mercoledì 24 settembre 2014

IL PRIMO AMORE



Oggi voglio raccontare la storia di una mia cliente, allieva, amica.
So che leggerà le mie righe, spero che farlo la aiuti, almeno un pò.
Diamole un nome di fantasia, alla mia amica, chiamiamola Maria. Anche se potrebbe avere il nome di ognuna di noi, perchè ci siamo passate un pò tutte, da quì.
Maria è una donna del sud, arriva da un paese di mare e di sole. Le hanno insegnato, come hanno fatto a molte di noi, che l'amore è per sempre, e quando troverà l'uomo giusto, il suo primo, grande e vero amore, e si concederà a lui, lui sarà suo per tutta la vita.
Anch'io ho avuto una educazione simile. Mia madre, da estremista cattolica, mi mandò in una associazione religiosa dove insegnavano alle bambine a rimanere vergini fino al matrimonio. Quindi, anch'io credevo che mi sarei concessa soltanto a quello che sarebbe diventato mio marito. Che scelta controcorrente, in una società sessuomane in cui le ragazzine vedono la verginità come un impiccio di cui liberarsi al più presto.
Ma torniamo alla mia amica Maria. Capelli neri lunghi, sguardo profondo, sorriso contagioso.
Mi piace immaginare che in un giorno di afa estiva, sdraiata sulla spiaggia con le sorelle, abbia incrociato lo sguardo di Carmelo, il suo compaesano, appena uscito dall'acqua, col torso luccicante di goccioline, e che da lì sia scoccata la scintilla.
Maria, dopo un lungo corteggiamento in cui Carmelo non le dà tregua, cede e, dopo una relazione di sei mesi, si concede.
Carmelo è il suo primo ragazzo, il suo primo, grande amore. Il cuore le scoppia in petto, non ha mai provato una sensazione simile. Ridono, scherzano, fanno progetti, crescono insieme.
Poi, dopo qualche anno, qualcosa cambia. Carmelo diventa irritabile, distaccato, distante. A volte tratta Maria con sufficienza, come se gli pesasse averla vicino a sè.
Si prendono, si lasciano parecchie volte. Anche se è sempre Carmelo a tenere la situazione in pugno. Poi, un brutto giorno, Carmelo conosce un'altra ragazza del sud, più giovane di Maria. La mia amica non si arrende, tenta di riconquistarlo in ogni modo, acconsente che Carmelo la frequenti anche se è già impegnato con un'altra.
In una fredda e piovosa mattina autunnale, Maria chiede, con fare leggero, se lui ha intenzione di sposarsela, quell'altra. "Ma no, certo, che domande mi fai! Tu sei molto meglio di lei!". Bene, una settimana dopo Maria, scorrendo il profilo di Carmelo su Facebook, se lo ritrova in completo nero di Pignatelli, davanti all'altare con la sua rivale in abito da sposa.
Ecco, quì si dipartono le strade. Perchè molte donne, me compresa, avrebbero iniziato una sequela di macumbe, maledizioni in aramaico antico, vitalizzazioni di bamboline voodoo con le sembianze dei novelli sposi, da spillonare a dovere. Alcune di voi, più disinibite, si sarebbero pagate una serata a base di spogliarellista figo e tequila bum bum. Altre, più morigerate, si sarebbero distratte con lo shopping selvaggio.
Tutto, tutto pur di lasciarsi presto alle spalle quel tragico primo amore.
E dopo qualche mese, timidamente, goffamente, col cuore sanguinante ma la voglia, più forte, di ricominciare, vi sareste affacciate di nuovo al mondo sentimentale.
Questo passo, Maria non riesce a farlo. Crede che non amerà più, che non riuscirà più a provare quell'intensità, quelle farfalle nello stomaco, quel cuore che batte all'impazzata. Crede che tutto morirà così, dentro di lei, con la fine del suo primo amore.
E chi di noi non l'ha pensato, quando ha visto sgretolarsi la sua prima storia che ambiva al "per sempre"? Perchè sono davvero poche le mie clienti che arrivano all'altare con il loro primo amore. Con il primo uomo che hanno conosciuto, anche in senso "biblico". Per carità, a qualcuna capita, ma non sono così sicura che sia un bene.
Se il primo ragazzo che il destino ti ha messo davanti sarà quello con cui passerai la vita, cosa ti fa pensare che in giro per il mondo non ne esisteva un altro più affine, più congeniale a te? Sei sicura che la scelta che hai fatto nella tua adolescenza ti premierà fino alla fine dei tuoi giorni? Non dico di cambiare ragazzo ogni weekand, ma di guardarsi un pò intorno per capire se hai scelto proprio quello giusto, o se hai avuto paura della solitudine e hai preferito adagiarti nel rassicurante conosciuto, per quanto imperfetto.
Comunque, tutte, o quasi, hanno passato la fase di Maria, in cui hanno visto morire il primo amore.
Il mio primo amore, pensate, quello con cui progettavo già una convivenza dopo quattro anni di relazione, ebbe la brillante idea di tradirmi con la mia migliore amica. Sbirciandolo quasi 15 anni dopo su facebook, ho tirato un prolungato sospiro di sollievo per non aver continuato la relazione con uno che a 35 anni suonati posta le foto di se stesso mentre si sballa di canne ai Murazzi, giocando a calcio balilla.
Il vero problema di Maria, tornando a palla, non è il fatto che non crede più di innamorarsi. L'abbiamo passata tutte quella fase. Il vero problema è che quella fase dovrebbe durare qualche mese, non di più. Il tempo di elaborare questo lutto metaforico, di bruciare i trudini regalati per i S. Valentino, le foto insieme e le lettere d'amore.
Maria invece va avanti così da un anno. Un anno è tanto, un anno è troppo. Per colmare questo cratere che si ritrova all'altezza del cuore, Maria è inoltre caduta nel circolo vizioso della bulimia. Dopo averle consigliato di rivolgersi ad uno specialista, ciò che davvero le ripeto, senza tregua, ogni volta che la incontro, è di riprovarci. Di darsi un'altra chance. Che sì, è vero, le emozioni legate al primo amore difficilmente si dimenticano, o si riprovano di nuovo con la stessa intensità.

