Quali sono i reconditi pensieri di una scrittrice esoterica, moglie del titolare di Esotericamente, libreria e negozio di articoli per magia? Ma quante cose buffe, strane, bizzarre le sono capitate e non aveva mai osato scriverle da nessuna parte? Ecco il Diario semi-serio di una donna sentimentale che ha a che fare con l'occulto in ogni sua forma... Ogni riferimento a persone o cose realmente esistenti è puramente casuale.
lunedì 7 marzo 2016
A VOLTE SI VINCE
Ieri mattina mi sono svegliata all'alba per partecipare ad una competizione sportiva.
Dato che sono una giovane e atletica pischella nonostante l'età anagrafica che la mia carta d'identità mostra al mondo, mi sono pure piazzata quarta, con grande soddisfazione del mio ego.
Oggi però voglio parlare di quello che ho visto, attorno a me.
C'erano due ragazzine di dodici anni circa, in un altro gruppo.
Mi sono messa a guardarle attentamente prima che gareggiassero.
La prima indossava una faccia da funerale, tanto che ero tentata di avvicinarmi e chiederle se le fosse appena morto il gatto o il criceto. Chiamiamola Addolorata, per restare in tema.
La seconda invece appariva più serena, sorridente. Chiamiamola Gaia, per intenderci.
Conosco, almeno in parte, i meccanismi che stanno dietro alle loro due famiglie.
La famiglia di Addolorata è estremamente competitiva. E' tutto un paragonarsi, un litigare su robe come: "tu hai favorito sua figlia rispetto alla mia!" e amenità di questo tipo. Mi è stato raccontato che dopo una competizione in cui Addolorata non aveva ottenuto un impeccabile punteggio, la madre è calata negli spogliatoi femminili come una furia, inveendo sull'incapacità della figlia al punto da farla piangere, davanti allo sguardo attonito di tutti i presenti.
E poi c'è la famiglia di Gaia. La mamma di Gaia è molto stile hippy, vogliamoci tutti bene, litiga esclusivamente con la suocera, che a Pasqua vuole servire in tavola l'agnello. E' un tipo più spirituale, per lei l'importante è che sua figlia faccia attività sportiva, poi, che si tratti di gareggiare alla domenica mattina o di fare la corsa dell'isolato per cinque volte, per lei poco cambia.
Provate a indovinare, chi si è piazzata al primo posto?
Mi piacerebbe rispondere che ha vinto Gaia, e scrivere su quanto riusciamo ad attirare i successi nella vita, in base a quanto meno ci accaniamo nell'ottenerli.
Invece il primo posto sul podio l'ha preso Addolorata. Che continuava ad avere un'espressione tristissima nonostante la vittoria.
Gaia invece si è presa il quinto posto. E in quei bellissimi occhi di ragazzina dodicenne, non ho visto la benchè minima lacrima.
Così mi sono chiesta: ma chi ha realmente vinto?
Aveva davvero vinto Addolorata, che avrebbe portato a casa il suo trofeo da sfoggiare sulla credenza, sperando che la madre grazie a questo imparasse finalmente ad amarla?
O aveva vinto Gaia, che pur lottando con tutte le stranezze di sua mamma (perchè spesso quando sei un tipo spirituale risulti molto eccentrica agli occhi della massa...), dicevo, aveva vinto invece Gaia, che quella sera avrebbe chiuso gli occhi con la consapevolezza di essere amata?
Credo che noi vinciamo, davvero, quando stiamo facendo qualcosa che ci piace, qualcosa che amiamo. Perchè solo allora, sia che saliamo sul podio, sia che perdiamo, avremo vinto comunque.
Io arrivo da una famiglia molto simile a quella di Addolorata, dove l'amore e l'affetto erano elargiti
(e con parsimonia) solo se io seguivo la religione, gli sport, i comportamenti sociali e affettivi imposti dalla mia famiglia. Altrimenti, non venivo più amata.
Che ricatto colossale, amare un figlio a patto che si comporti esattamente come vuoi tu. Costringerlo a barattare la propria libertà di espressione per ottenere l'affetto della sua famiglia.
Da piccolo purtroppo ci caschi, in questi meccanismi. E fai di tutto, pur di ottenere quell'approvazione. Poi cresci, e ti trovi di fronte ad un bivio. Puoi continuare così, anche tutta la vita.
Oppure puoi comprendere che tu sei più importante dell'approvazione degli altri, anche di quegli altri che hanno il tuo stesso sangue. Puoi ribellarti, rialzarti, staccare quel cordone ombelicale che ormai assomiglia ad un guinzaglio, e sentirti finalmente libera.
Io questo auguro ad Addolorata, e a tutti coloro che vivono per compiacere gli altri, e non se stessi.
Perchè altrimenti è solo una vita a metà, una vita in cui abbiamo magari vinto molte gare, ma abbiamo perso la cosa più importante: noi.
lunedì 25 gennaio 2016
QUELLO CHE DAVVERO VOGLIAMO
Marco Donatiello Ph.
Ultimamente mi sono accorta di una cosa.
Per farla affiorare alla soglia della consapevolezza ho avuto bisogno di un caso in particolare.
Si è seduta in studio davanti a me una bella donna, capelli biondi e occhi azzurri, di circa cinquant'anni.
