venerdì 7 febbraio 2014

L'ACQUARIO MALEDETTO



Qualche tempo fa ho preso una stoica decisione. Comprare un acquario. Sarà che, mentre scrivevo "Feng Shui - Architettura dell'Anima", decantavo ampiamente le qualità sottili dell'acquario, che nei Paesi d'Oriente sembra apportare fortuna e ricchezza, in quanto potenzia l'elemento Acqua.
Così, portafogli alla mano, ho acquistato una vasca con un bellissimo pesce combattente maschio, due femmine combattenti (ammiccando, il commesso dell'acquario mi confessava quanto i combattenti maschi amino l'harem,ed entrino in profonda depressione se non hanno almeno un paio di partner a disposizione).
Poi nel regno del combattente maschio occorrevano i servitori, ovvero i pesci pulitori dell'acquario, di due specie diverse. La sabbia doveva essere scura, e necessitava anche di alghe e anfore per premettergli di nascondersi e fare agguati, grandi e nobili passatempi del pesce combattente.
Ripescai dal cassetto un'anfora regalatami dalla suocera, che nel nuovo acquario pareva un bijoux.
Tutto perfetto.
Tranne per il fatto che il mio acquario si rivelò, nell'immediato, essere stato maledetto da qualche antica divinità pre-poseidonica.
Il maschio combattente, che era la star dell'acquario, attorno a cui tutto ruotava, perse tragicamente la vita dopo poche ore. Il giorno dopo, uno dei pesci pulitori decise di suicidarsi saltando fuori dall'acquario.
Il terzo giorno, un altro pesce decise di passare a miglior vita, e lo vidi tristemente galleggiare a pancia all'aria.
Dentro di me serpeggiava un silenzioso presentimento. Non so se avete presente la scena iniziale del film horror "Poltergeist" (che mi traumatizzò nell'infanzia). La scena iniziale mostrava un pesce rosso che moriva nel suo acquario e veniva gettato nel water. Io, che l'acqua del water l'avevo già tirata tre volte, cominciavo a immaginare strane negatività. Una mia amica sul web, il giorno dopo se ne uscì scrivendo una roba del tipo: "In questi giorni tutte le donne a me spiritualmente collegate e affini stanno subendo un lutto. Chissà cosa sta succedendo?".
Ripensavo alle dinamiche della magia popolare, secondo cui quando una maga, o una strega, è sotto attacco magico, i primi ad ammalarsi e a morire sono i suoi famigli, ovvero i suoi animali domestici.
Già stavo aprendo il libro nero dei miei nemici e presunti tali, per iniziare un ciclo distruttivo di ritorno delle fatture al mittente, quando decisi di fare un salto anche dal rivenditore dell'acquario, giusto per escludere ogni causa razionale. Il negoziante analizzò l'acqua dell'acquario e mi rivelò, senza ausilio di carte o pendoli, chi aveva procurato la morte dei miei pesci. Mia suocera. Ebbene sì. Quell'anfora, da lei regalata, aveva una letale concentrazione calcarea, che avrebbe ucciso persino piranha, torpedini, scolopendre e squali.
L'anfora maledetta della suocera.
Ci sto ancora ridendo sopra. Ho tolto l'anfora, cambiato l'acqua, sostituito i pesci, disposto uno scaramantico teschio nell'acquario, dentro cui il mio nuovo maschio combattente ama andare ad infrattarsi, anche con le sue due mogli, ogni tanto. Eros e Thanatos.
Tutto ciò fa molto acquario maledetto.




