Quali sono i reconditi pensieri di una scrittrice esoterica, moglie del titolare di Esotericamente, libreria e negozio di articoli per magia? Ma quante cose buffe, strane, bizzarre le sono capitate e non aveva mai osato scriverle da nessuna parte? Ecco il Diario semi-serio di una donna sentimentale che ha a che fare con l'occulto in ogni sua forma... Ogni riferimento a persone o cose realmente esistenti è puramente casuale.
lunedì 20 ottobre 2014
LA SECONDA REGOLA DI TOMMY
Ho un amico che snocciola perle di saggezza. Davvero.
Già in passato pubblicai un post intitolato "la regola di Tommy". Andatevelo a spulciare se volete approfondire le dinamiche dei figli di papà Vs. disadattati genetici.
Qualche tempo fa Tommy mi mise al corrente di un nuovo, inconfutabile, perfettissimo assioma che serpeggiava, silenzioso, nella generazione dei maschi 30-40enni. Che veniva trasmesso a bassa voce di padre in figlio al termine dell'adolescenza, per garantire una pronta sopravvivenza nei rapporti con l'intricato e nebuloso universo femminile.
Confrontandomi con alcuni clienti di sesso maschile del negozio, scoprii che tale regola era ampiamente conosciuta dai più scaltri.
Parliamo del parrucchiere da donna. La petnoira, il coiffeur, l'acconciatrice, la sciampista, l'hair stylist. Innumerevoli termini per descrivere colui o colei che decreterà, con l'agile arguzia manuale, se noi donne nel trimestre successivo riusciremo a guardarci allo specchio senza imprecare oppure no.
La mia precedente parrucchiera aveva una pazienza esemplare. Quando io, vittima di qualche sconsiderata rivista femminile, entravo nel suo salone chiedendole se sarei stata bene con una ciocca rosa oppure leopardata come le nuove mode inneggiavano, prendeva le sue mani tra le mie sorridendo e con fare materno scuoteva la testa. Credo che abbia impedito un mio calo d'immagine in almeno una decina di casi diversi.
Ma torniamo alla regola di Tommy. Ero con lui in negozio quando infranse il giuramento maschile di non divulgare questa preziosa regola ad una donna. Ed io subito non la capii. Fu tutto un "Ma dai, Tommy, figurati!". "Ma noi donne mica siamo così!".
Poi ripensai ad alcuni tragici episodi del mio passato. E mi accorsi che la seconda regola di Tommy funzionava, eccome!
Eccola in tutta la sua limpida e inconfutabile perfezione:
"Quando una femmina cambia pettinatura, tu uomo sei nei guai".
Che sembra una cretinata, ma non lo è. Attenzione, non parlo della spuntatina alle doppie punte, del colore sulla ricrescita, del provare il frisè con la piastra, dello shatush di un tono più chiaro che manco si nota la differenza.
Quando una donna da mogano diventa platino, da Morticia Addams diventa Miley Cyrus, qualunque uomo a lei collegato sentimentalmente dovrebbe richiedere, preventivamente, l'estrema unzione per la sua prossima e imminente dipartita. Oppure dovrebbe prendere un last minute per Kathmandu. (Notizia dell'ultimo minuto, Tommy in effetti a breve dovrà partire realmente per Kathmandu. Non scherzo).
Perchè quando una donna cambia la sua testa, rivoluziona tutta la sua vita.
Ripenso all'ultima volta che chiesi al parrucchiere un taglio deciso. Un carrè altissimo dietro la nuca, alla Valentina di Crepax per intenderci. Ero ad un passo dal mandare all'aria tutta la mia vita, per come la conoscevo.
Ed il mio partner era davvero ad un passo dall'essere mandato all'aria pure lui.
Poi, cosa volete, i capelli piano piano sono cresciuti, ed i problemi rientrati.
