminava le vetrate proiettando virgole colorate nell'aria. Un tenore e un soprano stavano cantando i Vespri. La loro voce si incuneava, limpida e perfetta, dentro ogni volta e arcata.
Indipendentemente dal proprio credo religioso, secondo me entrare a Notre Dame significa accedere alla sacralità di Parigi stessa.
Mi sono poi fermata un pò sulla riva della Senna, accanto a Notre Dame, ho alzato gli occhi al cielo e sono rimasta lì, sospesa nei miei pensieri, a farmi scuotere dal vento freddo della sera che avanzava.
Forse, chissà, una piccola parte di me è ancora lì.




martedì 22 ottobre 2013

ASPETTANDO SAMHAIN

Tra poco il varco tra i mondi sarà sempre più sottile.
Indossiamo cappotti pesanti, come scuri mantelli a protezione dell'anima. Camminiamo su strade bagnate da pioggia, nebbia o rugiada, come se l'acqua sotto ai nostri piedi fosse un umido passaggio per condurre al fluido liquido attraverso cui i defunti ci parlano.
Perchè essi ci parlano, senza sosta. Portano messaggi per noi nelle notti in cui la Luna è piena e alta. Portano messaggi per noi nel corso di sogni offuscati, in cui la razionalità diurna non è presente e ci appare quindi normale fare lunghe conversazioni con chi non c'è più. Si mostrano nelle scure ombre che percepiamo nel dormiveglia, nei riflessi degli specchi, quando per un attimo con la coda dell'occhio sorvoliamo sulla nostra immagine.
Loro sono sempre presenti, compenetrati al nostro piano. Crescendo abbiamo imparato a non avere più paura del buio, a non aver più paura di loro, deridendoli e denigrandoli con una feroce razionalità. Però essi continuano ad esistere, come l'altro lato della Vita.
La notte del 31 Ottobre è lì per ricordarcelo. Un'antica tradizione che si ritrova anche nel centro Italia consiste nel lasciare, in quella notte, del cibo per loro. Vagano tutto l'anno con l'unico conforto delle nostre preghiere, almeno in quella notte lasciamo per loro qualcosa in più sul tavolo di cucina.
Una candela accesa, per farli avvicinare e scaldare il loro cuore di tenebra.
Un bicchiere di latte, per ricordare loro la dolcezza di un'infanzia perduta.
Un bicchiere di vino, per donargli per un attimo la gioia e l'euforia che la vita sa donare.
Una pagnotta, perchè il grano della terra sfami la loro voglia di restare.
Una mela, dolce come il peccato che compie l'anima che non riesce a sollevarsi dal suolo.
Dopo di chè, accogliamo i nostri cari nel sonno. Mai come in quella notte potranno parlarci, recarci consiglio, guarire le nostre ferite causate dalla loro immobile ed eterna distanza.

Marco Donatiello Photographer

venerdì 18 ottobre 2013

LA CASA

Ultimamente questa coppia di esoteristi, composta da me e mio marito, dedica ogni sera alla ricerca di una casa nuova. Non che la nostra attuale non ci piaccia, al contrario, ma non è congeniale all'aumento della famiglia. Quindi, ogni sera io e mio marito ci aggiriamo come anime in pena nelle vie centrali di Torino, affiancati da uno o due agenti immobiliari.
Intanto, non ho ancora visto un agente immobiliare arrivare puntuale all'appuntamento prefissato. Il giorno che mi capiterà, inizierò a credere anche alle Madonne che lacrimano sangue.
Ho visitato tantissime case, ma ce n'è una di cui devo assolutamente raccontarvi. L'ho definita La Casa, anzi, la Casa Maledetta.
Intanto, l'appuntamento per visionarla era in agenzia alle 19.15. Alle 19.40, l'impiegata dell'agenzia si accorge di non avere le chiavi per aprirla. Si scopre, dopo numerose telefonate ai vari agenti della zona, che le chiavi le ha un ragazzo che ha probabilmente appena buttato la pasta per fare cena e quindi torna indietro per consegnarcele. Alle 20 siamo finalmente davanti alla Casa.


Succintamente, ecco le informazioni che l'agenzia ci aveva dato: "Ex convento delle suore, l'immobile ristrutturato è disposto su tre livelli da ingresso indipendente dal piano terra (...)
Al piano seminterrato attraverso un passaggio storico del XV secolo si accede all'ampia taverna, il soffitto è a volta con i mattoni a vista."
Eravamo lì davanti, a questa casa indipendente, e la ragazza dell'agenzia cercò di aprire il portone. Niente da fare. Non si apriva. Colta da estremo imbarazzo, iniziò ad elogiare l'elegante manifattura della serratura, originale del 1.700, che il suo zio fabbro, quando la vide in foto, rimase estasiato. La serratura, dopo dieci minuti di scatti e spallate, dell'agente e di mio marito, continuava a non cedere. Alzando gli occhi verso le finestre buie della casa, per un attimo ebbi la sensazione di trovarmi davanti alla famiglia di fantasmi del film "The Others", con Nicole Kidman e i due pargoli spettrali, stretti in un abbraccio a guardarci e a ripetere: "Tranquilli, non entreranno, la Casa resterà nostra per sempre".  Ancora peggio, iniziai a pensare ad un trio di suore del convento (quello era la Casa, in origine), strette a guardarci dalla finestra e ripetere "Tranquilli, quegli sporchi commercianti del negozio di Magia dietro l'angolo non entreranno. La Casa sarà nostra per sempre". A quel punto, stremata, l'agente immobiliare telefonò a qualcuno. Suppongo fosse l'agente di prima che, nuovamente, era tornato a casa per buttare la pasta. Per un attimo credevo che sarebbe arrivato Harvey Keithel in versione Risolutore, con l'acido corrosivo nella valigetta, per distruggere la preziosa serratura del 1.700. Invece, arrivò un agente immobiliare grosso come un armadio (secondo me aveva sbagliato lavoro. Avrebbe guadagnato dieci volte tanto nelle lotte clandestine). Comunque, il Risolutore riuscì, con un paio di spallate ben assestate, ad aprire la porta.
Entrammo e andammo subito a vedere la taverna. Ecco, ho come l'impressione che lì sotto abbiano seppellito qualcosa. Non so se Suore che volevano darsi alla bella vita e scappare dal convento, o feti di cui nessuno doveva sapere (esiste un pò questo luogo comune, nelle segrete  e tra i segreti dei conventi...).


Ovviamente, sia io che mio marito ci siamo subito innamorati di quell'atmosfera un pò lugubre, dove il passaggio tra i mondi pare così sottile. Quella, c'è poco da fare, è la casa perfetta per qualunque occultista. Per qualunque occultista senza prole a carico, però. Ne abbiamo avuto definitiva conferma quando ci siamo trovati davanti ad una scalinata dalla tremenda pendenza, grazie alla quale cui si accedeva alla cucina. Ecco, se non sono morta lì, a salire e scendere quelle scale, penso che camperò almeno altri 40 anni. Probabilmente anche le suore spettrali hanno avuto pietà di noi, sarebbe bastato uno sgambetto al decimo gradino e la famiglia di esoteristi si sarebbe unita al macabro terzetto di suore alla finestra.
Questo per dirvi che, se siete esoteristi, (in particolar modo medium, già immagino la planchette impazzita lì dentro!) non volete prole al seguito e cercate casa a Torino centro,  esiste l'immobile giusto per voi.