giovedì 13 giugno 2013

LA REGOLA DI TOMMY



Venerdì scorso, terminata la mia conferenza sul Vampirismo (che è stata un vero successo) mi sono recata nel locale del mio amico Tommy. Il luogo di svago per cartomanti esauste, che risponde anche al nome di Padiglione 14, a Collegno.
Stavo gustando il mio meritatissimo Cuba Libre, nella cucina del locale, in compagnia di alcuni fedelissimi amici, quando, non so come fosse iniziata la conversazione, Tommy se ne uscì con una perla di saggezza che mi fulminò all’istante.
Stavo parlando di due persone che conoscevo, padre e figlio. Il padre, il classico hippie rivoluzionario da giovane, intelligente, acuto e simpatico, laureato in legge, con una brillante carriera alle spalle. Il figlio trentenne, il classico nevrotico figlio di papà buono solo a spillargli soldi, dal nuovo coupè al master di lusso all’estero.
Raccontavo a Tommy del mio splendido rapporto col padre, e della mia totale mancanza di stima per il suo agiato rampollo.
Tommy mi chiese: “Il padre è uno giusto?”
Io: “Sì, molto”.
“Allora, il figlio è un buono a nulla. È sempre così. Se nasci da uno tosto, sarai un incapace. Se nasci da genitori incapaci, sarai invece uno in gamba”.
Sono stata folgorata da un’illuminazione. Era vero. Almeno, per me. Io nasco da genitori talmente incompetenti che la mia unica speranza è che, nel mio caso, la mela sia cascata molto ma molto lontana dall’albero. Anzi, spero di essere una pera, una banana, un ananas o un kiwi, che casualmente si trovava a passare da quel malridotto albero di mele.
So che bisognerebbe portare rispetto per i genitori, e che questa non è la sede per piangermi addosso, ma davvero me ne hanno combinate troppe nella vita.
Però la teoria brillantemente snocciolata nella cucina dell’ex manicomio di Collegno mi ha acceso un barlume di speranza, ovvero che forse, chissà, io possa sfuggire all’ereditarietà e alla genetica. Quel tanto per evitare i grossolani errori dei miei genitori. Per carità, di errori ne farò sicuramente altri, di più innovativi e originali.
Ho sempre saputo di avere non una, ma molte marce in più rispetto ai miei.
Chissà, forse nascere da genitori tosti, che hanno saputo cavalcare la vita con coraggio e intelligenza, procurandosi anche un bel successo materiale, non è sempre un vantaggio. 
È un po’ la storia della volpe e l’uva, nel mio caso, ma mi piace pensarlo. Pensare che nascere da una famiglia benestante, agiata e di successo non sia sempre indice di successo anche per la generazione a venire.
Se nasci avendo già tutto, avendo già la pappa pronta, crescerai molle, annoiato, senza ambizioni, senza lo stimolo di un riscatto.
I tuoi genitori hanno già lottato, anche per te. Per vincere ed affermarsi, hanno pienamente compreso la ferocia, l’egoismo e la brutalità del mondo esterno. L’unico errore che fanno questi brillanti genitori è che vogliono preservare la giovane prole da tutto questo. 
È un errore in cui sento che potrei cadere anch’io, da giovane mamma apprensiva quale sono.
Se un ragazzo al contrario viene su da genitori incapaci, manchevoli, incompetenti, dovrà, da subito, utilizzare tutto l’ingegno e le capacità possibili per sopravvivere, per non soccombere, davanti ai loro problemi e alle loro disgrazie. Per carità, in alcuni casi ne verrà travolto e non riuscirà più a rialzarsi. Fortunatamente, gli assistenti sociali dovrebbero servire proprio a questo, a evitare questa opzione.
Se è vero che ciò che non ci distrugge ci fortifica, anche quando siamo sangue del suo sangue, un figlio di genitori sbagliati, quando la gabbia si apre e lui finalmente  si ritrova libero e vivo davanti al mondo, qualche trucchetto in più sulla vita dovrebbe conoscerlo.
Chiamiamolo un regalo del destino, del karma, a fronte delle avversità subite nell’infanzia. Oppure una semplice e matematica conseguenza.
Esistono le eccezioni, ovviamente, anche se rare. Però, la regola di Tommy mi piace.