lunedì 27 gennaio 2014

COSA AMO DEL MIO LAVORO



Cosa amo del mio lavoro, anzi, dei miei innumerevoli lavori riassumibili col generico termine "esoterista".
Amo accendere le candele, e vedere che il mio studio con le pareti azzurre si ammorbidisce, diventa quasi liquido, per contenere e avvolgere le violente maree emotive delle mie clienti.
Amo bruciare l'incenso, e seguire con gli occhi le mutevoli volute. Mi piace chiudere un attimo gli occhi e respirarlo, ho l'impressione di elevarmi anche solo con questo gesto così semplice.
Amo, quando devo svegliarmi alla prima ora magica, ovvero all'alba, per compiere un rituale di Magia Salomonica, vedere la città trasformata. Quella che abitualmente è la via più centrale di Torino, gremita di gente, all'alba è completamente deserta. Solo alcuni baristi stanno spostando il dehor, con le serrande ancora a metà. Il cielo a quell'ora è ancora scuro, e sta decidendo se accogliere la luce del sole, o dormire ancora un pò. Apro la porta del negozio, accendo una sola luce e scendo le scale, al termine delle quali il mio piccolo tempio, un Athanor, è già sveglio come me, e pronto a mettermi in contatto con le entità che invocherò.
Amo quando una cliente di cui non ricordo più il volto, che non vedo da mesi, si siede davanti a me ed esordisce con la frase: "Stella, quello che hai detto si è avverato tutto". Amo un pò meno quando scopro che quello che si è avverato era soprattutto qualche evento spiacevole.
Amo quando mi chiedono di scrivere una dedica sul mio libro appena acquistato, e io inizio a scriverci un tema.
Amo il fatto che questo lavoro non è in grado di annoiarmi, e credo che non mi annoierà per i prossimi cinquant'anni.
Amo il fatto che le persone mi raccontano subito la loro vita più nascosta e segreta, i loro più inconfessabili desideri e pensieri. Spesso, so più cose io su di loro di qualunque altra persona gli sia vicina. Amo, quindi, l'immensa fiducia che mi viene quotidianamente concessa.
Amo il cappuccino schiumante, tra un consulto e l'altro, che mi scalda la gola e mi impedisce di perdere la voce.
Amo l'allegra confidenza che si instaura, durante un giro di carte o un corso di Tarocchi. Amo fare qualche battuta, ridere e far ridere. Perchè secondo me l'esoterismo è luce, gioia, allegria, complicità.
Amo quando un editore decide di pubblicarmi un libro, all'incirca in questo periodo dell'anno, e anche quest'anno è successo.
Amo quando scopro qualcosa di nuovo, parlando con qualcuno che ne sa più di me, o leggendo un libro particolarmente interessante. E mentalmente penso al modo di inserire questa nuova informazione all'interno di un corso, di un seminario o di un libro.
Amo preparare un evento, amo contattare le persone che vorrei che partecipassero, amo preparare la scaletta su come si svolgerà la serata.
Amo gli specchi del negozio, che riflettono la mia immagine vestita di scuro. Amo varcare quella porta, e trovare sempre qualcuno da salutare e con cui scambiare due chiacchiere.
In ultima analisi, amo decisamente tanto il mio lavoro.





venerdì 24 gennaio 2014

LA CARTOMANTE MI HA MALEDETTO!!!