"I ragazzi che si amano non ci sono per nessuno
Essi sono altrove molto più lontano della notte
Molto più in alto del giorno
Nell'abbagliante splendore del loro primo amore"

E se ce lo dice Prevert, possiamo credergli. Però poi si va oltre. Esiste anche un secondo amore, e magari un terzo, e poi chissà. Fino a che sentiamo di poter fermare questa folle maratona e sederci su una panchina, con la persona giusta.
Maria, davvero, alzati, esci fuori, prova a correre. Accanto a te hai già due nuovi corridori, due maratoneti che ti seguono ovunque tu vada. E se non vuoi dare una possibilità a loro, almeno dalla a te stessa.
Che nella vita, non muoriamo con la morte del nostro primo amore. Non veniamo calate nella tomba insieme al nostro consorte defunto, come nell'antica India.
Ci rialziamo, camminiamo, lavoriamo, piangiamo, dimentichiamo e, finalmente, nuovamente, ci innamoriamo.




lunedì 22 settembre 2014

PAUSA






 Elena Shumilova Ph.

Per tutti i giorni di pioggia. Per tutti i giorni persi. Per i giorni della nostalgia, quelli in cui immagino me stessa bambina, a giocare alla strega di Biancaneve con una mela raccolta dall’albero e una bombetta più grande di me in testa.
Per tutti i giorni, passati e a venire, di Mabon, festa di inizio autunno in cui si passeggia per luoghi selvatici raccogliendo castagne e funghi.
Alla nostalgia di me stessa più giovane, più ingenua, più spirituale forse.
Alla curiosità di me stessa da vecchia, non così dissimile da ora, solo con qualche ruga in più, ma quasi sicuramente ancora con un mazzo di carte davanti e una giovane ragazza di fronte, piena di domande da farmi.
A questi pensieri così leggeri, effimeri, come goccioline d’acqua portate dal vento di fine settembre. A queste ore del tardo mattino, col retrogusto di caffè dolce in bocca, e quell’attutito e tenace intorpidimento, dove fare qualunque cosa sembra sbagliato.
Seduta, accoccolata, arrotolata in qualcosa di morbido, con la testa vuota e il respiro lento.
A tutti i minuti trascorsi così, tra una battaglia e l’altra, tra un progetto e quello successivo, nel silenzio interrotto solo dal ronzio del frigo.
Perché la mia vita, e con la mia la vostra, scorre anche qui, in questi placidi momenti di Nulla.
Pace, assenza, vuoto.
Perché a volte non c’è niente da dire. 

lunedì 8 settembre 2014

MAGHI SI NASCE O SI DIVENTA?