mercoledì 12 giugno 2013

SIMBOLISMO

Riflettevo sul simbolismo alchemico che traspare dagli Arcani Maggiori, nella tradizione occidentale.
Niente termini difficili, tranquilli, qualunque sia il vostro approccio con l'esoterismo, voglio che mi capiate tutti.
I Tarocchi, in particolare quelli della tradizione di Oswald Wirth, contengono un massiccio simbolismo alchemico, in particolare per quello che riguarda la duplicità, la dicotomia dell'energia maschile e femminile.
La carta della Papessa, ad esempio, presenta dietro al trono due alte colonne. Una blu, una rossa. Queste sono le colonne che sorreggono il mondo, i due pilastri, le due forze: maschile, femminile.
In Massoneria ed in altre tradizioni, queste colonne metaforiche si chiamano "Jakin" e "Bohaz".
Sempre la Papessa, la carta più duale dei Tarocchi (corrisponde al numero 2, d'altronde...) tiene tra le mani due chiavi, una d'oro, l'altra d'argento. Con esse potrà aprire il libro della conoscenza del mondo.
Perchè due, perchè questi metalli?
Gli antichi alchimisti utilizzavano spesso le metafore dei metalli, per rappresentare altri concetti spirituali. Grazie a questo loro codice cifrato, si risparmiavano notevoli persecuzioni.
Queste metafore sono giunte sino a noi, i Tarocchi ce ne parlano attraverso immagini da decifrare.
L'Oro, il nobile metallo, è la metafora di una energia solare. Il Sole, anfitrione degli altri pianeti che attorno a lui gravitano, simboleggia le qualità razionali, concrete, maschili.
L'Argento, il duttile metallo, è la metafora di una energia lunare. La Luna governa il flusso delle maree, il ciclo femminile, la gestazione, le emozioni profonde. Non esiste pianeta che meglio rappresenti le mutevoli energie femminili, intuitive e nascoste.
Quindi, perchè la Papessa ha bisogno di queste due chiavi, queste due energie per poter accedere alla conoscenza del mondo?
Perchè un bravo esoterista usa entrambe le colonne, maschile e femminile.
Non fraintendetemi, non sto consigliando alle mie lettrici di farsi crescere i baffetti e bere birra ruttando (alcune di voi già lo faranno, sicuramente, nell'intimità della propria abitazione...).
Un esoterista, uomo o donna che  sia, deve sviluppare qualità maschili e femminili. Deve saper equilibrare i due opposti.
Dalla colonna maschile prenderà la visione razionale, il coraggio, la schiettezza, l'ardore per il compimento di nobili azioni. (Attenzione, non sto dicendo che gli uomini facciano tutte queste cose, magari! A livello esoterico, però, queste virtù ricadono sotto un'energia, per convenzione, denominata "maschile").
Dalla colonna femminile l'esoterista prenderà la visione intuitiva, la comprensione per i moti dell'anima e per le cose nascoste e sottili.
Le esigenze del Genere che la società ci impone possono limitare, tarpare il nostro pieno equilibrio, la nostra identità. Noi nasciamo duplici, Sole e Luna, Luce e Ombra, Maschile e Femminile.




