Quali sono i reconditi pensieri di una scrittrice esoterica, moglie del titolare di Esotericamente, libreria e negozio di articoli per magia? Ma quante cose buffe, strane, bizzarre le sono capitate e non aveva mai osato scriverle da nessuna parte? Ecco il Diario semi-serio di una donna sentimentale che ha a che fare con l'occulto in ogni sua forma... Ogni riferimento a persone o cose realmente esistenti è puramente casuale.
mercoledì 16 gennaio 2019
L'APPARENZA INGANNA
Guardate questa statua.
Stavo scorrazzando liberamente col mio pargolo durante una visita guidata al MAO (Museo di Arte Orientale) di Torino, quando ci siamo imbattuti in questa statua, realizzata in Cina durante il periodo Han (200 a.C.).
Cosa vi sembra? Un demone, un mostro, un contadino posseduto da Satana.
Invece la guida, mia amica, mi ha fatto notare una cosa curiosa. Quella statua raffigura un esorcista.
Così ho pensato due cose.
La prima, che spesso prendiamo l'aspetto di ciò che combattiamo, soprattutto se in questa lotta abbiamo rischiato di perdere noi stessi.
La seconda, che l'apparenza inganna. E un povero diavolo che cerca di aiutare la gente, magari utilizzando la magia e la divinazione, viene automaticamente etichettato come un pericoloso satanista, soprattutto in questa nostra Italia ancora così provinciale.
Poi è vero anche il contrario, e abbiamo fior di guru e santoni implicati in casi di circonvenzione di incapace, abuso sessuale e pedofilia. Giusto ieri ne parlavo in una intervista in radio, dell'importanza di riconoscere e seguire la propria luce interiore, più di quella di maestri /guru / santoni vari.
Quando studiavo psicologia il mio professore preferito, Bruno Bara, ci ripeteva sempre che l'abito FA il monaco. Il modo in cui noi ci vestiamo, come ci poniamo agli altri, sono messaggi potenti che rivelano la nostra interiorità.
Oppure, credo io, che rivelano ciò che NOI vogliamo mostrare.
Comunque, per non sbagliare, alle sue lezioni e ai suoi esami eravamo tutte curatissime, e ancora adesso non saprei dire se il mio ultimo trenta e lode con lui non sia stato anche merito della mia messa in piega e della camicetta bianca.
In tanti anni a contatto con la gente ho scoperto una cosa. Chi veste di nero, si ricopre di tatuaggi o piercing, studia esoterismo, appare schivo e ombroso, o rozzo e irriverente, spesso è molto meno pericoloso di alcuni individui dall'apparenza normale, coi loro golfini in cachemire e i toni pastello.
Guardavo questa statua divisa da me dalla teca di vetro.
Quante volte mi sono sentita come lei. Per dieci persone per cui ho fatto del bene, ce n'era sempre una ad additarmi come un mostro. Che non capiva, che non conosceva il mio mondo, e per ignoranza parlava.
Ora ho imparato a fregarmene, anzi ci rido e ci scherzo sopra.
Siamo il popolo dei diversi, degli originali, dei sensibili, di quelli che agiscono con la Luna e vivono in un mondo ombroso, governato da leggi proprie.
Anche a noi però piace stare al sole, ogni tanto, e fare amicizia con gli abitanti del giorno.
Scoprendo così, tutti insieme, che la normalità non esiste, e che ognuno è fatto sia di Luce che di Ombra.
venerdì 4 maggio 2018
IL PECCATO
Ultimamente faccio parte di un gruppo whatsapp spassosissimo. Quasi ogni giorno mi ritrovo piegata in due dalle risate grazie a qualche battuta scema. E ne ho estremo bisogno, col mio lavoro entro a contatto col dolore vivo, le ferite aperte di tanti di voi. Se non trovassi qualcosa di estremamente stupido e leggero nella mia quotidianità, probabilmente affonderei nella palude dell'eterna tristezza, come il cavallo di Atreiu (il primo trauma infantile cinematografico di quelli della mia età).
Comunque, oltre ad elogiare le inaspettate gioie dei gruppi whatsapp (tralasciamo invece quello delle mamme della classe, chi di voi ha un figlio conosce bene questo girone infernale), qualche tempo fa mi sono trovata in tale gruppo ilare a parlare di un tema serissimo: il peccato.
Ho così scoperto visioni diametralmente opposte. Come quelle delle persone che varcano la soglia del mio studio.
Da quanto tempo non ti confessi in Chiesa? Cosa è secondo te fonte di peccato?
Una corposa percentuale di esoteristi aderisce alla massima crowleiana "fà ciò che vuoi, sarà la tua legge". Anche definita la Legge di Thelema, essa non giustifica ogni capriccio, ma riconosce il diritto per chiunque di evidenziare la propria unicità, di distinguersi dagli altri nel pieno rispetto della libera volontà di ciascuno, favorendo una equilibrata corrispondenza e continuità tra i propri princìpi interiori e le proprie azioni esteriori. La “vera volontà” è intesa come la matrice individuale, l’invisibile principio di distinzione che rende ciascuno ciò che è, potenzialmente differente da ogni altro, tutti uguali in partenza e tutti diversi nello sviluppo. Che ognuno scopra, si accordi e realizzi questa unicità, che è il modo di incarnare visibilmente la libertà, come ogni stella segue la propria orbita nello spazio in cui danza.
Una altrettanto corposa percentuale di esoteristi si sente più affine alla visione del Dharma e del Karma. Il karma indica il generico agire volto a un fine, inteso come attivazione del principio di "causa-effetto", quella legge che coinvolge gli esseri senzienti nella fruizione delle conseguenze morali che derivano dalle proprie azioni, vincolandoli così al samsara, il ciclo delle rinascite. Ogni azione porta un frutto, buono, cattivo o neutro, immediato o dilazionato nel tempo, in una sequenza illimitata di esistenze.
Siamo lontani dai Dieci Comandamenti che ci hanno insegnato a catechismo. Circondati da razionali epicurei, che percepiscono gli dèi come indifferenti alle umane vicende e vivono alla costante ricerca del piacere, affrontare il tema del peccato sembra quasi anacronistico, fuori moda.
Come sei retrò, Stella, ancora a tormentarti con questa idea del peccato.
Il fatto è che quotidianamente interagisco con ragazze, donne e uomini sopraffatti, prostrati, schiacciati dal senso di colpa, dalla sensazione di essersi macchiati, contaminati da immensi peccati che li spediranno in qualche girone infernale (non quello del gruppo whatsapp delle mamme della classe, mi auguro) o che, per legge karmica, gli renderanno la vita una merda per i 50 anni a venire.