Marco Donatiello Photographer

Voglio raccontarvi una storia di una decina di anni fa. La libreria Esotericamente era agli albori, cercavamo di farci conoscere dai maghi di Torino, dato che già all'epoca puntavamo molto sull'oggettistica rituale.
Una delle più famose maghe torinesi di allora ci aveva invitato a casa sua, voleva parlarci e proporci una collaborazione.
L'orario dell'appuntamento era infelice, le 20. Avevamo appena il tempo di chiudere il negozio e correre da lei, saltando la cena.
Cosa importava! Quì si trattava di affari grossi con personalità importanti! Con le migliori intenzioni d'animo, l'ingenuità di chi ha appena aperto un negozio e lo stomaco gorgogliante, andammo dalla famosa maga (di cui ovviamente ometterò il nome, dato che continua ancora ad esercitare...).
Lei, classica signora di mezza età dallo sguardo volpino, ci accoglie nel salottino senza neanche offrirci un bicchiere d'acqua.
Eravamo io, mio marito ed un nostro amico anche lui interessato di esoterismo.
La maga esordisce con queste parole:
"Premetto che io, all'età di otto anni, sono morta e risorta".
Noi dopo questo breve preludio abbiamo abbassato lo sguardo. Avevamo appena compreso di aver buttato via la serata, e che avremmo fatto meglio a restare a casa a cenare.
Il resto della sera è stato tutto uno sproloquiare sui famosi, acquisiti dalla nascita e indiscussi poteri della maga. La richiesta di collaborazione si è rivelata essere una cosa del tipo "Voi fate i lavori ai miei clienti, e poi, ma molto poi, io vi pago".
Con gli anni ho compreso una cosa.
Maghi non si nasce, maghi si diventa.
Esistono persone portate, con una marcia in più magari. Con una sensibilità, una predisposizione maggiori. Attenzione, però. Poi magari quelle persone decideranno, nella vita, di buttare tutto alle ortiche e faranno i macellai, gli assicuratori, le guardie giurate.
E poi magari esistono persone che non si accorgerebbero di nulla neanche se tutti i fantasmi di Ghost Whisperesh gli bisbigliassero nell'orecchio contemporaneamente. Ma hanno una passione per l'esoterismo che li guida, che li sprona, che li fa crescere e mai abbandonare, mai gettare la spugna.
Nella magia, come in tutte le cose, serve la teoria e la pratica. Le predisposizioni genetiche non bastano.
Ripeto sempre la frase di mio marito: "C'è chi ha le gambe più lunghe e chi più corte. Ma tutti, tutti, possono correre". 
Sono stanca di vedere persone a cui la nonna ha passato i poteri, che sono morti e risorti a otto anni, che hanno gli spiriti che gli parlano e gli dicono tutto quello che c'è da sapere, e poi non aprono un libro di magia.
Perchè nella magia non ci si improvvisa, non si segue solo l'istinto. I poteri, veri o fasulli che siano, non ci parano le spalle. Nella magia non si pasticcia, non si va avanti a tentativi. E' pericoloso.
A questo servono i libri. A dare una traccia, a far comprendere ciò che si può fare e quello che invece è meglio rimandare, o evitare proprio.
Volete sentire la storia di quella giovane mamma dipendente dallo spiritismo, che usava la Ouija ogni sera? Secondo voi come mai il suo bambino piccolo ha cominciato a vedere ombre di spettri in ogni stanza, di giorno e di notte?
Oppure preferite la storia del giovane che ha iniziato a trascrivere un libro di Ars Goethica (invocazione di demoni) leggendo i termini a voce alta mentre li riscriveva, e si è trovato la famiglia decimata dalle malattie?
Poi magari era solo un caso. Nell'esoterismo, però, il caso non esiste.
E tu puoi essere dannatamente portato, e scivolare ugualmente su una buccia di banana.