Comunque, sappiate che l'universo maschile è molto più attento di quello che credete, ai cambiamenti di acconciatura.
giovedì 9 ottobre 2014
L'ALTARE DI YEMANJA'
A marzo sono andata a New Orleans, la patria del Voodoo. Le strade erano lastricate di negozi esoterici, cartomanti e chiromanti. In ogni Magic Shop era presente sempre almeno un altare con una divinità del Pantheon Voodoo. I turisti e le persone del luogo sostavano davanti a questi altari dei Loah, lasciavano offerte, leggevano l'invocazione o pregavano bisbigliando, spesso deponevano anche una loro piccola fotografia, per permettere agli Dei di agire nei loro riguardi.
Sono tornata a Torino con New Orleans nel cuore, e ho deciso di preparare un altare simile nel luogo più nascosto e sotterraneo della libreria Esotericamente.
Ho scelto di riservare un altare a Yemanjà, la Regina dei Mari, Signora delle acque salate, dei pesci, Grande Madre, protettrice dei bambini e di ogni uomo, dal momento del parto in poi. La leggenda narra, citando il mio libro "Voodoo e Candomblè" - Aradia edizioni, che:
"la Dea delle acque salate aveva tre figli: Oshossi, Ogum ed Eshù. Eshù (il più burrascoso, spesso identificato come trickster, o come un mezzo demone) si comportava male e rispondeva con insolenza a sua madre, motivo per cui lei lo mise alla porta. Gli altri due figli erano molto più responsabili: Ogun andava a lavorare nei campi e Oshossi cacciava nella foresta; la casa era in tal modo sempre provvista di prodotti agricoli e cacciagione. Yèmanja era tuttavia inquieta e andò a consultare un “babalawo”, un indovino.
Lui predisse che non doveva più lasciare
andare Oshossi a caccia perché Ossanyin, Signore delle piante medicinali che
vive nel folto della foresta, stava per fargli un sortilegio per obbligarlo a rimanere
con lui.
Yemanja, colma di terrore, impedì a suo
figlio di andare a caccia, ma Oshossi aveva un carattere indipendente e
continuò ad addentrarsi nella boscaglia e nella foresta. Partiva con gli altri
cacciatori al mattino e, come era loro abitudine, una volta arrivati ai piedi
di un grande albero, si separavano per andare a cacciare ognuno per conto suo,
per ritrovarsi, a fine giornata, tutti nello stesso posto. Una sera Oshossi non
si presentò al solito appuntamento e non rispose neppure ai richiami degli
altri cacciatori.
Aveva incontrato Ossanyin che gli aveva
fatto bere una pozione in cui aveva macerato le foglie di una pianta chiamata
“amùnimuye”, il cui nome significa: “prende una persona e la sua memoria”. Come
aveva predetto l’indovino, Oshossi piombò in una totale amnesia, in cui non
ricordava più niente di sé, né chi fosse, né dove abitasse o chi fosse sua madre.
Così rimase a vivere presso Ossanyin.
Ogum, preoccupato per l’assenza del
fratello, si mise alla sua ricerca e lo trovò in fondo alla foresta. Lo riportò
a casa, ma Yemanja, furiosa, non volle più accogliere il figlio disobbediente.
Ogum, arrabbiato per l’intransigenza della madre, rifiutò di vivere in casa con
lei.
Oshossi ritornò
da Ossanyin nella foresta e Yemanja, disperata per aver perduto i suoi figli,
si sciolse in lacrime fino a trasformarsi in un fiume."
Spesso sincretizzata con la Vergine, in Africa è conosciuta prevalentemente come "Mami Wata", ovvero "Madre Acqua". Dona protezione ai suoi figli, che consola quando le lacrime ne hanno bagnato le guance.
Si prega Yemanjà per migliorare il clima e la coesione familiare. Che si
tratti di migliorare il rapporto con
i propri figli, o con i propri genitori, o con ciò che reputiamo essere la nostra famiglia, tutto ciò che preserva e migliora i rapporti
tra parenti, consanguinei o meno, ricade nella sfera di competenza di Yemanjà. Questo perchè le lacrime salate che la Regina del Mare ha versato per
la perdita dei propri figli hanno lo stesso sapore delle nostre. Solo questa Dea può pienamente comprendere la nostra afflizione per un problema
familiare, o sentimentale, che ci tormenta.