A parte una donna in carcere che aveva tentato di accoppare il marito alla guida accoltellandolo con più di 40 fendenti, e che in passato mi scriveva lettere (in cui però non chiedeva assoluzioni ma vendita di materiale magico), un ex investigatore che voleva sparare alla donna che lo aveva lasciato (e che sono riuscita a fare desistere da tale malsano proposito), e un pedofilo strafottente, non ho ancora avuto clienti che a mio parere dovrebbero sentirsi in colpa per qualcosa. E di storie, lo assicuro, ne ho sentite tante... Conosco persone che arrivano da ceti sociali e da estrazioni culturali diversissime. Che si tratti di signore benestanti, spacciatori sud americani, di web cam girls, di giovani studentesse, di ex pornostar, di integerrime madri di famiglia, di imprenditori di successo, di casalinghe disperate, di gay a disagio con le loro pulsioni, di donne che vendono il loro corpo o di donne che trascorrono la loro giornata a pregare gli Angeli, il senso di colpa e la densa vergogna all'idea di avere peccato li abbraccia tutti.
La mia personale idea di peccato, in effetti, è un po' epicurea. Non credo che gli Angeli, i messaggeri divini, o chi per essi, siano lì a giudicare come morbosi voyeur cosa fa un povero essere umano della sua sessualità.
Credo però anche che recare danno ad un altro essere umano, in maniera seria e importante, crei un debito karmico (o almeno, mi piace pensarlo. Come sarebbe estremamente ingiusta la vita, senza una concezione di giustizia divina).
Ho una visione alla Bertolucci nel Nome della Rosa. Il riso non è peccato, il sesso non è peccato. Uccidere una persona cospargendo di veleno il libro di Aristotele che essa legge, è peccato.
Siate indulgenti con voi stessi, abbastanza da permettervi di vivere con serenità, non abbastanza da nuocere a chi vi circonda.
Quattro pater noster, tre gloria, due atti di dolore, e andate in pace.
lunedì 15 gennaio 2018
IL VELO
Una mia cliente da quattordici anni, nonchè amica e confidente, ha attraversato il Velo della materia ed è andata oltre, all'alba della notte di Capodanno.
Combatteva come una guerriera, da anni, contro il male del secolo, un cancro strisciante che inquieto bersagliava e colpiva il suo corpo in luoghi sempre diversi.
Sinceramente ho difficoltà a scrivere di lei al passato. Preferisco usare il tempo presente, perchè nella mia mente lei non è andata via, è ancora quì, con me.
Pur avendo superato i sessant'anni da poco, è la donna più lucida, arguta, irriverente che io conosca.
Quando sono andata a trovarla all'hospice dove era ricoverata, si è messa a scherzare con me descrivendo il suo futuro funerale. Avrebbero intonato la parte finale di "Nessun dorma", ovvero "Vincerò". Niente pianti, niente occhiali scuri, niente vestiti neri. Quando ho obiettato che io mi vesto sempre di nero, abbiamo patteggiato che avrei dovuto indossare qualcosa di giallo.
Dopo la tristezza, è subentrata in me una forte, fortissima rabbia.
Perchè io so chi l'ha fatta ammalare, so come è nato tutto.
Era separata da qualche anno, i suoi figli erano andati via da casa per seguire le strade del mondo, quando nella sua vita si è affacciato improvvisamente un uomo.
Maledettamente bello, attraente, slanciato, affascinante.
Maledettamente anaffettivo.
Da lì è iniziato il suo calvario. Quello è stato il momento in cui l'ho conosciuta anche io.
Ed ho iniziato a raccoglierla col cucchiaino ogni volta che quell'uomo gelido la maltrattava con la sua indifferenza, il suo ritrarsi, per poi confonderla con fugaci attimi di passione e presenza.
E' possibile odiare un uomo senza neppure averlo conosciuto? Non credevo fosse possibile, purtroppo lo è. Dovrei lasciare andare questo rancore, vedere le cose dall'alto, con distacco e spiritualità.
Ci sto lavorando sopra, prima o poi ci riuscirò.
Comunque, a furia di soffrire per amore, è comparso un tumore al seno, proprio vicino al cuore.
Come siamo fragili e vulnerabili noi donne.
Sembriamo forti, decise, indistruttibili, ma ci bastano un bacio o una carezza negate per spaccarci in piccoli pezzi di vetro simili a diamanti.
Ovviamente, appena la mia amica si è ammalata ha troncato ogni rapporto con lui. Dopo anni, in quell'ospedale, nelle sue ultime settimane, le chiedevo di avvisarlo. Volevo che la rivedesse, che si rendesse conto di quanto dolore, quanta sofferenza, quanta morte aveva recato quest'uomo col suo atteggiamento distaccato e sprezzante. Me l'ha impedito. E' sempre stata più lucida, consapevole, arguta di me.
Più di tutte le volte che abbiamo mangiato allegramente insieme, più di tutte le volte che si è seduta nel mio studio e abbiamo riso come matte per un'ora, perchè lei ha il dono dell'ironia e della teatralità, c'è un momento che voglio ricordare per sempre.
Quattro anni fa circa, ero sul treno per andare al mare e raggiungere mio figlio dai nonni.
La incontrai casualmente nel vagone, anche lei andava nella sua casa al mare.
C'era una luce splendida quel giorno. Il mare brillava d'oro, il sole si rifletteva sui nostri volti felici di esserci incontrate così casualmente. Era tutto luminoso, incontaminato, perfetto.
Voglio ricordarti così, amica mia, circondata dal calore e dalla luce di quel mare.
(Il Principe ignoto):
Nessun dorma! Nessun dorma!
Tu pure, oh Principessa
Nella tua fredda stanza
Guardi le stelle che tremano
D'amore e di speranza
Ma il mio mistero è chiuso in me
Il nome mio nessun saprà
No, no, sulla tua bocca lo dirò
Quando la luce splenderà
Ed il mio bacio scioglierà
Il silenzio che ti fa mia.
(Le Stelle):
Il nome suo nessun saprà...
E noi dovrem, ahimè, morir, morir!
(Il Principe Ignoto):
Dilegua, oh notte!
Tramontate, stelle!
All'alba vincerò!
Vincerò!
Vincerò!
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giovedì 20 luglio 2017
L'AMANTE
C'era una volta una donna formosa, allegra, intelligente. Chiamiamola proprio Allegra, perchè la rappresenta.
In un sabato pomeriggio uggioso Allegra decise, per noia, di iscriversi in una chat.
Conobbe un uomo affascinante e intelligente. Dopo essersi scritti un paio di mesi, decisero di conoscersi dal vivo davanti ad un caffè e scattò il colpo di fulmine.
Lui la faceva sentire viva, completa, felice. Era perfetto. Tranne che per un piccolo particolare.
Era un uomo sposato con figli già grandi.
Non amava la moglie, era il classico matrimonio di interesse, dove la situazione economica, lavorativa e sociale fornivano il fulcro della loro relazione.