mercoledì 3 settembre 2014

ADDESTRAMENTO


Marco Donatiello Photographer

Tornata dalle vacanze. Quì si lavora a ritmo sostenuto. Temevate, dopo due mesi di latitanza da blog, che una tromba d'aria marina mi avesse annientato. Che una torpedine mi avesse avvolto tra le sue spire elettriche. Invece niente. Sono tornata, ritemprata nello spirito e nel corpo.
In questi mesi estivi mi è capitata una cosa curiosa.
Alcuni ragazzi e ragazze mi hanno rivolto, chattando, la stessa domanda.
Ovvero, se io dovessi addestrare un neofita, una persona che si affaccia per la prima volta alla Magia, da dove inizierei?
Mi sono sentita molto maestrina di Hogwarts. Premetto che io tengo presso la libreria Esotericamente numerosi corsi, tra cui quello di Magia, livello base. In cui mescolo nozioni di Teurgia, Magia dei Salmi, Candomblè, Stregoneria popolare italiana, Ermetismo.
Di modo che l'allievo capisca il tipo di Magia verso cui è più portato, che sente più affine a sè.
In questo corso di magia, affronto però gli aspetti più pratici ed esterni, tecnici, ritualistici.
Non affronto invece eccessivamente la preparazione interiore del Magus. Che è importante quanto l'utilizzo delle giuste invocazioni, della ritualistica corretta.
Allora. se io decidessi di mettere alla prova un neofita che vuole diventare un Magus, come lo addestrerei?
Iniziamo dalle quattro Azioni Magiche di millenaria memoria. Acqua, Aria, Terra, Fuoco, i quattro elementi della materia, che il Magus deve saper padroneggiare perfettamente.
Si traducono nelle quattro Azioni Magiche del Volere, Sapere, Osare e Tacere.
Cominciamo dalla prima, dalla Volontà.
Adepto, sorprendimi con l'utilizzo della tua Volontà. Astieniti da tutto quello da cui attualmente dipendi. Prova a non nutrirti di carne e pesce per una settimana. Non bere alcool. Non fumare. Non avere rapporti. Per una settimana. Ti sembrerà strano quello che ti chiedo? E' il primo passo per comprendere quanto è forte la tua forza di volontà. Non ti chiedo di continuare questo regime da santone per tutta la vita, ovvio. Serve per comprendere quanto sei determinato.
Seconda azione magica: Sapere.
A volte qualcuno mi dice: "tutto quello che so me l'hanno insegnato gli spiriti, non ho bisogno di leggere, di aprire alcun libro". Adepto, per favore, vai in una bella libreria esoterica (un nome a caso? Esotericamente, Via Garibaldi 18, Torino). Possibilmente evita di comprare online tipo da Ibs, Amazon e affini. Perchè? Perchè risparmierai anche un paio di euro, ma impoverirai l'editoria e l'imprenditoria libraria italiana. Fine spazio pubblicitario ed etico.
Dicevo. Adepto, vai in una libreria esoterica, oppure se sei in ristrettezze in una bella e fornita biblioteca.
E leggi. Impara, apprendi, confronta. Cammina sulle teste degli Esoteristi che hanno fatto la storia.
Terza azione magica. Osare.
Adepto, supera le tue paure, i tuoi timori. Temi il mondo dell'Oltretomba? Obbligati a trascorrere una serata oltre il muro di cinta di un cimitero, dal crepuscolo in poi. Se hai invece un'anima gotica puoi evitare... :-)
Non tocchi i Tarocchi da quando avevi predetto la morte di qualcuno, puntualmente avvenuta? Riprendi il tuo mazzo ed esercitati. Affronta ciò che più temi dell'esoterismo. Nulla di questo settore deve sembrarti alieno. (sacrifici animali a parte, magari... Quì emerge la mia vena fortemente animalista).
Ultima ma non meno importante azione magica: Tacere.
Comunicazioni lavorative a parte, prova ad entrare nel regno del silenzio per una settimana. Astieniti da Facebook, Whatsapp, Instagram, Messenger, Twitter. Rispondi brevemente anche al telefono.
Isolati dal mondo per sette giorni. Fai una sorta di ritiro spirituale. In quei sette giorni evita feste, incontri con amici, locali chiassosi. Ritrova la tua essenza nel silenzio del cuore.
Se riuscirai a compiere queste quattro Azioni Magiche, tutte e quattro, sarò fiera di te, e saprò che un nuovo Adepto si avvicina, seriamente, al percorso magico.