Marco Donatiello Photographer

Esiste una leggera forma di psicosi, che ogni tanto attanaglia le mie clienti, oppure le persone di passaggio dal negozio.
Non è una cosa che emerge all'inizio del consulto, ma, una volta scaldata sulle domande principali, la mia cliente timidamente confida il suo cruccio.
A volte, io sono la prima cartomante/maga/consulente esoterica/psicologa con cui chi varca la porta del negozio ha a che fare.
A volte no.
In questi secondi casi, la mia cliente inizia a confidarsi dicendomi che prima si faceva seguire dalla Maga Tal dei Tali. Già solo per capire a chi si riferisca ci vuole un notevole sforzo. Noi operatori dell'occulto amiamo i nomi strani, è tutto un fiorire di divinità dell'epoca romana, costellazioni e altri termini difficilmente pronunciabili. Da una che si fa chiamare "maga Lilith", ti aspetti una sorta di giovane ed affascinante donna, di origini ebree, coi capelli rossi e lo sguardo perfido.
Invece scopri che la maga Lilith è una sorta di matrona napoletana ultrasessantenne col porro sulla guancia in stile Blavatsky. Magari è la sua reincarnazione, va a sapere. (Magari! in tal caso, mi rivolgerei pure io alla Maga Lilith!).
Che poi, lo so, io gioco in casa, perchè Stella è davvero una parte del mio nome.
Comunque, la mia cliente mi confida di essersi precedentemente rivolta ad un'altra cartomante. I casi sono quattro. O le due sono rimaste in buoni rapporti di amicizia, e io devo solamente confermare, o dissentire, dai pareri dell'altra cartomante.
Oppure, la cartomante ha "spennato" la mia cliente, e lei al quarto stipendio dilapidato in tal modo, senza vedere il risultato ottenuto, ha deciso di cambiare aria.
Oppure ancora, la cartomante è in ospedale, inferma e dolorante (è la vecchia guardia, d'altronde), e scruta con astio profondo le clienti che giungono al suo cappezzale coi fiori, sperando in cambio in un giro di carte tra una flebo e un pappagallo.
L'ultima opzione, quella che voglio approfondire oggi, riguarda un dubbio lacerante. Che la vecchia cartomante/maga/porrosulnaso abbia maledetto la mia cliente.
Per carità, magari i mezzi per farlo ce li aveva pure: dalle fotografie, alla data di nascita, ai peli delle orecchie della mia cliente, non manca niente. Anzi, forse una cosa sì, una cosa manca: il Movente.
Perchè una consulente che passa già il suo tempo tra bamboline, spilloni, limoni, candele e incensi deve pure prendersi la briga di macchiarsi il karma e spendere soldi in materiali magici per maledire qualcuno nel tempo libero?
E se proprio decide di maledire qualcuno aggratis, perchè quel qualcuno dev'essere la mia cliente? Suppongo che ogni maga abbia già le sue antipatie personali, dalla suocera pettegola, alla maestra che ha sospeso suo figlio, al commerciale di Pagine Gialle, a cui deve dei soldi. E' vero, non ve l'ho mai detto. Sapete perchè le inserzioni su Pagine Gialle costano molto di più ad una maga piuttosto che ad un salumiere o un idraulico? Perchè le maghe appartengono alla categoria che maggiormente scompare senza aver saldato la fattura. Quindi, le rare maghe che pagano l'inserzione, la trovano a prezzo maggiorato per colmare le lacune delle colleghe latitanti. Me lo confidava, con sguardo risentito, proprio un commerciale di Pagine Gialle, qualche anno fa.
Comunque, dicevo, una maga, se proprio deve maledire qualcuno, punta ai suoi nemici, non alle sue clienti.
Quindi, se qualche mia cliente  ha mai nutrito questo dubbio su di me, ora può dormire sonni tranquilli. La vostra cartomante di fiducia non ha intenzione di maledirvi, nè oggi nè mai.


lunedì 6 gennaio 2014

ATTENTI ALLA BEFANA!

Io vi metto in guardia. Lo so, è già tardi, ed il danno sarà già avvenuto. Prometto, l'anno prossimo, di essere più solerte e di avvisarvi per tempo.
Perché dovete sapere che, nel centro Italia, in Toscana in particolare, i miei antenati in questo giorno avevano una curiosa tradizione.
Era usanza credere che, la persona che avrebbero incontrato per prima, nella mattina del giorno della Befana, avrebbe reso fortunato o infausto tutto l'anno a venire, fino alla vigilia dell'Epifania successiva.
Se, al momento del risveglio o subito dopo, si fosse incontrato un uomo, o un giovane, un ragazzo, l'anno sarebbe stato propizio.
Se, al contrario, si fosse incontrata una donna o una ragazza, l'anno a venire sarebbe stato infausto e sfortunato.
Stessa sorte, se la prima persona che varcava la soglia di casa fosse appartenuta al genere femminile.
Chissà, forse si credeva che, in questa giornata, alle donne e alle fanciulle venisse donato il prezioso potere della magia. Solo per un giorno e una notte, il tempo di volare a cavallo di una scopa, di maledire con lo sguardo qualcuno che se l'era meritato, di sentirsi un pò Strega.
Per poi tornare, al calare delle tenebre, alle proprie dimesse occupazioni domestiche, tra lo strattonare alla gonna di un figlio, e un bollito che cuoce in pentola.
Gli antenati della mia terra erano così ligi a tale tradizione, che chiedevano alle loro compagne ed alle loro figlie di non varcare neanche la porta di casa per uscire all'esterno. Quello era il giorno delle Streghe, dopotutto. Niente di buono poteva capitare ad una donna che usciva per strada a raccogliere quelle voci sussurrate nel forte vento della Tramontana. Ed ogni porta a cui ella avrebbe bussato, difficilmente si sarebbe aperta. Nessuno la avrebbe accolta volentieri, nel giorno in cui uno sguardo femminile è capace di maledire, paralizzare, recare sciagura.
Che cosa buffa, se penso a quello che è diventata oggi la festa della Befana, con calze e calzettoni ripieni di dolci per i bambini.
Una tradizione molto più dolce, piemontese e non solo, fa nascondere dalle mani di una donna una fava all'interno di una focaccia zuccherina. Ogni componente della famiglia ne mangerà una fetta, esprimendo silenziosamente un desiderio. Chi troverà la fava, se saprà conservarla nella propria tasca senza mai perderla, vedrà realizzato il desiderio che aveva chiesto.
A me piace ricordare ed onorare queste antiche tradizioni giunte a noi.
Appena mi sono svegliata, stamattina, ho fatto in modo di incrociare, per primi, gli occhi di mio marito.
E se qualcuno frugasse nelle tasche del mio cappotto, ci troverebbe dentro la fava dell'anno scorso.