venerdì 7 giugno 2013

PRIMA DELLA CONFERENZA

Come molti di voi sapranno, stasera tengo una conferenza sul Vampirismo presso il centro di terapia energetica "Germogli di Luce".
Pochi però sanno come mi preparo a poche ore dall'evento, come affronto l'idea di parlare davanti ad una sala gremita di gente (ebbene sì, sono orgogliosa di ammettere che c'era il tutto esaurito ben una settimana prima della data...).
Non mi mordicchio le unghie dalla tensione, ho dormito tutta la notte senza problemi, non ho neppure lo stomaco attorcigliato. Perchè? Ma perchè io ADORO parlare in pubblico!
Tanti anni fa dovetti testimoniare in tribunale, avevo assistito all'aggressione di un ragazzo per strada e volevo  che il colpevole ricevesse la giusta punizione. Ricordo quel giorno come uno dei più belli della mia vita. Tutti fermi, immobili, col fiato sospeso, dal giudice all'avvocato ai presenti in aula. Tutti lì ad ascoltarmi con attenzione. C'era pure una persona incaricata di scrivere ogni sillaba che mi usciva dalla bocca! Bellissimo.
Un pò meno piacevoli gli insulti smozzicati che mi bisbigliava l'accusato, mentre tornavo al mio posto. Vabbeh. Inconvenienti della fama e della gloria.
Ci sono però delle cose imprescindibili per le mie presentazioni in publico. Senza di queste, probabilmente mi sentirei molto a disagio, potrei perfino iniziare a balbettare dall'insicurezza.
Chi mi conosce nella mia vita reale, quella di tutti i giorni, sa che io ho i capelli discretamente arruffati. Non so perchè. Probabilmente ho troppe cose a cui pensare e i miei neuroni, per vendetta, emanano scariche elettriche al cuoio capelluto. Ci sono delle mattine che mi guardo allo specchio e al posto dei capelli mi sembra di vedere dei serpenti. Abbasso lo sguardo prima di rimanere pietrificata da Medusa.
Mi chiedo come i miei familiari siano sopravvissuti alla Gorgone fino ad oggi.
Invece, quando parlo in pubblico, i miei capelli sono lisci come spaghetti, disciplinati come neanche la Pantene riesce, tutti in riga come angioletti. Non ringrazierò mai abbastanza la mia parrucchiera Rita Fiore per questo miracolo.
Poi, indosso il mio immancabile cappottino lungo. Anche se ci sono 40 gradi all'ombra, non importa. E' un pò il mio portafortuna. Senza, non mi sento me stessa, mi sembra di essere nuda davanti alla platea. L'unico inconveniente, se paragonate le foto dei miei eventi vi sembrerò sempre vestita uguale. Infine, ci vuole un pò di paccottiglia. Che sia un anello col serpentone d'oro, degli orecchini da mezzo chilo l'uno, o un'enorme collier d'argento, non importa. Ho bisogno di indossare del metallo. Sarà che, secondo il Feng Shui, il Metallo è un elemento orientale che mi rafforza. Così ho la scusa per svaligiare le gioiellerie.
Insomma, penserete, prima di un evento al pubblico curo il mio aspetto in maniera maniacale. E il resto? La scaletta? Il parlare davanti allo specchio? Esporre gli argomenti a qualche povero tapino? Ma figurati!
Vado liscia di improvvisazione. E' una mia pecca, lo so, e mi porta a dimenticarmi immancabilmente  qualcosa che volevo dire, o a girare cinque minuti attorno ad una frase perchè mi sono dimenticata il termine giusto.
Che volete farci, portate pazienza...
Piega, cappottino e paccottiglia - Mode On.
Ci vediamo stasera alle nove.



giovedì 6 giugno 2013

LA QUARTA AZIONE MAGICA

Per permettere una evoluzione personale, ed il dominio sul mondo della materia, l'esoterista deve conoscere le quattro azioni magiche, che corrispondono ai quattro elementi, alle quattro stagioni, ai quattro temperamenti.
Nei giorni scorsi abbiamo analizzato le prime tre, Volere, Sapere, Osare.
Oggi tocca alla quarta azione magica: Tacere.
Il silenzio è collegato all'elemento Terra, come una lunga distesa di morbida terra su cui ogni suono e passo risulta attutito.
Il silenzio protegge l'esoterista, come uno spesso e pesante mantello marrone. Lo preserva dall'ambiente esterno, non ancora pronto a cogliere le rivelazioni del Magus.
Perché di certe cose, con chi ancora non è pronto, è meglio parlare poco, molto poco.
Alcune verità andrebbero fraintese, non capite o, peggio, derise.
Esistono misteri iniziatici che non devono essere rivelati. Essi sono il frutto di un lungo lavoro spirituale, parlarne liberamente ridurrebbe la loro energia e ci darebbe la sensazione di aver regalato "perle ai porci".