Non avevano rapporti sessuali da anni.
Allegra pensò che era solo questione di tempo e lui si sarebbe separato.
Così, con la miglior predisposizione d'animo, la speranza nel cuore e le farfalle nello stomaco, Allegra iniziò la relazione più intensa e passionale della sua vita.
Attenzione però, Allegra non era una donna stupida. Laureata in psicologia, conosceva bene le dinamiche, gli stereotipi, le maschere e e le verità dietro ad un rapporto di questo tipo.
Vedeva in quest'uomo ancora sposato un enorme potenziale, un uomo che stava combattendo per rimuovere le sue barriere, la paura del giudizio sociale e di una insicurezza economica.
Un uomo che la amava perdutamente, che appena aveva due minuti liberi correva da lei, anche solo per parlare con lei, per abbracciarla stretta, per condividere la poca vita disponibile insieme.
Col tempo, iniziarono anche a litigare selvaggiamente, lei e quest'uomo.
Che c'era, ma sempre un pò a metà, mai di domenica, nè a Natale, Capodanno e Pasqua.
Allegra cominciò a conoscere la sottile e strisciante mancanza dettata dall'assenza per le ferie estive.
Si cominciò a chiedere cosa poteva farsene di un uomo che, se lei avesse avuto un'improvvisa emergenza, un incidente, non avrebbe potuto aiutarla.
Il tempo passava, lento quando lui era distante, pieno e velocissimo quando erano insieme.
Il tempo passava e lui era sempre sposato.
Allegra iniziò a chiedersi se aveva fatto un errore di valutazione. Quell'uomo, che si incastrava tanto bene con lei, con cui si era sviluppata un'empatia e una complicità pazzesca, che diceva di amarla da morire, continuava però ad essere, legalmente e giuridicamente, ancora sposato con un'altra.
E anche lei, pensò Allegra, anche questa moglie, come fa a non accorgersi di niente?
Poi un giorno successe una cosa che cambiò tutto.
Allegra si accorse di avere un ritardo nel ciclo. Negli attimi di intensa e bruciante passione che condivideva insieme a quest'uomo, spesso entrambi non erano molto attenti alle precauzioni.
Era spaventata ma anche molto contenta. Questo, finalmente, avrebbe cambiato tutto.
La nascita di un figlio avrebbe finalmente scardinato quel matrimonio falso e privo di sentimento.
Sarebbe stato il perno, la spinta che finalmente avrebbe consentito a lui di trovare la forza, la motivazione, di contattare un avvocato divorzista e firmare la separazione dalla moglie.
Così Allegra andò da quest'uomo e gli disse, con il cuore a mille, le gambe che tremavano e la voce spezzata, che presto sarebbe diventato padre.
Lì successe una cosa curiosa. Quell'uomo si trasformò. Non era più lui, era un altro, che lei non conosceva, che non aveva mai visto. Con il volto improvvisamente di pietra e la voce di ghiaccio, le chiese di abortire.
Con chi aveva condiviso tre anni di vita? Era lui? Era sempre lui?
Allegra era legata alla vita ed alla gioia fin nella più piccola fibra del suo essere, non sarebbe mai riuscita a compiere questo gesto. Glielo disse, e lui le rispose che non avrebbe riconosciuto questo figlio e se ne sarebbe andato via da lei per sempre.
Come cadono velocemente le maschere davanti agli eventi importanti della vita.
Lo so, lo sappiamo tutti, era prevedibile che andasse così. Lo sapeva anche Allegra che le cose, spesso, vanno così.
Ma non con lui. Perchè lui non era questo.
Ora Allegra sta cercando di raccattare da terra i cocci del suo sorriso. Sta cercando di ricordarsi come si fa ad essere di nuovo felici, senza quest'uomo, che ora crede di non conoscere più, di non aver mai conosciuto davvero.
Riguardo al bambino, forse era solo un ritardo di molti giorni, e poi il ciclo è tornato; forse lo ha perso durante quei momenti di angoscia, forse invece nascerà e avrà al suo fianco una mamma coraggiosa e determinata, che non ha bisogno di nessuno.
Qual'è la morale di oggi, quale l'insegnamento di questa lunga storia?
Forse che realmente a volte le persone non sono quelle che sembrano, e che quando batte forte il cuore è facile travisare, non vedere, non riconoscere.
Ci siamo passati tutti, ameno una volta, da lì.
Abbiamo raccolto i cocci da terra e siamo ripartiti. Più consapevoli, maturi, con passo di piombo ma il desiderio di tornare, presto, a sorridere.
martedì 21 marzo 2017
IL SANTONE
C’era una volta
un finto santone. Per carità, non che secondo me ne esistano di veri, l’unica
Luce capace di indirizzarci e farci evolvere arriva da dentro. Comunque, questo
finto santone si chiamava Paolo Meraglia. Era un professore in pensione, e gli
piacevano ragazze giovani, davvero giovani. Però dato che lui non era
particolarmente piacente, né ricco, trovò un modo.
Andò in edicola
a comprare un paio di mazzi di tarocchi a basso costo. Prese qualche libro di
Magia per darsi un tono, e decise di fare il santone.
Quando apriva
le carte gli bastava simulare una situazione piena di negatività, cancellabile
con semplici rituali di magia sessuale, per convincere le clienti ad aprire le
gambe. E ciò andò avanti per anni, in una anonima mansarda imprestata da un
amico compiacente e partecipe.
La
sonnecchiante Torino se ne accorse appena.
C’era una volta
una ragazza, poco più di una bambina. La vestirono di bianco, dicendole che era
stata prescelta come ancella, antica vestale di segreti iniziatici, catalizzatrice
di misteriosi rituali sessuali che le avrebbero permesso di rimuovere
definitivamente ogni negatività. Il suo ragazzo insisteva che non si tirasse
indietro. Tutto ciò le sembrava strano, bizzarro. Col tempo divenne
profondamente sbagliato, anche se oltre a lei c’erano molte altre ragazze che
continuavano ad andare in quello strano tempio così simile ad una comune
mansarda. La vestale lasciò il suo ragazzo malsano e ne trovò uno nuovo. Che
rabbrividì quando lei si confidò e la portò al più vicino commissariato di
polizia.
La
sonnecchiante Torino spalancò gli occhi, turbata da un vivido incubo.
C’era una volta
una libreria esoterica nel cuore di Torino, aperta da quindici anni. Il
titolare e sua moglie ascoltavano la radio mentre facevano colazione. Sentirono
di quella storia disgustosa dove un finto santone e qualche complice
inscenavano rituali sessuali e svolgevano stupri di gruppo. Dopo aver scosso la
testa aprirono il negozio e vennero letteralmente invasi dai giornalisti.