lunedì 30 giugno 2014

TECNICHE DI SEDUZIONE FACILE

L'estate è arrivata, con la sua voglia di leggerezza, trasgressione, voglia di divertirsi.
Molte mie clienti mi chiedono se avranno qualche piacevole flirt estivo, se cambiando aria incontreranno l'uomo giusto, o almeno qualcuno in grado di far loro trascorrere ameni e piacevoli momenti.
Così, voglio dare anch'io qualche consiglio di seduzione facile facile, scimmiottando quelli che compaiono a caratteri cubitali nelle varie riviste femminili. Già quello è imbarazzante in effetti, io sono lì magari al parco con mio figlio, e leggo una rivista tipo Cosmopolitan o Glamour che riporta a caratteri fluo "10 mosse hot per farlo impazzire a letto", oppure "lei lui e l'altra". Devo ricordarmi di andare al parco con riviste tipo "Mamma e bimbo", dove l'articolo più allettante è "pupù e pannolini, come salvarsi". Sappiatelo, da quelli non ci si salva mai, ma questo è un altro discorso. Tecniche di seduzione facile, oggi voglio svagarmi.
Intanto, io sono una fedelissima fautrice e propagandista dell'efficacia del linguaggio corporeo e delle microespressioni del volto. Ci sono alcuni segnali chiarissimi di interesse. Perchè il corpo, a differenza delle parole, è raro che menta.
Situazione classica, primo appuntamento informale, tipo un caffè insieme al bar con un tizio che ti piace.
Per sapere se anche lui è attratto, comincia a guardare se il suo corpo effettua dei segnali di chiusura. Ovvero: ha le braccia incrociate, il busto lievemente ruotato rispetto alla tua traiettoria, una gamba sull'altra, lo sguardo che si sposta spesso dai tuoi occhi per guardarsi attorno? Non è a suo agio, o forse non è interessato a te (in questo caso è sicuramente gay, valido baluardo giustificativo che noi donne mettiamo in campo in questi casi).


Se, al contrario, il ragazzo con cui stai uscendo ha braccia e gambe aperte rispetto alla tua traiettoria, lo sguardo e il busto frontale, è un buon inizio. Se tiene almeno una gamba con il piede e il ginocchio rivolti verso di te, è indice di attrazione. Ovvio, non puoi dirgli "scusa, devo controllare una cosa" e guardare sotto il tavolo verso le sue gambe. Potrebbe fraintenderti... :-)
Ottimo se ogni tanto si accarezza le braccia (segnale implicito del tipo "guarda che bicipiti che mi ritrovo!"), oppure se, alzato in piedi, infila le mani in tasca tenendo i pollici esterni (equivale ad indicare i preziosi gioielli di famiglia). Per uomini e donne, inoltre, un segnale di interesse è rappresentato dal toccarsi spesso i capelli e umettarsi le labbra (quindi, evitate di farlo se state uscendo con un ragazzo a cui volete dare una negativa... potrebbe restare interdetto!). Occhio anche alle pupille, se una persona è attratta, si ingrandiscono. Ma non siate tristi se lui vi guarda con pupille grosse come uno spillo, magari avete una grossa finestra luminosa alle spalle. Ovviamente questa regola non vale se siete ad un rave-party e state fumando erba...
Ok, ora sappiamo che il vostro lui è attratto e interessato a voi. Ma è sincero? Tranne in rari casi di mentitori seriali e professionisti, un ottimo indice di bugia rimane lo sfregarsi il naso, come un Pinocchio a cui sta crescendo un tronco d'albero tra gli occhi, tanto grosse le sta sparando. Utile anche guardare le mani. Mentre lui parla e gesticola vi mostra i palmi? E' un indice di sincerità. Guardare le mani è sempre utile, altrimenti potrebbe sfuggirvi il cerchietto di pelle bianca all'altezza dell'anulare sinistro, indice da allarme rosso di uomo sposato che si è appena nascosto la fede nel taschino.
Il gesto che però vi permette, mentalmente, di esclamare "Bingo!"è rappresentato dalla gestualità "a specchio". Ovvero, lui tiene le stesse pose che fate voi? Mettete una mano sotto il mento e lui fa lo stesso? Avete un braccio appoggiato al tavolo e uno sulle gambe, e lui tiene lo stesso assetto? Significa che avete rotto il ghiaccio, c'è feeling... Se volete mettere il vostro partner a suo agio, imitate voi la sua postura (a meno che non abbia segnali di chiusura, in questo caso imitatelo, ad esempio incrociando le braccia, e poi apritele, magari con un bel sorriso, sperando che lui a sua volta vi imiti...).
Questo è l'ABC della seduzione con il linguaggio del corpo, che in realtà ogni mia cliente single conosce a memoria, molto meglio di me...
E ora buona estate, buoni incontri sotto l'ombrellone, buon aperitivo col bel tenebroso di turno, buon caffettino al bar per conoscervi meglio...
Io vi aspetto in studio coi resoconti post-appuntamento!