Portate a Yemanjà delle rose bianche, oppure uno specchietto da
borsetta, boccette di profumo dolce, pettini, gioielli d’argento, monete. Accendete per lei candele azzurre o bianche, chiedetele protezione e felicità.
Il negozio Esotericamente da oggi ha aggiunto questa piccola novità gratuita, un luogo riservato e segreto in cui potrete entrare in contatto con questa grande Dea, lasciando offerte e piccole fotografie, pregandola di aiutarvi nelle questioni della vita.
Il negozio Esotericamente da oggi ha aggiunto questa piccola novità gratuita, un luogo riservato e segreto in cui potrete entrare in contatto con questa grande Dea, lasciando offerte e piccole fotografie, pregandola di aiutarvi nelle questioni della vita.
La Madre delle acque salate non aspetta altro che questo, per abbracciare i vostri problemi, il vostro dolore, e farli scomparire come un'onda che si adagia tra i flutti.
giovedì 2 ottobre 2014
UNA BAMBINA
C'era una volta una bambina.
Guance di porcellana, capelli di seta, occhi di mare e cielo.
Aveva la tempesta tra le mura domestiche, e spesso i suoi occhi, presi dalla tristezza, diventavano spenti e grigi. Vedeva litigare i suoi genitori, non capiva. Alla fine divorziarono, la sorella più grande rimase col padre, lei che era più piccola con la madre.
E con questa tempesta negli occhi e nel cuore, un giorno questa bambina varcò la porta del negozio.
Era una libreria esoterica nel cuore di Torino, non ne aveva mai vista una. Era grande, dai misteriosi soffitti a volta con i mattoni a vista, con i folletti in cima agli scaffali, che la scrutavano curiosi.
C'erano candele, ciondoli, incensieri, stelle di pietra, carte e tarocchi come non ne aveva mai visti, erbe e spezie. Ed un profumo buonissimo, di pura cera d'api, che impregnava i vestiti.
Tornò lì più volte, con una sua amica. Si avvicinarono a questo mondo, comprarono mazzi di tarocchi e di sibille per farsi le carte l'una con l'altra, prima per gioco, poi sul serio.
Anche sua mamma a volte entrava in quel negozio, scompariva dietro una porta da cui partivano scale profonde, andava a farsi fare le carte. Domandava prevalentemente per la sua felicità, parlava a lungo di lei, di questa bellissima figlia che aveva, che era la sua gioia, la sua luce, tutto ciò che aveva sempre chiesto al cielo. Ma questo la bambina non lo sapeva.
La bambina dagli occhi di mare e di cielo un giorno acquistò in quel negozio il suo primo libro sulla Magia. Era un libro che spiegava di come esistano forze, sette in particolare, che governano l'universo intero e si intrecciano in ogni tradizione esoterica. Sette poteri da cui attingere, per migliorare la propria esistenza.
Aveva undici anni, quella bambina, quando si immerse nella lettura del primo libro che avevo scritto.
E se li lesse poi tutti, sempre più avida di informazioni e di sapere. A tredici anni, aveva terminato anche "Voodoo e Candomblè" e "Vampiri". Quest'ultimo rimane il suo preferito.
Io sapevo della sua esistenza, ma per una strana serie di coincidenze non riuscivo mai a conoscerla.
Lei passava davanti al ristorante dove cenavo con mio marito, il titolare della libreria Esotericamente. Ci guardava dalla vetrina e poi passava oltre sorridendo.
Io entravo nel negozio gestito dalla madre, e magari lei era dietro al bancone.
Una settimana fa finalmente l'ho conosciuta. La mia più giovane lettrice.
La dolce, bellissima, arguta, sensibile piccola M.
E più la guardavo e più mi chiedevo, ma se a tredici anni è già così tremendamente avanti, cosa diventerà da grande?