Intervistatori e cameraman totalmente ignoranti in materia chiedevano di
vedere, maneggiare, riprendere le cose che potevano fare più scena.
Gettonatissime le voodoo - doll e la statuetta del Baphomet. La prima a
pubblicare l’intervista fu la Stampa. Che, distorcendo completamente il senso
dell’intervista, citò il negozio come “un luogo dove fanatici di esoterismo,
magia nera e chissà che altro vanno a respirare l’aria magica”. Dove “Torino
città magica è una menzogna divertente”.
Fortunatamente
la Stampa rimase l’unica a sfottere gli esoteristi. E ci fece pure una becera
figura. Tutti i colleghi di Studio Aperto, Tg5, Tg24, Rai 3 al contrario compresero
quanto poco questo centrasse con l’esoterismo, e in onda apparve il titolare di
Esotericamente a sottolineare quanto “chi pratica l’Esoterismo come ricerca
personale, come crescita, è chiaro che rimanga offeso da questo”.
La
sonnecchiante Torino si risistemò i guanciali per ritornare al suo tiepido
torpore primaverile.
Con una vestale
un po’ meno ingenua, un finto santone dietro le sbarre, ed una libreria
esoterica che aveva salvato l’immagine.
Ho sempre amato
il lieto fine.
Però. C’è
sempre un però.
Perché quando
un truffatore si finge mago, medium, esoterista, i mass media inondano le
librerie esoteriche e spalano letame sui fruitori di questa spiritualità?
Quando emerge
un finto medico si va forse a setacciare l’università di medicina o gli
ospedali? Si denigra forse la categoria medica?
Perché fa cosi
audience fare di ogni erba un fascio, quando si tratta di esoterismo?
È così divertente
prendere in giro persone che, pur affondando radici nel terreno, stanno
cercando di guardare il cielo e comprendere cosa si nasconde dietro il moto
delle stelle, dietro il fitto velo di Maya, rischiarando il buio della
grettezza con la luce di una candela?
Quanto mi
piacerebbe ricevere il rispetto anche dalle persone che non credono in questo
mondo.
Svegliati,
assonnata Torino, e regalami questo sogno.
Baphomet templare
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lunedì 27 febbraio 2017
L'ANIMA GEMELLA
Ultimamente non scrivo spesso. Tante cose a cui pensare, il tempo scorre veloce.
Però una mia cliente e amica scalpitava che scrivessi qualcosa sull'Anima Gemella, l'altra metà perduta di noi, la metà mancante della mela, l'Altro da noi capace di creare l'Androgino perfetto.
Mi chiedeva più che altro, come riconoscerla?
In mezzo a diecimila conoscenti, amici, amanti, come capire che è proprio lui l'Anima Gemella? Quando batte forte il cuore soprattutto, illudersi è facile.
Così, ho fatto un piccolo sondaggio, perchè ero troppo curiosa di comprendere come ragiona l'Altra Metà del Cielo. Ho chiesto a qualche amico e cliente del genere XY come fosse possibile riconoscere quest'Anima Gemella.
Le prime reazioni sono state divertenti, tutte un turbinare di occhi al cielo, uno schiarirsi la voce, temporeggiare, con la faccia di chi pensa: "Madonna, Stella, e non potevi farmi una domanda più facile? Chiedimi come funziona un reattore ad energia nucleare piuttosto, lì sono bravo!".
Comunque, facendo una media, sembra che i maschietti per riconoscere l'Anima Gemella necessitino di:
- Attrazione fisica. Ovvero (ed era abbastanza prevedibile) se hai una migliore amica con cui ti trovi in tutto, interessi, risate, simpatia, ma non la toccheresti neanche con un grissino perchè fisicamente non ti prende, ecco, per gli uomini questa MAI potrà essere la tua Anima Gemella. Non so, da parte di noi donne noto una maggiore flessibilità, spesso col mio lavoro ho sentito storie del tipo: "Mah, all'inizio manco mi attirava fisicamente, poi me ne sono perdutamente innamorata..."
- Situazione spazio - temporale adatta. Questa è una cosa tirata in ballo soprattutto da un soggetto maschile intrippato con le dinamiche spazio-temporali, Donnie Darko, etc. Che mi chiedeva: "e se io avessi incontrato tempo fa l'Anima Gemella ma le condizioni del quì ed ora non fossero state ottimali al nostro riconoscerci e/o ricongiungerci?". Così ho analizzato mentalmente tutti i miei ex compagni di scuola, ex amici, ex fidanzati, e ho scosso decisamente la testa. Non so, a me il passato puzza sempre di minestra riscaldata. Inoltre ho la convinzione che, se avessi incontrato la mia Anima Gemella allora, anche se avesse fatto il macellaio nel mio periodo vegetariano, o il cattolico Inquisitore nel mio periodo spirituale (che in effetti non si è mai concluso), non sarebbe stato un problema. In questo noi donne siamo forse più fataliste e meno razionali.
- Reciprocità. Ovvero, se io percepisco in te la mia Anima Gemella, tu non dovresti schifarmi / scappare con la mia vicina di casa / applicare la spunta blu sui miei messaggi WhatsApp senza rispondermi per una settimana di fila.
Come disse quel simpatico avvinazzato di Bukowski: "La testa si deve perdere in due, altrimenti è un'esecuzione".
Questo all'incirca ciò che ho potuto cogliere dall'Altra Metà del Cielo. Ora però vi scrivo da cosa ho potuto comprendere io se avevo di fronte a me l'Anima Gemella.
Aldilà di un'affinità caratteriale, di interessi in comune, di una simile visione del mondo e di una progettualità di coppia condivisa, credo che la prova del nove sull'aver trovato la Metà perduta sia data da una semplice sensazione.
La Mancanza.
Quel vuoto viscerale, profondo, inesprimibile quasi a parole, di quando l'altra persona è distante da te.
Nel Buddhismo Shingon esiste una bellissima teoria sull'Anima Gemella, che descrive come la coppia karmicamente unita si scambi quasi una parte del corpo, un filamento di Dna, un insieme di cellule. Forse è una parte di sè più sottile, ma attraverso la distanza, il vuoto dell'Altro, la sua assenza, questa parte sottile di noi che appartiene all'Altro ci chiama segretamente, e a noi si ricongiunge solo attraverso l'abbraccio, quando ogni distanza è colmata e cuori e respiri si muovono all'unisono, col medesimo ritmo.
E in quell'abbraccio noi ci sentiamo, finalmente, a Casa.
Non più due, non più due mancanti e fragili individualità, ma Uno. L'Unità più forte, potente e sacra che l'Universo intero possa conoscere.
venerdì 25 novembre 2016
NEANCHE CON UN FIORE
Oggi è la giornata mondiale di protesta contro la violenza sulle donne.