Chiamiamola per comodità Marina, nome di fantasia, anche perchè mi sono sempre immaginata le Marine come donne dalla bellezza nordica (Dylan Dog docet).
Comunque, Marina si siede davanti a me e mi racconta di questo uomo. Che l'aveva lasciata per un'altra. Lei ha aquistato in negozio i materiali necessari e ha fatto partire un rituale di allontanamento prima, un rituale di avvicinamento poi.
E l'uomo in questione ha lasciato la rivale ed è tornato da Marina.
Liscio come l'olio. A questo punto, vorrei tanto concludere con un "E vissero per sempre felici e contenti". Ho un debole per il lieto fine.
Invece quest'uomo, chiamiamolo Pinotto che fa fine e non impegna, ha fatto dei passi falsi.
Voleva stare con Marina, vederla spesso, magari anche dormire da lei un sabato sì e uno no.
Un giorno è tornato dal mercato con dei funghi porcini chiedendole se aveva voglia di preparare il pranzo per loro due.
Un'altra volta, la aspettava sotto casa e dato che tardava le ha citofonato per capire a che punto era.
Parlava di volerla pure sposare, Marina.
Ecco, queste cose, che a me sembrano normali, carine e pure commoventi (sai quante cinquantenni si sdilinquirebbero davanti a una proposta di matrimonio? O davanti a un cesto di porcini?), ecco, a Marina invece queste cose facevano venire l'itterizia, lo scorbuto e vari tic nervosi.
Perchè? Perchè Marina aveva passato gli ultimi trent'anni a vivere da sola.
E un Pinotto che ti dorme in casa due sabati al mese, vuole mangiare con te, ti citofona, ti telefona e prospetta aneliti di futura felicità matrimoniale non poteva sopravvivere.
Conclusioni: Pinotto è stato lasciato da Marina il giorno di Natale.
Che sarà anche vero che a Natale siamo tutti più buoni, ma probabilmente è un proverbio che non si addice alle Marine.
Fosse finita lì, l'avrei catalogato come un generico errore di valutazione femminile. Anch'io ne faccio a decine, figurati. Il fatto è che Marina era lì, in studio davanti a me, con le lacrime agli occhi, e mi chiedeva cosa poteva fare per riconquistare Pinotto, se era il caso di sparare altri rituali di avvicinamento.
Povero Pinotto, ammetto di aver avuto pena per lui. Ho avuto un flash di me che vendevo un nuovo rituale a Marina, Pinotto che immancabilmente tornava, e un mio personale debito karmico legato all'infelicità sentimentale di Pinotto.
Così, al posto di vendere materiali a Marina, ho cercato di farla riflettere. Amava Pinotto? Probabilmente no. Ma fosse anche stato vero il contrario, avevano due modi di concepire l'amore totalmente diversi. Due progetti di vita, due abitudini inconciliabili. A cinquant'anni le persone non cambiano, non così tanto almeno. E Pinotto sarebbe tornato col cestino di funghi, e Marina lo avrebbe accolto col suo desiderio di spazi e di solitudine.
C'è una carta dei Tarocchi che amo molto: la carta degli Amanti.
"Questa lama rappresenta l'incrocio di due strade, che si dipartono dai piedi di un giovane.
Al di sopra di lui, un Cupido bendato tende la sua freccia, che contiene la volontà del giovane. Se il giovane non disperderà la sua volontà, ma riuscirà ad economizzarla, il suo volere ed il suo atto d’amore saranno potenti. Questa metafora è importante soprattutto per un discorso magico: se il Magus sarà capace di indirizzare e convogliare il suo pensiero come puro atto di volontà, e di scagliarlo come una freccia verso il suo obiettivo, con mano ferma che non teme l'insuccesso e con un valido arco, realizzerà ciò che desidera, sempre all’interno dei piani divini."
(Tratto dal mio penultimo libro pubblicato, Il Linguaggio Magico dei Tarocchi, Psiche2).
Questo per dire cosa, a Marina, a me stessa e a tutti voi?
Che dobbiamo capire quello che davvero vogliamo. Se è una cosa che fa per noi. Se è una cosa che ci fa stare bene, che ci arricchisce, che ci completa. Perchè poi, dal Volere all'Avere, il passo non è così lungo. Davvero.
La cosa difficile è la scelta, è capire se quel determinato compagno, lavoro, sport, se quella abitudine, ci starà bene addosso. E' un pò come provare un vestito dentro il camerino.
Pinotto sta bene indosso a Marina? Sicuramente no.
E a noi, cosa sta bene indosso?
Non facciamo l'errore di dover sempre tornare coi resi per i cambi.
lunedì 18 gennaio 2016
TI INVITO
...E lo so che fa freddo.
Io per prima al mattino devo iniziare una serie di mantra per trovare il coraggio di uscire da sotto il piumone.
E lo so che di sera fa subito buio. Tu sei lì che pensi di essere a metà pomeriggio, all'ora del the coi pasticcini, e cala la notte come una tenebra improvvisa.
E poi c'è la svogliatezza, la stanchezza, che intorpidisce le gambe e i pensieri, e l'unica cosa sensata da fare sembra quella di sbattersi sul divano a poltrire.
E poi arrivo io. Come una sorta di elfo dei boschi che ti scrolla e ti dice: "dai, vieni quì, sto organizzando una cosa davvero carina, devi essere dei nostri!".