lunedì 23 giugno 2014

BASSO PROFILO


Stamattina ero assorta in profonde riflessioni.
Perchè mentre la gente normale al lunedì mattina vaga strisciando per la casa e per il posto di lavoro alla ricerca di un caffè, di un'aspirina o di uno Xanax, io per non mostrarmi da meno mi pongo domande esistenziali.
Così, riflettevo su quella cosa inafferrabile, veloce come un treno ad alta velocità e ambigua come il sorriso della Gioconda, che la gente definisce "Felicità".
Non riflettevo tanto sulla felicità fine a se stessa, quanto su come alcune persone, me compresa, la vivano, in quei fugaci attimi in cui siamo su quel treno, su quella giostra, davanti a quel quadro di felicità immensa e incommensurabile.
Perchè c'è chi la felicità la esterna, sale su un grattacielo di cinquanta piani e dall'attico più alto la grida ai quattro venti, compra un megafono e assorda di entusiasmo i suoi amici e conoscenti.
E poi esiste chi, la felicità, quasi la teme. Ne ha paura, ne parla a bassa voce. La bisbiglia come se fosse una frase sconcia sussurrata in chiesa al proprio vicino di banco.
Ecco, io appartengo alla seconda categoria.
Alla categoria di quelli che tengono un basso profilo, che si alzano il bavero dell'impermeabile per nascondere il proprio sorriso di impagabile felicità, mica uguale ai sorrisi di circostanza che ogni giorno sforniamo al mondo.
Probabilmente ho paura degli Dei.
Temo la Nemesi, la collera divina, la giustizia implacabile, la figlia di Zeus e Notte, che si aggira alata, armata di spada e clessidra, il cui unico compito è quello di ripristinare l'equilibrio, l'armonia interrotta da uno stadio di eccessiva, ineguagliabile, assoluta felicità.
Temo anche la Hybris, la punizione inflitta dagli Dei a chi si macchia di tracotanza ed è superbamente ed oltraggiosamente felice.
Temo inoltre Ananke, l'inflessibile Dea dal cuore di pietra, sovrana della necessità, dell'inflessibilità del destino, attorno a cui il mondo ruota e continuamente si trasforma.
Del mondo umano, invece, temo l'invidia, la gelosia, la malignità di chi vorrebbe veder scomparire il sorriso dal volto altrui. Temo la grettezza d'animo di chi biascica: "Eh, goditi questi momenti, che tanto mica durano per sempre", di chi, davanti alla felicità altrui, inizia a snocciolare disgrazie e sciagure finchè non è riuscito a cancellare ogni ombra di allegria dal volto del suo interlocutore. Perchè, a livello sottile, questi soggetti nefasti possono davvero modificare, in negativo, il mondo materiale (detto un pò grezzo, portano una tigna micidiale).
Insomma, chiedetemi se sono felice, in questo lunedì mattina.
Mai una gioia. Profonda depressione. Passatemi uno Xanax.

mercoledì 11 giugno 2014

TRACCE

Qualche mese fa sono entrata da Norman per un caffè veloce.
Mi aspettavano degli amici, volevano presentarmi una persona. Io adoro il bar Norman. E' in una via centrale di Torino, e ha alcuni tra i più strepitosi lampadari di cristallo al soffitto.
Io quei lampadari li conosco a memoria. Diecimila anni fa, quando ero una giovane studentessa che lavorava per pagarsi Psicologia, a volte facevo la commessa in un negozio che restaurava lampadari di cristallo. Le due vetrine erano completamente invase dai due lampadari di Norman da restaurare, bellissimi nella loro algida e pura lucentezza. Quando arrivava la sera e li accendevo, il cristallo sfaccettato nei colori dell'arcobaleno mi teneva compagnia, nelle lunghe serate invernali in cui rimanevo in negozio da sola.
Così, entrare nel bar e  ritrovare i miei amici di cristallo a salutarmi, dopo averli persi di vista per circa dieci anni, mi ha scaldato il cuore.