Guance di porcellana, capelli di seta, occhi di mare e cielo.
Aveva la tempesta tra le mura domestiche, e spesso i suoi occhi, presi dalla tristezza, diventavano spenti e grigi. Vedeva litigare i suoi genitori, non capiva. Alla fine divorziarono, la sorella più grande rimase col padre, lei che era più piccola con la madre.
E con questa tempesta negli occhi e nel cuore, un giorno questa bambina varcò la porta del negozio.
Era una libreria esoterica nel cuore di Torino, non ne aveva mai vista una. Era grande, dai misteriosi soffitti a volta con i mattoni a vista, con i folletti in cima agli scaffali, che la scrutavano curiosi.
C'erano candele, ciondoli, incensieri, stelle di pietra, carte e tarocchi come non ne aveva mai visti, erbe e spezie. Ed un profumo buonissimo, di pura cera d'api, che impregnava i vestiti.
Tornò lì più volte, con una sua amica. Si avvicinarono a questo mondo, comprarono mazzi di tarocchi e di sibille per farsi le carte l'una con l'altra, prima per gioco, poi sul serio.
Anche sua mamma a volte entrava in quel negozio, scompariva dietro una porta da cui partivano scale profonde, andava a farsi fare le carte. Domandava prevalentemente per la sua felicità, parlava a lungo di lei, di questa bellissima figlia che aveva, che era la sua gioia, la sua luce, tutto ciò che aveva sempre chiesto al cielo. Ma questo la bambina non lo sapeva.
La bambina dagli occhi di mare e di cielo un giorno acquistò in quel negozio il suo primo libro sulla Magia. Era un libro che spiegava di come esistano forze, sette in particolare, che governano l'universo intero e si intrecciano in ogni tradizione esoterica. Sette poteri da cui attingere, per migliorare la propria esistenza.
Aveva undici anni, quella bambina, quando si immerse nella lettura del primo libro che avevo scritto.
E se li lesse poi tutti, sempre più avida di informazioni e di sapere. A tredici anni, aveva terminato anche "Voodoo e Candomblè" e "Vampiri". Quest'ultimo rimane il suo preferito.
Io sapevo della sua esistenza, ma per una strana serie di coincidenze non riuscivo mai a conoscerla.
Lei passava davanti al ristorante dove cenavo con mio marito, il titolare della libreria Esotericamente. Ci guardava dalla vetrina e poi passava oltre sorridendo.
Io entravo nel negozio gestito dalla madre, e magari lei era dietro al bancone.
Una settimana fa finalmente l'ho conosciuta. La mia più giovane lettrice.
La dolce, bellissima, arguta, sensibile piccola M.
E più la guardavo e più mi chiedevo, ma se a tredici anni è già così tremendamente avanti, cosa diventerà da grande?
"Alone in the Library" by Elena Shumilova
mercoledì 24 settembre 2014
IL PRIMO AMORE
Oggi voglio raccontare la storia di una mia cliente, allieva, amica.
So che leggerà le mie righe, spero che farlo la aiuti, almeno un pò.
Diamole un nome di fantasia, alla mia amica, chiamiamola Maria. Anche se potrebbe avere il nome di ognuna di noi, perchè ci siamo passate un pò tutte, da quì.
Maria è una donna del sud, arriva da un paese di mare e di sole. Le hanno insegnato, come hanno fatto a molte di noi, che l'amore è per sempre, e quando troverà l'uomo giusto, il suo primo, grande e vero amore, e si concederà a lui, lui sarà suo per tutta la vita.
Anch'io ho avuto una educazione simile. Mia madre, da estremista cattolica, mi mandò in una associazione religiosa dove insegnavano alle bambine a rimanere vergini fino al matrimonio. Quindi, anch'io credevo che mi sarei concessa soltanto a quello che sarebbe diventato mio marito. Che scelta controcorrente, in una società sessuomane in cui le ragazzine vedono la verginità come un impiccio di cui liberarsi al più presto.