Perchè è una vita che non invito qualcuno ad un evento, e forse ci ho anche perso un pò la mano, e proprio per questo voglio che tu mi risponda, che tu mi dica " ma sai che hai ragione? E' proprio carina questa cosa che stai preparando, magari un salto da te ce lo faccio davvero!".
Insomma, tutto ciò per dirti "I Want You!". Ed ecco il dove, come e quando.
A pochi giorni dalla Festa degli innamorati, la Libreria EsotericaMente propone una conferenza davvero in tema: “Misteri del Cuore aspettando S. Valentino”.
E non iniziate a dirmi "Ah, ma tanto io sono solo, triste e sventurato" Oppure non fate la coppia cinica che a S. Valentino manco festeggia. Comunque, questo evento è per il 6 di Febbraio dalle 19 in poi.
Si parlerà di sentimenti, insieme a me, e di uno splendido mazzo di carte, la Sibilla del Cuore, insieme al mio caro amico Giordano Berti, esperto di esoterismo nell'arte.
La Sibilla del Cuore è un mazzo di carte da divinazione basate su un libro misterioso, pubblicato nel 1617 da Daniel Cramer, uno dei primi adepti della ormai leggendaria Fratellanza della Rosacroce.
Berti ha riscoperto l’opera di Cramer e l’ha trasformata in una specie di “oracolo” utile a guidare persone di ogni sesso, età e religione ad affrontare i più diversi problemi quotidiani.
La Sibilla del Cuore deve il suo titolo al fatto che in ciascuna delle 40 carte appare un cuore, simbolo di sentimenti, emozioni e stati d’animo che nascono da esperienze materiali o anche spirituali.
Le 40 figure, infatti, mostrano un cuore impegnato nelle più diverse imprese: taglia i lacci che lo trattengono alle ricchezze, sfugge a tentazioni diaboliche, dona linfa a frutti e fiori, si protegge con ali angeliche, cerca la luce della conoscenza, affronta viaggi e prove di vario genere.
Nel corso della conferenza, accompagnata dalla proiezione di splendide immagini, Berti illustrerà l’avventurosa storia della Sibilla del Cuore e la sua utilizzazione pratica, sulla base delle istruzioni fornite dall'esoterista svizzera-portoghese Odete Lopes, collaboratrice a questa meravigliosa edizione.
La grafica elegantissima delle carte e del cofanetto è stata curata dall'art designer Letizia Rivetti.
Il manuale, edito da ArabaFenice, è già stato tradotto in lingua portoghese, inglese e tedesca.
A seguire, restando in tema con il mondo dei sentimenti, io presenterò il mio ultimo libro pubblicato:
“Rimedi Cabalistici per l’Amore”( edizioni Psiche2).
Questo trattato svolge due funzioni:
la prima permette di riconoscere e comprendere le forze di matrice cabalistica che determinano il proprio modo di amare, e mostra inoltre quanto queste energie possano nuocere, se portate all'eccesso.
La seconda funzione aiuta a ripristinare l'equilibrio affettivo infranto, sia all'interno di un rapporto di coppia, sia nel corso della difficile ricerca dell'Anima Gemella.
Che altro dirti? Io ti invito, e ti aspetto.
Vediamo se nella lotta contro il piumone - divano - estrema svogliatezza - cinismo e apatia vinco io!
PER INFORMAZIONI
Andrea Pasino,
Libreria EsotericaMente, Torino, Via Garibaldi 18/56 (cortile interno), Tel. 011 431 0499
www.esotericamente.it - arcturus2005@libero.it
INGRESSO LIBERO
mercoledì 4 novembre 2015
QUANDO LE CARTE SONO BRUTTE
Marco Donatiello ph.
Voi
siete lì, sedute davanti a me. La domanda vi preme sulla punta della
lingua, non vedete l'ora di sapere. Io vi sto sorridendo
e con gesti decisi prendo le quattro carte che risponderanno al
vostro dubbio, alla vostra indecisione, alla nebbia che nasconde
ancora il futuro che deve mostrarsi.
Guardate
il tavolo macchiato di cera, con le lune e le stelle disegnate,
gialle su sfondo blu.
Guardate
le mie mani inanellate che voltano le carte.
E,
sia che voi conosciate i Tarocchi, sia che siate alla vostra prima
seduta di cartomanzia, vi rendete conto che sono uscite carte brutte.
Magari
c'è una Torre, che col suo fulmine a ciel sereno fa precipitare e
morire due uomini.
Magari
è uscita la Morte, col suo macabro scheletro dinanzi alla brulla
radura cosparsa di membra umane.
Oppure
è comparso anche l'Appeso, l'uomo capovolto e impiccato per i piedi,
immobilizzato in uno scomodo destino che richiede un sacrificio.
La
paura vi assale. Quelle carte, pensate, parleranno di un tragico
destino senza via di scampo, ogni speranza verrà soffocata da un
triste ed ineluttabile responso.
Tempo
fa lessi un bellissimo libro, "la Via dei Tarocchi" di
Jodorowski. Che ha un approccio al simbolismo dei Tarocchi
prevalentemente psicologico, non particolarmente divinatorio. Per
lui, anche le carte più brutte sono in realtà una bellissima
opportunità di crescita, di maturazione, di evoluzione personale.
Eccerto.
Caro Alejandro, diglielo tu alla mia cliente che la Torre è una
carta di festa e di meravigliosa trasformazione interiore.