Marco Donatiello Photographer

venerdì 20 dicembre 2013

CONSEGNA ALL'EDITORE

Chi ha mai provato a scrivere un libro, sa di cosa parlo. Quel delicato e apocalittico momento in cui si intende consegnare ad un editore il proprio manoscritto. Io sono metodica in questo, ogni anno, a Natale, il mio editore si trova sotto l'albero il mio ultimo libro scritto.
Così, tra una fetta di panettone ed una tombolata coi parenti, si ritrova a trascorrere in serena amenità le Feste sfogliando il mio libro. E ovviamente è raro che siano libri di tenore natalizio. Me lo immagino, l'anno che gli ho consegnato la copia di "Voodoo e Candomblè", a doverlo nascondere agli occhi indiscreti di qualche zia bigotta e cattolicissima invitata per la messa di mezzanotte. Con l'ultimo nato, "Vampiri", probabilmente il titolare di Aradia Edizioni avrà percepito un'atmosfera dissonante, a leggere di bare soverchiate e defunti impalettati e a sorridere soavemente, pochi istanti dopo, a qualche parente incartapecorito.
Che poi, i giorni precedenti alla consegna, per me sono un delirio. Intanto, devo stampare il libro. E ogni anno, curiosamente, fotocopiatrici e stampanti si inceppano dopo la terza pagina. Probabilmente non tollerano quel guazzabuglio di Loah, Arcangeli e invocazioni varie. Dopo averlo stampato, inizia la parte più tediosa. Sì, perchè tutti si immaginano lo scrittore colto dal fuoco creativo, che scrive di getto. Pochi sanno che lo scrittore, una volta terminato il sacro fuoco creativo, deve rileggersi tutte le pagine per correggerle. Una noia mortale. "Suoi" diventa "Buoi", "Hierophantes" diventa "Elephante" e via dicendo. Il correttore automatico di Word non aiuta certo. Ultimamente ho scoperto che quelle che vengono da me definite "magagnette" hanno pure un termine tecnico, si chiamano "refusi".  E in lingua serba, vengono chiamati, giustamente, "diavoletti". Un giorno proverò ad aspergere i miei manoscritti con l'acqua santa, nella segreta speranza che gli errori ortografici, grammaticali e sintattici spariscano magicamente da soli. Molto più probabilmente, il mio editore si ritroverà sotto l'albero un manoscritto bagnato fradicio e illeggibile. Non esiste refuso che sopravviva all'acqua santa, in effetti.
Che poi, ho pure un cattivo rapporto con la E maiuscola accentata. Io solitamente faccio la E maiuscola e poi ci aggiungo l'apostrofo. Che secondo me è perfetto. Secondo Word, il mio editore e il resto del mondo, no. Sto cercando di migliorare.
Comunque, se per l'equinozio di primavera mi vedrete sfornare un altro libro, sarà perché anche quest'anno, per le Feste, un editore ha deciso che a Natale siamo tutti più buoni.