C’era una volta, non troppo tempo fa, una giovane ragazza da poco laureata. Era una esoterista, svolgeva spesso consulti anche al pubblico. Sentiva però di aver bisogno anche di un lavoro più razionale, che le consentisse minori oscillazioni nei guadagni.
Così, indossò un tailleur che le aggiungeva cinque anni di età, mise in ordine i capelli e andò ad un colloquio di lavoro per una grossa società finanziaria.

Venne assunta e cominciò a lavorare lì come impiegata. Era un ambiente molto, molto bello. Elegante, raffinato. Le persone sorridevano sempre, erano gentili, simpatiche, premurose. 
Mai una emozione fuori controllo. Era così rilassante. Come esoterista, lei aveva a che fare, quotidianamente, con le tragedie degli altri. Coi problemi, la rabbia, la tristezza. Quando entrava in quell’ufficio, invece, le sembrava di essere in vacanza.
Non doveva più chiedere all’universo il perché delle ingiustizie divine di qualche cliente. Doveva semplicemente mandare fax, scrivere mail, fare fotocopie, rispondere al telefono, prendere un caffè alla macchinetta con qualche collega sorridente come lei.
Poi, quando usciva da lì, allegra e fresca come una rosa, tornava a casa e si cambiava abito. Il tailleur severo, la giacca e la camicia castigata tornavano nell’armadio. Infilava gonnelloni lunghi e magliette eccentriche, si slegava i capelli e diventava una gitana. Predisponeva la sua mente all’ascolto e alla comprensione, riapriva gli occhi alla luce dell’infinito e riceveva i suoi clienti come esoterista.
Negli anni, aveva preso bene il giro, il ritmo della sua doppia vita. Però aveva promesso una cosa a se stessa. Queste sue due vite così diverse non avrebbero mai dovuto incrociarsi. 

I suoi clienti non avrebbero conosciuto il suo lavoro da impiegata ma, soprattutto, le persone così razionali del suo ufficio non avrebbero mai dovuto sapere del suo secondo lavoro.
Questo per tanti motivi. Per la paura di essere derisa, non capita. Magari allontanata alla stregua di una satanista o di una fattucchiera. Ogni tanto qualche informazione trapelava, qualcuno in ufficio veniva a conoscenza dell’attività esoterica della ragazza. Probabilmente, però, avevano intuito il suo imbarazzo e la sua reticenza a parlarne, e non insistevano, né facevano eccessive domande. Quando qualcuno passava il segno, lei si chiudeva in un ostinato silenzio.
Lei vive ancora così, sospesa tra due mondi. Attraversa lunghi corridoi dalle pareti bianche per portare qualche documento o archiviarne qualcun altro. Poi si cambia d’abito, apre la sua mente e attraversa i lunghi corridoi dell’anima delle persone. Non so se andrà avanti così per sempre, o se un giorno, come io penso, dovrà fare una scelta e decidere, definitivamente, da che parte stare, che lavoro fare. Penso che sceglierà di fare solo l’esoterista, le piace troppo, non ci vivrebbe mai, senza quel lavoro.

Però, negli anni, il silenzio le ha permesso di vivere pienamente queste due esperienze. Senza interferenze, ostacoli, problemi. Volete sapere chi è questa ragazza?
Non posso rivelarvi il suo nome, la quarta azione magica mi impedisce di farlo.