Credo
che questo valga per ogni disciplina divinatoria o collegata, almeno
in parte, ad una predizione del futuro. Che si tratti di astrologia,
I ching, rune, fondi di caffè e quant'altro.
Quando
esce qualcosa di brutto, è facile dire che questa è un'ottima
opportunità di maturazione psicologica. Ed è sicuramente vero,
quello che non ci uccide ci fortifica. Ma in quei momenti, le mie
clienti sbatterebbero la testa contro il muro pur di vedere uscire
carte più belle, e della trasformazione interiore non gliene frega
una benemerita mazza (ultimamente mi fanno notare che ho acquisito
una scrittura più sintetica e volgare, scusatemi).
Ho
due riflessioni da porvi. La prima, è che io non sono una esoterista
da fiorellini e cuoricini. Quindi, se vedo carte brutte, non voglio
indorarvi la pillola ma dirvi esattamente quello che è. Se l'uomo di
cui mi chiedete si avvicina pericolosamente a Jack lo Squartatore,
non ve lo descriverò come Mr. Grey. Se la relazione in cui vi state
infilando è un Vicolo Stretto, non ve ne parlerò come se entraste
in Parco della Vittoria (Monopoli docet). Un Halloween di tanti anni
fa presi accordi con uno splendido negozio di accessori e venni messa
su una vetrina di Via Garibaldi a fare le carte alle clienti, con una
sola raccomandazione: di prevedere solo cose belle, e far alzare le
signore dai cuscini con un sorriso, non con le lacrime (a livello
commerciale, è un ragionamento che non fa una piega. Pensa che calo
nelle vendite altrimenti!). Quando l'anno successivo mi riproposero
l'evento, rifiutai.
Non
si può fare le carte togliendo dal mazzo quelle brutte.
Come
non si può prevedere meraviglie quando arrivano transiti di
pianeti malefici (Marte e Saturno vengono anche
definiti allegramente così, sapevate?).
Ogni
tanto qualche cliente alle prime armi esordisce dicendomi, con aria
spaventata: "Ma dimmi solo le cose belle, eh?".
La
vita è fatta di luce e ombra, di vittorie e sconfitte, di salite e
discese. Come posso descrivere il futuro parlando solo dei colori e
non del buio?
La
seconda riflessione riguarda il fatto che quando escono carte brutte,
esse sono un avviso, non un destino ineluttabile. Come scrivo nelle
dispense del mio Corso di Cartomanzia:
La
funzione del consulto, e dei tarocchi, è di dare indicazioni sul
futuro, segnalando i possibili problemi come un “campanello
d’allarme". Il futuro, però, porta ad incroci di strade
complicate, legate alla volontà di ogni singolo individuo che, per
un tratto del percorso, decide di condividere il suo cammino con il
consultante. I Tarocchi esaminano possibilità future, l’intreccio
di più variabili, non qualcosa di inevitabile. Il destino è
costruito anche dalla volontà dell’uomo, il libero arbitrio di cui
è fornito gli consente di modificare i piani futuri. Quindi le carte
sono un avviso, un consiglio, la visione di un futuro possibile,
probabile, ma mai completamente certo. Se il consultante saprà
trarre vantaggio ed insegnamento dalle raccomandazioni degli Arcani,
avrà una maggiore consapevolezza e dominio sul suo futuro.
Quindi,
ricapitolando. Sono uscite carte tragiche, orrendamente brutte. Ora
ci rimbocchiamo le maniche e cerchiamo di modificare in meglio il
nostro futuro.
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giovedì 3 settembre 2015
L'UTENTE DA LEI CHIAMATO NON E' AL MOMENTO RAGGIUNGIBILE
Eccoci di nuovo, dopo lunga latitanza da blog. Tornata dalle vacanze, quest'anno sono riuscita ad evitare ustioni di terzo grado spalmandomi la protezione 50 pure al tramonto. Ricominciamo il menage autunnale con un post leggero, su un argomento sentimentale che attanaglia le mie clienti da quando ho aperto lo studio.
Ovvero: come comportarsi durante l'attesa, lo stand - by, quel difficile e gravoso momento in cui voi donne coinvolte, innamorate, infatuate, colpite al cuore da un ragazzo, non state ricevendo risposta da lui.
Descrivo il classico caso in cui il lui in questione vi ha baciate, infiocinate, sedotte, e poi si è dato momentaneamente alla fuga. Scrivo "momentaneamente" perchè di solito ritornano, eh. A meno che non abbiano visto tra i vostri centimetri di pelle nuda curiose mutazioni genetiche, o non li abbiate pressati per fissare la data di nozze e decidere i nomi dei vostri futuri pargoli, prima o poi ritornano.
Il che mi fa anche venire un pò i brividi perchè mi viene sempre in mente quel romanzo horror di Stephen King e mi immagino orde di ex amanti zombificati che bussano alla vostra porta e a cui, lo so con certezza, aprireste comunque. Una cosa che ho notato è che noi ragazze non abbiamo paura di niente, quando c'è di mezzo l'amore.
Comunque, oggi non voglio disquisire sul fatto che a volte, anzi fin troppo spesso, ritornano. Oggi voglio puntare il dito su quello che facciamo noi ragazze, nell'attesa del ritorno.