Al tavolo mi è stata presentata una osteopata sui cinquant'anni, dall'aria serena, il volto sorridente, il corpo minuto e asciutto.
Tra un caffè e un dolce, non so neanch'io come mai, a un certo punto, anche un pò bruscamente, mi sono fermata, l'ho guardata negli occhi e le ho detto:
"Sai che c'è una cosa che ancora non ho capito del corpo umano? E' una cosa che mi sfugge. A volte i miei clienti mi chiedono di dare un'occhiata anche alla loro salute, con le carte. Ovvio, la prima cosa che consiglio è un accertamento medico, a mio parere la cartomanzia non può sostituirsi all'analisi medica. Così, giusto per dare un'occhiata ai punti di forza e debolezza del loro organismo, prendo alcune carte. E ho scoperto una cosa bizzarra. Esistono alcuni malesseri che lasciano il segno.
Possono essere passati vent'anni, ma loro hanno lasciato una traccia indelebile, come le striscie di un 4X4 sulla neve immacolata, come una cicatrice, come una grossa X tracciata con un pennarello rosso. Con le mie carte, questi malesseri mi compariranno come attuali, anche se sono trascorsi decenni e la persona, per prima, sembra averli dimenticati. Forse la mente dimentica, mentre il corpo no. E quel segno sottile viene rilevato dalla veggenza, o dal tocco esperto di una mano."
Anche l'osteopata annuiva.
Non so per quale motivo sia così, ma a me capita spessissimo con due malesseri in particolare. Ed è raro che mi sfuggano. Il primo, è il male del secolo. Spesso ho difficoltà anche a nominarlo. La proliferazione di cellule impazzite, il cancro silenzioso e strisciante. Possono essere passati vent'anni, la mia cliente può esserne totalmente guarita, con un intervento chirurgico e con le terapie, ma le mie carte lo rileveranno come se fosse ancora lì, come se avesse lasciato un marchio in quel corpo. Forse è davvero così, si rimane segnati da questa esperienza, nulla tornerà più come prima. Sopravvivere reca con sè un dono prezioso: il valore della vita. Che prima si dava quasi per scontata.
Il secondo malessere che, ho riscontrato, rimane per sempre, è l'aborto. Quando una donna ha abortito, anche se tantissimi anni prima, ed anche se in seguito ha avuto altri dieci figli, a livello sottile resterà una traccia. Nuovamente indelebile. Senza addentrarmi in giudizi etici e morali, vorrei capire perchè questi due pesanti avvenimenti lasciano una traccia. Forse quando si ha a che fare, in maniera così vivida e vicina, con la morte, se ne rimane in parte macchiati. Segnati, diversi. Anche se indosseremo i vestiti più colorati e il sorriso più allegro, qualcosa di noi non tornerà più uguale a prima. Come aver varcato una porta che si è chiusa alle nostre spalle. Non saprei come altrimenti interpretare il fatto che se una mia cliente mi chiede della sua fertilità, e anni fa ha abortito, quella cosa mi comparirà dalle carte come se fosse appena successa.
E se una sopravvissuta da un tumore mi chiederà genericamente della sua salute, senza avermi accennato a niente, a me quell'orrenda malattia comparirà come se non fosse ancora stata sradicata.
Come si può tornare ad essere nuovamente puliti come cristalli luminosi e sfaccettati?
Senza tracce di sofferenza sul corpo? Chissà, forse sarebbe come chiedere ad un veterano di guerra di cancellarsi i segni dei proiettili con la chirurgia plastica.
In questo mondo dove solo il bello, il perfetto, l'incontaminato sembrano esistere, imparare ad accettare le tracce del proprio dolore è una delle principali conquiste spirituali.