Marco Donatiello Photographer

venerdì 13 dicembre 2013

L'ALBERO DI NATALE



Anche in questa famiglia di esoteristi si festeggerà il Natale. Chiamatelo Yule, Solstizio d'Inverno, o come volete voi.
Esiste però un'ardua e silenziosa lotta tra il capofamiglia, personificato nella figura di Andrea, il titolare della libreria Esotericamente, e la sottoscritta. Perchè, dovete sapere, io ADORO smodatamente tutto ciò che è luccicoso, brillante e un pò pacchiano. Quindi, l'Albero di Natale rimane la mia massima rappresentazione artistica. Neanche i quattro libri che ho pubblicato negli anni precedenti possono reggere il confronto.
Mio marito è il mio esatto opposto. In una sorta di totale austerità saturnina, non vuole mettere neanche una becera decorazione in negozio. Figuriamoci a casa. Negli anni passati addobbavo un pò la vetrina, ma era tutto un lamento. Per giustificare un piccolo festone argentato di 50 cm. avevo dovuto sperticarmi in esigenze di marketing e di aumento delle vendite, legate al momento in cui il cliente, alzando gli occhi al soffitto, si sarebbe ricordato che il Natale era vicino e avrebbe raddoppiato gli acquisti.
Misteriosamente, l'anno successivo il piccolo festone argentato è andato perduto, negli anfratti del negozio (me lo vedo, eccome se me lo vedo, mio marito che trascina l'indifeso festone fino all'immondizia più vicina...).
Quindi, sul negozio ormai mi sono arresa. Rassegnatevi: non ci sarà neanche una lucina o un piccolo alberello di Natale.
La mia vendetta però giunge inesorabile tra le quattro mura domestiche. Quello ormai è il mio regno indiscusso.
Quindi anche quest'anno, come da tradizione, ho addobbato il mio albero di Natale.
Alto 2 metri da terra (non scherzo), munito di ogni confort: palline dorate, argentate e rosse, due serie di lucine colorate e bianche, stalattiti di cristallo, perline rosse e oro.
La gioia degli occhi per il mio gatto. 





Che poi, in realtà, fare l'Albero di Natale ha un suo perchè anche esoterico, sapete?
Alla base dell'albero natalizio stanno gli antichissimi usi, presso varie culture, di decorare i vari Alberi del Paradiso con nastri e oggetti colorati, fiaccole, piccole campane, animaletti votivi, nonché la credenza che le luci che li illuminavano corrispondessero ad altrettante anime. Egualmente venivano ornati anche i vari Alberi Cosmici con simboli del Sole, della Luna, dei Pianeti e delle stelle. In particolare l'abete era l'albero sacro a Wotan, potente dio dei Germani.
Nel Medioevo i culti pagani vennero intesi come una prefigurazione della rivelazione cristiana. Oltre a significare la potenza offerta alla natura da Dio, l'albero divenne quindi simbolo di Cristo, inteso come linfa vitale, e rappresentato come un giardino voluto da Dio sulla terra.
L'uso moderno dell'albero nasce secondo alcuni a Tallin in Estonia, nel 1441, quando fu eretto un grande abete nella piazza del Municipio, Raekoja Plats, attorno al quale giovani scapoli, uomini e donne, ballavano insieme alla ricerca dell'anima gemella.

Inoltre, vi siete mai chiesti la tradizione che si nasconde dietro al puntale che viene messo in cima all'albero? Chi ha letto il mio ultimo libro, "Vampiri", sa bene che nelle tradizioni religiose e magiche, di ogni parte del mondo, le punte hanno sempre avuto un potere protettivo, difensivo rispetto alle basse entità del piano astrale.  Quale simbolo migliore da mettere a protezione di una casa, nel suo punto più alto, disposto a sfidare il cielo? Un puntale, magari rosso, come il Dio Marte. 
Che il vostro albero di Natale diventi un talismano di luce all'interno della vostra casa. Decorato con angeli, biscotti o palline, con tutto quello che più vi fa sorridere  e vi scalda il cuore, quando tornate a casa. 
Ricordate che anche dietro a semplici gesti consumistici, come addobbare l'albero di Natale, esiste una antica tradizione magica.