Quando arrivano ricorrenze di questa portata la mia mente si affastella di immagini, ricordi, fatti di cronaca, ma soprattutto di confidenze. Quelle che ricevo, spesso, dalle mie clienti.
La violenza è simile ad una pece vischiosa, quando ti tocca, in qualche modo ti marchia. Per sempre. E in seguito potrai avere la vita più bella del mondo, con accanto (nuove) persone che ti amano e ti proteggono, ma se la violenza ha in qualche modo sfiorato, incrociato, o quasi ribaltato, la tua vita, tu non sarai più quella di prima. Il tuo sorriso sarà meno brillante, ma sicuramente più consapevole. Avrai paura di cose che prima non avresti mai detto. Sarai molto più veloce a leggere nel volto degli altri i primi segnali di nervosismo e rabbia. Non riuscirai a guardare alcune scene di film, a leggere alcuni fatti di cronaca, a ridere di certe battute.
Sarai più fragile, ma nello stesso tempo sarai più forte. Ti sentirai una sopravvissuta, una donna che ce l'ha fatta.
Ecco, questo succede quando sei finalmente dall'altra parte. Quando hai allontanato la, o le, persone che ti nuocevano. La vita avrà un nuovo sapore, sarà preziosa. Sentirai di avere nuovamente mille possibilità davanti, mille desideri da realizzare, mille cose affascinanti da fare. Vorrai una vita intensa.
Ma per arrivare a questo, devi saltarlo, quel ponte. Devi smetterla di stare raggomitolata in un angolo a piangere. Devi smetterla di avere paura. Perchè lo so di cosa hai paura. E non è solo paura della prossima minaccia, del prossimo ceffone, del prossimo ricatto. Hai soprattutto paura della solitudine.
Credi di non meritare di meglio. Credi che sarai giudicata e non capita. Credi che non sarai protetta, neanche da chi ha la divisa che gli impone di farlo. Credi che se esponi al mondo quella vischiosa pece nera che ti ha marchiato, il mondo non ti capirà, nè ti proteggerà, ma saprà solo deriderti o ignorarti.
Quanto ti sbagli. Salvati, non scendere a compromessi, non credere che era l'ultima volta ed ora è tutto cambiato. Non dare altre possibilità alla violenza di danneggiarti.
Alzati, fai le valigie, chiama qualcuno che ti aiuti e scappa dalla tua vecchia vita senza mai voltarti indietro.
lunedì 25 luglio 2016
I CINQUE ELEMENTI ORIENTALI
Quando scrissi il mio unico libro autoprodotto, "Feng-shui - Architettura dell'anima" (non cercate di acquistarlo, attualmente è fuori produzione), approfondii un discorso che reputo davvero affascinante, ovvero i Cinque Elementi della tradizione orientale, in particolare cinese e giapponese.
Cinque, e non quattro come nella nostra tradizione occidentale. Se noi abbiamo i classici Acqua, Aria, Terra e Fuoco, loro hanno Acqua, Legno, Fuoco, Terra e Metallo.
Ognuno di noi è composto, a livello sottile, in particolare da uno di questi cinque elementi, presente in misura forte, quindi facilmente fuori controllo, oppure debole, da intensificare nella propria vita. Gli orientali basano, da questo calcolo del proprio elemento personale, un insieme di abitudini atte al fortificare e far stare bene l'individuo, dalla scelta dei colori da indossare, all'arredamento e alla disposizione delle stanze, ai luoghi capaci di rafforzarlo o indebolirlo, alle direzioni fortunate, alle persone che più di altre possono aiutarlo.
Il calcolo per risalire al proprio elemento personale è particolarmente complesso, quindi sono stati approntati dei calcolatori elettronici, presenti anche on-line, per risalire al proprio elemento personale, al proprio Ba -Zi. Inserendo i Quattro Pilastri, ovvero ora, giorno, mese e anno di nascita, è possibile conoscere il proprio elemento, nonchè il grado di forza o debolezza dello stesso.
Ecco un link utile per il calcolo (da copiaincollare):
http://www.geomancy.net/products/po-bazi/pod-bazi-free.htm
Che caratteristiche possiedono le persone collegate agli elementi?
L’acqua fluisce e cerca il livello più basso. A riposo è livellata. L’acqua si può manifestare in diversi stati: può essere morbida, dura, fragile o bagnata. L’acqua è un mezzo: le cose si dissolvono in essa, vi sprofondano o vi galleggiano sopra. L’acqua assume la forma del suo contenitore. Essa può essere anche stagnante e putrida.
Ma l’acqua è anche forza, impeto, scava in profondità, ha direzione (va sempre verso il mare), travolge e distrugge.
Perciò una persona che ha un’energia in equilibrio con l'acqua ha tutte queste caratteristiche: di impeto, forza, adattabilità, coraggio, ha spinta, va in profondità, ha resistenza, stimolo, motivazione, volontà, senso di continuità, capacità di “andare a fondo delle cose”, sa nel profondo cosa vuole veramente.
In una persona invece con l’energia acqua non in equilibrio queste caratteristiche diventeranno l’opposto e si tradurranno in paura, incertezza del futuro, difficoltà a partire, indicano una persona senza meta e senza spirito di iniziativa, superficiale, che non sa cosa vuole, senza obiettivi, senza determinazione, esitante, timida, troppo prudente.
Gli alberi sono simboli di crescita, crescono verso l’alto, fanno rami e fioriscono.
Queste sono le caratteristiche dell'energia legno: armonia, flessibilità,calma, riparo, radicamento, profondità, ma anche coraggio, imparzialità, forza, ordine e decisionalità. Sul piano psicologico infatti questa energia corrisponde alla capacità di prendere decisioni.
Se l’Energia è sana siamo nella situazione di poter prendere decisioni di poca o grande importanza, rapidamente e senza tentennamenti.
Un soggetto con l’energia legno in equilibrio sarà quindi un individuo coraggioso, imparziale, preciso, paziente, disciplinato, tranquillo, controllato; una persona puntuale, un ottimo organizzatore.
Ma se questa energia è in squilibrio queste qualità positive diventanteranno l’opposto e la persona sarà irascibile, impaziente, con la mania dell’ordine, organizzata e programmata senza possibilità di uscire dai suoi schemi, rigida.
L’energia del fuoco si diffonde in tutte le direzioni e al fuoco piace essere al centro dell’attenzione; viene naturale mettersi in cerchio intorno al fuoco e qualunque posto si occupi intorno al fuoco si riceve la sua energia. Ad una festa la persona al centro di un gruppo è un fuoco. Il soggetto dell'elemento fuoco ha la capacità di entrare facilmente in armonia con gli altri, ha carisma, tanti amici, è molto estroverso, piacevole da ascoltare, ha bisogno dell’attenzione degli altri, fa di tutto per attirare la gente, veste in modo sgargiante e appariscente. Uno degli aspetti più importanti del fuoco è il ritmo. Una persona in equilibrio di fuoco sa integrare i propri ritmi con quelli dell’ambiente.