mercoledì 5 giugno 2013

I TRE SENTIERI




Don Gallo

Ognuno di noi ha la propria vita, la propria indole. Le esperienze del suo passato l'hanno forgiato e reso l'individuo che si affaccia su questo eterno presente. 
Quando una persona si accosta all'esoterismo, deve quindi compiere una scelta importante. In base alle sue predisposizioni, al suo vissuto, ai suoi ideali, deve decidere a quale sentiero divino accostarsi. Una volta deciso e intrapreso il suo percorso, non sempre potrà tornare indietro. 
Cito il mio primo libro, "I Sette Poteri", Aradia Edizioni:
"Esistono tre vie, tre differenti sentieri, tre modalità di accostarsi al divino.
La prima è la via mistica o religiosa.
Su questo sentiero, l'uomo si accosta al divino praticando la religione che gli è più affine. Il dogma, le credenze, le norme espresse dall'autorità religiosa vengono accettate con umiltà.
E' una via passiva, nel senso che il fedele adegua il suo spirito alla dottrina insegnatagli e aderisce fiduciosamente alle credenze proprie del culto, con un atto di pura Fede.
La seconda, la via magica o esoterica.
Su questo sentiero, l'uomo si accosta al divino riscoprendo la scintilla superiore che in lui risiede. E' una via attiva, la ricerca inquieta della Verità porta l'adepto a rifiutare intermediari che si frappongano tra lui e la sua luce interiore.
La magia è un sentiero di libertà. Libertà da dogmi, morale, precetti religiosi.
E' un sentiero di solitudine, perchè nessuna autorità religiosa può permetterci di entrare più pienamente in contatto con la nostra essenza divina di quanto ne siamo capaci noi.
E' un sentiero fortemente egoico, in cui si rende direttamente conto al divino, senza intermediari.
Esiste infine una terza via, la via Regia o "sentiero mediano", la quale media gli eccessi delle altre due. Su questo sentiero, il divino diviene accessibile tramite il sapiente equilibrio di mistica e magia. L'adepto non accetta ciecamente la dottrina insegnatagli, tuttavia non osa rompere con la religione generale, e si sforza di adattarla alle luci del proprio spirito.
In questo si sviluppa una spiritualità più ampia, di cui le autorità religiose dovrebbero tener conto, per estendere progressivamente l'insegnamento tradizionale.
Coloro che governano le Chiese, purtroppo, temono i credenti avidi di luce e preferiscono i fedeli sottomessi e disciplinati, disposti ad inchinarsi passivamente, senza riserve.
Il divino ne risente, perchè viene paralizzato nel sentiero destro, che rischia di diventare eccessivamente passivo, stagnante, anacronistico."
Quindi, riassumendo, esistono tre sentieri per accedere al divino.
Il primo, è il sentiero religioso.
Il secondo è il sentiero magico.
Il terzo è il sentiero "regale".
Il sentiero più "pericoloso" è proprio quello magico perchè, nel momento in cui non si è vincolati da alcuna fede religiosa e da nessun intermediario, è più facile commettere errori.
E' un sentiero egoico, ovvero basato sulla potenza del proprio Ego. Nei casi più estremi, esso diventa "il sentiero della Mano Sinistra", e diventa una via in cui si opera con l'energia del Fuoco. L'elemento quì è sempre inteso in modo metaforico. Indica, semplicemente, che le entità ad esso collegate possono realizzare molto velocemente i nostri desideri ma lavorano con severità, e se devono impartirci una lezione per la nostra evoluzione personale, essa verrà inflitta in modo simile alla violenza delle fiamme sulla pelle.
Alcuni esoteristi del Sentiero della Mano Sinistra preferiscono bruciare di una vita e di una morte intensa, piuttosto che spegnersi lentamente. Anton LaVey, il fondatore della Chiesa di Satana, morì di infarto. Una delle seguaci a lui più vicine terminò la sua vita con un incidente stradale. Jack Parsons, altro occultista del sentiero del Fuoco, rimase ucciso da un'esplosione di fulminato di mercurio nel suo laboratorio di casa. Affranta, sua madre si suicidò dopo poche ore. Potrei continuare per ore ad elencare esoteristi di questo sentiero che hanno concluso la loro vita con una morte violenta.
Attenzione, non sto dicendo che essi furono puniti. La morte accade per ognuno di noi. Semplicemente, il modo in cui sono trapassati descrive pienamente il tipo di percorso magico che, in vita, avevano intrapreso. 
Io, personalmente, sono una esoterista del sentiero "regio". Preferisco lavorare con un sentiero che media dolcezza e rigore, severità e misericordia. Preferisco dosare mistica e magia, religione e ego personale. 
Non esiste un sentiero giusto ed uno sbagliato, esiste solo un sentiero a voi affine
Tra una rockstar maledetta del sentiero della Mano Sinistra, ed un prete  del sentiero della mano Destra esiste un abisso. Eppure, entrambi si sono accostati al divino, semplicemente attraverso sentieri diversi. 