Ma torniamo alla mia amica Maria. Capelli neri lunghi, sguardo profondo, sorriso contagioso.
Mi piace immaginare che in un giorno di afa estiva, sdraiata sulla spiaggia con le sorelle, abbia incrociato lo sguardo di Carmelo, il suo compaesano, appena uscito dall'acqua, col torso luccicante di goccioline, e che da lì sia scoccata la scintilla.
Maria, dopo un lungo corteggiamento in cui Carmelo non le dà tregua, cede e, dopo una relazione di sei mesi, si concede.
Carmelo è il suo primo ragazzo, il suo primo, grande amore. Il cuore le scoppia in petto, non ha mai provato una sensazione simile. Ridono, scherzano, fanno progetti, crescono insieme.
Poi, dopo qualche anno, qualcosa cambia. Carmelo diventa irritabile, distaccato, distante. A volte tratta Maria con sufficienza, come se gli pesasse averla vicino a sè.
Si prendono, si lasciano parecchie volte. Anche se è sempre Carmelo a tenere la situazione in pugno. Poi, un brutto giorno, Carmelo conosce un'altra ragazza del sud, più giovane di Maria. La mia amica non si arrende, tenta di riconquistarlo in ogni modo, acconsente che Carmelo la frequenti anche se è già impegnato con un'altra.
In una fredda e piovosa mattina autunnale, Maria chiede, con fare leggero, se lui ha intenzione di sposarsela, quell'altra. "Ma no, certo, che domande mi fai! Tu sei molto meglio di lei!". Bene, una settimana dopo Maria, scorrendo il profilo di Carmelo su Facebook, se lo ritrova in completo nero di Pignatelli, davanti all'altare con la sua rivale in abito da sposa.
Ecco, quì si dipartono le strade. Perchè molte donne, me compresa, avrebbero iniziato una sequela di macumbe, maledizioni in aramaico antico, vitalizzazioni di bamboline voodoo con le sembianze dei novelli sposi, da spillonare a dovere. Alcune di voi, più disinibite, si sarebbero pagate una serata a base di spogliarellista figo e tequila bum bum. Altre, più morigerate, si sarebbero distratte con lo shopping selvaggio.
Tutto, tutto pur di lasciarsi presto alle spalle quel tragico primo amore.
E dopo qualche mese, timidamente, goffamente, col cuore sanguinante ma la voglia, più forte, di ricominciare, vi sareste affacciate di nuovo al mondo sentimentale.
Questo passo, Maria non riesce a farlo. Crede che non amerà più, che non riuscirà più a provare quell'intensità, quelle farfalle nello stomaco, quel cuore che batte all'impazzata. Crede che tutto morirà così, dentro di lei, con la fine del suo primo amore.
E chi di noi non l'ha pensato, quando ha visto sgretolarsi la sua prima storia che ambiva al "per sempre"? Perchè sono davvero poche le mie clienti che arrivano all'altare con il loro primo amore. Con il primo uomo che hanno conosciuto, anche in senso "biblico". Per carità, a qualcuna capita, ma non sono così sicura che sia un bene.
Se il primo ragazzo che il destino ti ha messo davanti sarà quello con cui passerai la vita, cosa ti fa pensare che in giro per il mondo non ne esisteva un altro più affine, più congeniale a te? Sei sicura che la scelta che hai fatto nella tua adolescenza ti premierà fino alla fine dei tuoi giorni? Non dico di cambiare ragazzo ogni weekand, ma di guardarsi un pò intorno per capire se hai scelto proprio quello giusto, o se hai avuto paura della solitudine e hai preferito adagiarti nel rassicurante conosciuto, per quanto imperfetto.
Comunque, tutte, o quasi, hanno passato la fase di Maria, in cui hanno visto morire il primo amore.
Il mio primo amore, pensate, quello con cui progettavo già una convivenza dopo quattro anni di relazione, ebbe la brillante idea di tradirmi con la mia migliore amica. Sbirciandolo quasi 15 anni dopo su facebook, ho tirato un prolungato sospiro di sollievo per non aver continuato la relazione con uno che a 35 anni suonati posta le foto di se stesso mentre si sballa di canne ai Murazzi, giocando a calcio balilla.