Un’altra delle caratteristiche principali del fuoco e’ la capacità di comunicazione.
L’immagine del fuoco è quella del sole che brucia sapendo che si consumerà. Il sole deve bruciare e il fuoco deve dare. Ma perché il fuoco bruci ci vuole il combustibile, ovvero le altre persone. L’energia fuoco comunque deve essere espressa, non sta dentro, è esteriore, non interiore.
Se l’energia fuoco non è in equilibrio la persona tende ad essere in eccitazione costante, ride e parla sempre, anche a sproposito, parla spesso dei propri difetti, diventa rompiscatole, tende al vittimismo, all’autocommiserazione, è molto stravagante: sono tutti modi per attirare l’attenzione. E’ una persona emotiva, caricata, esagerata. Potrebbe essere una persona brillante in compagnia ma che si spegne quando è da sola.
La terra è rigogliosa, compatta, filtra, da nutrimento, dona la vita, avvolge, da stabilità.
Può essere dura, soffice, fertile, arida. Una delle caratteristiche di questo elemento è proprio la centratura.
Compattezza, solidità, capacità di dare e di ricevere nutrimento, centratura, sono le caratteristiche di una persona con l’elemento terra in equilibrio; una persona che sa essere empatica, che ha cioè la capacità di mettersi in comunicazione profonda con gli altri, e simboleggiando il sottobosco si muove senza apparire, silenziosa e stabile. E’ una persona che è capace di raccogliere e trarre i frutti dall’esperienza.
Se l’energia non è in equilibrio, la persona è come una terra arida, non è in grado di dare sostegno e nutrimento ma anzi lo cerca negli altri. Si autocommisera, è insicura e ha mancanza di fiducia in sé, chiede continuamente aiuto e racconta la sua storia con vittimismo, incolpa sempre gli altri, è limitata nella comunicazione perché pensa di non essere interessante, di non essere ascoltata, i suoi gesti non sono completati, così come i discorsi. La persona è gelosa, cinica, dubbiosa.
Il metallo è freddo, rigido, lucente, stabile, duro, impermeabile, concentrato, brillante, forte, pesante. Il metallo può fondersi e indurirsi.
Ma il metallo è anche malleabile e duttile e queste due caratteristiche sono molto importanti nel considerare i vari aspetti di questa energia.
Il metallo ha anche un’altra importante caratteristica: la conduttività, la capacità cioè di trasmettere velocemente variazioni di temperatura, elettricità e magnetismo.
La fase dell’energia metallo è la fase del portare a termine le cose, del concretizzare; una persona con questa energia in equilibrio è una persona positiva, che sa concretizzare il risultato finale di un lavoro, è una persona che porta a termine un progetto, che si sente collegata a quanto c’è di prezioso fuori dai suoi confini. E’ un soggetto affidabile, concreto, stabile, che ha fiducia in sé stesso, ha senso di giustizia, potenzialità, capacità di introspezione. E’ una persona che all’opposto del fuoco fatica molto a mettersi al centro dell’attenzione. Ed è molto flessibile.
Se l’energia metallo non è in equilibrio allora l'individuo è triste e depresso, è una persona che non si stima, tutto il suo disagio è rivolto verso di sé, dà la colpa a se stessa e si sente delusa, si isola e a volte si lascia andare all’autodistruzione.
Ha le spalle chiuse, curve e sembra che porti il peso del mondo sulle spalle, non ha gestualità, ha poca espressività nel volto e anche la voce è monotona e tende a calare.
Io sono un'Acqua debole, ovvero con l'elemento sotto controllo, ma faccio i conti anche con il mio animale dell'anno, ovvero un Cavallo di Fuoco, che a volte mi fa imbizzarrire, scalciare o ridere senza ritegno.
E voi a quale elemento orientale appartenete?
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mercoledì 6 aprile 2016
I NUOVI HIPPIE
Questa Pasquetta ho avuto una illuminazione.
Ero con due amiche educatrici in mezzo alla natura, e cercavo un cespuglio dietro a cui nascondermi per espletare un fisiologico bisogno. Tra un turno di vedetta femminile ed un altro, mi sono messa a riflettere con loro su quanto siamo diversi da molte altre persone.
Perchè molte quasi quarantenni della nostra età avrebbero trascorso la Pasquetta nel ristorante figo, tirate a lucido con abiti firmati, con l'amuchina nella borsetta e il tablet da sbattere davanti ai loro figli per non farli annoiare, anzi, per sedarli fino al momento del caffè e del conto.
E poi c'eravamo noi. Sparsi in una radura insieme a decine e decine di altre famiglie, di altre compagnie di amici, tra risate e schitarrate.
Con gli uomini stretti in gruppo, uniti dal ruolo esclusivamente maschile dei Detentori della grigliata. Dai ad un gruppo di uomini carne cruda, verdura, fuoco e torneranno ad uno stadio primitivo.
Donne e bambini in giro a raccogliere rami secchi per il fuoco.
E poi partite di calcio, rotolamenti nell'erba, nel fango, strani travestimenti con plaid zebrati scovati all'ultimo dal retro della macchina. Un bambino di tre anni e mezzo si è arrotolato tale plaid a mò di mantello, e per un attimo ci è sembrato che la reincarnazione infantile di Freddy Mercury fosse tra noi.
E poi zibibbo da portare in salvo dalle pallonate, racconti dell'orrore generosamente elargiti ai pargoli impavidi, camminate tra i boschi, curiosi ritrovamenti di sassi ferrosi.
Ero lì con le mie amiche e riflettevo sul fatto che siamo proprio tanti.
Che appena c'è una domenica di sole ci tuffiamo nella natura, immersi fino al collo.
Spartani, arruffati, selvatici.
Siamo artisti, sciamani, educatori, musicisti, attori. Ma anche negozianti, impiegati, operai.
Possiamo essere benestanti o avere difficoltà ad arrivare a fine mese. Ma quello che ci unisce è che abbiamo scavato sotto la superficie di questa società consumistica e basata sull'ostentazione.
Ci sentiamo liberi, scarmigliati e felici di non dover dimostrare niente a nessuno.
Siamo bambini dentro, e siamo allo stesso tempo dotati di una sensibilità, di una profonda forma di spiritualità strettamente connessa all'immersione nei cicli naturali dell'esistenza.
Probabilmente siamo i nuovi Hippy. Siamo una minoranza, è vero, ma se mi guardo attorno, su questa ampia radura che è la vita, vedo decine di persone come noi in giro.
lunedì 7 marzo 2016
A VOLTE SI VINCE
Ieri mattina mi sono svegliata all'alba per partecipare ad una competizione sportiva.