Anton LaVey


martedì 4 giugno 2013

ESPERIMENTI CROMATICI

Oggi vi faccio ridere.
Qualche tempo fa parlavo con una mia amica che ha aperto un centro di tecniche energetiche per il benessere. Le raccontavo di un mio modo, molto particolare, di percepire le persone. A volte mi succede, con gli occhi della mente, di percepire il colore che rappresenta un individuo.
Esistono persone dai toni brillanti: vivaci carminio, intensi turchese, blu elettrici. Altre hanno toni delicati, dimessi: rosa pastello, giallo pallido, lilla. La mia mente associa ogni persona ad un colore diverso.
La mia amica, incuriosita, mi ha detto che un giovane cristalloterapeuta che collaborava con lei aveva la stessa capacità. Quindi, dato che secondo me nulla capita per caso, ho preso immediati contatti con lui per incontrarlo di persona.
Avevo già un esperimento in mente. Qualcosa che mi permettesse di capire se questa visione dei colori era  mia personale, oppure se un'altra persona, col mio stesso grado di sensibilità, li percepiva esattamente come me.
In un sabato mattina del mese di Gennaio, mi incontro col giovane cristalloterapeuta in negozio. Il suo nome d'arte è Souen. Si è, da subito, dimostrato gentilissimo e collaborativo.
Immaginateci, io e Souen, nascosti dietro le arcate del negozio Esotericamente. Con un foglio e una penna in mano. Appena un povero malcapitato passava da quell'interno cortile, noi silenziosamente sbucavamo fuori con la testa e lo squadravamo con aria truce. Ci vuole una certa concentrazione per percepire i colori delle persone, che credete? Bisogna osservarli a lungo, seguirli con lo sguardo fino a chè non si sono allontanati dall'orizzonte.
Inoltre, io e Souen non dovevamo sbirciarci i fogli per non copiare. Ogni persona che passava corrispondeva ad un numero, a cui ognuno di noi aggiungeva il proprio colore percepito.
Quindi immaginate quei poveri disgraziati di passanti, che già magari vivevano con ansia il dover attraversare i portici semidesertici di un famoso negozio di magia. Poi sentivano, da dietro le colonne, qualcuno che bisbigliava:
"15. La signora col cagnolino è 15"
"Ok. Ma facciamo anche il cagnolino?"
"No, è complicato".
"Ok".
Quindi, vedevano due loschi individui che sbucavano fuori e la fissavano insistentemente, strizzando anche un pò gli occhi per lo sforzo, e scrivevano qualcosa su un foglio.
Giuro, a volte mi stupisco della pazienza dei torinesi.
Comunque, abbiamo trascorso così gran parte della mattina, io e Souen.
I risultati però sono stati sorprendenti, quando abbiamo confrontato i fogli. In molti casi, abbiamo percepito lo stesso colore. Mio marito, ad esempio, è unanimamente arancione. Preso da sconforto, ha domandato se ci sembrava forse un Hare Krishna.
A volte, vedendo una coppia camminare insieme a braccetto, abbiamo scambiato i colori. Per me, lei era un verde smeraldo e lui un violetto, per Souen viceversa. Chissà, forse le persone che si amano si scambiano i colori. E' bello pensarlo.
La cosa davvero interessante è che entrambi abbiamo percepito, in alcune persone, dei colori "brutti". Per me erano grigie, per Souen porpora scuro. Ma entrambi le percepivamo come sgradevoli.
Insomma, quel sabato mattina è stato davvero proficuo. Mi sono fatta un sacco di risate e ho capito che un fondamento di verità esisteva, dietro tutti quei colori che gli occhi della mente percepivano.
Ho stretto amicizia con Souen, e venerdì sera terrò una conferenza proprio nel centro dove lavora insieme alla mia amica. Il centro si chiama "Germogli di Luce", è a Torino, ma purtroppo non posso più invitarvi alla mia conferenza perchè i posti sono già esauriti... Ci saranno sicuramente altre occasioni.
Comunque, se vi capita di incrociarmi di persona, chiedetemi di che colore siete. Chissà, magari è già il vostro colore preferito quello che vi vedo addosso....