Ecco alcuni dei comportamenti malsani in cui, lo so, ogni tanto ricadete:
- fissare l'I phone ogni tre secondi, anche se sono passate settimane dall'ultimo messaggio ricevuto da lui.
- riguardo a Facebook: cambiare forsennatamente foto profilo, intasando inoltre la home con selfie di ogni genere e tipo e spiare ogni suo contatto femminile che ha avuto l'ardire di "likare" qualcosa di scritto da lui.
- mangiare come se fosse imminente una carestia, o al contrario non mangiare affatto; dormire due ore per notte col cuscino inondato di lacrime.
- poi lo so che vi ubriacate. E quando bevete dovreste chiedere alla persona più vicina a voi di custodire il vostro telefono fino a quando non vi è passata la sbornia. Perchè lì, senza più freni e inibizioni, iniziate a messaggiare o telefonare al Latitante tirando fuori il peggio di voi.
Ma la cosa davvero, davvero ATROCE, quella che mi manda in bestia quando me la raccontate, è che vi seppellite al mondo come se foste monache di clausura o mummie rinchiuse in sarcofagi.
Non uscite più, non vi divertite più, non vi guardate più intorno.
Passassero anche Brad Pitt o Adam Levine a offrirvi un caffè, probabilmente scuotereste tristemente il capo guardando il santino del fuggiasco sul telefono.
Ma quanto siete TENACI, madonna. Vi piantate su un uomo che vi ha fatto soffrire a morte e continuate a pensare a lui, solo a lui, sempre a lui. Venite a trovarmi e mi chiedete solo di lui. Quando io, timidamente, vi propongo di dare un'occhiata anche ad altri ragazzi che vi circondano, voi sorridete e accettate più per farmi contenta che perchè ci credete davvero.
E i giorni passano, le settimane passano, i mesi passano, e voi, che siete bellissime, intelligenti, acute e affascinanti, state lì ad aspettare un ritorno al posto che voltare pagina immediatamente e aprirvi al nuovo.
E così, io sono quì ad aiutarvi a sbrogliare la matassa e fare in modo che il Latitante ritorni.
Ma dentro di me, ve lo giuro, io vi auguro che oltre al Latitante vengano a bussarvi alla porta altri venti ragazzi strepitosi, e che siate voi, per una volta, a scegliere, ad accantonare, a far aspettare.
Ovvero: come comportarsi durante l'attesa, lo stand - by, quel difficile e gravoso momento in cui voi donne coinvolte, innamorate, infatuate, colpite al cuore da un ragazzo, non state ricevendo risposta da lui.
Descrivo il classico caso in cui il lui in questione vi ha baciate, infiocinate, sedotte, e poi si è dato momentaneamente alla fuga. Scrivo "momentaneamente" perchè di solito ritornano, eh. A meno che non abbiano visto tra i vostri centimetri di pelle nuda curiose mutazioni genetiche, o non li abbiate pressati per fissare la data di nozze e decidere i nomi dei vostri futuri pargoli, prima o poi ritornano.
Il che mi fa anche venire un pò i brividi perchè mi viene sempre in mente quel romanzo horror di Stephen King e mi immagino orde di ex amanti zombificati che bussano alla vostra porta e a cui, lo so con certezza, aprireste comunque. Una cosa che ho notato è che noi ragazze non abbiamo paura di niente, quando c'è di mezzo l'amore.
Comunque, oggi non voglio disquisire sul fatto che a volte, anzi fin troppo spesso, ritornano. Oggi voglio puntare il dito su quello che facciamo noi ragazze, nell'attesa del ritorno.
Ecco alcuni dei comportamenti malsani in cui, lo so, ogni tanto ricadete:
- fissare l'I phone ogni tre secondi, anche se sono passate settimane dall'ultimo messaggio ricevuto da lui.
- riguardo a Facebook: cambiare forsennatamente foto profilo, intasando inoltre la home con selfie di ogni genere e tipo e spiare ogni suo contatto femminile che ha avuto l'ardire di "likare" qualcosa di scritto da lui.
- mangiare come se fosse imminente una carestia, o al contrario non mangiare affatto; dormire due ore per notte col cuscino inondato di lacrime.
- poi lo so che vi ubriacate. E quando bevete dovreste chiedere alla persona più vicina a voi di custodire il vostro telefono fino a quando non vi è passata la sbornia. Perchè lì, senza più freni e inibizioni, iniziate a messaggiare o telefonare al Latitante tirando fuori il peggio di voi.
Ma la cosa davvero, davvero ATROCE, quella che mi manda in bestia quando me la raccontate, è che vi seppellite al mondo come se foste monache di clausura o mummie rinchiuse in sarcofagi.
Non uscite più, non vi divertite più, non vi guardate più intorno.
Passassero anche Brad Pitt o Adam Levine a offrirvi un caffè, probabilmente scuotereste tristemente il capo guardando il santino del fuggiasco sul telefono.
Ma quanto siete TENACI, madonna. Vi piantate su un uomo che vi ha fatto soffrire a morte e continuate a pensare a lui, solo a lui, sempre a lui. Venite a trovarmi e mi chiedete solo di lui. Quando io, timidamente, vi propongo di dare un'occhiata anche ad altri ragazzi che vi circondano, voi sorridete e accettate più per farmi contenta che perchè ci credete davvero.