Dato che sono una giovane e atletica pischella nonostante l'età anagrafica che la mia carta d'identità mostra al mondo, mi sono pure piazzata quarta, con grande soddisfazione del mio ego.
Oggi però voglio parlare di quello che ho visto, attorno a me.
C'erano due ragazzine di dodici anni circa, in un altro gruppo.
Mi sono messa a guardarle attentamente prima che gareggiassero.
La prima indossava una faccia da funerale, tanto che ero tentata di avvicinarmi e chiederle se le fosse appena morto il gatto o il criceto. Chiamiamola Addolorata, per restare in tema.
La seconda invece appariva più serena, sorridente. Chiamiamola Gaia, per intenderci.
Conosco, almeno in parte, i meccanismi che stanno dietro alle loro due famiglie.
La famiglia di Addolorata è estremamente competitiva. E' tutto un paragonarsi, un litigare su robe come: "tu hai favorito sua figlia rispetto alla mia!" e amenità di questo tipo. Mi è stato raccontato che dopo una competizione in cui Addolorata non aveva ottenuto un impeccabile punteggio, la madre è calata negli spogliatoi femminili come una furia, inveendo sull'incapacità della figlia al punto da farla piangere, davanti allo sguardo attonito di tutti i presenti.
E poi c'è la famiglia di Gaia. La mamma di Gaia è molto stile hippy, vogliamoci tutti bene, litiga esclusivamente con la suocera, che a Pasqua vuole servire in tavola l'agnello. E' un tipo più spirituale, per lei l'importante è che sua figlia faccia attività sportiva, poi, che si tratti di gareggiare alla domenica mattina o di fare la corsa dell'isolato per cinque volte, per lei poco cambia.
Provate a indovinare, chi si è piazzata al primo posto?
Mi piacerebbe rispondere che ha vinto Gaia, e scrivere su quanto riusciamo ad attirare i successi nella vita, in base a quanto meno ci accaniamo nell'ottenerli.
Invece il primo posto sul podio l'ha preso Addolorata. Che continuava ad avere un'espressione tristissima nonostante la vittoria.
Gaia invece si è presa il quinto posto. E in quei bellissimi occhi di ragazzina dodicenne, non ho visto la benchè minima lacrima.
Così mi sono chiesta: ma chi ha realmente vinto?
Aveva davvero vinto Addolorata, che avrebbe portato a casa il suo trofeo da sfoggiare sulla credenza, sperando che la madre grazie a questo imparasse finalmente ad amarla?
O aveva vinto Gaia, che pur lottando con tutte le stranezze di sua mamma (perchè spesso quando sei un tipo spirituale risulti molto eccentrica agli occhi della massa...), dicevo, aveva vinto invece Gaia, che quella sera avrebbe chiuso gli occhi con la consapevolezza di essere amata?
Credo che noi vinciamo, davvero, quando stiamo facendo qualcosa che ci piace, qualcosa che amiamo. Perchè solo allora, sia che saliamo sul podio, sia che perdiamo, avremo vinto comunque.
Io arrivo da una famiglia molto simile a quella di Addolorata, dove l'amore e l'affetto erano elargiti
(e con parsimonia) solo se io seguivo la religione, gli sport, i comportamenti sociali e affettivi imposti dalla mia famiglia. Altrimenti, non venivo più amata.
Che ricatto colossale, amare un figlio a patto che si comporti esattamente come vuoi tu. Costringerlo a barattare la propria libertà di espressione per ottenere l'affetto della sua famiglia.
Da piccolo purtroppo ci caschi, in questi meccanismi. E fai di tutto, pur di ottenere quell'approvazione. Poi cresci, e ti trovi di fronte ad un bivio. Puoi continuare così, anche tutta la vita.
Oppure puoi comprendere che tu sei più importante dell'approvazione degli altri, anche di quegli altri che hanno il tuo stesso sangue. Puoi ribellarti, rialzarti, staccare quel cordone ombelicale che ormai assomiglia ad un guinzaglio, e sentirti finalmente libera.
Io questo auguro ad Addolorata, e a tutti coloro che vivono per compiacere gli altri, e non se stessi.
Perchè altrimenti è solo una vita a metà, una vita in cui abbiamo magari vinto molte gare, ma abbiamo perso la cosa più importante: noi.
lunedì 25 gennaio 2016
QUELLO CHE DAVVERO VOGLIAMO
Marco Donatiello Ph.
Ultimamente mi sono accorta di una cosa.
Per farla affiorare alla soglia della consapevolezza ho avuto bisogno di un caso in particolare.
Si è seduta in studio davanti a me una bella donna, capelli biondi e occhi azzurri, di circa cinquant'anni.
Chiamiamola per comodità Marina, nome di fantasia, anche perchè mi sono sempre immaginata le Marine come donne dalla bellezza nordica (Dylan Dog docet).
Comunque, Marina si siede davanti a me e mi racconta di questo uomo. Che l'aveva lasciata per un'altra. Lei ha aquistato in negozio i materiali necessari e ha fatto partire un rituale di allontanamento prima, un rituale di avvicinamento poi.
E l'uomo in questione ha lasciato la rivale ed è tornato da Marina.
Liscio come l'olio. A questo punto, vorrei tanto concludere con un "E vissero per sempre felici e contenti". Ho un debole per il lieto fine.
Invece quest'uomo, chiamiamolo Pinotto che fa fine e non impegna, ha fatto dei passi falsi.
Voleva stare con Marina, vederla spesso, magari anche dormire da lei un sabato sì e uno no.
Un giorno è tornato dal mercato con dei funghi porcini chiedendole se aveva voglia di preparare il pranzo per loro due.
Un'altra volta, la aspettava sotto casa e dato che tardava le ha citofonato per capire a che punto era.
Parlava di volerla pure sposare, Marina.
Ecco, queste cose, che a me sembrano normali, carine e pure commoventi (sai quante cinquantenni si sdilinquirebbero davanti a una proposta di matrimonio? O davanti a un cesto di porcini?), ecco, a Marina invece queste cose facevano venire l'itterizia, lo scorbuto e vari tic nervosi.
Perchè? Perchè Marina aveva passato gli ultimi trent'anni a vivere da sola.
E un Pinotto che ti dorme in casa due sabati al mese, vuole mangiare con te, ti citofona, ti telefona e prospetta aneliti di futura felicità matrimoniale non poteva sopravvivere.
Conclusioni: Pinotto è stato lasciato da Marina il giorno di Natale.
Che sarà anche vero che a Natale siamo tutti più buoni, ma probabilmente è un proverbio che non si addice alle Marine.