Souen

domenica 2 giugno 2013

IL LUOGO DEL CUORE


Ognuno di noi ne ha uno.
Un luogo suo, che lo rappresenta, che lo fa sentire a casa.
Può essere un luogo dall'altro capo del mondo, che abbiamo magari visitato una volta sola, e in cui abbiamo lasciato un pezzetto di anima.
Oppure è un luogo quotidiano, dove trascorriamo molto tempo, che si è impregnato delle nostre abitudini e della nostra essenza.
Non fa la differenza per quanto tempo ci abbiamo soggiornato.
Lo sappiamo, lo sentiamo. E' il nostro luogo. Lo sarà sempre. Parla di noi, ci descrive, ci assomiglia, cura le nostre ferite, ci fa sentire in pace con noi stessi e con l'universo.
Non ditemi che non ne avete uno. Tutti hanno un luogo così. Solo che a volte se lo dimenticano. Poi basta un'immagine, una cartolina, un profumo, un dialetto, e il nostro luogo ritorna prepotentemente nel cuore.
Oggi, per una serie di incombenze e circostanze, io sono nel mio posto.
E' il luogo dove sono nata.
Ve lo descrivo. Una distesa di sabbia nera, su cui scivola un mare inquieto, sempre sospinto dal vento. Sulla spiaggia scura, come in un cielo notturno, spiccano centinaia di conchiglie bianchissime. Quasi sempre il cielo è limpido, senza nuvole, e tira vento. Vento a volte freddo e crudele, che prende il nome di tramontana.
Il profumo della pineta è penetrante, e rimane a lungo nella mente. Gli aguzzi e secchi aghi di pino lastricano la terra.
La gente parla un accento caldo e bellissimo, e dimentica di pronunciare correttamente la lettera "C".
Sono rilassati, sorridenti, ospitali e attaccano bottone facilmente. Vogliono parlare, condividere.
Oggi stavo passeggiando sul lungomare, e una signora era nel suo cortile, pieno di gabbiette di pappagalli. Mio figlio è subito andato a guardarli, lei gli ha aperto la porta, lo ha fatto entrare. In meno di cinque minuti, io sapevo metà della storia della sua famiglia, lei metà della storia della mia.
La piazza centrale, il cuore della mia piccola città, ha una scala a chiocciola di metallo, che termina nel vuoto, sul cielo, sull'infinito, davanti al mare burrascoso. Sembra una visione onirica. E in effetti, spesso  la sogno, quando sono lontana.
Per me è quasi un rito, quando sono lì, salire in cima alla scalinata, accarezzata dal vento, e lanciare i miei pensieri nel mare. Poi scendo e raccolgo più conchiglie possibile sulla spiaggia, ne riempio la borsa e le porto nella grigia e fredda Torino. Oppure tappezzo la casa di pigne della pineta, che di solito colano ancora resina ovunque, per la gioia di mio marito.
Oggi sulla spiaggia mio figlio ha anche trovato un riccio di mare.
Questo è il mio posto. Sono andata via da lì che ero ancora piccola. E, fin da piccola, ne ho sempre sentito il richiamo, la mancanza. Ovunque io sia, ovunque io vada, porto la piccola Cecina nel cuore.