Il vero problema di Maria, tornando a palla, non è il fatto che non crede più di innamorarsi. L'abbiamo passata tutte quella fase. Il vero problema è che quella fase dovrebbe durare qualche mese, non di più. Il tempo di elaborare questo lutto metaforico, di bruciare i trudini regalati per i S. Valentino, le foto insieme e le lettere d'amore.
Maria invece va avanti così da un anno. Un anno è tanto, un anno è troppo. Per colmare questo cratere che si ritrova all'altezza del cuore, Maria è inoltre caduta nel circolo vizioso della bulimia. Dopo averle consigliato di rivolgersi ad uno specialista, ciò che davvero le ripeto, senza tregua, ogni volta che la incontro, è di riprovarci. Di darsi un'altra chance. Che sì, è vero, le emozioni legate al primo amore difficilmente si dimenticano, o si riprovano di nuovo con la stessa intensità.
"I ragazzi che si amano non ci sono per nessuno
Essi sono altrove molto più lontano della notte
Molto più in alto del giorno
Nell'abbagliante splendore del loro primo amore"
Molto più in alto del giorno
Nell'abbagliante splendore del loro primo amore"
E se ce lo dice Prevert, possiamo credergli. Però poi si va oltre. Esiste anche un secondo amore, e magari un terzo, e poi chissà. Fino a che sentiamo di poter fermare questa folle maratona e sederci su una panchina, con la persona giusta.
Maria, davvero, alzati, esci fuori, prova a correre. Accanto a te hai già due nuovi corridori, due maratoneti che ti seguono ovunque tu vada. E se non vuoi dare una possibilità a loro, almeno dalla a te stessa.
Che nella vita, non muoriamo con la morte del nostro primo amore. Non veniamo calate nella tomba insieme al nostro consorte defunto, come nell'antica India.
Ci rialziamo, camminiamo, lavoriamo, piangiamo, dimentichiamo e, finalmente, nuovamente, ci innamoriamo.
lunedì 22 settembre 2014
PAUSA
Elena Shumilova Ph.
Per tutti i giorni di pioggia. Per tutti i giorni persi. Per i giorni della nostalgia, quelli in cui immagino me stessa bambina, a giocare alla strega di Biancaneve con una mela raccolta dall’albero e una bombetta più grande di me in testa.
Alla nostalgia di me stessa
più giovane, più ingenua, più spirituale forse.
Alla curiosità di me stessa
da vecchia, non così dissimile da ora, solo con qualche ruga in più, ma quasi
sicuramente ancora con un mazzo di carte davanti e una giovane ragazza di fronte, piena
di domande da farmi.
A questi pensieri così
leggeri, effimeri, come goccioline d’acqua portate dal vento di fine settembre. A
queste ore del tardo mattino, col retrogusto di caffè dolce in bocca, e
quell’attutito e tenace intorpidimento, dove fare qualunque cosa sembra
sbagliato.
Seduta, accoccolata,
arrotolata in qualcosa di morbido, con la testa vuota e il respiro lento.
A tutti i minuti trascorsi
così, tra una battaglia e l’altra, tra un progetto e quello successivo, nel
silenzio interrotto solo dal ronzio del frigo.
Perché la mia vita, e con la
mia la vostra, scorre anche qui, in questi placidi momenti di Nulla.
Pace, assenza, vuoto.
Perché a volte non c’è
niente da dire.
lunedì 8 settembre 2014
MAGHI SI NASCE O SI DIVENTA?
Marco Donatiello Photographer
Voglio raccontarvi una storia di una decina di anni fa. La libreria Esotericamente era agli albori, cercavamo di farci conoscere dai maghi di Torino, dato che già all'epoca puntavamo molto sull'oggettistica rituale.
Una delle più famose maghe torinesi di allora ci aveva invitato a casa sua, voleva parlarci e proporci una collaborazione.