E i giorni passano, le settimane passano, i mesi passano, e voi, che siete bellissime, intelligenti, acute e affascinanti, state lì ad aspettare un ritorno al posto che voltare pagina immediatamente e aprirvi al nuovo.
E così, io sono quì ad aiutarvi a sbrogliare la matassa e fare in modo che il Latitante ritorni.
Ma dentro di me, ve lo giuro, io vi auguro che oltre al Latitante vengano a bussarvi alla porta altri venti ragazzi strepitosi, e che siate voi, per una volta, a scegliere, ad accantonare, a far aspettare.
mercoledì 20 maggio 2015
LE MIE CREATURE
Oggi non vi parlerò di pupù, pannolini, bimbi al parco che stazionano su un formicaio (il mio), giovani e promettenti virgulti che ossessivamente chiedono lo stesso dvd di "Giuseppe il re dei sogni" per dieci volte di seguito (il mio), paffute creature che indicano un signore anziano gridando "mamma, perché da vecchi si diventa brutti?"(sempre il mio).
Oggi per "creature" mi riferisco ai miei libri, le mie cartacee creazioni che danno, effettivamente, molto meno lavoro di mio figlio.
Dato che iniziano ad essere un po' 'sti libri che ho scritto, e che per la gioia dei miei editori mi sono ripromessa di sfornarne e pubblicarne almeno uno all'anno, oggi ve li elenco a mò di consigli per gli acquisti.
"I Sette Poteri - le Forze segrete della Magia" (Aradia Edizioni) da me scherzosamente ribattezzato il Minestrone. Perché dentro c'è proprio di tutto,come cito:
"Ho scritto questo libro con un solo intento: far comprendere quanto l’esoterismo abbracci tradizioni diverse, che non si escludono a vicenda.
Ho
spaziato tra concetti molto distanti: archetipi di matrice psicologica,
invocazioni in latino, raggruppamenti di piante, profumi e quant'altro,
paganesimo, voodoo, cabala, tarocchi, astrologia, alchimia….
Questo
per far comprendere come, nell'esoterismo, tutto sia strettamente connesso e un
argomento non ne escluda un altro.
Le
religioni sono tante, la magia è una."
Fondamentalmente, I Sette Poteri danno una prima infarinatura, teorica e soprattutto pratica, di Magia Salomonica. Spiegano inoltre i fondamenti della Magia in generale. Ma dentro, oltre a questo, c'è davvero di tutto, come quando mangi il minestrone e ti stupisci di trovarci il prezzemolo.
Seconda creatura sfornata, perché mi giravano le scatole di essere sempre vista come una satanista appena parlavo di Voodoo, e dato che la gente sospettava che trascorressi la domenica a sgozzare galline in nome di Danballah Wedò, nasce nella gloriosa annata del 2012 "Voodoo e Candomblè - Riti Magici, Poteri, Spiriti e Misteri". Un ABC delle tradizioni magiche di oltreoceano. Anche perché, lo sapete? E' il primo (e che io sappia unico) libro in italiano che parla di Voodoo da un punto di vista magico e pratico, e non antropologico - culturale da piazzare agli studenti universitari.
Poi c'è stato, nello stesso anno, un intermezzo autoprodotto, "Feng Shui - Architettura dell'anima". Qui sono andata in Oriente, cercando di sfatare un altro pregiudizio. Quello che voleva il Feng Shui merce privilegiata di casalinghe frustrate che devono riarredare casa. Lo slogan era questo:
"Per voi, che credevate che il Voodoo fosse Magia Nera, ma avete avuto il coraggio di comprare il mio secondo libro.
Per voi, che credete che il Feng Shui sia un modo di arredare la casa per annoiate casalinghe frustrate.
Per voi, che praticate seriamente l'Alta Magia e volete conoscere il luogo esatto del portale con il mondo sottile, nascosto tra le vostre mura. Per voi, che sentite l'occulto scorrervi dentro le vene a ancora non sapete di essere nati sotto l'influsso dell'unico elemento orientale, solo tra cinque, che dona Potere magico. Per voi."
Poi, nel 2013, prima di scoprire una intolleranza alimentare (mannaggia a lei) ero dimagrita tantissimo e mi aggiravo, pallida, emaciata e malaticcia come un Nosferatu tra i meandri sotterranei della libreria Esotericamente. Come non scrivere, per restare in tema, "Vampiri - il segreto degli Homines Nocturni", in cui affronto vari episodi di Vampirismo energetico, da creature viventi e da entità disincarnate ma, soprattutto, propongo una valida difesa magica da chiunque tenti di prosciugarci energeticamente.
Quindi, dopo aver ripreso i miei 10 kg. persi, per festeggiare ho scritto il libro più ciccione che potevo:
"Il Linguaggio Magico dei Tarocchi" (ediz. Psiche2).
Una mappazza di libro che, oltre a funzionare benissimo se dovete uccidere uno scarrafone, vi permetterà di apprendere l'Antica Arte della Cartomanzia e forgiare la vostra identità di Magus. Ecco lo slogan da consigli per gli acquisti:
"La Cartomanzia è un portale spalancato sui confini del Tempo; ed è anche il primo, fondamentale, oggetto di studio di ogni Mago o esoterista. Perché è questo che è andato perduto, nella massificazione
della cartomanzia: il linguaggio occulto dei Tarocchi.