Fosse finita lì, l'avrei catalogato come un generico errore di valutazione femminile. Anch'io ne faccio a decine, figurati. Il fatto è che Marina era lì, in studio davanti a me, con le lacrime agli occhi, e mi chiedeva cosa poteva fare per riconquistare Pinotto, se era il caso di sparare altri rituali di avvicinamento.
Povero Pinotto, ammetto di aver avuto pena per lui. Ho avuto un flash di me che vendevo un nuovo rituale a Marina, Pinotto che immancabilmente tornava, e un mio personale debito karmico legato all'infelicità sentimentale di Pinotto.
Così, al posto di vendere materiali a Marina, ho cercato di farla riflettere. Amava Pinotto? Probabilmente no. Ma fosse anche stato vero il contrario, avevano due modi di concepire l'amore totalmente diversi. Due progetti di vita, due abitudini inconciliabili. A cinquant'anni le persone non cambiano, non così tanto almeno. E Pinotto sarebbe tornato col cestino di funghi, e Marina lo avrebbe accolto col suo desiderio di spazi e di solitudine.
C'è una carta dei Tarocchi che amo molto: la carta degli Amanti.
"Questa lama rappresenta l'incrocio di due strade, che si dipartono dai piedi di un giovane.
Al di sopra di lui, un Cupido bendato tende la sua freccia, che contiene la volontà del giovane. Se il giovane non disperderà la sua volontà, ma riuscirà ad economizzarla, il suo volere ed il suo atto d’amore saranno potenti. Questa metafora è importante soprattutto per un discorso magico: se il Magus sarà capace di indirizzare e convogliare il suo pensiero come puro atto di volontà, e di scagliarlo come una freccia verso il suo obiettivo, con mano ferma che non teme l'insuccesso e con un valido arco, realizzerà ciò che desidera, sempre all’interno dei piani divini."
(Tratto dal mio penultimo libro pubblicato, Il Linguaggio Magico dei Tarocchi, Psiche2).
Questo per dire cosa, a Marina, a me stessa e a tutti voi?
Che dobbiamo capire quello che davvero vogliamo. Se è una cosa che fa per noi. Se è una cosa che ci fa stare bene, che ci arricchisce, che ci completa. Perchè poi, dal Volere all'Avere, il passo non è così lungo. Davvero.
La cosa difficile è la scelta, è capire se quel determinato compagno, lavoro, sport, se quella abitudine, ci starà bene addosso. E' un pò come provare un vestito dentro il camerino.
Pinotto sta bene indosso a Marina? Sicuramente no.
E a noi, cosa sta bene indosso?
Non facciamo l'errore di dover sempre tornare coi resi per i cambi.
lunedì 18 gennaio 2016
TI INVITO
...E lo so che fa freddo.
Io per prima al mattino devo iniziare una serie di mantra per trovare il coraggio di uscire da sotto il piumone.
E lo so che di sera fa subito buio. Tu sei lì che pensi di essere a metà pomeriggio, all'ora del the coi pasticcini, e cala la notte come una tenebra improvvisa.
E poi c'è la svogliatezza, la stanchezza, che intorpidisce le gambe e i pensieri, e l'unica cosa sensata da fare sembra quella di sbattersi sul divano a poltrire.
E poi arrivo io. Come una sorta di elfo dei boschi che ti scrolla e ti dice: "dai, vieni quì, sto organizzando una cosa davvero carina, devi essere dei nostri!".
Perchè è una vita che non invito qualcuno ad un evento, e forse ci ho anche perso un pò la mano, e proprio per questo voglio che tu mi risponda, che tu mi dica " ma sai che hai ragione? E' proprio carina questa cosa che stai preparando, magari un salto da te ce lo faccio davvero!".
Insomma, tutto ciò per dirti "I Want You!". Ed ecco il dove, come e quando.
A pochi giorni dalla Festa degli innamorati, la Libreria EsotericaMente propone una conferenza davvero in tema: “Misteri del Cuore aspettando S. Valentino”.
E non iniziate a dirmi "Ah, ma tanto io sono solo, triste e sventurato" Oppure non fate la coppia cinica che a S. Valentino manco festeggia. Comunque, questo evento è per il 6 di Febbraio dalle 19 in poi.
Si parlerà di sentimenti, insieme a me, e di uno splendido mazzo di carte, la Sibilla del Cuore, insieme al mio caro amico Giordano Berti, esperto di esoterismo nell'arte.
La Sibilla del Cuore è un mazzo di carte da divinazione basate su un libro misterioso, pubblicato nel 1617 da Daniel Cramer, uno dei primi adepti della ormai leggendaria Fratellanza della Rosacroce.
Berti ha riscoperto l’opera di Cramer e l’ha trasformata in una specie di “oracolo” utile a guidare persone di ogni sesso, età e religione ad affrontare i più diversi problemi quotidiani.
La Sibilla del Cuore deve il suo titolo al fatto che in ciascuna delle 40 carte appare un cuore, simbolo di sentimenti, emozioni e stati d’animo che nascono da esperienze materiali o anche spirituali.
Le 40 figure, infatti, mostrano un cuore impegnato nelle più diverse imprese: taglia i lacci che lo trattengono alle ricchezze, sfugge a tentazioni diaboliche, dona linfa a frutti e fiori, si protegge con ali angeliche, cerca la luce della conoscenza, affronta viaggi e prove di vario genere.
Nel corso della conferenza, accompagnata dalla proiezione di splendide immagini, Berti illustrerà l’avventurosa storia della Sibilla del Cuore e la sua utilizzazione pratica, sulla base delle istruzioni fornite dall'esoterista svizzera-portoghese Odete Lopes, collaboratrice a questa meravigliosa edizione.
La grafica elegantissima delle carte e del cofanetto è stata curata dall'art designer Letizia Rivetti.
Il manuale, edito da ArabaFenice, è già stato tradotto in lingua portoghese, inglese e tedesca.
A seguire, restando in tema con il mondo dei sentimenti, io presenterò il mio ultimo libro pubblicato:
“Rimedi Cabalistici per l’Amore”( edizioni Psiche2).
Questo trattato svolge due funzioni:
la prima permette di riconoscere e comprendere le forze di matrice cabalistica che determinano il proprio modo di amare, e mostra inoltre quanto queste energie possano nuocere, se portate all'eccesso.
La seconda funzione aiuta a ripristinare l'equilibrio affettivo infranto, sia all'interno di un rapporto di coppia, sia nel corso della difficile ricerca dell'Anima Gemella.
Che altro dirti? Io ti invito, e ti aspetto.
Vediamo se nella lotta contro il piumone - divano - estrema svogliatezza - cinismo e apatia vinco io!
PER INFORMAZIONI
Andrea Pasino,
Libreria EsotericaMente, Torino, Via Garibaldi 18/56 (cortile interno), Tel. 011 431 0499
www.esotericamente.it - arcturus2005@libero.it
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