L'orario dell'appuntamento era infelice, le 20. Avevamo appena il tempo di chiudere il negozio e correre da lei, saltando la cena.
Cosa importava! Quì si trattava di affari grossi con personalità importanti! Con le migliori intenzioni d'animo, l'ingenuità di chi ha appena aperto un negozio e lo stomaco gorgogliante, andammo dalla famosa maga (di cui ovviamente ometterò il nome, dato che continua ancora ad esercitare...).
Lei, classica signora di mezza età dallo sguardo volpino, ci accoglie nel salottino senza neanche offrirci un bicchiere d'acqua.
Eravamo io, mio marito ed un nostro amico anche lui interessato di esoterismo.
La maga esordisce con queste parole:
"Premetto che io, all'età di otto anni, sono morta e risorta".
Noi dopo questo breve preludio abbiamo abbassato lo sguardo. Avevamo appena compreso di aver buttato via la serata, e che avremmo fatto meglio a restare a casa a cenare.
Il resto della sera è stato tutto uno sproloquiare sui famosi, acquisiti dalla nascita e indiscussi poteri della maga. La richiesta di collaborazione si è rivelata essere una cosa del tipo "Voi fate i lavori ai miei clienti, e poi, ma molto poi, io vi pago".
Con gli anni ho compreso una cosa.
Maghi non si nasce, maghi si diventa.
Esistono persone portate, con una marcia in più magari. Con una sensibilità, una predisposizione maggiori. Attenzione, però. Poi magari quelle persone decideranno, nella vita, di buttare tutto alle ortiche e faranno i macellai, gli assicuratori, le guardie giurate.
E poi magari esistono persone che non si accorgerebbero di nulla neanche se tutti i fantasmi di Ghost Whisperesh gli bisbigliassero nell'orecchio contemporaneamente. Ma hanno una passione per l'esoterismo che li guida, che li sprona, che li fa crescere e mai abbandonare, mai gettare la spugna.
Nella magia, come in tutte le cose, serve la teoria e la pratica. Le predisposizioni genetiche non bastano.
Ripeto sempre la frase di mio marito: "C'è chi ha le gambe più lunghe e chi più corte. Ma tutti, tutti, possono correre".
Sono stanca di vedere persone a cui la nonna ha passato i poteri, che sono morti e risorti a otto anni, che hanno gli spiriti che gli parlano e gli dicono tutto quello che c'è da sapere, e poi non aprono un libro di magia.
Perchè nella magia non ci si improvvisa, non si segue solo l'istinto. I poteri, veri o fasulli che siano, non ci parano le spalle. Nella magia non si pasticcia, non si va avanti a tentativi. E' pericoloso.
A questo servono i libri. A dare una traccia, a far comprendere ciò che si può fare e quello che invece è meglio rimandare, o evitare proprio.
Volete sentire la storia di quella giovane mamma dipendente dallo spiritismo, che usava la Ouija ogni sera? Secondo voi come mai il suo bambino piccolo ha cominciato a vedere ombre di spettri in ogni stanza, di giorno e di notte?
Oppure preferite la storia del giovane che ha iniziato a trascrivere un libro di Ars Goethica (invocazione di demoni) leggendo i termini a voce alta mentre li riscriveva, e si è trovato la famiglia decimata dalle malattie?
Poi magari era solo un caso. Nell'esoterismo, però, il caso non esiste.
E tu puoi essere dannatamente portato, e scivolare ugualmente su una buccia di banana.
mercoledì 3 settembre 2014
ADDESTRAMENTO
Marco Donatiello Photographer
Tornata dalle vacanze. Quì si lavora a ritmo sostenuto. Temevate, dopo due mesi di latitanza da blog, che una tromba d'aria marina mi avesse annientato. Che una torpedine mi avesse avvolto tra le sue spire elettriche. Invece niente. Sono tornata, ritemprata nello spirito e nel corpo.
In questi mesi estivi mi è capitata una cosa curiosa.