Questo trattato svolge due funzioni:
la prima, permettere a chiunque, neofita o studioso, dotato di maggiore o minore veggenza, di utilizzare
i Tarocchi come strumento divinatorio, per prevedere il futuro ed indagare sul passato, riuscendo
a rispondere ad ogni domanda; la seconda, fornire il fondamento magico celato
dietro il simbolismo alchemico e cabalistico delle carte.
Perché lo studio dei Tarocchi non consiste solo nell'appoggiare un mazzo di carte sul tavolo e comprendere cosa accadrà in futuro.
I Tarocchi creano un esoterista, un conoscitore delle leggi umane e divine. I Tarocchi creano il Mago."
Insomma, fondamentalmente l'ho scritto perché ero stufa di vedere che la Cartomanzia era percepita come una roba da matrona napoletana attaccata all'899. Echeccacchio.
Poi è arrivato il mio ultimo creaturo, sfornato fresco fresco un mesetto fa (e non sperate di sfuggire alla sua presentazione presso la libreria Esotericamente: sto solo decidendo la data...).
Ecco, quest'ultimo libro l'ho scritto dopo aver asciugato le lacrime di centinaia di clienti dal cuore infranto. "Rimedi Cabalistici per l'Amore". (Psiche2). Non ce la facevo più a vedervi piangere e soffrire, ragazze.
"La Cabala cela in sè la chiave per risolvere i problemi della vita affettiva.
Questo trattato svolge due funzioni:
la prima, permettere di riconoscere e comprendere le sette forze di matrice cabalista che determinano il proprio modo di amare, affondando inoltre a piene mani nelle radici dei miti che illustrano quanto queste energie, portate all'eccesso, possano nuocere;
la seconda, ripristinare l'equilibrio affettivo infranto, sia all'interno di un rapporto di coppia che nel corso della difficile ricerca dell'Anima Gemella.
Tutto ciò grazie ad una elaborazione psicologica della mitologia
ellenica e ad una antica e semplice ritualistica cabalistica e
angeologica".
Bom, con questo ho finito. Ovviamente, anatema immediato a chi non se li compra tutti, li legge con intensa passione e diffonde il verbo.
Bom, con questo ho finito. Ovviamente, anatema immediato a chi non se li compra tutti, li legge con intensa passione e diffonde il verbo.
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mercoledì 8 aprile 2015
PREMONIZIONE
Conosco questo ragazzo da qualche tempo. Volto affilato, sorriso aperto, voce profonda.
Un giorno si è seduto davanti a me e mi ha confessato una cosa. Ovvero, che lui sa esattamente il momento in cui morirà. E' una cosa che conosce con vivida certezza da quando era poco più che adolescente.
Questo ragazzo sa che morirà a quarant'anni. Conosce anche i dettagli. Sa che sarà in un parco, o in un luogo in cui c'è molto verde, un prato, degli alberi. Sa che sarà da solo in quel momento, senza nessuna persona amica ad aiutarlo.
Detta da lui, è una cosa che stupisce. E' un ragazzo, anzi un uomo di trentanove anni, molto razionale, intelligente, per niente preda di fantasticherie e voli pindarici della mente.
A sedici anni fece questo sogno, così reale da sembrare vero, quasi una visione, in cui lui moriva.
Il cuore man mano rallentava fino a fermarsi, lui si accasciava sull'erba verde del prato, tutto finiva così.
Sarà stato solo un sogno, gli ho detto per sdrammatizzare.
Lui, uno degli esseri più razionali al mondo, ha la certezza che sia una premonizione.
Così gli ho preso le mani. L'antica chiromanzia studiava anche la lunghezza della vita di un uomo.
Mio padre era bravissimo a indovinare la morte di una persona guardando la sua mano, smise di farlo dopo la morte di un suo amico, predetta e puntualmente verificatasi. Premetto, non leggo la mano al pubblico, tengo però delle lezioni di chiromanzia moderna della durata di tre ore.
La mano sinistra rappresenta il destino che, in latenza e per predisposizione, siamo portati a vivere.
La mano destra invece rappresenta il destino che ci creiamo noi, giorno dopo giorno, con il nostro libero arbitrio.
Proprio ieri un mio allievo mi ha chiesto se tutto è già scritto nel libro del destino. Gli ho risposto che non siamo i semplici burattini di un destino incontrovertibile e non modificabile, una parte di scelta e di responsabilità spetta anche a noi.
Comunque, tornando alla chiromanzia, ho guardato la linea della vita della mano sinistra di questo ragazzo. Si interrompe in effetti bruscamente, nella parte alta del palmo. Gli ho preso la mano destra, e quì la sua linea della vita rivela una cosa interessante. La linea si interrompe sempre, bruscamente, ma c'è un margine di attesa, una interruzione simile ad una scelta, dopo la quale la linea si riprende e scorre profonda fino al polso.
E in quella curiosa pausa sulla pelle c'è lui, lì sulla panchina, ad aspettare il suo inesorabile destino. A sentire i battiti del suo cuore, stanco di vivere, che rallentano. Con gli schiamazzi dei bambini al parco sempre più distanti, col verde accecante dell'erba del prato sempre più vicino al viso.
Lui che sa cosa sta succedendo, ne ha una crudele premonizione da quando era adolescente.
Lui che ha tutto il tempo del mondo, racchiuso in quei pochi secondi, per chiamare un'ambulanza. Ed è lì, col cellulare ad un soffio, e riflette.