martedì 3 dicembre 2013

IL MIO NUOVO AMICO IMMAGINARIO

Dovete sapere che a volte mi capitano delle crisi d'identità legate al mio ruolo lavorativo. Perchè sono una delle rare cartomanti torinesi (o forse l'unica) ad avere conseguito, parecchi anni or sono, una Laurea in Psicologia. Che poi, il docente con cui mi laureai non era il massimo del nome beneaugurale. Si chiamava Bara, ecco. Non scherzo. Però era quello con cui fioccavano di più i Trenta e lode, quindi, mi dissi, perchè non lui? Soffriva inoltre di una rarissima patologia di cui purtroppo soffro anch'io, in forma lieve. Quindi, probabilmente per spirito empatico, scelsi lui. Che tipo di misteriosa patologia condividiamo? Si chiama Prosopoagnosia. Già il termine fa paura, vero? Non è una forma di schizofrenia, bipolarismo o quant'altro. Tranquilli, la vostra cartomante di fiducia non è ancora diventata matta. Non ancora. Chi è prosopoagnosico, semplicemente, è meno fisionomista. Il che significa che, dopo un consulto di cartomanzia, in cui voi mi rivelate tutti i vostri più nascosti peccati, e dopo aver ricevuto la mia pronta assoluzione, uscite dal mio studio, se dopo qualche giorno mi incontrerete per strada, dal macellaio o dal fruttivendolo, io non vi riconoscerò.
Proprio così. Posso sembrare snob, o con la testa tra le nuvole, ma se non vi saluto per strada è perchè, semplicemente, non ho riconosciuto il vostro volto. Il chè se ci pensate è molto comodo, i vostri più turpi e ignominosi racconti non verranno mai collegati al vostro volto, a meno che non diventiate mie clienti abituali, e lì ci rideremo sopra insieme, davanti ad un caffè al bar.
Per ovviare al mio inconveniente di scarsa fisionomia, e trovare sempre nel mio studio un volto familiare e amico, mi sono fatta un piccolo regalo. Un amico immaginario. Che fa molto sanatorio mentale degli anni '70, prima della legge Basaglia.
Una testa di Frenologia.
Oggi parlo complicato, lo so. Prima con "Prosopoagnosia", ora con "Frenologia".
La Frenologia (dal greco phren = mente e logos= studio) è una dottrina  secondo la quale le singole funzioni psichiche dipenderebbero da particolari zone o "regioni" del cervello, così che dalla valutazione di particolarità morfologiche del cranio di una persona, come linee, depressioni, bozze, si potrebbe giungere alla determinazione delle qualità psichiche dell'individuo e della sua personalità.
Questa testa,  fabbricata in porcellana  craquelé,  è copia del modello risalente al 1860, eseguito per ordine  del famoso frenologo  Dott. Fowler, ed era strumento di lavoro per i medici dell'epoca.
I seguaci della Frenologia erano per lo più persone di idee avanzate, per l'epoca, che credevano nella perfettibilità dell'uomo, pensavano che conoscendo il suo carattere attraverso un esame craniologico, ne avrebbero consentito la trasformazione ed il miglioramento. Tranquilli, non intendo stare a scrutare le vostre bozzette e gli avvallamenti sulle tempie per tentare di comprendervi meglio.
Ho un'anima junghiana, preferisco appoggiarmi agli Archetipi dei Tarocchi per questo.
Però, avevo bisogno di un amico immaginario, tutto qui. Ora devo dargli un nome, mi date qualche consiglio?
L'unica cosa difficile è trovare il posto giusto per lui, nello studio.
All'inizio, l'avevo posizionato di fianco a me. Le occhiate timorose di un paio di clienti mi hanno fatto comprendere che era un pò troppo inquietante, lì a fissarvi torvo con tutti i suoi strani nomi scritti sulla testa.
Allora l'ho spostato di lato, su un tavolino dove si appoggia la borsetta. Lì era lui, il mio amico immaginario col suo cranio frenologico, a guardarmi torvo, quasi a dirmi "Ma ti sembro forse un appoggiaborsettaaa???".
Insomma, sto ancora cercando il nome di battesimo e il posto giusto per questa pesante testa di ceramica. Si accettano suggerimenti. E se volete emularmi, lo trovate in vendita presso Esotericamente, per una trentina di euro.