Alcuni ragazzi e ragazze mi hanno rivolto, chattando, la stessa domanda.
Ovvero, se io dovessi addestrare un neofita, una persona che si affaccia per la prima volta alla Magia, da dove inizierei?
Mi sono sentita molto maestrina di Hogwarts. Premetto che io tengo presso la libreria Esotericamente numerosi corsi, tra cui quello di Magia, livello base. In cui mescolo nozioni di Teurgia, Magia dei Salmi, Candomblè, Stregoneria popolare italiana, Ermetismo.
Di modo che l'allievo capisca il tipo di Magia verso cui è più portato, che sente più affine a sè.
In questo corso di magia, affronto però gli aspetti più pratici ed esterni, tecnici, ritualistici.
Non affronto invece eccessivamente la preparazione interiore del Magus. Che è importante quanto l'utilizzo delle giuste invocazioni, della ritualistica corretta.
Allora. se io decidessi di mettere alla prova un neofita che vuole diventare un Magus, come lo addestrerei?
Iniziamo dalle quattro Azioni Magiche di millenaria memoria. Acqua, Aria, Terra, Fuoco, i quattro elementi della materia, che il Magus deve saper padroneggiare perfettamente.
Si traducono nelle quattro Azioni Magiche del Volere, Sapere, Osare e Tacere.
Cominciamo dalla prima, dalla Volontà.
Adepto, sorprendimi con l'utilizzo della tua Volontà. Astieniti da tutto quello da cui attualmente dipendi. Prova a non nutrirti di carne e pesce per una settimana. Non bere alcool. Non fumare. Non avere rapporti. Per una settimana. Ti sembrerà strano quello che ti chiedo? E' il primo passo per comprendere quanto è forte la tua forza di volontà. Non ti chiedo di continuare questo regime da santone per tutta la vita, ovvio. Serve per comprendere quanto sei determinato.
Seconda azione magica: Sapere.
A volte qualcuno mi dice: "tutto quello che so me l'hanno insegnato gli spiriti, non ho bisogno di leggere, di aprire alcun libro". Adepto, per favore, vai in una bella libreria esoterica (un nome a caso? Esotericamente, Via Garibaldi 18, Torino). Possibilmente evita di comprare online tipo da Ibs, Amazon e affini. Perchè? Perchè risparmierai anche un paio di euro, ma impoverirai l'editoria e l'imprenditoria libraria italiana. Fine spazio pubblicitario ed etico.
Dicevo. Adepto, vai in una libreria esoterica, oppure se sei in ristrettezze in una bella e fornita biblioteca.
E leggi. Impara, apprendi, confronta. Cammina sulle teste degli Esoteristi che hanno fatto la storia.
Terza azione magica. Osare.
Adepto, supera le tue paure, i tuoi timori. Temi il mondo dell'Oltretomba? Obbligati a trascorrere una serata oltre il muro di cinta di un cimitero, dal crepuscolo in poi. Se hai invece un'anima gotica puoi evitare... :-)
Non tocchi i Tarocchi da quando avevi predetto la morte di qualcuno, puntualmente avvenuta? Riprendi il tuo mazzo ed esercitati. Affronta ciò che più temi dell'esoterismo. Nulla di questo settore deve sembrarti alieno. (sacrifici animali a parte, magari... Quì emerge la mia vena fortemente animalista).
Ultima ma non meno importante azione magica: Tacere.
Comunicazioni lavorative a parte, prova ad entrare nel regno del silenzio per una settimana. Astieniti da Facebook, Whatsapp, Instagram, Messenger, Twitter. Rispondi brevemente anche al telefono.
Isolati dal mondo per sette giorni. Fai una sorta di ritiro spirituale. In quei sette giorni evita feste, incontri con amici, locali chiassosi. Ritrova la tua essenza nel silenzio del cuore.
Se riuscirai a compiere queste quattro Azioni Magiche, tutte e quattro, sarò fiera di te, e saprò che un nuovo Adepto si avvicina, seriamente, al percorso magico.
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