Si chiede se sia giusto andare contro ad un destino già scritto, programmato, definito. Si chiede se lui realmente abbia voglia di vivere altri quarant'anni, o è meglio uscire di scena così, come aveva sempre pensato.
Non ha una moglie o dei figli a radicarlo quì e a farlo tornare indietro. Ha avuto solo una folle e spensierata giovinezza, un riuscire a vivere sempre al presente senza fare troppi programmi. Che colpo al cuore tremendo sarebbe per lui vedersi invecchiare, consumarsi lentamente negli anni in un triste declino.
Che poi, io mi chiedo, adilà della premonizione, che essa sia vera o sia solo il sogno di una notte agitata di un adolescente, cosa può accadere ad un uomo che, per ventiquattro anni, ha coltivato nel cuore la certezza, giorno dopo giorno, di morire in una certa data? Inconsciamente, ha programmato la sua mente, il suo corpo, forse anche il suo spirito, a portare a termine questa ineluttabile premonizione.
Tra un anno o poco più saprò, e sapremo, se in quei pochi millimetri di scelta che la pelle del suo palmo gli ha concesso, egli ha deciso di restare o di andarsene per sempre.
Un giorno si è seduto davanti a me e mi ha confessato una cosa. Ovvero, che lui sa esattamente il momento in cui morirà. E' una cosa che conosce con vivida certezza da quando era poco più che adolescente.
Questo ragazzo sa che morirà a quarant'anni. Conosce anche i dettagli. Sa che sarà in un parco, o in un luogo in cui c'è molto verde, un prato, degli alberi. Sa che sarà da solo in quel momento, senza nessuna persona amica ad aiutarlo.
Detta da lui, è una cosa che stupisce. E' un ragazzo, anzi un uomo di trentanove anni, molto razionale, intelligente, per niente preda di fantasticherie e voli pindarici della mente.
A sedici anni fece questo sogno, così reale da sembrare vero, quasi una visione, in cui lui moriva.
Il cuore man mano rallentava fino a fermarsi, lui si accasciava sull'erba verde del prato, tutto finiva così.
Sarà stato solo un sogno, gli ho detto per sdrammatizzare.
Lui, uno degli esseri più razionali al mondo, ha la certezza che sia una premonizione.
Così gli ho preso le mani. L'antica chiromanzia studiava anche la lunghezza della vita di un uomo.
Mio padre era bravissimo a indovinare la morte di una persona guardando la sua mano, smise di farlo dopo la morte di un suo amico, predetta e puntualmente verificatasi. Premetto, non leggo la mano al pubblico, tengo però delle lezioni di chiromanzia moderna della durata di tre ore.
La mano sinistra rappresenta il destino che, in latenza e per predisposizione, siamo portati a vivere.
La mano destra invece rappresenta il destino che ci creiamo noi, giorno dopo giorno, con il nostro libero arbitrio.
Proprio ieri un mio allievo mi ha chiesto se tutto è già scritto nel libro del destino. Gli ho risposto che non siamo i semplici burattini di un destino incontrovertibile e non modificabile, una parte di scelta e di responsabilità spetta anche a noi.
Comunque, tornando alla chiromanzia, ho guardato la linea della vita della mano sinistra di questo ragazzo. Si interrompe in effetti bruscamente, nella parte alta del palmo. Gli ho preso la mano destra, e quì la sua linea della vita rivela una cosa interessante. La linea si interrompe sempre, bruscamente, ma c'è un margine di attesa, una interruzione simile ad una scelta, dopo la quale la linea si riprende e scorre profonda fino al polso.
E in quella curiosa pausa sulla pelle c'è lui, lì sulla panchina, ad aspettare il suo inesorabile destino. A sentire i battiti del suo cuore, stanco di vivere, che rallentano. Con gli schiamazzi dei bambini al parco sempre più distanti, col verde accecante dell'erba del prato sempre più vicino al viso.
Lui che sa cosa sta succedendo, ne ha una crudele premonizione da quando era adolescente.
Lui che ha tutto il tempo del mondo, racchiuso in quei pochi secondi, per chiamare un'ambulanza. Ed è lì, col cellulare ad un soffio, e riflette.
Si chiede se sia giusto andare contro ad un destino già scritto, programmato, definito. Si chiede se lui realmente abbia voglia di vivere altri quarant'anni, o è meglio uscire di scena così, come aveva sempre pensato.
Non ha una moglie o dei figli a radicarlo quì e a farlo tornare indietro. Ha avuto solo una folle e spensierata giovinezza, un riuscire a vivere sempre al presente senza fare troppi programmi. Che colpo al cuore tremendo sarebbe per lui vedersi invecchiare, consumarsi lentamente negli anni in un triste declino.
Che poi, io mi chiedo, adilà della premonizione, che essa sia vera o sia solo il sogno di una notte agitata di un adolescente, cosa può accadere ad un uomo che, per ventiquattro anni, ha coltivato nel cuore la certezza, giorno dopo giorno, di morire in una certa data? Inconsciamente, ha programmato la sua mente, il suo corpo, forse anche il suo spirito, a portare a termine questa ineluttabile premonizione.
Tra un anno o poco più saprò, e sapremo, se in quei pochi millimetri di scelta che la pelle del suo palmo gli ha concesso, egli ha deciso di restare o di andarsene per sempre.
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